giovedì 31 luglio 2014

LE 10 DOTI DI UN BUON IMPRENDITORE

Sir Richard Branson Photo by David Shankbone 
Perché questo articolo? Perché chiunque abbia la responsabilità di un team, che sia un professore universitario a capo di un gruppo di ricerca, di un manager con responsabilità di leadership, il titolare di una piccola, media, grande impresa, ognuno dovrebbe sentirsi addosso le stesse responsabilità. Quelle del buon "capofamiglia". 

Ecco dunque le 10 doti del buon imprenditore secondo Richard Branson 

Imprenditore, avventuriero, uomo di affari di grande successo. Richard Branson è fondatore e presidente di Virgin Group. A soli 17 anni fa fondato la rivista "Student", arrivata a 50.000 copie, e nel 1970 ha dato vita a Virgin, una delle più importanti società discografiche del mondo. 

Il gruppo Virgin si è oggi diversificato in numerosi settori: dai viaggi aerei, all'aeronautica, alla telefonia e alle missioni spaziali. Il gruppo Virgin è anche molto impegnato nella difesa dell'ambiente e delle energie rinnovabili. Insignito nel 1999 del titolo di Baronetto da Sua Maestà Britannica, oltre a essere più ricco della sua stessa Regina e dell'intero regno britannico, Sir Richard Branson è conosciuto come capitalista hippy, snobba i ricevimenti del jet set, adora gli sport estremi, detesta giacca e cravatta, ed uno dei migliori esempi di come utilizzare i social network per rilanciare la propria immagine nel mondo. 

LE 10 DOTI DI UN BUON IMPRENDITORE 
  1. Buona immaginazione / determinazione 
  2. Disponibilità ad assumere rischi 
  3. Coraggio 
  4. Un buon patrimonio genetico aiuta 
  5. Individuare i vuoti nel mercato e sfruttarli 
  6. Profonda convinzione nel realizzare gli obiettivi 
  7. Capacità di ispirare gli altri 
  8. Qualità. Far crescere le persone è un ottimo investimento. 
  9. Non prendere i no come risposte definitive  
  10. Divertirsi. 


Vi riconoscete?



LA PICCOLA MINIERA DI PORTO AZZURRO (ISOLA D'ELBA)


In attesa del trenino
Porto Azzurro, Isola d'Elba, 30 luglio 2014. Abbiamo appena varcato la soglia della Piccola Miniera e stiamo aspettando di prendere il trenino che ci condurrà all'interno di un ambiente minerario (riprodotto).

Durante la visita, all'interno della miniera, si fa una prima sosta presso un cantiere di coltivazione del ferro, dove – fra ematite e limonite – è collocata una perforatrice idropneumatica. Serve a fare buchi per piazzare le cariche esplosive, dice la voce registrata.

Segue un cantiere di coltivazione della pirite, definita dai minatori elbani con il nomignolo di “oro pazzo”. A differenza dell'oro, fino agli anni '40 la pirite non aveva molti utilizzi. Poi si scoprì che da essa si poteva ottenere l'acido solforico. La pirite deve il suo nome al fatto di produrre scintille se percossa.
Pirite

Il lavoro e la vita dei minatori scorrono sotto gli occhi dei turisti: dopo l'esplosione si fa la ripiena caricando con la pala meccanica, poi – con una volata di mine – si ottiene una cavità di proseguimento della galleria.

La sorpresa sopraggiunge di fronte ad una grotta di stalattiti e stalagmiti di carbonato di calcio. Tali grotte venivano chiamate cravatte perché strozzavano la circolazione dell'aria.
Proseguiamo sul trenino, seguendo con lo sguardo le pareti (dette batacchi), mentre il soffitto è l'unione di una serie di “quadri”.
Grotta di stalattiti e stalagmiti

Ecco il cantiere del carbosilicato di rame, minerale molto importante per l'estrazione del rame, considerando che già gli Etruschi lo utilizzavano per realizzare armi, vettovaglie e monili. Anche i Romani si comportarono nello stesso modo, finché passarono al ferro, più adatto per costruire armi.

Alla fine del tour nella piccola miniera, dopo “Santa Barbara” ovvero il deposito degli esplosivi, vediamo una serie di minerali tipici dell'Isola d'Elba: aragonite, ghetite, ematite, gesso, pirite, biossido di manganese (eurite), calcopirite, quarzo, malachite, ametista, calcite, limonite, fluorite, diaspro e tormalina.

