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martedì 27 luglio 2010

LA CARICA DEI TORI E IL CERVELLO RETTILIANO

da un racconto di Luigina Pugno

Mercoledì 7 luglio siamo incorsi in un episodio, dove ho potuto sperimentare di persona il funzionamento del cervello rettiliano.

Come ogni mercoledì mi sono recata presso il CSM di Avigliana, in provincia di Torino, per le sedute coi pazienti del servizio, ma diversamente dagli altri mercoledì la sera avevo programmato con una collega e una sua amica di andare a mangiare alla Sagra della birra ad Almese.

Così per non andare avanti e indietro fino a Torino. Dopo il lavoro sono andata a prendere il fresco in montagna con un collega che abita da quelle parti.

Solito prato, col solito albero ombroso, solita casupola abbandonata e solito scampanio di vacche in lontananza. Come altre volte, lasciamo l’auto all’inizio del largo sentiero e andiamo una quarantina di metri più avanti a buttarci sotto l’albero per raccontarci la giornata.

Ad un certo punto Oscar mi dice: “mi sembra che lo scampanio si stia avvicinando”.
Ed io: “a me non sembra”.

Dopo un po’ di tempo vedo 300 metri più su, sulla strada passare le mucche dietro agli alberi e dico dubbiosa: “mi sembra che stiano correndo verso di noi”. Finisco la frase e vedo due di loro buttarsi giù lungo il prato, nella nostra direzione. Grido: “vengono giù!”, mi alzo di scatto e corro a nascondermi dietro ad un albero, con Oscar dietro di me.

Appena fatto questo, ci ritroviamo con un bestione alla nostra destra e uno alla nostra sinistra, che ci guardano dal basso verso l’alto, sbuffando. Quello di destra sembra essere il dominante. Scalpita mentre ci guarda tra l’arrabbiato e l’esaltato.

L’unica cosa che mi viene in mente, mentre li osservo ipervigile, è il libro di Walter Bonatti che sto leggendo (In terre lontane n.d.a.), dove c’è scritto che bisogna rimanere assolutamente immobili, o tutt’al più, accucciarsi e rimanere im-mo-bi-li. Così faccio. Resto ferma. Quando il bestione si sposta un po’, io mi sposto leggermente dietro il tronco per sparire dalla sua vista, ma lui allora torna a controllare se ci sono.

Poi ne arrivano altri due, che cominciano a fare a cornate tra di loro. E lì penso: “alè, ora ci tirano dentro e ciao”. Arrivano anche altre mucche e vanno a circondare l’auto, sono agitate, e poi vengono da noi. Siamo circondati e tutte ci guardano, ma loro per fortuna ci annusano solo.

Ci reputano inoffensivi e se ne vanno a brucare. Le guardo e penso: “che corna piccole che hanno”, guardo le corna degli altri: “che grandi. Ma sono tori!”, cerco di sbirciali dietro per avere conferma, ma non riesco a vedere. “certo che son tori, sono neri e han grosse corna!”. Mi rendo così conto di non averci pensato prima, mi son solo messa in salvo.

Gli ultimi due tori entrano nella casupola, un altro va ad annusare la mia borsa e dove eravamo, il capo lo segue. È il momento. Oscar mi dice: “vado a prendere la macchina”. E con fare tranquillo, ma deciso si allontana. Sono sola. Guardo il tronco dell’albero per vedere se posso arrampicarmi in caso di bisogno. Non è possibile: il tronco è rugoso e si sfalda, non ci sono rami bassi. Oscar sale in macchina. Il toro capo torna da me. Aspetto che lo spazio tra l’albero e l’auto non sia sufficiente a farlo passare e salgo anch’io.

Ci avviciniamo con l’auto e recuperiamo le cose e ce ne andiamo. I tori ci seguono fino alla strada. Si fermano sul suo bordo e ci muggiscono dietro, come a dire: “E non fatevi più vedere!”.

Raggiunto un posto sicuro, ci mettiamo a parlare dell’accaduto e ce ne domandiamo il perché.
Ma per rispondere a questa domanda devo fare una premessa scientifica sul cervello rettiliano, che è quello che tutti gli attori della storia hanno prevalentemente usato.

Il cervello dei mammiferi è formato da tre cervelli: cervello rettiliano (il più antico), sistema limbico (successivo) e neocorteccia (formatosi più di recente). La differenza tra noi e gli altri animali sta nel fatto che la neocorteccia è grandemente sviluppata.

Ogni cervello possiede specifiche competenze e per questa ragione i cervelli più antichi non sono caduti in disuso.

Ma quali sono i compiti del cervello rettiliano? Serve a regolare le attività di base del nostro organismo come il ritmo sonno/veglia, la respirazione ecc.; a regolare i sistemi motivazionali non relazionali (cioè quelle attività che si possono svolgere da soli) quali l’alimentazione, l’esplorazione del territorio e la costruzione di una tana e infine a seguire le regole dei sistemi motivazionali relazionali non sociali (cioè quelle attività che si svolgono in relazione agli altri, con i quali stabiliamo interazioni non durature) come la predazione/fuga, la difesa del territorio e l’accoppiamento.

Il cervello rettiliano in sintesi persegue due scopi: la sopravvivenza e la riproduzione. La propria sopravvivenza è sopraordinata a qualunque cosa, tranne nel caso siano presenti i propri cuccioli. In tal caso la continuità della specie sta sopra tutto.

Nel cervello rettiliano non ci sono pensieri (quelli sono prodotti dalla neocorteccia), ma solo azioni istintive. Insomma quando qualcuno ci dice che è un tipo impulsivo, ci sta dicendo che è uno che non pensa tanto, che agisce, che prevalentemente funziona a livello del cervello rettiliano. Tirate voi le conclusioni.

Ma andiamo per esclusione.

Direi che nel nostro episodio di riproduzione non ci sia alcun segno, quindi tutte le azioni rientrano nella sopravvivenza.
Ora usiamo lo schema soprastante e mettiamoci dal punto di vista del toro e poi nostro.

IL TORO

Ci ha caricati perché doveva regolare il ritmo sonno/veglia o respirare? Uhm, direi di no.
Lo ha fatto per brucarci, per curiosità (esplorazione), o per costruirsi la stalla? Uhm, mi sa di no.
Sarà stato spinto dalla predazione o dalla fuga? Forse dalla predazione. Però si è fermato ad osservarci, invece di incornarci.
E quindi? Che rimane? La difesa del territorio.

Molto probabilmente quello è il posto dove van a dormire di notte o a brucare quando si stufano del prato superiore.
Tutti i loro comportamenti stavano a dire: “qui ci sto io e non voi”.
Il correre giù per poi fermarsi, il controllarci, il seguirci per muggirci dietro a quel modo, stavano a indicare che avevamo involontariamente invaso il loro territorio.

L'ESSERE UMANO

Stesse domande.
Siamo scappati per regolare il ritmo sonno/veglia o respirare? Non mi pare.
Volevamo nutrirci, curiosare o costruirci la tana? Manco per nulla.
Saremo stati spinti dalla predazione o dalla fuga? Mi/vi vedete a predare un toro? Eh già di fuga si tratta. Ma quale difesa del territorio? FUGA. Via, via a gambe levate, più veloci della luce.
Nascondersi dietro l’albero, controllare la minaccia, guardare se l’albero era scalabile, buttarsi in macchina. Tutto serviva a scappare per salvare la pelle.

