mercoledì 29 giugno 2016

BREXIT, UN NUOVO ASSE CON FRANCIA E GERMANIA PER FAR VOLARE LE IMPRESE ITALIANE

Secondo Salvadeo l’uscita del Regno Unito dall’UE rappresenta un’importante occasione per le imprese italiane di riprendere le esportazioni e aumentare la competitività, sviluppare nuovi rapporti commerciali e aumentare i fatturaticreando un forte asse con Francia e Germania, mentre il mercato britannico nel lungo periodo rischia una pericolosa contrazione.



Politicamente Brexit è la più importante occasione per l’Europa di ricostruire un forte asse franco-italo-tedesco, che possa riprendere in mano le redini del Vecchio Continente, senza ulteriori spinte secessionistiche, per continuare il percorso teso ad un’uscita progressiva dalla grande crisi, che perdura dal 2008 – spiega Paolo Salvadeo, ad di Quanta System, azienda leader nella produzione di laser – Il deprezzamento della sterlina favorirà inizialmente le esportazioni del Regno Unito, con impatto sulla propria bilancia commerciale, ma nel medio-lungo periodo ogni ulteriore svalutazione, mezzo “occulto” e indiretto per tentare di favorire uno dei fattori più critici dell’economiacon ogni probabilità non raggiungerà gli effetti sperati. Vanno infatti considerate spinte inflazionistiche interne, capaci di annullare il guadagno di competitività che può derivare da una svalutazione della moneta. In futuro Brexit potrebbe voler significare un costo per i contribuenti inglesi di parecchie decine di miliardi di Euro, con il PIL dell’Isola in contrazione”.

Un processo che quindi favorirà le riforme e la competitività: “Il rafforzamento dell’Euro sulla Sterlina, pur mettendo a più dura prova le imprese del Continente, contribuirà a cambiare le regole del sistema produttivo, verso una sua profonda riforma. Quali, dunque, la spinta e le opportunità?  La ripresa delle esportazioni dalla UE, con un deciso miglioramento della bilancia commerciale, sarà il risultato di queste trasformazioni del sistema produttivo, che si rendono obbligatorie, di fronte a Brexit.


L’impatto di Brexit sulle borse del vecchio continente sarà, a mio avviso, solo iniziale. I titoli che meno risentiranno del contraccolpo saranno obbligatoriamente quelli tecnologici. In questo scenario macroeconomico complesso, tra le aziende europee più innovativee di conseguenza competitiveci sono quelle che operano nel campo dei laserQueste saranno quelle che risentiranno meno delle turbolenze introdotte dal “leave” britannico. Solide fondamenta di ricerca e sviluppo, che puntano su alta tecnologia e premium pricesgarantiranno una continua solida crescitae la favola dei laser europei continuerà efficacemente anche di fronte a Brexit”.


Quanta System nasce nel 1985 come spin-off del CISE, uno dei più grandi centri di ricerca nel campo di laser e ottica in tutto il mondo. Ha mosso i primi passi nella fisica dell’alta energia, nella fisica del plasma, nella spettroscopia e nell’interazione luce-materia. I primi laser per il restauro di opere d’arte sono stati sviluppati nel 1994. All’inizio della storia di Quanta, sono stati  progettati sistemi mobili basati su camion e veicoli aeronautici per la misurazione e il controllo dell’inquinamento ambientale (LIDAR, DIAL e LIBS), dell’aria e del suolo.

Molti laser stanno lavorando da decenni in Antartide per monitorare il buco dell’ozono, altri sono stati sviluppati per le Agenzie Spaziali Internazionali. Alcuni laser sono stati sincronizzati con luce di sincrotrone e lavorano al CERN di Ginevra. Nei primi anni ‘90, la divisione industriale di Quanta ha progettato sistemi laser per la marcatura, la foratura, la saldatura, il micromachining e il taglio (alcuni utilizzati per i diamanti) e ha sviluppato nuove tecnologie per le migliori aziende di tutto il mondo.

COOPERAZIONE SCIENTIFICA: STARTUP ITALIANE IN MOSTRA A BERLINO

Più di 30 startup italiane innovative dell'AgriFood, del Fashion&Design, delle tecnologie per la finanza, dell'ICT e del turismo hanno animato a Berlino, dal 15 al 17 giugno 2016, la manifestazione "Italy RestartsUp in Berlin", organizzata da SMAU (piattaforma indipendente dedicata principalmente ad innovazione, tecnologia e digital), dall'ufficio berlinese di ICE-Agenzia e dall’Ambasciata d'Italia a Berlino, per favorire l'incontro delle imprese italiane con potenziali investitori tedeschi ed internazionali.

