venerdì 26 agosto 2016

COM'E' NATA LA VITA SULLA TERRA?

Qual è stata l'origine della vita sulla Terra? E' la classica domanda da 100 milioni di dollari, perché è di interesse universale: chi non vuol sapere come tutto ha avuto inizio? Inoltre il quesito impatta in modo più o meno diretto su diversi ambiti, non solo su quello scientifico – al quale faremo riferimento in questo articolo – ma anche su quello filosofico e religioso. A tal proposito occorre subito mettere le mani avanti: la risposta definitiva ancora non esiste. “L'origine della vita sulla Terra è ancora un mistero – una delle più importanti domande scientifiche ancora da chiarire” scrive Pier Luigi Luisi nella conclusione del libro “Sull'origine della vita e della biodiversità”, pubblicato da Mondadori Education.

Gravità Zero ha scelto questo testo per spiegare ai suoi lettori alcuni elementi di base sul tema, proprio perché si tratta di un saggio divulgativo scientifico molto equilibrato, che si trattiene quindi dal saltare a conclusioni nette e che esprime i risultati dei principali studi. Fa quindi pensare e ragionare ed offre una ricca panoramica di spunti interessanti. Per far ciò deve necessariamente introdurre alcuni concetti, che però possono essere piuttosto impegnativi per chi è completamente a digiuno di chimica, biochimica e biologia. Tuttavia, lo scoglio da superare è grossomodo fissato verso la centesima pagina, superata la quale sarete adeguatamente compensati per la vostra pazienza e tenacia.


Ma veniamo ora al contenuto. Il tema fondamentale, del passaggio dalla materia inanimata alla vita, viene innanzitutto affrontato a partire dalle basi storiche e concettuali. E già da subito il discorso si fa interessante: lo sapevate che nel XVII secolo potevate chiedere al medico la ricetta per fare i topi? Bastava andare dal Dott. Van Helmont: lui vi avrebbe detto di prendere una camicia sporca e dei chicchi di frumento, di metterli a contatto e di aspettare. Dopo 21 giorni sarebbero nati dei topi. Si credeva quindi nella teoria dell'abiogenesi, altrimenti detta della generazione spontanea. Fortunatamente Francesco Redi, Antoni Van Leeuwenhoek, Lazzaro Spallanzani e – soprattutto – Louis Pasteur dimostrarono scientificamente il contrario.

Ma se il vivente può provenire solo dal vivente, qual è quindi l’origine della vita? E poi, noi siamo soltanto un insieme di molecole? Qui l’autore distingue fra struttura, ovvero una sorta di assemblaggio molecolare e proprietà, che sono caratteristiche che possono emergere a livelli gerarchici più elevati (non molecole, ma cellule, tessuti, organi…).

Molti conoscono i primi esperimenti di chimica prebiotica, ma la vera questione è se la vita sia nata per caso o se invece le cose non potevano andare in maniera diversa da come sono effettivamente andate. Nel primo caso si parla di contingenza nell’origine della vita: “una delle implicazioni è che la vita umana avrebbe anche potuto non esserci”. Nel secondo caso, invece si tratta di determinismo, da non confondere con il “determinismo guidato verso la formazione della vita” (quest’ultimo non è scientificamente accettabile).

Nel secondo capitolo l’autore punta a circoscrivere il difficile concetto di “vivente”. Egli si basa sulla teoria dell’autopoiesi (o autoproduzione), sviluppata da Humberto Maturana e Francisco Varela negli anni ‘70. Tale teoria consente anche un approccio sperimentale: è possibile preparare in laboratorio sistemi chimici autopoietici. L’autopoiesi propone una visione sistemica, nella quale il vivente è caratterizzato da automantenimento, ovvero è capace di rimanere se stesso. Ciò significa, in altri termini, essere in grado di rigenerare dall’interno le proprie componenti. Così “la cellula rigenera dall’interno i suoi componenti che vengono consumati, trasformati, degradati o rimossi – siano essi ATP o glicogeno, glucosio o t-RNA. Tutto questo, naturalmente, avviene a spese di nutrienti e attraverso un flusso di energia diretto verso l’interno della cellula”. Ma per definire la vita, l’unità autopoietica (struttura vivente organica) non basta, occorre anche l’ambiente e la cognizione, poiché l’unità citata “interagisce in modo cognitivo con l’ambiente”.