Per fortuna il cervello rettiliano lavora per automatistismi e non ci sta tanto a pensare su.
Vi immaginate cosa sarebbe successo se avessi pensato? “Ora cerco un albero, ah eccolo. Ora ci vado ecc”.

Incontrare gli animali, che per loro natura non hanno sovrastrutture, è un ottimo modo per riconoscere in modo chiaro il funzionamento di questo nostro antico cervello e, attraverso di loro, imparare a riconoscerlo in noi.
Certo però, che preferisco sempre di più, farlo col mio cane Fiorì.

martedì 8 giugno 2010

Mars 500 ... BIOFILM E LIFEPLUS DUE ESPERIMENTI FONDAMENTALI PER IL VIAGGIO VERSO MARTE

Siamo al quinto giorno di missione. In un viaggio reale verso Marte l'astronave avrebbe già abbandonato l'orbita terreste e sarebbe già inserita in un'orbita di Hohmann alla volta di Marte.

A questo punto gli astronauti avrebbero circa 245 giorni da passare in viaggio a bordo dell'astronave prima di arrivare a destinazione. Il tempo a bordo scorre lento, la difficoltà maggiore è acquisire un ritmo biologico regolare.

Manca l'alternarsi del giorno e della notte e l'ansia rischia di prendere il sopravvento, quindi occorre regolare il metabolismo, creare delle condizioni di vita quanto più simili a quelle di un habitat terrestre. Otto mesi è un tempo d'attesa lunghissimo, perciò occorre impegnare gli astronauti in attività essenziali sia per la vita a bordo che per il mantenimento di un buon equilibrio psicomotorio. Le attività possono sostanzialmente essere suddivise in tre categorie: di servizio, scientifiche, ludiche e di riposo. Ciascuna di queste è essenziale per il buon esito della missione ed il loro alternarsi consente man mano la stabilizzazione del metabolismo e della psiche umana: impegnare la mente e il corpo in attività utili sia per l'equipaggio che per il raggiungimento di un obiettivo comune, permette di controllare l'ansia e darsi uno scopo.

Nel caso della missione Mars 500 ci sono due fattori anomali rispetto ad una missione reale. Il primo è la consapevolezza che la missione simulata è priva di rischi, il secondo è la possibile demotivazione psicologica dell'equipaggio in assenza di una meta reale. Perciò anche in una simulazione occorre che ci sia un obiettivo che valga il disagio reale dei singoli individui.
Il programma Mars 500 è in questo senso completo perché, pur nella consapevolezza di un viaggio virtuale, offre all'equipaggio degli stimoli reali che si concretizzano non solo nella simulazione delle operazioni quotidiane ma nel raggiungimento di risultati scientifici concreti, che solo con la simulazione dell'ntera missione possono essere ottenuti.

Il team guidato dal Prof. Francesco Canganella, Ordinario di Microbiologia presso l’Università della Tuscia di Viterbo, ha in particolare la responsabilità della conduzione di due esperimenti, entrambi facenti parte del progetto MICHA (MIcrobiological monitoring in Confined HAbitats):

Esperimento BIOFILM – tematica Biocontaminazione ambientale
Si tratta di un'indagine microbiologica che mira ad approfondire le conoscenze sui materiali e sulla loro colonizzazione da parte di batteri portati nello spazio dall’uomo stesso.
L’impianto sperimentale è stato ideato e sviluppato dal Prof. Canganella dell’Università della Tuscia di Viterbo, che lo ha messo a punto in collaborazione con la Thales Alenia Space di Torino, il Politecnico di Torino, l’IBMP di Mosca e l’Università Statale di Mosca.





"Certo non tutte le specie batteriche sono a noi favorevoli, soprattutto in ambienti confinati con forte permanenza umana, come nella Stazione Spaziale Internazionale, nello Shuttle, in un futuribile veicolo per missioni umane di lunga durata o addirittura all’interno di basi marziane: in certe condizioni si possono formare sulle superfici dei veri e propri “strati” di cellule microbiche, detti “biofilm”, che a volte possono dar luogo a fenomeni di corrosione biologica e quindi alla parziale degradazione dei materiali, cosa che può essere molto rischiosa in un ambiente estremo come quello spaziale”.

Questo è quanto afferma il Professor Canganella, che è uno dei “Principal Investigator”, ovvero degli scienziati capofila dei progetti selezionati.

E’ per questo che tutto ciò che viene introdotto nei moduli abitati viene sterilizzato o disinfettato, nel caso specifico ne sanno qualcosa i russi, che forti della loro esperienza cosmonautica fin dai tempi della MIR conoscono bene i fenomeni di “biocorrosione”, ovvero corrosione di materiali anche molto resistenti e studiati per lo spazio, da parte di popolazioni di microrganismi che se si insediassero per esempio su sensori, potrebbero addirittura inattivarli”.


Per l’esperimento sono stati impiegati pannelli della stessa speciale lega di alluminio utilizzata per molti moduli della ISS (International Space Station). I pannelli sono stati forniti dalla Thales Alenia Space, da anni leader nella costruzione di strutture spaziali.

I trattamenti antimicrobici che saranno testati sono cinque: il primo, messo a punto dall’Università della Tuscia, è a base di una sostanza naturale prodotta da batteri non transgenici. Il trattamento dovrebbe impedire la colonizzazione delle superfici trattate, con enormi risvolti applicativi in tutti quei contesti spaziali in cui sarà presente l’uomo, quindi nei moduli abitativo, medico, orbitale e persino nelle future serre che garantiranno cibo fresco agli astronauti; il secondo riguarda un condizionamento fisico-chimico a base di silice e argento sviluppato dal Politecnico di Torino, che ha dimostrato di possedere discrete potenzialità antimicrobiche; il terzo è un trattamento chimico ideato dall’Università Statale di Mosca, indirizzato in modo particolare all’inibizione di funghi e muffe, mentre gli ultimi due sono più convenzionali, basati sull’utilizzo di perossido di idrogno al 6% e di sostanze antibatteriche già note, le cui applicazioni spaziali sono state sinora limitate al campo medico.

Esperimento LIFEPLUS – tematica Nutrizione e salute degli astronauti
Anch’esso ideato e sviluppato dallo stesso gruppo di lavoro dell’Università della Tuscia, è stato messo a punto in collaborazione con l’Università di Bologna, l’Università di Firenze, il sopra citato IBMP e l’Azienda Agraria Aboca SpA di Sansepolcro (Arezzo).

L’idea sperimentale è nata dal fatto che gli astronauti sono soggetti a molteplici stress ambientali, dovuti in particolare alla necessità di vivere per periodi più o meno lunghi in ambienti confinati, in cui subiscono notevoli sollecitazioni psico-fisiche.

In vista di future missioni umane su Marte è dunque di fondamentale importanza stabilire delle linee-guida per mantenere la salute ed il benessere degli equipaggi.

Per raggiungere questo obiettivo, oltre a dover fornire agli astronauti la possibilità di coltivare vegetali freschi per la loro alimentazione, bisognerà far sì che possano integrare la loro dieta quotidiana con sostanze funzionali di origine naturale.
Nello spirito di questa strategia è stato sviluppato l’esperimento LIFEPLUS, una indagine microbiologica per studiare la variazione della microflora umana, sia intestinale che salivare, in seguito all’assunzione di probiotici e/o di sostanze nutraceutiche in grado di stabilizzare le condizioni psico-fisiche dei membri dell’equipaggio.