Italy RestartsUp in Berlin


La manifestazione si è aperta con una serata di networking in Ambasciata, a cui hanno partecipato circa 200 persone. Sono intervenuti il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, l'Assessore all'Internazionalizzazione, Startup, Innovazione della Regione Campania, Valeria Fascione, il Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria e Vice Presidente di Confindustria, Marco Gay e Mattia Corbetta del Ministero dello Sviluppo Economico.

L’Ambasciatore Pietro Benassi ha ricordato come Berlino, con 3.4 miliardi di dollari investiti nel 2015 e la presenza di acceleratori ed investitori attivi a livello globale possa rappresentare uno scenario molto importante per la proiezione delle sempre più numerose start-up innovative italiane, che - secondo i dati forniti dall'osservatorio del Ministero dello Sviluppo Economico - sono aumentate nel primo trimestre del 2016 di quasi il 6% rispetto al dicembre 2015 (5.500 unità).

Nella giornata del 16 giugno, svoltasi nella sede di Palazzo Italia (Unter den Linden, 10), le startup hanno presentato i loro prodotti negli stand messi a disposizione da SMAU. Nella giornata successiva il gruppo di imprese italiane ha visitato i principali incubatori berlinesi: Microsoft Ventures, Metro Accelerator, GTEC, Techstars, Startupbootcamp, Axel Springer Plug and Play ed ET Venture.

PARITÀ DI GENERE? IN ITALIA SIAMO ANCORA LONTANI DALLA MEDIA EUROPEA

Quando prendemmo come spunto il caso della maglietta di Matt Taylor, per denunciare che in Italia, purtroppo, la partita di genere  continua a essere disattesa, alcuni scrissero che eravamo ipocriti, che descrivevamo una realtà inesistente, di esagerare in quanto in Italia tale disparità  non esisterebbe. E questo nonostante la testimonianza di numerose colleghe che invece ci scrissero ringraziandoci proprio perché mettevamo in luce la vera ipocrisia: come la mafia parlare di disparità di genere in alcuni ambienti è infatti un tabù.Pur  consapevoli che sia uno dei valori fondanti dell'Unione europea, e che dobbiamo per primi difendere.

Ieri si è avuto la riprova del pregiudizio italico: tutto è partito da un bell'articolo pubblicato sul Sole 24 Ore che ci è parso una ventata di ottimismo. In Europa, infatti, c'è qualcuno che la pensa esattamente come noi e ha lanciato il progetto Hypatia, mirato a favorire l’approccio degli studenti, in particolare le ragazze, verso le materie scientifiche




Pensate che i lettori l'abbiamo presa bene? 

Macché.
Nonostante l'articolo non parlasse di parità di opportunità di lavoro, come ha cercato timidamente di spiegare Lucia,  una commentatrice sulla pagina Facebook del quotidiano, ma di  attrarre più donne verso i corsi di studio delle materie piú tecniche (STEM), i commenti sono stati piuttosto accesi e talvolta offensivi (come sempre su questo argomento del resto).

Evidentemente per alcuni l'articolo del Sole è apparsa una minaccia al proprio status quo.

Neppure i dati statistici dell'europarlamento convincono i commentatori: "L'Italia - scrive il documento - è ancora lungi dal raggiungere risultati soddisfacenti, nonostante i progressi conseguiti sotto la pressione del movimento delle donne, della società civile e della legislazione europea".

E , dunque, almeno a giudicare dai commenti sulla pagina Facebook del giornale, c'è ancora molta strada da fare per vincere atavici pregiudizi. Partiamo da qui.





Possiamo farcela. O possiamo scavare più in basso, quando le donne (a inizio del secolo scorso) non avevano diritto di voto e non frequentavano l'Università). E ricordo che la vicina e civilissima Svizzera diede il diritto di voto alle donne solo nel 1971. La Svizzera è quindi uno degli ultimi Paesi europei ad aver introdotto il diritto di voto e di eleggibilità per le donne.
Claudio Pasqua



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martedì 28 giugno 2016

BREXIT: SENZA REGNO UNITO VANTAGGI MADE IN ITALY DEL FOOD IN EUROPA

Luigi Pio Scordamaglia, Presidente di Federalimentare: su Politica agricola comune il Regno Unito è sempre stato una zavorra. Senza ostracismo della Gran Bretagna possiamo uniformare le regole sull’etichettatura.

Food Industry - Shutterstock 
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“Riassumendo, sì, credo che senza la posizione di ostracismo di Gran Bretagna e di altri Paesi del nord si possa uniformare le regole sull’etichettatura e sull’origine che è quello che vogliamo tutti”: così Luigi Pio Scordamaglia, Presidente Federalimentare, è intervenuto questa mattina al 4° Forum Food & Made in Italy del Sole 24 Ore in merito alle possibili conseguenze della Brexit sul mercato alimentare italiano.

“Il ‘Made in’ di cui si parla oggi sui giornali – ha aggiunto Scordamaglia – non è un ‘Made in’ che interessa l’alimentare, ma è un ‘Made in’ che interessa gli altri settori. L’alimentare ha un suo settore a parte. Però credo che anche nel settore della trasparenza, nel settore dell’etichettatura di origine, la Gran Bretagna abbia avuto grandi responsabilità a frenare sempre. Questo ha ingenerato delle reazioni negative anche in Italia. Abbiamo sempre detto, per esempio come industria, che mettere in etichetta, valorizzare l’origine, anche della materia prima italiana, è un valore aggiunto quando questo è possibile, senza ovviamente criminalizzare, come invece a volte si fa, le importazioni di materia prima quando abbiamo necessità di farlo. La posizione di Paesi come il nord Europa e la Gran Bretagna hanno impedito che questo venisse fatto a livello europeo, per cui come reazione, sbagliata, ovviamente ci sono state una serie di iniziative nazionali, da ultimo l’iniziativa francese su latte e salumi, l’iniziativa italiana su latte e formaggi, che sono dei tentativi di risolvere un problema che ovviamente non ha un gran senso perché fatto su base nazionale. Non ci vuole un bambino – conclude Scordamaglia - per capire che si applica solo ai produttori nazionali e non all’ampio prodotto finito che viene oggi importato sui nostri scaffali”.

In generale sul mercato del food and beverage, il Presidente di Federalimentare Luigi Pio Scordamaglia ha sottolineato come il Regno Unito “è sicuramente un mercato di sbocco molto molto interessante, oltre a essere il quarto mercato di sbocco italiano, cresciuto a due cifre, e dove la domanda c’è e rimarrà anche nei prossimi anni. I risultati di svalutazione della sterlina sono evidenti – ha aggiunto Scordamaglia – se questo dovesse continuare, il potere di acquisto di quel mercato si riduce. Io però non vedo né un drastico crollo della domanda, né soprattutto la nascita di chissà quali dazi o quali ostacoli. Credo che nella peggiore delle ipotesi comunque lo spazio europeo di libero scambio continui a esistere e quindi non vedo conseguenze negative. Di contro se parliamo di politica agricola comune, credo che il Regno Unito sia stato davvero un fardello, sia stato una zavorra che ha impedito una vera integrazione della politica agricola comunitaria, quindi l’uscita dal punto di vista di miglioramento della regolamentazione degli standard è sicuramente positiva”.



BREXIT: LA LEZIONE INGLESE SUL VOTO DEI GIOVANI

Il voto degli elettori più anziani è stato determinante per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Ma a sopportarne le conseguenze saranno soprattutto i giovani, che in prevalenza volevano rimanere nella Ue. Come dare più peso al voto delle giovani generazioni e il problema dell’astensione.
Brexit Concept - Shutterstock
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Le conseguenze del referendum
Il 23 giugno 2016 il popolo britannico si è espresso a favore dell’abbandono dell’Unione Europea. Un risultato ottenuto con meno del 2 percento di scarto. Un margine ridotto, in termini elettorali, ma con conseguenze certamente storiche. Ovviamente, l’esito di un voto non è mai giusto o sbagliato in sé e la decisione va semplicemente accettata e rispettata. Ci sono, tuttavia, alcune questioni che questo referendum mette in evidenza rispetto alla spaccatura che si è determinata nel paese sulle dimensioni territoriale e generazionale, oltre che su quella sociale.