Ma la Piccola Miniera di Porto Azzurro non è finita qui. Appena scesi dal trenino ci dirigiamo verso il Museo Etrusco, che è innanzitutto una raccolta di splendidi minerali. Essi sono esposti in esemplari di medie e grandi dimensioni, in modo tale che sia possibile apprezzarne le perfette forme geometriche (infatti gran parte dei minerali assume forma cristallina) e i colori, talvolta vivi (come il verde della malachite o l'azzurro di una tipologia di aragonite) e talaltra nerissimi.

Molto interessante è proprio l'aragonite azzurra, tipica del vallone di Capoliveri, in quanto in realtà si tratta di calcite, che è bianca e non ha un fascino particolare. Ma, quando la calcite si forma in presenza di sali di rame, ecco che diventa aragonite azzurra.
Aragonite azzurra

Non manca la caratteristica Ilvaite (Ilva è il nome antico di Elba) di colore nero tendente al bruno per alterazione, con lucentezza semimetallica. E' piuttosto fragile: manipolando leggermente un piccolo campione è facile vedere – sul palmo della mano – dei residui neri.
Ilvaite

I minerali hanno un fascino particolare e non sono pochi gli appassionati ricercatori e classificatori. Tuttavia, forse per colpire l'immaginario dei più insensibili, è stata predisposta anche una sala in cui i minerali si presentano con una fluorescenza colorata, quasi pischedelica direi.

Barite, Calcite, Fluorite.....
Di assoluto rilievo è la riproduzione di un tratto minerario. Mi sono fermato un po' a guardarla: per la precisione, per la cura dei dettagli ed anche perché è una riproduzione di un pezzo di storia dell'Isola d'Elba. E' opera di Emilio Giacomelli, che è l'artigiano – deceduto nel 2008 – a cui si deve praticamente tutto ciò che sto osservando. Fortunatamente riesco a parlare con sua moglie, Anna Maria, anche grazie all'aiuto di Luigina Pugno che intanto si occupa di foto e video.

Riproduzione di un tratto
minerario (di E. Giacomelli)
Emilio Giacomelli ha costruito le macchine che ora sono presenti nel laboratorio: il 60% di tutti i prodotti esposti nel negozio specializzato in pietre dure provengono da una lavorazione effettuata proprio grazie a quelle macchine. Infatti durante l'inverno la Piccola Miniera, costituita dalla miniera, dal museo, dal laboratorio e dal negozio, è chiusa e il personale si dedica alla produzione di pietre che vengono incastonate in anelli, orecchini, collane o comunque vendute in varie forme, confezioni e dimensioni.

Durante l'estate la Piccola Miniera si dedica alla vendita della propria produzione ed anche di quanto viene acquistato per essere rivenduto ed accoglie quindi un massiccio flusso di turisti, interessati innanzitutto a scoprire i misteri dei minerali.

Un'opera di Emilio Giacometti
In esposizione si trovano anche pezzi unici. Ad esempio un giorno Emilio Giacomelli aveva in mano un pezzetto di rodocrosite e non sapeva bene cosa farsene. Notò che un uomo lo fissava insistentemente e decise di riprodurre sul minerale il volto di quell'uomo. Il risultato è l'opera d'arte che potete ammirare nella foto.

In un'altra occasione riuscì a realizzare il quadrante di un orologio, semplicemente guardandolo, ma senza prendere le misure. Molti lavori li faceva ad occhio, e i risultati erano sempre notevoli. Il minerale che gli piaceva di più era la malachite.

E a proposito di malachite, potete osservare nel video (girato da Luigina Pugno) come Babacar Niang, dello staff della Piccola Miniera, riesca a realizzare un anello a partire da un pezzo grezzo di malachite. Procede prima con il taglio, poi con la mola per modellare un ovale e infine con la lucidatura.





GOOGLE E DIRITTO ALL'OBLIO: INCONTRO A ROMA IL 10 SETTEMBRE

Saranno presenti all'incontro anche il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, l’italiano Luciano Floridi professore di etica dell’informazione ad Oxford e anche esponenti del mondo dell’informazione come Sylvie Kauffman, direttore editoriale de Le Monde.