Mentre i cosiddetti “probiotici” sono microrganismi benefici per la salute umana agendo al livello del tratto intestinale, i “nutraceutici” hanno una funzione di tipo sia nutrizionale che farmacologica, poiché contengono molecole utili al nutrimento ed alla prevenzione di alcune patologie, soprattutto di quelle tipiche dell’età avanzata.

Durante l’intera durata dell’esperimento, ovvero 520 giorni, i sei membri dell’equipaggio assumeranno quotidianamente capsule di probiotici, di estratti vegetali e pappa reale per periodi di 30 giorni ciascuno intervallati da 60 giorni di riposo. A questo proposito la Aboca ha formulato appositamente un prodotto ad azione tonico-adattogena e di rinforzo delle difese immunitarie, chiamato “Natura Mix forza&difesa”.

Di particolare importanza è l’analisi della microflora intestinale, ormai scientificamente riconosciuta come un elemento chiave della salute umana e animale, che può essere considerata come un vero e proprio organo a sé. Essa non solo esercita un’azione fondamentale per il benessere dell’individuo, ma risponde prontamente sia in termini quantitativi che qualitativi alle sollecitazioni ambientali (dieta, stress, malattia, assunzione di farmaci, ecc.).

Mars 500 continua ...
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sabato 5 giugno 2010

MARS 500 ... GO!


Il 3 giugno è iniziata la simulazione di un intero viaggio su Marte: andata, permanenza e ritorno. L'intera simulazione ha la durata complessiva di 520 giorni e rappresenta la più lunga simulazione della storia.

Sponsorizzata sia dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che da quella Italiana (ASI), l'intera simulazione è svolta operativamente presso l’IBMP (Institute for BioMedical Problems) di Mosca, il programma rappresenta uno storico passo avanti nel percorso che farà giungere tra qualche decennio l’Uomo su Marte.

Nonostante le strutture che simulano l'astronave, il modulo di discesa e l'habitat marziano siano sulla Terra, gli astronauti esclusi i rischi di un viaggio su Marte, affronteranno tutte le condizioni psicologiche, biologiche e fisiologiche di un reale viaggio nello spazio: l'isolamento, l'habitat ridotto, la necessità di alimentarsi e di creare un ritmo biologico. L'esperimento ha lo scopo di riprodurre in modo quanto più fedele le condizioni fisiche, psicologiche e biologiche che gli astronauti incontreranno durante tutto il periodo della missione.

Tra le università che partecipano alla spedizione "virtuale" c'è anche l'Università della Tuscia con un gruppo di esoagrobiologi diretti dal Prof. Francesco Canganella ordinario di microbiologia. Abbiamo sentito il professor Canganella:

Professore questa non è la prima volta che si effettua una simulazione di un viaggio su Marte?

No in effetti nel 2009 abbiamo già fatto la simulazione di una fase della missione durata 105 giorni, ora però siamo finalmente alla prima simulazione vera e propria di un'intera missione su Marte. La sua durata, 520 giorni, è appunto il tempo necessario con le tecnologie ad oggi teoricamente disponibili per arrivare sul suolo marziano, effettuare alcune operazioni di superficie e tornare sulla Terra.

Da quanti moduli sono composte le strutture del simulatore e quanti sono gli "astronauti" che partecipano alla simulazione?

Proprio oggi a Mosca (2 giugno 2010) si è svolta la disinfezione dei moduli e di tutto ciò che contengono in vista dell’inizio della missione che avrà luogo domani e vedrà coinvolti 6 scienziati che vivranno completamente isolati all’interno della struttura. Il simulatore è suddiviso in quattro differenti moduli specializzati: Habitable, Medical e Utility, il simulatore di orbita e atterraggio che simulano l'astronave e il simulatore della superficie marziana, su cui gli “astronauti” potranno scendere dopo ben 250 giorni di “viaggio”. L’equipaggio è composto da uno scienziato italo-colombiano, un francese, 1 cinese e 3 russi, e vivrà come già fanno gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Professore, quali operazioni l'equipaggio dovrà compiere a bordo del simulatore?

In generale l'equipaggio dovrà compiere tutte quelle operazioni che devono essere compiute in una missione vera: mantenimento dei moduli, attività di esercizio fisico alternate ad ore di riposo, esperimenti scientifici ed esercitazioni. Nel loro caso però verranno simulate anche tutte le fasi di una reale missione su Marte: il viaggio, l’orbita attorno al pianeta rosso, l’atterraggio, le operazioni di superficie e infine il ritorno sulla Terra.

Quali sono gli esperimenti scelti per essere simulati?

In realtà gli esperimenti non sono simulati ma sono reali. Per preparare gli esperimenti da inserire nel programma sono state messe insieme competenze che spaziano, è proprio il caso di dirlo, dalla fisica alla chimica, dall’ingegneria (elettronica, meccanica, dei materiali, ecc.) fino alla biologia (botanica, zoologia, microbiologia, ecc.) e all’ecologia, per arrivare alla medicina ed alla psicologia. Dopo mesi di lavoro, bandi e selezioni internazionali sono stati identificati e messi a punto 105 progetti sperimentali specifici, tra cui, oltre a quelli esclusivamente russi, dodici portati avanti in collaborazione con scienziati europei selezionati dall’ESA.

Oltre alla presenza sua e del suo team, qual è il ruolo dell'Italia in questo programma di ricerca?

L’Italia ha un ruolo importante perché partecipa a questo importante appuntamento per una parte significativa dei progetti selezionati. Tra di essi il progetto MICHA (MIcrobiological monitoring in Confined HAbitat) è particolarmente incentrato sulla salute e la sicurezza degli astronauti, poiché si occupa sia di biocontaminazione ambientale con l’esperimento BIOFILM, che di nutrizione e salute dell’uomo nello spazio con l’esperimento LIFEPLUS.


Grazie professore, ci terremo in contatto per aggiornare i lettori sui progressi della simulazione e sui primi risultati degli esperimenti.

mercoledì 2 giugno 2010

THE DEEP: LE STRAORDINARIE CREATURE DEGLI ABISSI

Una nuova specie su Pandora ideata dagli sceneggiatori di Avatar? Una nuova lampada di design? Nulla di tutto questo. Si tratta del chondrocladia lampadiglobus conosciuta anche come come la spugna dell'albero di ping-pong.



Ed è solo una delle straordinarie foto che riprendono animali dalle forme aliene ma presenti nelle profondità dei nostri mari.
Fanno parte di un progetto editoriale della regista Claire Nouvian (qui la sua intervista). Il nome del progetto: The Deep.

Un libro con le immagini riprese in tre lunghi anni di osservazioni, con un risultato mai raggiunto prima: una collezione di foto tra i più incredibili animali che vivono sotto i 6000 metri di profondità marina.