Il terzo capitolo è dedicato ai biopolimeri, cioè alle macromolecole sulle quali è basata la vita: proteine, acidi nucleici e polisaccaridi. Questa è la parte più impegnativa, ma il premio è un’idea molto più chiara di cosa sono le proteine, che funzioni svolgono e quali tipi di strutture possiedono. E gli acidi nucleici? Finalmente coglierete le differenze fra geni, genoma, codice genetico, DNA e RNA.

Gli ultimi tre capitoli del testo sono dedicati ad argomenti altrettanto importanti: innanzitutto si entra nel dettaglio di quelle proprietà che emergono quando la complessità della vita supera determinati livelli; poi vengono spiegati i più importanti approcci sperimentali all’origine della vita. Se conoscete solo l’idea di brodo primordiale, allora troverete molti altri modi di affrontare la scienza della vita in laboratorio: ad esempio “il mondo a RNA prebiotico”, l’approccio compartimentalistico e la costruzione di modelli di proto-cellule minimali.

In un certo senso, l’ultimo capitolo – che tratta i fondamenti del darwinismo e l’origine della biodiversità – potrebbe essere quello a voi più noto (in quanto più diffuso dai media). Ma, come ho già detto all’inizio, questo è un libro che vale la pena leggere fino all’ultima pagina.

Walter Caputo

N.B.: Le parti virgolettate sono tratte dal libro "Sull'origine della vita e della biodiversità", scritto da Pier Luigi Luisi e pubblicato da Mondadori Education. La foto è stata scattata da Walter Caputo.

PERCHÈ UNA AZIENDA DOVREBBE APRIRE UN BLOG

"Bisogna iniziare a usare i blog. Non avevamo idea di che cosa aspettarci quando lanciammo il blog ufficiale di General Motors. Sorprendentemente avemmo cinquemila visitatori il primo giorno. Siamo entrati in contatto con migliaia di persone che altrimenti non avremmo mai raggiunto. Naturalmente potreste chiedervi se bloggare è importante quando la propria azienda è in un periodo di crisi. La mia risposta è sì"
Bob Lutz
Vice Chairman  - Global Product Development 
General Motors 

In tempi di crisi l'azienda che utilizza le opportunità concesse dalle nuove tecnologie ha più possibiltà di entrare in una spirale economica positiva e alimenta le possibilità di aumentare la propria visibilità e la propria popolarità su un terreno che sta diventando sempre più agguerrito e competitivo: il Web.

Un corporate blog (o blog aziendale) suscita interesse nel cliente. E aiuta l’azienda ad ottenere visibilità (in particolar modo sui motori di ricerca come Google) e consenso senza richiedere onerosi investimenti e tecnologie complesse.


Da un sondaggio di Ispo CLick 
per l’Osservatorio Blogger, “Universo Blog, chi li frequenta e perchè”,
viene rilevato che agli italiani i blog piacciono e tanto. Nonostante 
la diffusione massiccia dei social network, i blog vengono preferiti 
dagli italiani per riflettere e approfondire gli argomenti di interesse


I blog si sono rivelati dunque uno strumento di business molto efficace per le aziende: una chiave per sopravvivere alla recessione attraverso due operazioni di immagine: le relazioni e la fiducia,
canali  attraverso cui stabilire un contatto diretto con il proprio target, invitando i clienti ad esprimere i loro commenti su quanto l'azienda stessa ha da proporre.


PERCHÈ UNA AZIENDA DOVREBBE AVERE UN BLOG


1) Aumenta il numero di lettori e di potenziali clienti 

2) Le Aziende concorrenti italiane e straniere si sono già mosse 

3) il blog è uno strumento adatto alle PMI 

4) Permette di avere un dialogo diretto con i proprio clienti e potenziali tali  

5) È uno strumento che può essere utilizzato per dialogare con i propri dipendenti e collaboratori

6) È un ottimo strumento per veicolare contenuti promozionali dell'azienda 

7) Migliora il posizinamento su Google anche del sito principale  

8) I contenuti possono essere gestiti anche da persone non esperte in informatica

9) Consente all'azienda di dialogare in modo non informale e di essere sempre al centro dell'attenzione

10) Vi permette di diventare degli influencer, dei punti di riferimetno nel vostro settore. 