Google Logo in Building43
Incontro pubblico previsto a Roma il prossimo 10 settembre per il comitato di esperti nominato da Google dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ha riconosciuto il diritto all'oblio degli utenti. 

Il comitato sta raccogliendo pareri su diversi argomenti: problemi di carattere procedurale: ad esempio su temi e procedure legate al diritto alla privacy di una personalità pubblica, e se il pubblico abbia o meno il diritto di conoscerne i contenuti.  Oltre a Roma, infatti, si terranno tra settembre e dicembre a Madrid, Parigi, Varsavia, Berlino, Londra e Bruxelles.

Gli esperti che vorranno presentare la propria testimonianza agli incontri pubblici possono inviare una domanda, fino all'11 agosto, attraverso un modulo online. Il comitato di esperti di Google è composto da 10 persone. Tra gli altri, ne fanno parte anche il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, l'italiano Luciano Floridi professore di etica dell'informazione ad Oxford e anche esponenti del mondo dell'informazione come Sylvie Kauffman, direttore editoriale de Le Monde.

L'annoso problema del diritto all’oblio è un tema spinoso tuttora aperto: l’Europa vuole vederci chiaro soprattutto sulle modalità con cui Google mette in atto le rimozioni,  per le quali l'azienda di Redmont si trova a gestire una impressionante mole di richieste assumendosi il ruolo di "controllore" che, da molti osservatori, viene ritenuto non coerente con i compiti di Google.


ENEA ENTRA NEL PROGRAMMA DI SHALE GASE DI EERA

Una decisione importante, in una fase geopolitica delicata che, per le concomitanti crisi russo-ucraina e libica, vede più che mai a rischio un Paese come il nostro, costretto a importare energia.

L’ENEA è entrata a far parte del programma di ricerca sul gas da scisto (shale gas) dell’Alleanza Europea per la Ricerca sull’Energia (EERA - European Energy Research Alliance).

Il Joint Programme sullo shale gas di EERA intende creare una piattaforma di ricerca sul potenziale, sull’impatto e sulla sicurezza delle attività di esplorazione e produzione di gas da scisto in Europa. Le tecnologie e le metodologie esistenti saranno valutate e migliorate per stabilire una base di conoscenze indipendente a livello europeo.

Lo sfruttamento dei giacimenti di gas da scisto è un tema controverso a causa dell’impatto ambientale legato alle pratiche estrattive che richiedono il ricorso a
lla tecnica del fracking, vale a dire la frantumazione fino a 1 chilometro di profondità della roccia madre nel quale il gas da scisto è intrappolato, attraverso l’immissione di considerevoli quantità di acqua ad alta pressione e di additivi chimici per facilitare il processo. Le maggiori preoccupazioni su questo tipo di pratica estrattiva riguardano la contaminazione delle falde acquifere, l’emissione di gas serra e l’insorgere di fenomeni microsismici.

La posizione di un giacimento di gas da argilla rispetto agli altri tipi di giacimenti

Le conclusioni a cui approderà il programma di ricerca serviranno come input sia per l’opinione pubblica che per le istituzioni nazionali ed europee chiamate a decidere sulle normative che regolano le attività produttive dello shale gas.

Il contributo dell’ENEA riguarderà lo sviluppo di sistemi innovativi per le prospezioni geologiche e per le analisi di laboratorio necessarie a identificare e classificare le riserve di shale gas, oltre allo studio dell’impatto ambientale e delle emissioni di gas serra associate alle pratiche di esplorazione e produzione.

Il Joint Programme sullo shale gas riunisce 26 partner provenienti da 15 Stati membri dell’Unione europea; il Dipartimento di Geologia dell’Università Roma Tre e il Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia sono gli altri partner italiani che collaboreranno con l’ENEA.

I risultati del programma di ricerca possono essere seguiti sul sito www.eera-shalegas.eu


Fonte: DISTI 

mercoledì 30 luglio 2014

10 BUFALE MOLTO POPOLARI SMENTITE DALLA SCIENZA

Chiamatele bufale o leggende metropolitane. O anche leggende urbane. O più semplicemente leggende contemporanee. Sono storie insolite e inverosimili, solitamente a trasmissione orale che, a un certo punto della loro diffusione, vengono amplificate dai media, soprattutto TV e Internet, tramite i quali ricevono patente di credibilità.
Ecco quelle a cui la gente crede di più, almeno da quanto ogni giorno possiamo verificare attraverso la loro ampia diffusione su social network come Facebook.