Praticamente un "altro mondo", incredibilmente diverso e isolato dal nostro.


giovedì 27 maggio 2010

JELLYFISH: FORME "ALIENE" NEL MARE DELLA CALIFORNIA


QUEST nella serie video su KQED ha presentato questo bellissimo filmato che mostra una ricerca sulla forme di meduse dalle forme fantastiche: sono creature "ultraterrene" che si illuminano al buio, senza cervello oppure ossa, alcune di oltre 100 piedi di lunghezza. E vivono solo al largo della costa della California. Le hanno studiate due biologi marini, che hanno dedicato la loro vita per svelare i misteri delle meduse e delle Siphonophorae. Qui la versione HD.





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lunedì 24 maggio 2010

DI ACQUA SPORCA SI MUORE

Bellissimo e toccante video quello dedicato alla strage di bambini che l’acqua insalubre provoca ogni giorno nei paesi disagiati del mondo.
E’ stato prodotto dalla Independent di Tel Aviv e partecipa al Youtube Cannes Lions ad contest.




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venerdì 21 maggio 2010

CARBONIO 14: L’OROLOGIO DELLA VITA



Vi siete mai chiesti come fanno gli scienziati a datare un reperto archeologico?

Prima di tutto iniziamo col dire che lo scopo della ricerca archeologica è stabilire scientificamente la datazione e l’inquadramento storico dei reperti provenienti dallo scavo.
Pensate infatti che guaio sarebbe se non potessimo datare un oggetto appena scoperto: sarebbe privo di interesse.

Cosa significa dunque datare un reperto? Significa attribuirgli una data calendariale (es.: Caravaggio dipinse il “riposo durante la fuga in Egitto” nel 1594).

Significa anche stabilire un arco di tempo in cui un evento è accaduto (es.: l’ultima fase di ricostruzione di Pompei avvenne tra il 62 d.C. - data del terremoto – ed il 79 d.C. – data dell’eruzione).

Le maggiori difficoltà di datazione riguardano soprattutto i resti preistorici, in quanto per essi non disponiamo di dati ricavabili da documenti storico-letterari o numismatici e a questi reperti può essere attribuita un’età approssimativa, una “cronologia relativa”.

OROLOGI NATURALI

I metodi scientifici di datazione si basano sul fatto che alcune sostanze (ossa, legno, fibre tessili, semi, carboni di legno), ampiamente presenti in natura, si comportino come orologi naturali, cioè si trasformano chimicamente e fisicamente nel tempo, secondo regole ben precise e con velocità costante, quindi i mutamenti possono essere misurati per stabilire datazioni assolute.

CARBONIO DA NOBEL

Uno di questi metodi è conosciuto come metodo del carbonio-14 (si scrive anche 14C), o del radiocarbonio, che fu ideato e messo a punto tra il 1945 e il 1955 dal chimico statunitense Willard Frank Libby, che per questa scoperta vinse il Premio Nobel nel 1960.

Il carbonio 14 è un isotopo radioattivo del carbonio che si trova in natura. Tutti gli organismi viventi scambiano continuamente carbonio con l’atmosfera attraverso processi di respirazione (animali) e fotosintesi (vegetali).

Dopo la morte questi processi terminano e questo scambio non avviene più perché quando l’organismo muore il 14C comincia a diminuire non essendo più introdotto con i processi vitali e quello presente si trasforma in Azoto (N).

Di conseguenza una misura del livello di carbonio 14 nei resti organici consente un calcolo dell’età dei resti.

IL TEMPO DI DIMEZZAMENTO

Il decadimento del 14C avviene in maniera regolare. Il tempo utile perché decadano metà degli atomi dell’isotopo viene definito tempo di dimezzamento (tempo in cui la sua metà si trasforma in azoto).

Libby indicò come tempo di dimezzamento 5.568 anni, data che le moderne ricerche hanno modificato in 5.730 anni. Considerò come la percentuale di 14C nell’atmosfera dovesse rimanere costante nel tempo e come questa concentrazione dovesse trasferirsi uniformemente negli organismi viventi attraverso l’anidride carbonica. Ad esempio le piante, durante il processo di fotosintesi assorbono anidride carbonica; esse vengono consumate dagli erbivori, che a loro volta vengono mangiati dai carnivori. Solo alla morte dell’animale o della pianta cessa l’assunzione di 14C ,e la sua concentrazione, prima costante, comincia a diminuire per effetto del decadimento radioattivo.

Conoscendo il ritmo del decadimento del 14C e misurando la quantità rimasta di quello rimanente nel campione, si può determinare la sua età di morte, e quindi, meno 14C è presente, più il reperto è antico. 

Il vantaggio maggiore è che questo metodo può essere adottato ovunque, purché sia disponibile materiale organico; tuttavia il rapido decadimento del carbonio fa si che l’applicazione di questo metodo sia limitata alla datazione di oggetti di età compresa tra i 50.000 e i 100 anni (benché con tecniche moderne e sofisticate, sia a volte possibile estendere l’intervallo di tempo a circa 70.000 anni); infatti reperti troppo antichi risulterebbero privi di 14C, essendo questo ormai completamente decaduto in azoto.

Le date ottenute con questo metodo sono sempre accompagnate da una stima di incertezza dovuta ad errori di conteggio, alla percolazione di acque (i siti impregnati d’acqua possono sciogliere i materiali organici e anche farli depositare, modificando così la composizione isotopica), e ad altre situazioni che rendono imprecise le misurazioni.


martedì 4 maggio 2010

ALIEN?

Grazie al blog di Alex Wild, fotografo e biologo dell'Illinois, veniamo a conoscere ANTWEB un sito internet molto interessante.

"In questo momento - si presenta il sito - ci sono parecchie milioni di miliardi di formiche che corrono in lungo e in largo sulla Terra".

"Le formiche sono dappertutto. Si trovano nelle fessure, negli alberi, nel stomaci delle rane, e nelle metropolitane di tutto il mondo".

"Le formiche sono incredibilmente diverse. Possono essere di piccole dimensioni come la punta di uno spillo, o grandi come una noce. Possono sembrare eleganti come auto sportive, o come ingombranti carri armati".

"AntWeb illustra questa diversità, fornendo informazioni e immagini a colori di alta qualità di molte delle circa 10.000 specie conosciute di formiche".

La formica nella foto è un Cerapachis del Madagascar.

martedì 27 aprile 2010

LA TEORIA DELL'EVOLUZIONE DI TELMO PIEVANI


La teoria dell’evoluzione di Darwin è un tema già avvincente e stimolante per sua natura, che è lodevole apprezzare come, in un libretto di appena 130 pagine, si possa esprimere una dettagliata introduzione all'intero studio offrendo, con uno stile pregevole, una spiegazione delle origini della vita e delle varie specie viventi che popolano il pianeta.

La teoria dell’evoluzione” di Telmo Pievani, scritto per la collana “Farsi un’idea”, della casa Editrice Il Mulino, è un libro che pone al centro dell’attenzione i temi salienti dell’evoluzione.

Il libro, pur nella sua sintesi, è molto ricco, e non è certo facile riassumere lo scorrere del pensiero così ampio e articolato quale è quello tenuto dall'autore.

Il testo si orienta prima su una riflessione riguardo la natura delle teorie scientifiche, poi sulla teoria dell’evoluzione biologica in particolare.

