venerdì 29 aprile 2011

ULTIMA MISSIONE PER LO SHUTTLE ENDEAVOUR




Fibrillazione per una giornata da ricordare, sia per l'astronautica che per il nostro Paese! L'Endeavour sarà il penultimo Shuttle utilizzato per una missione!
Ma c'è di più: sulla Stazione Spaziale Internazionale, tra poche ore, per la prima volta nella storia, ci saranno anche due italiani. Roberto Vittori, che salirà questa sera a bordo della navetta e ad aspettarlo sulla ISS, Paolo Nespoli.

Un equipaggio, quello dello Shuttle, di veterani, tutti americani tranne l'italiano Vittori, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e colonnello dell'Aeronautica Militare. Al comando Mark Kelly, e poi il pilota Gregory Johnson e gli specialisti Michael Fincke, Gregory Chamitoff ed Andrew Feustel. Assisteranno al lancio il presidente Barack Obama e la deputata Gabrielle Giffords, moglie di Kelly, che ricorderete nel gennaio scorso è stata vittima di una drammatica sparatoria.











Per i fan di Star Trek ecco il poster confezionato dalla NASA per l'occasione.




Di seguito il poster del film di Star Trek a cui la Nasa si è "ispirata".

Non dimentichiamo infatti che gli americani (e non solo loro ma anche noi) sono molto affezionat i alla vecchia serie di telefilm, tanto che i fan in passato hanno fatto pressione perché uno degli Shuttle venisse chiamato "Enterprise" (Qui quella vera e qui la "finzione".

Lo scorso mese il CAPITANO JAMES TIBERIUS KIRK in persona ha salutato gli astronauti (tra cui Paolo Nespoli) presenti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Un vero delirio per gli appassionati della saga TV.

Per capire come la saga di Star Trek sia cosi' vicina all'immaginario collettivo che la Nasa vuole dare di sé, leggete anche l'articolo pubblicato a proposito di Nichelle Nichols, in arte Uhura, consulente NASA per il reclutamento delle astronaute afroamericane.




LA DOMANDA DI MARK, 8 ANNI, ALL'ASTRONAUTA NESPOLI

Paolo Nespoli, dalla Stazione Spaziale Internazionale, risponde a Mark, 8 anni, studente al Centre for Environmental Education (al Palace of Children`s and Youth`s Creativity di Mosca).
Mark chiede: hai visto la Grande Barriera Corallina dallo spazio?
Facendogli i complimenti per il suo perfetto inglese, Paolo spiega a Mark che è una vista meravigliosa quella della barriera corallina. Possiamo tutti vedere quelle immagini dallo spazio al link: www.flickr.com/magISStra

giovedì 28 aprile 2011

NASCE L'ASSOCIAZIONE CULTURALE CHIMICARE


E' nata la prima organizzazione italiana espressamente dedicata alla divulgazione ed alla promozione della cultura di base della Chimica a tutti gli italiani.

L’Associazione Culturale Chimicare vuole diventare un punto di riferimento in Italia per colmare il divario attualmente esistente fra la Chimica (intesa come scienza pura ed applicata, discipline correlate e tecnologie derivate) e la sua comprensione, e prima ancora la sua percezione, da parte del grande pubblico non specialistico.

Più di ogni altro campo della conoscenza, la Chimica risulta infatti al centro di un vero paradosso culturale che vede da un lato la sua onnipresenza nell’ambito della nostra esistenza, fino a costituirne uno dei presupposti fondamentali, dall’altro la mancata percezione da parte del grande pubblico verso la presenza ed il ruolo stesso della chimica nel nostro mondo, ed in particolare in quello cosiddetto naturale.

Per dimostrare come la Chimica sia praticamente inscindibile dalla nostra vita, presentiamo questo filmato realizzato da Federchimica, presentato da Chimicare e con Gravità Zero in occasione delle Settimana della Scienza a Gallarate.




Se avete visto il filmato, vi accorgerete come il paradosso abbia condotto il grande pubblico ad una sensazione di distanza del tutto ingiustificata da questa disciplina, che si traduce in fraintendimenti culturali che sfociano spesso in sentimenti di diffidenza e di ostilità nei confronti di quella che, invece, può essere a tutti gli effetti intesa come una delle scienze alla base della conoscenza del mondo e della garanzia del comune benessere.

All’Associazione Culturale Chimicare partecipano professionisti volontari del settore chimico e di altre discipline scientifiche e tecnologiche, nonché esperti nei settori comunicazione e telematica ma la base partecipativa è aperta a tutti.

L’associazione è attiva sul web con un sito partecipativo composto da vari blog e risorse informative, all’indirizzo www.chimicare.org/associazione e, fuori dal contesto virtuale, organizza e partecipa sul territorio nazionale ad eventi, interventi e rassegne nel settore della divulgazione scientifica della chimica.


PER INFORMAZIONI

CONTATTI

Presidenza (tel): 3343338780


mercoledì 27 aprile 2011

UN PALLIDO PUNTINO AZZURRO


La seguente animazione è di Adam Winnik, uno studente di Arti applicate e design allo Sheridan College, in Canada: per la sua tesi finale ha deciso di illustrare un estratto del libro Pale Blue Dot dell'astrofisico e divulgatore scientifico Carl Sagan. Il “pallido puntino azzurro” è il nostro Pianeta fotografato vent'anni fa a grande distanza dalla sonda più distante mai allontanatasi dalla Terra. La trascrizione in lingua italiana la trovate qui.


Pale Blue Dot - Animation from Ehdubya on Vimeo.


Fu lo stesso Sagan a proporre alla NASA di far scattare una fotografia della Terra dalla sonda Voyager 1 che si trovava a circa sei miliardi di chilometri di distanza e in viaggio verso i confini del Sistema Solare.

Qui di fianco, l'immagine votata come tra le 10 foto scientifiche più belle di tutti i tempi mostra ciò che vide il Voyager 1.