1. "NEL MEDIOEVO SI PENSAVA CHE LA TERRA FOSSE PIATTA"
È una credenza talmente ricorrente sui social network da poterla senza dubbio assurgere a simbolo dell'oblio storico
Tuttavia si può dimostrare come nella tarda antichità, e all'inizio della teologia cristiana, la conoscenza della sfericità della Terra fosse ormai assodata. La circonferenza terrestre fu infatti misurata intorno al 240 a.C. da Eratostene. Perfino la Divina Commedia di Dante, l'ultima grande opera della letteratura medievale in lingua italiana descrive la Terra come una sfera. In qualsiasi epoca i marinai (grandi esploratori compresi) lo sapevano,  dato che se state in piedi sulla spiaggia e guardate una nave che si allontana, la vedrete sparire gradualmente all'orizzonte. 
La credenza comune che, prima dell'età delle esplorazioni, la gente credesse che la Terra fosse piatta, entrò nell'immaginario popolare dopo la pubblicazione nel 1828 del libro di Washington Irving "La vita ed i viaggi di Cristoforo Colombo". Negli Stati Uniti tuttavia questa credenza sopravvive ancora, tant'è che una associazione, la Flat Earth Society ha contato fino a un centinaio di aderenti. 


2. EMISFERO DESTRO CONTRO EMISFERO SINISTRO
Secondo questa credenza molto diffusa su social come Facebook i più portati al ragionamento intuitivo avrebbero l’emisfero destro dominante, mentre quelli più abili nel ragionamento analitico avrebbero il controllo dell’emisfero sinistro
Una bufala che non è mai stata avallata dalla scienza e smentita da studi come questi su Plos One in cui la  risonanza magnetica condotta su oltre 1000 soggetti ha stabilito con chiarezza come il cervello umano sia sì lateralizzato, ma non esistano individui che utilizzano di più la parte destra rispetto quella sinistra, e viceversa. Lo stesso vale per la bufala che spesso si legge sul fatto che noi useremmo solo il 10% del nostro cervello.


3. SCIE CHIMICHE
Una delle leggende più diffuse sul web secondo la quale esisterebbe una teoria del complotto che si baserebbe su esperimenti la cui esatta finalità è ancora sconosciuta.
Nasce, come spesso accade, da una  STORIA INVENTATA, come scrive la giornalista scientifica SILVIA BENCIVELLI.
Noi ne parlammo nel 2008 in LO PSEUDO COMPLOTTO DELLE SCIE CHIMICHE.


4. CERCHI NEL GRANO 
Contrariamente alle credenze più diffuse, sono opere realizzate dalla mano dell'uomo, in tempi che vanno da poche ore ad alcuni giorni.
Ne abbiamo parlato diffusamente qui: CERCHI NEL GRANO A POIRINO, TRA ASPARAGI E TINCHE DORATE.


5. COMPLOTTI LUNARI 
Secondo alcuni l'uomo non avrebbe mai raggiunto il suolo lunare e la NASA avrebbe falsificato le prove degli allunaggi, in una cospirazione organizzata assieme al governo degli Stati Uniti, riuscendo a convincere tutto il mondo scientifico, tecnico e giornalistico, nonché il mondo sovietico, all'epoca diretto rivale nella corsa sulla Luna.
Leggenda facilmente smontabile: in realtà di voli sulla Luna ne furono compiuti ben 6 e furono 12 gli uomini a passeggiare sul suolo lunare.
Noi ne abbiamo parlato qui in LUNA? SI, CI SIAMO ANDATI.


6. VACCINI E AUTISMO
Si tratta di uno dei più grossi inganni nati all'interno della comunità scientifica da parte di un medico che falsificò le prove. Se volete sapere la storia, potete leggerla su VACCINI E AUTISMO: APPELLO DELLA SCIENZA CONTRO GLI ALLARMI.