L’evoluzione è descritta come un fatto acquisito le cui cause poggiano su punti centrali quali: la variazione, come fenomeno naturale che si riscontra in ogni essere vivente; la selezione naturale nel contesto ecologico, come meccanismo costante che porta a favorire certe forme in certi ambienti e a sfavorirne altre, diversificando, così, la vita dell’intero pianeta; poi la speciazione, derivata dalla tendenza dei viventi a colonizzare ambienti diversi accumulando lentamente variazioni indipendenti e uniche per ogni popolazione, arrivando in ultima analisi alla nascita di Homo Sapiens.

In centocinquant’anni la teoria dell’evoluzione si è arricchita di una tale varietà di prove empiriche da accrescere sempre più la sua validità scientifica.
La teoria si è ulteriormente consolidata negli anni ’40 grazie alla convergenza delle varie scoperte della genetica, della chimica molecolare, dell'anatomia comparata e di altre scienze con il risultato di fornire una spiegazione scientifica unitaria.

Come in tutte le teorie anche in quella di Darwin si può distinguere un nucleo interno fatto di elementi fondamentali che, se messi in discussione, cadrebbe la sua veridicità, e una sfera esterna di discussioni che, anche se importanti non inficerebbe la struttura portante.

Mi sento, quindi, di consigliare la lettura a coloro che sono interessati alla conoscenza del mondo che li circonda e alla comprensione della propria origine.


Telmo Pievani
La teoria dell'evoluzione
Collana "Farsi un'idea"
pp. 144, 978-88-15-13402-8
Il Mulino, 2010

Il libro su aNoobi

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sabato 17 aprile 2010

BIODIVERSITA': EUROPEI MALE INFORMATI


Il 2010 è l'anno della biodiversità, eppure 1 europeo su 3 non ne ha mai sentito parlare. E insieme formano quel 66% degli europei che pur avendo sentito il termine non sa di cosa si tratti. Due italiani su tre non sanno nulla sull'argomento!

Sono i dati di uno studio di Eurobarometro (qui il testo).

E' una situazione gravissima: l'Italia, tanto per fare un esempio, sta perdendo il 50% delle rondini, il 23% degli uccelli e il 15% dei mammiferi, che rischiano di scomparire per sempre'' (fonte Ansa).

Secondo il sondaggio Eurobarometro, molti europei (e gli italiani sono nella media) non comprendono cosa si intenda per biodiversità e affermano di non essere ben informati in materia.

La Commissione europea ha, nel contempo, varato una campagna di sensibilizzazione e di informazione per il pubblico. Il commissario per l'ambiente Janez Potonik ha dichiarato: ''La biodiversita' è il motore naturale del nostro futuro e dobbiamo imparare ad occuparcene.


UN Secretary General Welcome Message for the 2010 International Year of Biodiversity from CBD on Vimeo.







Il sito delle Nazioni Unite sull'Anno Internazionale della Biodiversità

Il sito del Ministero dell'Ambiente sull'Anno Internazionale della Biodiversità

il sito delle Nazioni Unite sugli Anni Internazionali


venerdì 16 aprile 2010

L'OMOSESSUALITA' NON E' UNA PATOLOGIA: LO DICE LA SCIENZA


Per chi ancora avesse qualche dubbio, nonostante le recenti affermazioni di qualche persona poco informata sui fatti e sugli studi scientifici, la relazione tra omosessualità e pedofilia è inesistente.

Inoltre, l'omosessualità è un fenomeno naturale, molto diffuso in natura: ne abbiamo già parlato qui in relazione a una mostra che ha spiegato come in natura i comportamenti omosessuali siamo piuttosto una regola che una eccezione.


Ecco dunque che ci associamo a anche a quanto ricordato da Daniela Ovadia su LE SCIENZE diffondendo con grande piacere questo comunicato stampa dell’Associazione italiana di psicologia e ribadendo l’inesistenza di relazioni patologiche non solo sul piano scientifico, ma anche su quello sociale e politico.


COMUNICATO STAMPA


L’Associazione Italiana di Psicologia (AIP), principale Società Scientifica rappresentativa della Psicologia e della ricerca psicologica italiana, apprese le parole pronunciate dal Cardinale Tarcisio Bertone durante la visita in Cile (“numerosi psichiatri e psicologi …. hanno dimostrato che esiste un legame tra omosessualità e pedofilia”, Corriere della
Sera.14.04.2010, p. 2), intende precisare che la letteratura scientifica sull’argomento non supporta in alcun modo quanto sostenuto dal Segretario di Stato della Santa Sede e che è anzi dimostrato che vittime di abuso sono tanto i bambini quanto le bambine.

In particolare, in qualità di Psicologi, Psicoterapeuti e Ricercatori sentiamo il dovere di precisare che le parole pronunciate dal Cardinale, oltre che assolutamente prive di evidenza scientifica, paiono rilanciare una pericolosa reinterpretazione in chiave psicopatologica dell’omosessualità, condizione invece da anni esplicitamente esclusa dalla nosografia psichiatrica in uso.

Pur prendendo atto delle successive dichiarazioni di smentita, l’AIP sente il dovere di precisare che “patologizzare” l’omosessualità, invocando in modo improprio il supporto della comunità scientifica, non fa che aumentare l’omofobia, che è la vera malattia da combattere. L’errato riferimento alla letteratura psicologica, sociologica o psichiatrica appare estremamente dannoso per lo sforzo che, da anni, clinici e ricercatori intraprendono a vantaggio della salute psichica della popolazione, sia dei minori (abusati e non) che degli abusanti (questi sì realmente malati). L’AIP pertanto invita tutti coloro che ricoprono importanti ruoli istituzionali, e che quindi hanno un peso incisivo sulla pubblica opinione, a prestare maggiore attenzione alla ricerca scientifica e a diffondere correttamente i suoi risultati conoscitivi e applicativi.

prof. Roberto Cubelli
Presidente Associazione Italiana di Psicologia

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sabato 26 dicembre 2009

IL NEUTRINO E LA BALENA

Esattamente 79 anni fa, il 30 dicembre 1930, il fisico tedesco Wolfgang Pauli ipotizzò per la prima volta l’esistenza del neutrino, una particella necessaria per spiegare la carenza di energia osservata nel decadimento beta. In questo processo nucleare un protone decade in un neutrone, un positrone e un neutrino elettronico (oppure un neutrone da luogo a un protone, un elettrone e un antineutrino elettronico), sebbene bisogna ricordare che in natura esistono anche il neutrino muonico e tauonico. Il primo (l’elettronico) è generalmente considerato di bassa energia ed è prodotto dal Sole e da altri fenomeni cosmici mentre i secondi, di più alta energia, vengono generati da cataclismi cosmici estremamente violenti come le supernove o il Big Bang.

Considerando il fatto che un neutrino interagisce molto poco con la materia ordinaria, rilevare la sua presenza è davvero un’ardua impresa (sebbene negli ultimi anni si sono realizzati passi da gigante in questo senso). Solitamente gli strumenti dedicati questo tipo di studio si trovano in laboratori sotterranei dove la presenza di rocce sovrastanti riduce l’effetto della radiazione cosmica, che altrimenti potrebbe aggiungersi al flusso di neutrini potenzialmente rilevabile.

Tuttavia, la ricerca costante di tecniche alternative per individuare indizi sull’esistenza di queste particelle ha portato i ricercatori a “inventarsi” un metodo basato sulla rilevazione mediante l’uso di strumenti posizionati sul fondo del mare e nei quali molti di loro hanno depositato le loro speranze. Uno di loro è Giorgio Riccobene, un fisico delle particelle dell’Istituto Nazionale Italiano di Fisica Nucleare (INFN) di Catania. Nel 2002 Riccobene fu incaricato di sovrintendere i lavori dell’Ocean Noise Detection Experiment (ONDE), uno strumento collocato a 2000 metri di profondità nei pressi di Catania e attraverso il quale si voleva dimostrare che i rilevatori acustici sottomarini (o idrofoni) sono in grado di rilevare queste particelle subatomiche provenienti dallo spazio profondo.

Teoricamente, infatti, i neutrini altamente energetici possono produrre onde sonore. Siccome il suono nell’acqua si propaga meglio rispetto alla luce, un idrofono posizionato sul fondo marino potrebbe moltiplicare le possibilità di catturarli. Ciò nonostante la difficoltà maggiore è quella isolare il segnale di un evento di neutrino da quelle del rumore prodotto per lo più dalla circolazione naturale dell’acqua e dal traffico delle navi.

Per riuscire nel suo intento Riccobene chiese aiuto a Giovanni Pavan, un biologo marino dell’Università di Pavia, pionere negli anni ’80 della registrazione digitale dei suoni emessi dai mammiferi marini. Ascoltando le registrazioni realizzate dall’equipe di Riccobene a partire da aprile 2005, Pavan rimase sorpreso soprattutto da suoni di breve durata che si ripetevano in modo regolare e che furono attribuiti alla presenza di capidogli nella zona i quali, comprimendo l’aria attraverso il loro sistema respiratorio, producevano dei “clics” sonori.

Proprio come fanno i pipistrelli per calcolare la distanza che li separa da un ostacolo, questi cetacei utilizzano i cosiddetti clics per stimare la profondità del fondo marino e per localizzare le loro prede. Ascoltare questi segnali in modo sporadico è qualcosa di abbastanza normale nel Mediterraneo poiché sono considerati tra i suoni più forti prodotti da qualsiasi animale e che possono viaggiare fino a 20 kilomentri nell’acqua. Inoltre i capidogli sono considerati molto rari da quelle parti, ma nonostante ciò i clics continuavano ad apparire giorno dopo giorno nei dati raccolti.

Pian piano i due ricercatori videro prendere forma un quadro statistico molto interessante sulla popolazione di capidogli nel mare di Sicilia. Erano infatti stati capaci di rilevare segnali dovuti al comportamento sociale di questi mammiferi dal momento che alcune registrazioni contenevano le cosiddette “code”, brevi sequenze di clics ben determinati ed emessi >quando i maschi solitari si riuniscono attorno ai gruppi di femmine. Si pensava che la sequenza più frequente per i capidogli del Mediterraneo fosse del tipo 3 + 1, vale a dire una rapida successione di tre clics più uno extra. Le nuove registrazioni hanno invece dimostrato che il tipo più frequente è di tipo 2 + 1, cosa che potrebbe dare indizi sul traffico di balene procedenti dall’esterno della conca mediterranea.

E i neutrini?

In seguito a questa sorprendente scoperta, l’interesse di Riccobene si è andato spostando dallo studio diretto di queste particelle al modo di produrre dati di buona qualità a partire dai segnali sottomarini, diventando un vero e proprio esperto in bioacustica. Riccobene ha scoperto che nelle profondità del mare esistono moltissime sorgenti che contribuiscono al rumore di fondo e che per rilevare i neutrini avrà bisogno di molti più dati di quanto potesse immaginare prima di questa esperienza.


Tratto da Nature e tradotto da Gravedad Cero.

lunedì 16 novembre 2009

L'OSSERVATORIO DI DARWIN SULLA PANDEMIA

Esce in edicola il nuovo numero di Darwin, bimestrale di scienze.

Darwin inoltre lancia questo mese DarwinFlu, un portale dedicato alla pandemia di influenza H1n1.

"La necessità di un sito web della rivista dedicato alla pandemia è nata da una serie di considerazioni - spiega la testata - il quadro che ne danno i media è confuso, la politica del ministero è sembrata eccessivamente rassicurante anche se forse ispirata dalla necessità di non diffondere il panico. Anche dagli stessi dati diffusi sul numero dei casi si fa fatica ad inquadrare la pandemia in un contesto di riferimento con le passate epidemie stagionali.

Si paragona la mortalità in eccesso delle precedenti stagioni influenzali (che dà una sovrastima delle vittime) con i dati attuali di mortalità (che per forza di cose sono sottostimati).

La campagna di vaccinazione si basa su una valutazione di risk assessment fatta propria da tutti i paesi industrializzati con l'intenzione di ridurre drasticamente il tasso cumulativo di attacco e di riportare la pandemia nel novero delle influenze stagionali. Questo piano non si è concretizzato nei fatti per i ritardi nella produzione del vaccino, per una scarsa propensione all'immunizzazione da parte dei medici e soprattutto perché molti di loro hanno sconsigliato la vaccinazione ai loro pazienti anche se facevano parte di una categoria a rischio (peraltro si tratta di un caso unico fra i paesi industrializzati dove le policies sanitarie le fanno i Ministeri competenti)". "Arriveremo quindi al picco pandemico - nel frattempo abbiamo già superato i valori di diffusione dell'influenza 2004-2005 che è stata la più severa dal 1999 ad oggi - con una copertura vaccinale modestissima. All’inizio di questa settimana risulta che siano state distribuite 2,5 milioni di dosi di vaccino, ma gli immunizzati sono poco più di 80.000. Questo per dire che chi si doveva vaccinare non lo ha fatto e chi ne aveva intenzione non ha potuto farlo. E' probabile che tutto questo fosse fra gli esiti possibili, ma c'è da rilevare che a differenza di quanto fatto in Francia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti da noi il vero tallone d'Achille della gestione è stato la mancata e tempestiva diffusione dei dati scientifici già disponibili in letteratura dopo la prima ondata estiva, l’unico strumento per una valutazione razionale delle contromisure da prendere".

"L’influenza è stata definita più blanda della normale e quindi a molti è suonato paradossale che siano state ordinate 24 milioni di dosi di vaccino per immunizzare il 40% della popolazione (risultato a cui non arriveremo mai).

L'osservatorio di darwin, a cui contribuiranno anche dei guest editor, si propone di rimettere al centro del dibattito gli aspetti scientifici del problema e di diffondere quei materiali e quelle valutazioni che sono gli elementi cardine della politica di mitigazione della pandemia negli altri paesi industrializzati. L'indirizzo del sito è
www.nuovainfluenzah1n1.info".

DarwinFlu e' curato da Gianfranco Bangone, Anna Meldolesi e Gilberto Corbellini, con contributi di guest editor.

giovedì 5 novembre 2009

NON LASCIAMOCI "INFLUENZARE": 3 APPUNTAMENTI PER FARE CHIAREZZA SULL'INFLUENZA A


Quattro mesi fa l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato d'allerta per la pandemia influenzale provocata dal virus A/H1N1. Questo periodo è bastato per generare tanta confusione, dubbi, e una vera psicosi dettata dall’allarmismo più assoluto.

Fondazione Idis-Città della Scienza propone un canale di informazione che sarà d’aiuto a chiunque voglia darsi risposte sul problema e verificare tutto quanto è stato detto e si dice sul tema “Influenza A”.