Un blog, tecnicamente, non è dissimile da un sito web che si affianchi
al sito principale di una azienda, ma che può soddisfare obiettivi
differenti: il lancio di un servizio, o di un prodotto; l’area per
raccontare l’azienda e le sue storie attraverso la voce del titolare o
dei manager, il confronto di esperienze di una azienda e la volontà di
indagare nuove forme di comunicazione.



Il blog dell'agevolatore di impresa Vikyanna
Inoltre, un blog serve ad accorciare le distanze tra cliente e azienda, fa capire meglio a quest’ultima cosa vogliono i propri committenti e, attraverso il riscontro diretto, consentire di correggere il tiro di eventuali errori di marketing in un modo più semplice e diretto.
Cancellare il corporate blogging dalla lista degli strumenti di marketing solo perché non se ne conoscono le dinamiche può farvi perdere una opportunità competitiva. Sforzarsi, invece, di avere un
approccio aziendale meno istituzionale sembra essere la nuova strada per avvicinarvi ai clienti.



Il primo consiglio, utilizzando il blog come strumento di dialogo,  è quello di abbandonare lo stile istituzionale tipico  del comunicato stampa o della presentazione da sito web aziendale e di rivolgersi ai propri lettori in maniera informale, diretta e soprattutto
onesta.




Altri aspetti da non sottovalutare sono i requisiti che   imprescindibilmente devono possedere le persone o la persona che   scrivono sul blog, quali la padronanza della materia e la dote di   comunicare. Entrambi questi fattori costituiscono il mix perfetto   affinché i post scritti catturino l’attenzione del lettore.   Naturalmente un blog aziendale richiede una pianificazione attenta. Si   tratta di un elemento che deve divenire parte della strategia di   comunicazione aziendale.     Aprire un blog è semplicissimo, fare un flop altrettanto facile.


Quello in cui occorre investire, dunque, è nel rinnovamento   dell’approccio dell’azienda al mondo esterno. Per questo è meglio   affidarsi a professionisti della comunicazione digitale: servono una   strategia e una pianificazione graduale, per evitare sgradevoli effetti   boomerang, che possono influire sulla reputazione del marchio.


4 ESEMPI DI BLOG AZIENDALI DI SUCCESSO



L'OREAL



DELL



GENERAL ELETRIC



SQUARESPACE



GOOGLE TI PENALIZZA? NON SEI VISIBILE SUI MOTORI? ECCO PERCHÉ

Il sito della tua azienda NON si trova sulle ricerche di Google?

È probabile che il tuo sito sia stato bannato, oppure penalizzato da Google . Controlla Webmaster Central, e compila una richiesta di riconsiderazione solo dopo avere tolto dal tuo sito contenuti non conformi alle regole di Google

Se il tuo sito è presente negli indici di Goole ma continua a essere penalizzato segui questo diagramma



How to Handle a Search Spam Penalty


Fonte: Rewriting the Beginner’s Guide Part IX: Myths, Penalties and Spam








giovedì 25 agosto 2016

AUMENTARE I CONTATTI WEB CON LA GUIDA (GRATUITA) SUL DIGITAL MARKETING

Quella che stiamo per presentarvi è un'utile guida con un ricco elenco di “digital marketing tools”, ovvero strumenti per l’analisi e la gestione operativa di azioni di marketing digitale adatti alla vostra azienda.

Detto in altre parole sono strumenti utili per chi si occupa di comunicazione e marketing di impresa per aumentare il numero di lead, ovvero di clienti interessati alla vostra offerta di servizi o prodotti.  

Perché ho bisogno di questa guida?Il
successo nell'acquisizione di nuovi clienti attraverso il marketing
digitale va alle imprese che sono più riuscite a sfruttare i principali
canali di marketing inbound per ottenere visibilità e contatti.
Questi canali includono la ricerca, social media e-mail marketing, il tutto alimentato da ottimi servizi disponibili per migliorare
l'esperienza dei clienti on-line di siti web, applicazioni mobili ed
e-mail per contribuire a rafforzare la conversione e sviluppare la
fedeltà dei clienti.

La guida può essere scaricata qui [dopo una semplice registrazione] e presenta 150 strumenti – gratuiti, freemium e/o a
pagamento.

Questa guida vi aiuterà a sfruttare la potenza degli strumenti digitali disponibili dal momento con:
  •     30 categorie di strumenti per  confrontare il vostro mercato e studiare i vostri competitor
  •     5 strumenti in ogni categoria classificati in ordine di valore
  •     Numerosi strumenti per acquisire, convertire e mantenere i clienti

La guida vi sarà utile per effettuare analisi sul vostro pubblico di riferimento e per gestire la vostra strategia di marketing digitale.

Tools che, come mostra l’infografica
sottostante, sono divisi concettualmente in 4 aree: Reach, Act, Convert
ed Engage, con una ulteriore suddivisione in aree sempre più specifiche. 

Ti interessano questi argomenti? Continua a seguirci anche su Facebook e su Twitter  oppure scrivici invandoci le tue domande o qualsiasi richiesta. 
Il nostro sito web: www.vikyanna.it





mercoledì 24 agosto 2016

COME FAR COMPARIRE IL VOSTRO SITO SU GOOGLE NEWS?

Comparire su Google News può diventare estramente interessante perché permette di aumentare di gran lunga la sua visibilità e aumentare così la competitività rispetto alla concorenza.


Google News è un servizio di Google che si propone di fornire agli utenti notizie dal mondo in maniera organizzata e tempestiva. Per poter funzionare al meglio, questo servizio dipende dalla qualità delle notizie stesse e quindi dalla qualità dei siti che ne sono la fonte. A questo scopo ci sono alcune indicazioni da seguire, fornite da Google stesso, per poter essere inclusi nell’elenco dei siti indicizzati da Google News.

Come prima norma c’è quella sulla qualità delle notizie; i siti che fanno parte di Google News devono avere un buon livello qualitativo, gli articoli devono essere puntuali e trattare di argomenti importanti e che possano essere di interesse per i lettori. Google generalmente non ammette le rubriche di consigli (siano essi blog o in altra forma) e le istruzioni pratiche. A questo proposito, è bene sottolineare che Google News non è un servizio di marketing e che quindi non include notizie di siti manifestamente creati per promuovere un particolare prodotto o un’organizzazione.

Come per tutti i contenuti dei siti web, Google richiede articoli unici e originali, e se il nostro sito raccoglie anche contenuti aggregati, dovrà essere nostra cura separarli dai contenuti originali o limitare l’accesso dello spider con l’aiuto del file robots.txt. Questa è comunque da considerarsi una buona norma di “onestà telematica” che tutti dovrebbero sempre adottare.

Altri aspetti da considerare sono quelli realitivi all’autorevolezza e alla facilità di uso del sito: gli utenti generalmente ritengono più affidabili siti in cui sono presenti informazioni di contatto e biografiche sull’autore dell’articolo, così come, allo stesso modo, è facile immaginare che prediligano siti con una buona velocità di caricamento, correttamente realizzati e con una facile fruizione dei contenuti.

Ultima, ma non meno importante è la norma sui requisiti tecnici. Google News utilizza un algoritmo informatico per eseguire automaticamente la scansione dei siti di notizie e per facilitarne il lavoro il nostro sito dovrebbe seguire le indicazioni tecniche segnalate dal Google Webmaster tool. Un altro aspetto da considerare è che il crawler è in grado di indicizzare in Google News solo articoli in HTML quindi non potrà scansionare file in Pdf o in altri formati diversi dall’ html e per il momento nemmeno i contenuti multimediali. Per aiutare Google News a scoprire gli articoli più recenti possiamo creare un link ad essi che sia ben in evidenza e inviare a Google la Sitemap.


In definitiva, le norme fornite da Google per l’inserimento dei nostri articoli in Google News non sono altro che le stesse norme di best practice che dovrebbero essere seguite da ogni webmaster, per la realizzazione di tutti i contenuti di un sito web e la loro organizzazione.


LINK: INVIARE GLI ARTICOLI A GOOGLE NEWS