7. LA MELA (E L'ALBERO) DI NEWTON 
La tradizione vuole che il grande Isaac Newton fosse seduto sotto un albero quando una mela cadde sulla sua testa e questo gli fece capire che la forza gravitazionale terrestre e celeste sono la stessa cosa.
Si ritiene che anche questa storia sia stata inventata, più avanti negli anni, da uno scrittore suo contemporaneo, William Stukeley,  che la registrò nelle sue Memoirs of Sir Isaac Newton's Life .
Quel che invece è certo, è che i gatti hanno grande riconoscenza verso il grande scienziato, misogino ma amante dei felini, che tra la scoperta del calcolo differenziale e quello sulla Gravitazione Universale riuscì a inventare nientemeno che la prima gattaiola della storia, strumento adorato dai quattrozampe.


8. BOTTIGLIE D'ACQUA CONTRO LA PIPì DEI GATTI
Si utilizzano fuori dalle porte per non far avvicinare gli animali.
Le bottiglie d'acqua secondo la leggenda avrebbe alcuni poteri: deformanti, oscillatori, elettrici.
Eppure non esiste alcuna interpretazione scientifica che avvalori l’efficacia delle bottiglie. Anzi, abbiamo testimonianze VIDEO che dimostrano proprio il contrario: cani e gatti sono stati sorpresi a far pipì proprio sulle bottiglie che avrebbero dovuto allontanarli.


9. PAREIDOLIA: SU QUEL MURO VEDO LA FACCIA DI... 

È il fenomeno secondo il quale  troviamo strutture ordinate e forme familiari in disordinate; l'associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani.
Ne abbiamo parlato in E ORA... CI METTIAMO LA FACCIA
Chi è affetto da prosopoagnosia non ha questa capacità, ne abbiamo parlato in L'UOMO CHE SCAMBIÒ SUA MOGLIE PER UN CAPPELLO


10. LA LUNA INFLUISCE SULL'IMBOTTIGLIAMENTO DEL VINO E SULLA SEMINA
Le bufale sull'influenza della Luna sugli esseri viventi e non viventi è una delle credenze più antiche e diffuse. Noi ne abbiamo sfatate almeno 10 in SUPER LUNA: 10 BUFALE DA SFATARE che peraltro è stato uno degli articoli più letti dell'anno.


E ora qualcosa di completamente diverso: il fenomeno del Déjà Vu. Di cui parleremo in un prossimo articolo. Stay Tuned!


TUTTI I DINOSAURI AVEVANO LE PIUME?

La geologa Tiziana Brazzatti intervista il paleontologo Pascal Godefroit, direttore della sezione paleontologica del Royal Belgian Institute of Natural Sciences di Bruxelles



Kulindadromeus zabaikalicus by L. Panzarin
Siamo ad una svolta epocale in Paleontologia. 
Le ipotesi finora intraviste all'orizzonte, pochi giorni fa si sono materializzate con il nome di Kulindrodromeus zabaikalicus.
 
Ma chi è costui? E' un dinosauro ornitischio del Giurassico medio-superiore, delle dimensioni di un pollo, in cui per la prima volta sono state ritrovate sul rivestimento esterno sia le piume che le squame! È stato ritrovato in Russia in sedimenti che ne hanno permesso un eccezionale stato di conservazione e pertanto una precisa determinazione. 

Già in Cina erano state rinvenute specie di dinosauri con le piume, ma appartenenti al grande gruppo dei teropodi. 

Tale scoperta in un dinosauro ornitischio fa ipotizzare agli studiosi che la maggiorparte dei dinosauri conosciuti avessero un unico antenato con le piume, comune ai due gruppi e pertanto potessero avere entrambi un piumaggio.


D'ora in poi dovremo immaginare il Tyrannosaurus rex ricoperto da squame, piume e penne. State ridendo? Tutto ciò non cambierà l'idea collettiva che fosse un terribile predatore, ma nella vostra mente dovrete aggiungergli del piumaggio, colorato a vostro piacimento. 


A sinistra la Prof.ssa S. Sinitsa, al centro il paleontologo P. Godefroit e sulla sinistra l'altro ricercatore Y. Bolotsky



Di questa scoperta rivoluzionaria ne parliamo in questa intervista con uno degli autori dello studio scientifico svolto in team con i ricercatori russi, il Direttore della sezione paleontologica del Royal Belgian Institute of Natural Sciences di Bruxelles, il paleontologo Pascal Godefroit.



Quando e in quale zona della Russia è stato scoperto il "Kulindadromeus zabaikalicus? E in quale formazione rocciosa?