L’iniziativa vuole dare voce a domande, incertezze, perplessità sorte e alimentate da continue notizie contraddittorie e offrirsi come strumento di risposta ai tanti interrogativi che tutti si pongono sul virus e la sua pericolosità, sul vaccino e la sua distribuzione, sul comportamento da tenere per un’adeguata prevenzione e su come comportarsi in casi particolari.
Una corretta informazione aiuta a sentirsi più sicuri, evita il panico, e rende più consapevoli

Per questo motivo verranno organizzate, per le prossime domeniche, alcune attività e una serie di incontri con esperti del settore: virologi, medici e scienziati, metteranno a disposizione le loro conoscenze ed interagiranno col pubblico per dare risposta ai quesiti che molti si pongono in questo momento.

Il primo appuntamento in programma è domenica 8 novembre con la dott.ssa Emma Montella, membro del comitato Pandemico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Federico II”; domenica 15 novembre sarà il dott. Giulio Cocco, dirigente medico della Divisione di Malattie dell'Apparato Respiratorio ad Indirizzo Riabilitativo dell’Azienda Ospedaliera “A. Cardarelli”ad incontrare il pubblico del Science Centre ; mentre domenica 29novembre sarà la volta del dott. Domenico Guarnaccia, virologo e membro dell’AISERV – Associazione Italiana per lo Studio e la Ricerca virologica - Osp. Cotugno di Napoli.

Con a questi appuntamenti si vuole provare a superare i luoghi comuni e a fare più chiarezza sull’emergenza sanitaria, evitando le ambiguità. Conoscere un problema significa combatterlo meglio.

Città della Scienza - Science Centre
domenica 8, 15 e 29 novembre ore 10 - 19
Non lasciamoci “influenzare”

www.idis.cittadellascienza.it
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mercoledì 2 settembre 2009

PANDEMIA: INFLUWEB PROSEGUE CON LA SORVEGLIANZA DI A/H1N1

Con il propagarsi dell'epidemia da H1N1 in tutto il mondo, prosegue la sorveglianza portata avanti dal progetto Influweb.

Un grazie a tutti i volontari che continuano a collaborare in questo momento di importanza cruciale nell’ambito della sorveglianza dell'influenza a livello internazionale!

Gravità Zero è media partner di Influweb, un sistema di partecipazione volontaria per il monitoraggio dell'influenza in Italia. Si basa su una piattaforma web interattiva, cui ogni utente può accedere per registrarsi, partecipare attivamente, fornire aggiornamenti su eventuali sintomi influenzali e ottenere informazioni utili sul virus dell'influenza.

Per partecipare al progetto inserisci qui i tuoi dati


INFLUEB AL FESTIVAL DELLA SCIENZA DI PORDENONE

Vittoria Colizza, fisico e ricercatore e Project Manager di Influweb, sarà ospite con noi a Scienzartambiente - per un mondo di pace, Storie di Futuro per spiegare al pubblico cosa si sta facendo per il monitoraggio delle pandemie, ma anche di come funziona la diffusione di un virus e come evolvono le reti sociali.

Venerdì 30 ottobre 2009 ore 18.00
EVOLUZIONE TECH - Tecnologia di "frontiera" dal Friuli al Mondo
Incontro con Paola Nasta, infettivologa e collaboratrice LILA e Vittoria Colizza, epidemiologa computazionale, Fondazione ISI, Torino

Sabato 24 ottobre 2009 ore 10.00
NUMB3RS: pandemie e molto altro
Che cos'hanno in comune l'influenza suina e l'obesità o i virus informatici, le idee, la felicità e il fumo? ... dal contagio biologico al contagio tecnologico/cibernetico, dal marketing "virale" al contagio sociale. Con Vittoria Colizza, epidemiologa computazionale, Fondazione ISI, Torino, responsabile Influweb.



Iscriviti alla pagina su Facebook del Festival

Iscriviti sul gruppo Ning del festival

Il Festival sul sito del comune di Pordenone:
www.comune.pordenone.it/citta/eventi/scienzartambiente2009





venerdì 31 luglio 2009

MARISA ROBERTO, LA "REGINA DELL'AMIGDALA", VINCE IL PRESTIGIOSO "PECASE"

Negli USA la definiscono già "la regina dell'amidgala".

Marisa Roberto
, professoressa di neurobiologia allo Scripps Research Intitute di San Diego, è risultata tra i 100 vincitori del "Presidential Early Carreer Award for Scientists and Engineers" (Pecase), un premio che permette di ottenere 5 anni di finanziamento utili per chi fa ricerca.

I suoi studi sono rivolti agli aspetti dell'effetto dell'alcool e dei cambiamenti delle cellule nervose che portano alla dipendenza negli alcolisti. Pare che sia tutto concentrato nell'amigdala, una regione del cervello che è coinvolta nella regolazione dello stress e dell'ansia.

Il "Pecase" è il più prestigioso riconoscimento per un ricercatore all'inizio della carriera e sarà lo stesso Presidente Barack Obama a premiare coloro che ha definito "giovani scienziati e ingegneri dotati che rappresentano il meglio del paese" Un elogio che la professoressa Roberto avrebbe preferito ricevere dal nostro presidente della Repubblica.

Ma per lei, dopo avere terminato gli studi a Pisa con un laurea in biologia e il dottorato in neuroscenze, non c'era posto.

E così come fanno tanti nostri giovani ricercatori è andata in USA. A San Diego le hanno offerto un lavoro e in quattro anni è diventata professore. Oggi dirige un laboratorio in uno dei più importanti istituti di ricerca degli USA.

domenica 3 maggio 2009

PERCHÉ LE RESTRIZIONI AEREE NON EVITERANNO UNA PANDEMIA

Il virus A/H1N1/2009 (clic per ingrandire)

Sulla rivista scientifica New Scientist il Prof. Alessandro Vespignani spiega perché le restrizioni aeree non eviteranno una pandemia di influenza.

Le restrizioni sui viaggi aerei internazionali avranno un effetto molto basso nell'evitare il propagarsi di un'eventuale pandemia influenzale. È quanto suggerito dai modelli computazionali.

Mentre il virus A/H1N1/2009 si diffonde in un mondo sempre più interconnesso, il danno economico causato dalla chiusura dei confini e le restrizioni aeree obbligatorie porteranno più danni che benefici, affermano gli scienziati.

La "febbre suina", come popolarmente viene chiamata la febbre da virus A/H1N1/2009 si è propagata ormai in Messico, Stati Uniti, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Israele e Nuova Zelanda.

"Non ha molto senso applicare forti restrizioni aeree a questo punto della diffusione del contagio. Non aiuterà molto", afferma Alessandro Vespignani, computer scientist all'Università dell'Indiana a Bloomington, il cui team sta provando a predire il propagarsi del contagio attuale.



GLEaM: proiezione dei casi di influenza da virus A/H1N1/2009 in USA.


Il laboratorio di Epidemiologia Computazionale coordinato dal Prof. Alessandro Vespignani , che vede l'unione dei due team di Complex Network and Systems della Fondazione ISI di Torino e del Center for Complex Networks and Systems di Indiana University, ha sviluppato un modello di simulazione, GLEaM (GLobal Epidemic and Mobility modeler) per generare previsioni sulla propagazione a livello globale dell'epidemia di influenza suina, sviluppatasi in Messico e diffusasi in diversi altri paesi.

Il primo rapporto (in inglese, qui la traduzione completa) presenta i risultati iniziali con la messa a punto di mappe di rischio che mostrano la probabilita', per ogni paese, di essere raggiunto dall'infezione nelle prossime tre settimane.

Contesti.eu, testata giornalistica di cultura, scienza, musica etc, segnala il modello previsionale per l'influenza suina con una traduzione completa del rapporto.

> Per approfondimenti


Fonte: Influweb

giovedì 30 aprile 2009

RITA LEVI-MONTALCINI PRESENTA L'ULTIMO LIBRO CRONOLOGIA DI UNA SCOPERTA

Rita Levi Montalcini - Che tempo che fa - 26/04/2009



Fondazione Rita Levi-Montalcini
- un futuro alle donne africane

EBRI - European Brain Research Institute

mercoledì 29 aprile 2009

ILARIA CAPUA E L'INFLUENZA DEL VIRUS 2009 H1N1


Ilaria Capua non è una qualunque: è stata nominata tra le cinque Revolutionary Mind per il 2008 da 'Seed Magazine', dopo aver ricevuto nel 2007 anche il premio Scientific American 50, assegnato ai 50 ricercatori che più hanno contribuito al progresso della scienza.

E tutto grazie a un'idea semplice quanto rivoluzionaria: un archivio elettronico aperto agli scienziati dove sono conservati i dati genetici di tutti i virus dell'influenza umana e animale studiati nel mondo.

Agli scienziati non piace condividere i loro dati, ma a lei quel database è sembrato inevitabile:
"In un'epoca in cui i virus possono passare in poche ore di continente in continente grazie ai voli aerei, le contromisure devono essere altrettanto rapide e senza confini", commenta.



E ha avuto ragione perché è grazie alla banca dati voluta dalla virologa italiana che gli americani hanno identificato il loro Paziente numero 1 e si sono accorti che quella ventina di persone diagnosticate fino a quel momento come influenzati di fine stagione erano in realtà il nucleo di un'esplosione che andava arginata al più presto. Senza il database della Capua la diffusione del virus dell'influenza "suina" negli Stati Uniti sarebbe potuta passare inosservata, almeno fino a quando non avesse cominciato a seminare vittime come in Messico. E a quel punto forse sarebbe stato troppo tardi. Perché 2009 H1N1' il muro del Texas lo ha passato da parecchie settimane. Spiazzando tutti.

"Abbiamo visto lontano, quando abbiamo sollevato il problema della trasparenza dei dati. Senza la banca non sarebbe stato possibile avere tutti questi dati sul virus",
ha detto all'ANSA Capua, che nel 2006 ha lanciato sulle maggiori riviste scientifiche internazionali l'appello a mettere in comune i dati in un'unica banca.

Ci sono voluti due anni per allestirla e sostituire cosi' la banca ad accesso riservato utilizzata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Una volta sequenziato il virus dell'influenza dei suini, spiega Capua, i Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc) hanno immesso la sequenza in Gisaid: "grazie a tutte le altre informazioni gia' contenute nella banca - conclude - abbiamo confrontato la nuova sequenza con le altre e abbiamo capito da dove arrivavano i geni e individuato la resistenza gli antivirali".

(fonte ANSA)

martedì 28 aprile 2009

INFLUENZA "SUINA" SORVEGLIATA CON INFLUWEB


Per studiare l'emergenza del virus 2009 H1N1 è stato riaperto INFLUWEB, a cui tutti noi possiamo partecipare, entrando così dì fatto a fare parte di una ricerca scientifica unica la mondo condotta da ricercatori italiani attraverso l'uso dei social network. Finalmente un modo intelligente e utile per usare i social network!

Inoltre iscrivendoci potremo seguire lo stato di avanzamento del virus dell'influenza "standard" e individuare così i focolai dell'infezione.

ISCRIVITI QUI PER MONITORARE L'EVOLVERE DEL CONTAGIO


A Radio3 scienza, ieri è stata intervistata Vittoria Colizza, ricercatrice della fondazione Institute for scientific interchange di Torino che coordina il gruppo di Influweb [qui il podcast con l'invervista] e che ha risposto in che modo è possibile studiare la diffusione del virus dei maiali attraverso il servizio realizzato dal gruppo di studio dell'ISI.

Se ricordate Vittoria Colizza è stata nostra ospite al Convegno Eccellenze al Femminile.

Qui il gruppo su NING a cui è possibile partecipare http://eccellenzealfemminile.ning.com
Qui il sito ufficiale www.eccellenzealfemminile.org con le schede delle relatrici.


LA FEBBRE SUINA E' PERICOLOSA PER L'UOMO?


La virologa Ilaria Capua, dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha risposto per radio alle allarmanti dichiarazioni che si leggono in questi giorni sui giornali, o su alcuni siti Internet.

Evitare di mangiare la carne suina non serve a nulla contro i virus del sottotipo H1N1,: infatti i virus non si trasmettono mangiando carne di maiale. La temperatura di cottura oltretutto distrugge virus e batteri.

E' infatti improprio chiamarlo virus dei maiali (o febbre suina) dato che il virus, di fatto, è un virus umano, cioè si trasmette da uomo a uomo. Al suo interno coesistono geni aviari, umani e suini.

Fa impressione piuttosto il numero dei morti in Messico e paesi limitrofi. Questo numero, però va contestualizzato. Sul sito dell'Oms i casi accertati di malattia fino a domenica erano solo 18. Occorre ancora qualche giorno per ultimare gli esami di laboratorio e avere conferma di quanti sono realmente i casi di influenza suina.

Altro elemento mancante a oggi, ma che sapremo nei prossimi giorni, è se i decessi riguardava anziani, malati cronici, o persone in buona salute. Il numero esatto lo sapremo tra 2-4 giorni. E avremo un quadro più chiaro.

Il sistema sanitario Messicano, infatti, specie nelle città sovraffollate e poco igieniche lascia molto a desiderare e questa può essere una delle cause dei decessi, che potrebbe essere imputabile anche ad altre forme infettive.

Il sistema sanitario nazionale italiano per esempio (che è tra i più efficienti al mondo) lascia invece ben sperare.
Pensiamo infatti che i pochi casi tra gli studenti americani che sono stati colpiti dai sintomi dell'influenza hanno accusato sintomi molto lievi e sono stati curati a casa, tranne uno che è stato ricoverato in ospedale ma solo per pochi giorni.

Inolte questo virus sembra reagire positivamente ai comuni farmaci retrovirali, cosa che mette al sicuro da un possibile contagio. Infine non bisogna confondere la parola pandemia con il termine virulenza: i dati finora disponibili indicano una facilità di trasmissione, ma non il livello di contagiosità.

Niente panico, dunque: anche se dovesse esserci una pandemia questo virus non sembra manifestare sintomi peggiori di qualsiasi influenza lieve delle vie respiratorie.

Maggiori dettagli li daremo comunque nelle prossime ore.

Intanto però possiamo provare il servizio dei ricercatori di INFLUWEB .


DOMANDE E RISPOSTE SULLA "FEBBRE DEI MAIALI"


SUL SITO INFLUWEB LE LINEE GUIDA DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' SULLA FEBBRE SUINA

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