Il puntino azzurro quasi impercettibile che intravedete sulla destra della foto, nel mezzo dell'arco marrone più esterno, è il nostro pianeta Terra in una foto scattata nel 1990 dalla sonda, quando si trovava a sei miliardi di chilometri di distanza. Si tratta dell'unica immagine della nostra Terra vista dai margini del Sistema Solare.

Una idea, quella di "girare" la fotocamera della sonda e scattare una foto della Terra dai confini che non avremmo mai pouto avere senza il celebre Carl Sagan.




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lunedì 25 aprile 2011

DALLA TERRA ALLA LUNA

Alle 22:17 (ora italiana) del 20 luglio 1969 non ero davanti alla TV ad assistere al primo storico allunaggio. Nessun altro impegno avrebbe potuto avere maggiore priorità rispetto alla visione di qualcosa di incredibilmente importante ed irripetibile. Il mio problema è che il 20 luglio 1969 non ero ancora nato. A tutte le “generazioni nate dopo quella memorabile estate” deve aver pensato l'astronauta Umberto Guidoni, quando ha deciso di scrivere “Dalla Terra alla Luna – Il progetto Apollo 40 anni dopo”, libro pubblicato nel mese di marzo 2011 dall'Editore Di Renzo.

Guidoni ha ritenuto necessario raccontare alle generazioni post-allunaggio cosa successe in quel periodo in cui, grazie soprattutto alla guerra fredda e alla competizione USA – URSS, si giunse ad un viaggio che solo la fervida fantascienza di Verne aveva potuto immaginare. Dopo aver terminato la lettura del testo, ritengo che l'obiettivo di Guidoni sia stato perfettamente raggiunto: divulgare con parole semplici ed emozioni ciò che è ormai entrato nei libri di storia. Lui, quindicenne, ebbe la possibilità di seguire in diretta lo sbarco sulla Luna e all'epoca non poteva sapere che, decenni dopo, avrebbe volato due volte intorno alla Terra ed avrebbe soggiornato sulla Stazione Spaziale Internazionale.

D'altronde io sono nato nel 1970 e sono cresciuto con i documentari di Piero Angela. Il mio primo vero interesse per la scienza è stata proprio l'astronomia. Quindi questo libro sembra scritto appositamente per la mia generazione. A maggior ragione si tratta di un testo che dovevo necessariamente leggere, in quanto i miei studenti sono nati negli anni '90 e sospettano che sulla Luna non ci siamo mai andati. Purtroppo loro sono cresciuti con la pseudoscienza di Voyager e Misteri. Ed è quindi mio compito spiegar loro come si svolse realmente il programma Apollo.

Certo, come giustamente evidenzia Guidoni, i teenagers di oggi “mostrano assai meno entusiasmo per lo spazio” rispetto a coloro che hanno vissuto in prima persona lo sbarco sul nostro satellite e purtroppo alcuni miei studenti sembrano non mostrare entusiasmo per nulla. Ciò nonostante gli insegnanti non possono darsi per vinti: per loro Guidoni ha scritto un capitolo apposito, “Il complotto lunare”, proprio allo scopo di demolire scientificamente le principali tesi di coloro che ritengono che lo sbarco sulla Luna sia avvenuto solo all'interno di un set cinematografico.

Inoltre, una volta ogni tanto, a chi ha la fortuna di insegnare capita uno studente il cui sogno nel cassetto è proprio fare l'astronauta. A me è capitato di recente e non so con quali parole descrivere gli occhi di un ragazzo che pensa allo spazio. Occhi che guardano lontano nel futuro, parole come “pensi a cosa deve essere partire per esplorare un nuovo pianeta” e passione per la scienza.

“Dalla Terra alla Luna” è il racconto di come sia stato realizzato il profetico e memorabile discorso di Kennedy, pronunciato il 25 maggio 1961: “....credo che il paese debba impegnarsi, prima che finisca questo decennio, a realizzare l'obiettivo di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra...”. E fu così che la spinta propulsiva al programma Apollo venne data proprio dalla supremazia russa relativa alla tecnologia spaziale, alla quale l'America oppose tutte le sue energie organizzative, scientifiche e finanziarie. La vittoria americana non fu immediata: Guidoni spiega non solo i successi ma anche i problemi e i fallimenti che la NASA dovette affrontare per portare i primi uomini sulla Luna.

Dopo il programma Apollo, la spinta verso lo spazio risultò affievolita: l'obiettivo era stato raggiunto, l'URSS era stata battuta e i finanziamenti cominciavano a scarseggiare. La NASA riuscì comunque a portare avanti il programma Skylab, ovvero la prima stazione spaziale americana. E poi venne lo Space Shuttle e la Stazione Spaziale Internazionale. E si affacciarono sulla scena spaziale anche il Giappone, la Cina e l'India.

La parte finale del libro è dedicata soprattutto al futuro, ovvero all'eventuale programma per tornare sulla Luna entro il 2020. Infine, una base permanente sulla Luna, oppure una stazione orbitante potrebbero essere gli “spazioporti” che consentiranno la futura esplorazione umana del nostro Sistema Solare.


Questo post partecipa al Carnevale della Fisica ed. 18

4° APPUNTAMENTO CON LA CHIMICA E IL SUO CARNEVALE

E' on line l'edizione 4 del Carnevale della Chimica, ospitato sul blog Arte e Salute da Emanuela Zerbinatti.

Questo mese il Carnevale è dedicato alla chimica dei sensi.

Gravità Zero ha partecipato con un pezzo di Silvia Caruso, chimico farmaceutico, che riprende il pensiero di Patrick Süskind che nel suo Profumo affermava "colui che domina gli odori domina il cuore degli uomini" per introdurci nel fantastico mondo dei ferormoni col post dal titolo accattivante di Cos'è fantascienza? No, è semplicemente un feromone.


E poi con l'articolo di Laura Gaveglia, biologa del "Center for Genomic Regulation" di Barcellona). Laura entra in cucina non per parlarci di sapori e profumi bensì per rubare dalla dispensa la confezione di soda Solvey e svelare un piccolo segreto che sta dietro quel nome famoso. In "Soda e fotoni".

Il sito ufficiale è www.carnevaledellachimica.org

sabato 23 aprile 2011

VEDERE L'INVISIBILE: INDOVINA E VINCI

Un americano ha scoperto che appiccicando del normalissimo scotch su un vetro acidato, si rende quest'ultimo trasparente.

Chi riesce a dare la spiegazione fisica migliore di questo effetto? Mandate la vostra spiegazione a redazione@gravita-zero.org e vincerete il libro "Alla Scoperta dei Premi Nobel: Rita Levi-Montalcini"




Ecco le risposte dei lettori, in ordine di arrivo:

24.04.11 ore 2.50
Giuseppe Izzinosa ci scrive:
Secondo me la risposta al fenomeno del vetro acidato reso trasparente dallo scotch, sta nel fatto il vetro acidato è tale solo sul lato su cui si posa lo scotch, per cui le molecole di colla si infilano negli interstizi che si formano sulla superficie acidata e a quel punto, essendo liscia la superficie opposta e quella superiore dello scotch, la luce passa in maniera lineare e non più diffusa.

24.04.11 ore 15.53
Lorenzo Casarin
Il vetro acidato è un vetro granuloso e ciò lo rende non trasparente: la luce infatti viene rifratta in maniera casuale a seconda dell'angolo che la superficie (granulosa, appunto) forma con il raggio luminoso.
Il pezzo di scotch si attacca al vetro aderendo alla superficie non liscia, adattandosi alle "curve" della lastra. Essendo l'altra faccia del pezzo di scotch liscia, corregge il difetto dell'angolo e permette così alla luce di passare diritta facendo vedere oltre il vetro.


24.04.11 ore 19.25

Chirstian Urbini
Forse il vetro acidato ha una serie di piccole scalfitture sulla superficie esterna, che lo scotch “copre” facendo in modo che i raggi di luce che attraversano il vetro non vengano poi dispersi dalla superficie trattata ma siano “dritti” come in un vetro normale
Buon lavoro


24.04.11 ore 22.39
Gio (energio) ci scrive:
La colla dello scotch per così dire tappa i microscopici buchini della superficie del vetro resa rugosa dal processo di acidazione.


Vince per la velocità di risposta Giuseppe, che si aggiudica una copia del libro "Alla scoperta dei premi Nobel - Rita Levi-Montalcini"
Complimenti a tutti!



IL CARNEVALE DELLA MATEMATICA DI APRILE 2011

Rimanda e rimanda, solo oggi ricordiamo che sulle pagine dei Rudi Matematici è presente la ricca pagina dedicata ai contributi del Carnevale della Matematica del mese di aprile 2011.

Aprendosi con l'augurio di “Welcome back, my friends, to the show that never ends!“, l'evento è un occasione per ricordare al pubblico quanto interessante e divertente possa essere giocare con la matematica.

Questo è anche il Mathematical Awareness Month (il mese della consapevolezza matematica).

E i Rudi ci dedicano anche un banner, nientemeno che marchiato Isaac Newton Institute.




Arrivederci all'appuntamento di Maggio: il prossimo Carnevale sarà presentato da Gianluigi Filippelli su DropSea.


venerdì 22 aprile 2011

102 CANDELINE PER RITA LEVI-MONTALCINI

Anche Gravità Zero ha aderito all'iniziativa che "a rete unificata" collegherà oltre 200 portali online per gli auguri alla Professoressa Rita Levi-Montalcini, Premio Nobel 1986 per la Medicina che oggi compie 102 anni.


Per l'occasione, ripubblichiamo l'articolo dello scorso marzo,
preparato da Silvia Caruso.

22 Aprile 1909. In Italia si costruivano le prime ferrovie, gli Italiani aspettavano con emozione il primo “Giro d’Italia”, la prima edizione della “Corsa Rosa” che si sarebbe svolta dal 13 al 30 maggio 1909.


Ma chissà se qualcuno si ricorderà di quella data per la nascita di un grande scienziato: Rita Levi-Montalcini. È proprio in quel giorno che a Torino nasce insieme alla sorella gemella Paola.

Come tutte le bambine di inizio secolo Rita, Paola e la sorella Anna crescono in un Italia che si sta evolvendo, ma dove essere donna voleva dire avere un ruolo sociale definito di madre, moglie e donna di casa.



Ma Rita si ribella a questi cliché imposti dalla società e contro ogni imposizione e anche contro la volontà del padre a vent’anni ottiene il diploma di maturità classica.

La domanda che vi pongo è questa: “oggi quanti di voi sarebbero disposti a lottare contro tutto e tutti per rivendicare ciò in cui credete?”.

La risposta non è semplice ma già da qui si mettono in luce le doti di questa giovane donna con le idee chiare: impegno, tenacia, ottimismo, voglia di imparare e curiosità.
“Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona.”
Le parole di Rita Levi rispecchiano la forza di questa donna che dopo la maturità prosegue gli studi iscrivendosi alla scuola di Medicina di Giuseppe Levi, prima suo professore e in seguito amico e collaboratore. E così iniziano i suoi studi sul Sistema Nervoso Centrale, che come lei stessa ha definito “l’universo che è dentro ciascuno di noi. C’è forse un altro tema più interessante? Scoprire il funzionamento della mente!. Il cervello spiega tutto. Bisogna partire da qui. Il nostro modo di comportarci è più emotivo che cognitivo”.

E sicuramente di emozioni deve averne provate tante: nel 1936 ottiene la Laurea in medicina e chirurgia con il massimo dei voti, e a distanza di pochi anni scoprirà il significato dell’esilio in periodo fascista. Nel 1938 Mussolini pubblica “il Manifesto per la difesa della razza”, Rita, di fede ebraica, non rientra negli “accademici Italiani di razza ariana” che meritano un lavoro e un avanzamento di carriera. Si rifugia in Belgio, dove ospite dell’Università di Bruxelles continua le sue ricerche sul sistema nervoso.

Non ha più nulla, ma rientrata a Torino nel 1940, non si perde d’animo e si costruisce in casa un vero e proprio laboratorio. Continua i suoi studi accompagnata dall’amico Levi e non smette mai di lottare per ciò in cui crede: la scienza.

Nel 1941 i bombardamenti della seconda guerra mondiale la costringono ad andar via da Torino. Nel 1943 vivrà in clandestinità a Firenze dove diviene medico presso il quartier generale Anglo-Americano assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia.

È qui che Rita capisce che questo non può essere il suo lavoro: troppo dolore umano e lei come medico non riesce a trovare il giusto distacco emotivo da tutto quel dolore.

Rita Levi-Montalcini ha solo 34 anni. Eppure ha dovuto abbandonare amici, famiglia, lavoro, e ha dovuto combattere contro pregiudizi, ostilità incontrando dolore e cercando di fare ciò in cui aveva sempre creduto: aiutare il prossimo, pensare agli altri prima che a se stessa.
La vita scorre, la seconda guerra mondiale finisce e gli studi di Rita Levi continuano senza sosta.

Nel 1947 Rita riceve un importante incarico dal Dipartimento di Zoologia della Washington University e quello che doveva essere un breve intervallo di studi americani si trasforma in più di 30 anni di attività e incarichi americani.

Ma è nel culmine della sua carriera che nel 1986 ottiene il premio Nobel per la medicina.
Il premio Nobel è un'onorificenza di portata mondiale, attribuita annualmente a persone che si sono distinte nei diversi campi dello scibile, «apportando considerevoli benefici all'umanità», per le loro ricerche, scoperte ed invenzioni, per l'opera letteraria, per l'impegno in favore della pace mondiale.

Viene all'unanimità considerato come l'encomio supremo dell'epoca contemporanea.


Il premio le viene assegnato per un importante scoperta sulla crescita delle cellule nervose del sistema nervoso centrale (fattore NGF).
Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta del NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo».

Anche in questa occasione Rita si dimostra essere una persona generosa e attenta agli altri; infatti devolve una parte del premio alla comunità ebraica per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma.
Ma la generosità non si ferma qui ed è storia dei giorni nostri: nel 1992 ha istituito assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi-Montalcini, rivolta alla formazione ed all'educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario (progetto “Un convitto per le ragazze Tuareg”), con l'obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese, nella convinzione che:

“Solo con l’istruzione è possibile sconfiggere l’ignoranza”.

Alla domande della giornalista Concita de Gregorio dell’ “Unità”perché donne e perché Africa, Rita Levi risponde così:

“Perché guardi che cosa abbiamo fatto in Africa, dagli anni del colonialismo in poi. Guardi come l'abbiamo violentata e usata. Distrutta. Una tragedia spaventosa. Abbiamo preso le loro ricchezze e speculato sulle debolezze che abbiamo contribuito a creare. Abbiamo molto da restituire, molto risarcimento da pagare. In istruzione, certo. L'unica salvezza possibile per le genti di ogni luogo è l'accesso alla cultura».

E perché le donne?


«Perché le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società. Pensi al nostro Occidente. Ho appena scritto un libro dedicato ai ragazzi, l'ho pubblicato con una casa editrice per giovani. Ne sono fiera. L'abbiamo intitolato "Le tue antenate". Parla di donne pioniere. Quelle che hanno dovuto lottare contro pregiudizio e maschilismo per entrare nei laboratori, che hanno rischiato di vedersi strappare le loro fondamentali scoperte attribuite agli uomini, che si sono fatte carico della famiglia e della ricerca. Lei conosce Emily Noether, la fondatrice dell'algebra moderna?»

E voi la conoscete? E chissà quante altre donne illustri e importanti nel mondo delle scienze rimarranno nell’oscurità soltanto perché fanno bene una cosa: il loro lavoro con impegno, ricerca e sacrificio quotidiano ma senza voler ostentare o “pubblicizzare” nulla di tutto ciò.

E sono certa che molte donne, di scienza e non solo, hanno visto in Rita Levi-Montalcini il simbolo della forza delle donne, di chi di fronte alle difficoltà e al dolore va avanti nelle sue convinzioni, con indipendenza, ottimismo, impegno e voglia di lavorare.
Oggi a 102 anni, la Senatrice Rita Levi-Montalcini è per tutte noi un esempio di ciò che significa combattere per ciò in cui si crede, nonostante gli obblighi sociali, morali e religiosi.
E se questo viene perseguito con onestà e sacrificio, con le nostre possibilità, le nostri doti e la nostra bravura raggiungeremo il i più bel premio della vita: rendere il nostro mondo migliore, per noi e per gli altri.

Ecco perché i premi che Rita Levi-Montalcini ha ricevuto in questi anni non possono essere che un grazie da parte di tutti noi a quello che lei ha fatto per rendere il nostro mondo migliore:
è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 1° agosto del 2001.

Oltre al premio Nobel, ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris causa: dall'Università di Uppsala, dal Weizmann Institute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla Constantinian University (USA), dalla Università Bocconi (Milano).
Ha vinto inoltre il Premio internazionale Saint-Vincent, il premio Feltrinelli e il premio Albert Lasker per la ricerca medica.
Il 22 gennaio 2008 è stata insignita della laurea specialistica honoris causa in biotecnologie industriali presso l'Università Bicocca di Milano.
Il 30 settembre 2009, per i suoi studi sul sistema nervoso, ha ricevuto il Wendell Krieg Lifetime Achievement Award, riconoscimento internazionale istituito dalla più antica associazione internazionale dedicata allo studio del sistema nervoso, il Cajal Club.

Mi piace pensare che tutto questo Rita Levi-Montalcini l’ha costruito senza tecnologie e con la sola passione e forza di volontà ma, nonostante ciò, sia comunque una donna di spirito, ironica e aperta alle novità.
Ecco come risponde ad alcune domande di Concita De Gregorio:
Se avesse potuto frequentare più assiduamente un uomo del suo tempo su chi avrebbe fatto cadere la scelta?


«Ma non c’è dubbio. Albert Einstein. Il segreto della creatività risiede nella curiosità, nella mente che rimane bambina, diceva. Un grande insegnamento. Restare bambini. Oltretutto (ride) anche Einstein appartiene alla cosiddetta razza inferiore...come me».

Qual è stata a suo parere la più grande invenzione o scoperta del secolo? Un farmaco? Uno strumento di diagnosi?

«Ma no, è stata senza dubbio Internet. L’informatica. I nuovi Magellano dell’era digitale. La comunicazione globale. Ma come mai mi chiede questo, lei non usa Internet?».


giovedì 21 aprile 2011

PASSION FOR LIGHT


Passion For Light Varenna Fisica Festival è il primo festival interamente dedicato alla Fisica e in particolare nell’edizione 2011 alla luce.

Dal 16 settembre al 1 ottobre si svolgeranno oltre trenta appuntamenti, mostre scientifiche, laboratori didattici, telescopi solari in piazza e osservazioni dedicate all’Osservatorio di Brera- Merate.

La Fisica non è una disciplina astratta, ma una scienza con cui ci misuriamo ogni giorno: preparando il caffè , ballando il tango, cucinando…il Festival vi spiega come.

Il Festival è organizzato dall’istituzione Villa Monastero e dalla Società Italia di Fisica con il patrocinio del Cnr, dell’istituto Nazionale di Astrofisica, della Federazione delle Associazioni Scientifiche e tecnologiche, del Politecnico di Milano.

Il prossimo 5 maggio alle ore 11.30 si svolgerà presso Villa Monastero a Varenna la conferenza stampa di presentazione dell’evento
Info e contatti
Ufficio stampa
Chiara Ratti – 338.9738155
Sito web www.sif.it

BATTUTO IL RECORD "RUDE GOLDBERG"

Arriva dalla Purdue University (canale youtube) la rappresentazione non certo accurata della scienza (o della storia), ma sicuramente la più insolita.
Questa "Rube Goldberg machine" progettata dagli studenti di ingegneria dell'Università dello Stato dell'Indiana, racconta l'avvincente storia evolutiva del nostro pianeta che, con 244 passaggi le fa guadagnare il titolo di aggeggio "Rude Golberghiano" più complicato del mondo". Titolo detenuto fino a ieri dalla Michigan Ferris State University, che aveva costruito una macchina con 230 passaggi (qui il video).

mercoledì 20 aprile 2011

IL LASER E' IL TEMA DEL PROSSIMO CARNEVALE DELLA FISICA

Hai un blog? Ami la scienza? Partecipa e aumenterai la tua visibilità in Rete.

Manca poco più di una settimana per inviare i link dei vostri post su argomenti legati alla Fisica che parteciperanno al Carnevale della Fisica edizione XVIII.
Avete tempo fino al 28 Aprile 2011.

Il tema (non obbligatorio) di questo mese: il laser.

Ma si può partecipare parlarndo di Fisica anche in generale su altri argomenti, dalla poesia alla musica, dallo Spazio alle nanotecnologie.

Date uno sguardo all'ultima edizione sul blog dei Maghimatici per rendervi conto di quello che si può raccontare. Oppure al link: che cos è il Carnevale della Fisica.

Invitate poi il tutto entro il 28 aprile 2011 a gianluigi.ulaula at gmail.com (Gianluigi Filippelli) che lo ospiterà sul blog DropSea


Ricordatevi di inviare anche un breve sunto del contributo (altrimenti rischiate di avere una ben misera presentazione).

L'invio va strutturato come link, titolo, sunto.


HAI UN BLOG O UN SITO WEB E VUOI OSPITARE IL CARNEVALE?

RICORDIAMO anche che chi desiderasse OSPITARE il prossimo carnevale puoi inviarci una email a redazione@gravita-zero.org

Ulteriori informazioni su http://carnevaledellafisica.ning.com



IL FUTURO DEL TURISMO SPAZIALE

Euronews trasmette agli astronauti in volo sulla ISS le domande dei propri telespettatori. Paolo Nespoli risponde alla domanda "Come si vede la Terra dalla Stazione Spaziale Internazionale?"

Poi una delle domande si concentra su "Quale sarà il futuro del turismo spaziale?"



La stessa domanda che avevamo fatto a Paolo Nespoli pochi mesi prima che salisse sulla Stazione Spaziale Internazionale, in occasione dell'ESOF 2010. Su Gravità Zero TV


lunedì 18 aprile 2011

CARTE INTESTATE


Scientific American magazine, 1887 | Source
Scientific American magazine, 1887 | Source

The suitably incredible business letterhead of Nikola Tesla, circa 1900. Inventions featured, clockwise from top-left: Oscillation Transformer, Telautomaton (wireless, remote-controlled devices; pictured is a remotely-operated boat, showcased in 1898), Steam & Gas Turbine, Induction Motor. Centre: Wardenclyffe Tower (never completed). Related letterhead: Thomas Edison. Nikola Tesla Company, c.1900 | Submitted by Gina

The suitably incredible business letterhead of Nikola Tesla, circa 1900. Inventions featured, clockwise from top-left: Oscillation Transformer, Telautomaton (wireless, remote-controlled devices; pictured is a remotely-operated boat, showcased in 1898), Steam & Gas Turbine, Induction Motor. Centre: Wardenclyffe Tower (never completed).

Nikola Tesla Company, c.1900

The Laboratory of Thomas A. Edison, 1923 | Source

PROGETTO LAGRANGE - FONDAZIONE CRT, BORSE DI STUDIO E SOSTEGNO ALLA RICERCA SCIENTIFICA

Oltre cinquecento borse di ricerca e di dottorato, 28,7 milioni d’euro di investimenti, un modello di innovazione scientifica e sviluppo del territorio: il Progetto Lagrange - Fondazione CRT racconta i suoi primi otto anni di vita e presenta le sfide per il futuro.

Otto anni di Progetto Lagrange. Otto anni di impegno nel diffondere la cultura dell’innovazione e della ricerca, nel creare un ponte tra università e sistema delle imprese, per lanciare Torino e il Piemonte come centri internazionali d’eccellenza nella scienza dei sistemi complessi. Otto anni di investimenti, successi e risultati che vengono raccontati in Fondazione CRT lunedì 18 aprile nell’ambito del Lagrange Day, in concomitanza con la presentazione di bandi e novità per la stagione 2011/2012.

Creato nel 2003 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, con il coordinamento scientifico della Fondazione ISI (Istituto per l’Interscambio Scientifico), e intitolato al grande matematico Joseph-Louis Lagrange, il Progetto Lagrange ha contribuito allo sviluppo degli studi nel settore della scienza della complessità, attraverso un articolato piano di sostegno economico e culturale. I numeri parlano di 307 borse di ricerca distribuite nel sistema delle piccole e medie imprese piemontesi e valdostane, 170 borse di dottorato a sostegno dello studio e della ricerca nei sistemi complessi presso gli atenei piemontesi, 90 borse start up per favorire l’avvio di piccole attività imprenditoriali.

Inoltre, 79 contratti Lagrange Fellow e Lagrange Senior Fellow, rivolti soprattutto a ricercatori e scienziati stranieri; la creazione del Lagrange Lab (laboratori ospitati dalla Fondazione ISI e dedicati allo studio dei sistemi complessi e delle reti complesse in ambito economico e sociale) e del Premio Lagrange - Fondazione CRT (il primo riconoscimento internazionale dedicato alla scienza della complessità); senza dimenticare, il forte contributo all’editoria e alla pubblicazione di numerosi testi scientifici. Un investimento importante, che secondo le previsioni iniziali della Fondazione CRT avrebbe dovuto essere intorno ai 7 milioni di euro e che invece, in otto anni, ha raggiunto i 28,7 milioni di euro.

Guardando al futuro, per il 2011 Fondazione CRT prevede uno stanziamento di circa tre milioni di euro, che verranno suddivisi in un piano di lavoro che comprende conferme e novità. Se da un lato viene rinnovato l’impegno nelle borse di dottorato nei contratti Lagrange Fellow, nel Lagrange Lab e nell’editoria, dall’altro il Progetto Lagrange decide di innovare e semplificare le borse di ricerca e le start up, creando un nuovo strumento: le borse di ricerca applicata Lagrange.

Pensate per aiutare ancora con maggiore efficacia il rapporto tra ambito accademico e sistema delle imprese, le borse di ricerca applicata saranno 43, per una durata standard di 18 mesi. L’importo di ogni borsa è fissato in 33 mila euro, di cui 12 mila a carico dell’impresa co-finanziatrice. Il bando è aperto e scade il 10 maggio 2011. E’ prevista la partecipazione obbligatoria (e gratuita) dei borsisti alle Giornate di Alta Formazione sulla Complessità, organizzate dal gruppo di ricerca del Lagrange Lab.

Di tutto questo – pensando al futuro di questo progetto – si parla il 18 aprile alle ore 11.00 al Lagrange Day, presso il Salone d’Onore della Fondazione CRT, in via XX Settembre 31 a Torino. Intervengono Giovanni Ferrero (vicepresidente Fondazione CRT), Mario Rasetti (Presidente Fondazione ISI), Ales Fiala (Future and Emerging Technologies, Commissione Europea), Santo Fortunato (Lagrange Lab, fresco vincitore dello “Young Scientist Award for Socio and Econophysics 2011”)

UFFICIO STAMPA
Ex Libris Comunicazione
Tel. 02 45475230 e-mail ufficiostampa@exlibris.it
(Carmen Novella, c.novella@exlibris.it, 335 6792295)


domenica 17 aprile 2011

ADDIO ENRICO BELLONE

Enrico Bellone ci ha lasciati ieri.
E' stato direttore di Le Scienze, storica edizione italiana di Scientific American, dal 1995, passata recentemente alla direzione di Marco Cattaneo, dal cui blog ho appreso tristemente la notizia.

Gravità Zero pubblicò una sua intervista, in occasione della Fiera Internazionale del Libro di Torino, del 2008. Critico allora come sempre sul continuo maltrattamento perpretrato nei confronti della ricerca in Italia.

Oltre alle sue opere, presenti nella mia personale biblioteca, ricordo soprattutto la sua voce narrante, incantatrice, in un programma radiofonico che ebbi modo di ascoltare non molto tempo fa intitolato "lo specchio della mente": una grande lezione di come si narra la scienza, nel suo stile originale, semplice e chiaro, che procedeva per aneddoti, senza mai cadere nel superficiale!
Una voce e una persona che ci mancherà.


Foto (Gravità Zero): Enrico Bellone, Edoardo Boncinelli, Vittorio Bo

sabato 16 aprile 2011

THE MOUNTAIN: NUOVO INCREDIBILE VIDEO DI TERJE SORGJERD

Circa un mese fa abbiamo postato il video "Aurora" del panorama norvegese fotografato da Terje Sorgjerd. Ecco il suo nuovo video, appena realizzato di ritorno dalla montagna più alta della Spagna presso l'Osservatorio di Teide. Se vi interessa qui c'è il suo commento e qui la pagina Facebook.

The Mountain from Terje Sorgjerd on Vimeo.

INVASIONE DI FUNGHI SULLA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE

Paolo Nespoli ha purtroppo dovuto interrompere l'esperimento "educational" della sua missione, gettando via nello spazio la Greenhouse, il cui sviluppo è seguito da settimane in parallelo sulla Terra da ragazzi tra i 12 e 14 anni. L'interruzione è dovuta a un problema che può diventare estremamente pericoloso: Nespoli infatti ha notato che qualche fungo stava crescendo accanto a una delle piante. In questo video, si prende cura di spiegare esattamente che cosa è successo e ci mostra tutte le procedure che sono necessarie sulla ISS per mantenere un ambiente sicuro.
Anche se Paolo è riuscito a coltivare alcune piante sane in una delle due sue serre, nessun rischio può essere preso in un ambiente in cui la salubrità dell'aria è fondamentale per la sopravvivenza.




Paolo invita gli oltre 800 ragazzi delle scuole europee che hanno partecipato all'esperimento a distanza osservando la crescita della Arabidopsis thaliana a continuare a fare crescere da soli in autonomia le proprie piantine sulla Terra.
La pianta è un soggetto ideale per questo tipo di ricerche essendo una pianta ermafrodita, quindi in grado di autoimpollinarsi, ed infestante, quindi molto resistente. Ideale per i viaggi di lunga durata.
Come già sappiamo Astro_Paolo, questo il suo nick su Twitter, è a bordo della Stazione Spaziale Internazionale già da alcuni mesi e gli studenti europei sono stati invitati a scrivere le loro osservazioni sulle differenze tra un esemplare di Arabidopsis cresciuto sulla Terra e quello coltivato da Nespoli.

Per Nespoli è stata una grande occasione per interagire col pubblico e aumentare ulteriormente le fila dei suoi follower e ammiratori che seguono con grande interesse la sua missione.
I ragazzi hanno potuto inviare le loro considerazioni sia via mail all’indirizzo isseducationteam@esa.int o postandoli sulla pagina facebook del progetto.

Con questa ricerca si cerca sia di individuare le differenze di comportamento della pianta sulla Terra e nello spazio sia di incuriosire i più giovani facendoli partecipare attivamente a un progetto di ricerca internazionale e interessandoli a un esperimento entusiasmante, avvicinandoli così alla scienza e allo Spazio.


giovedì 14 aprile 2011

SETTE INCONTRI IMPOSSIBILI


Una "Chimica" insolita per Giovanni Carrada, biologo e consulente scientifico per note trasmissioni TV. Una Chimica che prende il volto di un’ affascinante fanciulla: sette gli "incontri impossibili" che prendono forma dal dialogo con questa eterea visione. Sette i protagonisti di questo racconto, in un dialogo immaginario tra la chimica e il quotidiano (un inventore, un imprenditore, un cuoco, una mamma, un ipocondriaco, un’ambientalista).

La chimica ci spaventa? La chimica fa danni? La chimica ci rovina? La chimica inquina? La chimica non ci serve?

Sono queste le domande di sette personaggi, che via via dialogano con la Chimica. Una Chimica che nel racconto prende il volto di una giovane ragazza dalla lunga treccia e dal bianco camice.

La Chimica-fanciulla risponde: calma, riflessiva e razionale.

“Io sono utile. Io vi curo. Proteggo il pianeta. Sono la vita”.

Il primo incontro avviene con una giovane aspirante scrittrice, che le chiede : “Che me ne faccio di te?

Poi è la volta di un ingegnere, un inventore, che sostiene: “Cara la mia chimica, tu sei solo accademia: vivi per le tue provette, i tuoi alambicchi e lì ti fermi... Ma il mondo, quello vero, lo facciamo girare noi!”;

Poi un cuoco, che sbarra la strada alla chimica in cucina, perché “senza offesa, ma Lei non può entrare! Qui dentro si usano solo ingredienti naturali. E ora, se permette, ho clienti in sala che aspettano”;

Segue una mamma arrabbiata che perentoria le dice “non voglio che tu avveleni il mio cibo! E soprattutto che avveleni il cibo dei miei figli. Sono stata chiara?”;

E per finire un ipocondriaco, che saluta la Chimica con un “Non sto bene” e un’ambientalista che la rinnega in un “Io e te non potremo mai andare d’accordo!”.

Curiosi di sapere come la chimica risponderà e come diventerà loro amica? Scopritelo leggendo il racconto al seguente link.

-.-

L’introduzione del racconto è curata da Mariastella Gelmini, Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Vincenzo Barone, Presidente Società Chimica Italiana e Giorgio Squinzi, Presidente Federchimica, per ricordare che importanza ha avuto la chimica negli anni e ancora ne avrà per il futuro.


Giovanni Carrada si occupa da diversi anni di comunicazione della scienza e della tecnologia. Ha scritto il suo racconto in Edizione Speciale in occasione dell'Anno Internazionale della Chimica.

IAN ANDERSON DUETTA CON L'ASTRONAUTA CADY COLEMAN

Cady Coleman, astronauta sulla Stazione Spaziale Internazionale, è una provetta musicista.
Così la Nasa ha pensato di farla duettare con il celebre Ian Anderson, fondatore della rock band Jethro Tull, per il primo concerto Terra-Spazio della storia.



Fonte: NASA

SODA E FOTONI

Cosa hanno in comune la semplice soda da cucina e la teoria dei quanti? Molto più di quanto possiate pensare. E tutto comincia con un nome: Solvay!

Molti di voi ricorderanno di aver visto almeno una volta la classica confezione di carbonato di sodio Solvay ed altri ancora di aver sentito parlare a proposito della meccanica quantistica delle conferenze di Solvay, ma quanti si saranno chiesti il perché di questa coincidenza.

Ernest Solvay è stato un chimico, imprenditore, nonché filantropo, vissuto in Belgio tra il 1838 ed il 1922. Fin da giovane si appassionò alla chimica, tuttavia una forte pleurite lo costrinse a rinunciare all’idea di frequentare l’Università. Per tale motivo all’età di 21, anni insieme al fratello Alfred, iniziò a lavorare presso l’industria chimica dello zio.

Il giovane Ernest ideò, tra le altre cose, vari metodi per la purificazione dei gas ma ciò che lo rese noto fu lo sviluppo del metodo per la produzione industriale di carbonato sodico. Il cosiddetto “processo Solvay” consente la produzione di carbonato di sodio a partire da carbonato di calcio, cloruro di sodio e ammoniaca e proprio nell'ammoniaca sta l'eccezionalità del processo, infatti quest’ultima viene completamente riciclata durante la reazione, il cloruro di sodio ed il carbonato di calcio sono consumati ed il solo prodotto di scarto è il cloruro di calcio. Tale processo rappresentò un notevole avanzamento dal punto di vista ambientale rispetto al metodo di produzione Leblanc che era stato usato fino ad allora. Infatti la reazione di Leblanc porta alla generazione di sottoprodotti altamente tossici ed inquinanti, quali acido cloridrico e solfuro di calcio.

Fu così che i numerosi brevetti nel campo della chimica resero Solvay un uomo ricco e noto fin oltre oceano. Ma Solvay non dimenticò mai la sua profonda passione per le scienze e dopo essere diventato un importante industriale decise di rivolgere il suo impegno e la sua ricchezza all’organizzazione di fondazioni scientifiche, attività filantropiche e di beneficenza.

Il suo più grande merito è sicuramente l’istituzione delle conferenze Solvay che nel corso degli anni sono diventate le piu famose conferenze sulla chimica e sulla fisica. Il primo “Conseil Solvay” si tenne a Bruxelles nel 1911 e rappresentò la prima conferenza internazionale mai realizzata. A partire da allora le conferenze si riunirono a scadenza triennale e cosi è tutt’oggi: l’ultimo consiglio Solvay sulla chimica si è tenuto lo scorso Settembre 2010.

Purtroppo Solvay non visse abbastanza per poter assistere a quella che è stata definita la più famosa delle Conferenze Solvay, organizzata a Bruxelles nel 1927. In quella sede si riunirono intorno al tema “Neutroni e Fotoni” coloro che sarebbero diventati i padri della fisica quantistica. A distanza di 84 anni e riflettendo sull’impatto rivoluzionario che le idee di questi scienziati hanno avuto sullo sviluppo della fisica moderna e contemporanea, non è assolutamente fuori luogo affermare che l'istituzione della conferenza di Solvay è stata la più grande opportunità della storia di riunire sotto un unico tetto i maggiori scienziati del mondo. Dei 29 partecipanti ben 17 avevano vinto o avrebbero successivamente vinto il premio Nobel. Tra questi da sola Marie Curie ne vinse due: uno per la fisica nel 1903 e un per la chimica nel 1911.

Di questa riunione di menti geniali rimane ora quella che è per molti la fotografia più famosa della storia della scienza.



Scattata dal fotografo francese Benjamin Couprie, guardare questa foto è come sfogliare un trattato di fisica!

E non solo. Per nostra fortuna tra gli scienziati presenti alla conferenza c’era Irving Langmuir (Premio Nobel per la chimica nel 1932) che registrò alcune immagini nelle quali è possibile riconoscere Albert Einstein che, insieme a Bohr, proprio in quell'occasione divenne protagonista di un famoso aneddoto.

Discutendo sul principio di indeterminazione di Heisenberg (anch’esso presente al convegno) Einstein disse: “Dio non gioca a dadi!” e Bohr replicò “Einstein! Smetti di dire a Dio quello che deve fare!”.


mercoledì 13 aprile 2011

YURI GAGARIN GALA


Se fermate qualcuno in Italia per strada e chiedete il nome di un astronauta italiano, nel 99% dei casi non vi sapranno dare un nome. Eppure Paolo Nespoli è sulla Stazione Spaziale Internazionale da mesi e Roberto Vittori salirà tra non molto. E quanti ricordano Maurizio Cheli, Franco Malerba, Umberto Guidoni, che hanno già volato nello spazio. E gli aspiranti astronauti Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti? Prima Italiana, peraltro!

Evidentemente gli interessi nazionali sono rivolti altrove.

Il clima è diverso in questo giorni a Mosca, dove il presidente Dmitry Medvedev ha aperto la serata con un discorso rivolto all'importanza del programma spaziale in Russia.
Sotto la sua leadership, la Russia ha aumentato il suo budget rivolto allo spazio ed è intenzionata a costruire un nuovo cosmodromo, più economico rispetto all'impianto attuale in Baikonur, Kazakistan.

Durante l'era sovietica, il Kazakistan è stato parte del Unione Sovietica, ora, la Russia deve affittare l'impianto a Baikonur 115 milioni di dollari l'anno. "La Russia deve mantenere la sua predominanza nello spazio ", ha detto Medvedev." Siamo stati i primi a volare nello spazio e non dobbiamo perdere il nostro vantaggio. "



Tre ore di spettacolo patriottico: un "Cirque de Soleil" alternato ad atleti di talento e show pirotecnici in onore dei cosmonauti caduti, di fronte a filmati con immagini spaziali di metà secolo e altre grandi proiezioni. La serata si è conclusa con un coro militare e bambini vestiti in stile breakdancing con tute spaziali.

La folla ha acclamato il primo uomo nello spazio, il cosmonauta Alexey Leonov, e lo scienziato Sergei Krikalev (che ha trascorso più tempo nello spazio rispetto a qualsiasi altro essere umano).

803 giorni! Questo è un record! E scusate se è poco!


Approfondimenti su boingboing