Gli scavi paleontologici
Il sito paleontologico di Kulinda era stato scoperto per la prima volta nell'estate del 2010 dalla Prof.ssa Sofia Sinitsa e dal suo team del Institute of Natural Resources, Ecology and Cryology del Siberian Branch ofthe Russian Academy of Sciences mentre conducevano delle indagini geologiche nella depressione Olov, lungo il fiume Kulinda, vicino al villaggio di Chernyshevsk. Gli scavi iniziali hanno portato alla luce il primo esemplare, ma successive campagne di scavo nel 2011, 2012 e quella del 2013 nell'ambito di un progetto russo-belga hanno fatto emergere l'eccezionalità dei fossili. Le rocce sedimentarie del giacimento appartengono alla parte inferiore della Formazione Ukureyksaya, del Giurassico medio-superiore, quindi di un'etá riferibile a circa 169 - 144 milioni di anni fa e probabilmente in alcune aree più antiche risalente addirittura a 150 milioni addietro. 


Sono stati rinvenuti altre specie di dinosauri o fossili nel sito paleontologico? 


Finora siamo riusciti a trovare solo un singolo dente di dinosauro teropode e alcuni fossili ben conservati di piante, larve di insetti e crostacei d'acqua dolce che suggeriscono dei depositi sedimentari di origine lacustre a bassa energia. Infatti le ossa della nuova specie di dinosauro non sono state ritrovate in connessione anatomica in quanto hanno subito un lieve trasporto dovuto alle correnti di un antico fiume. Tuttavia alcuni elementi ossei ben conservati e piuttosto rilevanti dal punto di vista tassonomico erano associati.


Ci può descrivere questo dinosauro?


Kulindradromeus zabaikalicus by A. Atuchin
Il Kulindadromeus aveva scaglie, delle penne ed un corto piumaggio. Simile ai rettili con le scaglie presenti sulla coda e le zone terminali delle zampe, possedeva sul capo e sulla testa delle setole, mentre dei veri e propri ciuffi di penne su tutte e quattro le zampe. Rassomigliava ad un pollo, ma delle dimensioni di un metro e mezzo. Le piume erano già state ritrovate in due specie di ornitischi, ma finora si è avuta molta cautela nell’estendere la loro presenza a tutto il gruppo, poichè era limitata a poche zone del corpo. Questa nuova scoperta mostra che le piume erano estese sul corpo di questi primitivi ornitischi in compresenza con le squame.


Qual era la funzione delle piume nella nuova specie di dinosauro?


Innanzitutto la loro funzione era di isolamento termico e poi di comunicazione visuale come negli uccelli attuali.


Il Kulindadromeus poteva volare?


No, in ogni caso le sue braccia erano troppo corte e le sue piume troppo primitive.


Perchè questa scoperta è così importante per la comunità scientifica?


QUESTA NUOVA SCOPERTA PROVA CHE TUTTI I DINOSAURI POTENZIALMENTE AVREBBERO POTUTO AVERE LA PIUME!


Quindi d'ora in poi potremmo immaginare persino un Tyrranosaurus rex con le piume? Ed il dinosauro Antonio?


Nel T. Rex direi di si, senza alcun problema, specialmente negli esemplari giovani. Invece la presenza di piume nel Kulindadromeus dimostra che strutture primitive di piume esistevano nei dinosauri ornitischi. Quindi è molto probabile che anche Antonio avesse delle piume. PLEASE FIND THEM, IT WILL BE A HUGE DISCOVERY! (Ho preferito lasciare questa frase in inglese, perché è talmente spontanea che mi ha fatto sognare! ...magari dei nuovi scavi al sito paleontologico del Villaggio del Pescatore potrebbero aiutare!)


E adesso sveliamo il significato del nome così complicato di questo nuovo dinosauro che sembra uno scioglilingua...Kulindadromeus zabaikalicus.


Il nome "Kulinda" deriva dalla località in cui è stato scoperto, mentre "dromeus" significa corridore. "Zabaikalicus" si riferisce invece alla denominazione della zona russa di rinvenimento.


Le ossa fossili sono conservate in un Museo?


Adesso sono ospitate al Institute of Natural Resources,Ecology and Cryology del Siberian Branch of the Russian Academy of Sciences ... Dio solo sa quando verrà costruito un Museo.


Quando le è venuta la passione per la Paleontologia?

Come per molti paleontologi da bambino!



Tiziana Brazzatti


Per saperne di più: