sabato 19 aprile 2014

LE FRATTURE DEGLI ARTI SI CURANO MEGLIO SE STAMPATE 3D

Prove generali per cambiare pagina nel capitolo "fratture".
L'Italia, pioniera in materia, si aggiudica una delle medaglie da esporre nella bacheca più prestigiosa: la riproduzione a tre dimensioni della lesione dei pazienti, attraverso perfetti calchi di arti.
A detenere il monopolio della novità è un team di giovani specializzandi guidati dal direttore della clinica ortopedica traumatologica dell'università di Verona, Bruno Magnan.
Un innovativo scenario prende quota senza esitazione. Il metodo messo a punto ha già prodotto i primi risultati fedeli alla realtà in ogni aspetto e utili a studiare in maniera più oculata le fratture, preparando un adeguato programma di intervento sui pazienti.

Corrono senza tregua le nuove declinazioni della stampante 3D, l'aggeggio-rivoluzione del XXI secolo scalatore di successi. 
Ad esaltare il metodo è il dottor Nicola Bizzotto, membro della equipe di ricercatori.

Pochi paesi in Italia possono competere con l’inventiva dell’Università di Verona. 
Quali benefici sta apportando all’ortopedia l’approccio 3D?

In realtà, con un pizzico d’orgoglio, mentre scriviamo queste righe, possiamo vantarci di essere non solo i primi in Italia, ma addirittura tra i primi al mondo a produrre stampe 3D delle fratture dei nostri Pazienti.
L’approccio al 3D è iniziato qualche anno fa, grazie al miglioramento delle macchine TAC, sempre più performanti. Questo tipo di ricostruzione consente di visualizzare a monitor, ad esempio, una frattura o un’alterata morfologia del distretto osseo in esame, da vari punti di vista.
Abbiamo compiuto un ulteriore passo in avanti con la stampa 3D, che sta rivoluzionando molti ambiti del settore medico, soprattutto all’interno della sfera ortopedico-traumatologica: infatti, la possibilità di vedere e, soprattutto, di toccare con mano, in rapporto 1:1, ad esempio, una frattura articolare, può essere determinante nella valutazione della lesione. Inoltre, è possibile iniziare a simulare il trattamento chirurgico in maniera ultra-realistica. 
Fino a qualche tempo fa, le fratture venivano operate dopo aver esaminato solamente qualche radiografia appesa al diafanoscopio e, in anni più recenti, attraverso le ricostruzioni TAC, visualizzate a monitor o stampate su pellicola.
Attualmente, la stampa tridimensionale ci consente di ricreare una frattura o una lesione fedele alla realtà quasi al 100% in modo tale da poterla studiare con tutti i dettagli realistici; stiamo inoltre lavorando per sviluppare tecnologie che ci permetteranno di effettuare prove e misurazioni sul segmento osseo in esame, e persino di simulare, sul modellino 3D, l’intervento che verrà poi eseguito sul Paziente. 

Quali sono i costi della cosiddetta stampante e dei materiali per ottenere il prodotto finale? Risparmio o rincaro rispetto alla strumentazione tradizionale?

Si può facilmente intuire che, come per tutte le innovazioni tecnologiche, tra poco tempo, il valore di mercato delle stampanti e dei materiali utilizzati subirà un notevole ribasso. In questo momento, a Verona, i nostri modellini e prototipi di fratture o lesioni spaziano da poche decine a qualche centinaia di euro, in base al segmento anatomico riprodotto. Il problema del prezzo andrebbe però esaminato da un altro punto di vista: il chirurgo, se avesse la possibilità di valutare preliminarmente la frattura, o addirittura di tentare qualche manovra di ricostruzione pre-intervento, potrebbe sicuramente ridurre drasticamente la durata dei tempi chirurgici e degli eventuali rischi d’infezione e, quindi, indirettamente, contribuire ad un enorme risparmio economico.  

Ha ancora qualche dubbio o solo certezze sulla funzionalità del metodo? Può la stampante 3D essere considerata la rivoluzione del XXI secolo nel campo dell’ortopedia?

Ogni settimana stampiamo per studio diversi tipi di fratture, in base ai casi dei  Pazienti in attesa d’intervento chirurgico, degenti nel nostro Reparto. Per quanto riguarda numerosi distretti anatomici, quali, ad esempio, il piede, il polso, la mano o il ginocchio, la possibilità di maneggiare un modellino tridimensionale viene considerata quasi indispensabile per valutare nel migliore dei modi soprattutto gravi fratture o lesioni. Con il Direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica Universitaria dell’AOUI di Verona, Prof. Bruno Magnan, e con alcuni colleghi, Dr. Sandri, Dr.Costanzo e Dr.Romani, stiamo considerando come questa nuova tecnologica stia aprendo una strada unica e assolutamente rivoluzionaria relativamente alla valutazione delle fratture di calcagno in particolare, o comunque in vari aspetti concernenti la chirurgia del piede, un segmento anatomico di notevole difficoltà terapeutica.


Come hanno reagito colleghi, pazienti e studenti universitari quando hanno toccato con mano il prototipo 3D della parte del corpo fratturata?

In effetti, mi è rimasta impressa l’espressione assolutamente sorpresa e sbalordita dei miei colleghi quando, durante uno dei nostri quotidiani meeting mattinieri di aggiornamento scientifico, ho estratto dalla mia borsa la prima riproduzione 3D di un calcagno. Questi modellini hanno sicuramente consentito anche ai Medici più giovani ed inesperti e agli Studenti Universitari di poter toccare con mano, e, quindi, di comprendere al meglio com’è, nella realtà, un osso fratturato.
Un altro aspetto, non meno importante, è relativo al rapporto con i Pazienti: una volta osservato il proprio osso fratturato, fedele alla realtà in ogni aspetto, questi  hanno dimostrato un’eccellente capacità di comprensione della gravità del danno oltre che del trattamento proposto dai Medici. A mio parere, quindi, questa nuova tecnologia può costituire una pietra miliare in traumatologia nel rapporto Medico-Paziente, in ambito pre-operatorio, per quanto riguarda il Consenso Informato.   

Crede nelle potenzialità della stampa a tre dimensioni di cartilagini e frammenti di ossa da “impiantare” nel corpo, scongiurandone il rigetto?
In genere, fortunatamente, le fratture guariscono spontaneamente. In ogni angolo del mondo, comunque, si stanno intraprendendo studi per la creazione di materiale impiantabile nel corpo umano, che racchiuda in sé tutte le caratteristiche di sicurezza per il Paziente. Recentemente, alcuni colleghi stanno intraprendendo degli esperimenti di trapianto di materiale 3D in ambito maxillo-facciale. A mio giudizio, il ruolo della stampa tridimensionale acquisirà maggiore importanza quando sarà necessario stampare qualche “pezzo di osso mancante”, come ad esempio nel caso di gravi fratture comminute o articolari con perdita di sostanza ossea. Sicuramente, i prossimi progressi riguarderanno l’arto superiore, distretto anatomico non soggetto al sostegno del peso del corpo. Un osso scafoide danneggiato irrimediabilmente e ricostruito con uno stampato, oppure una cartilagine tridimensionale e posizionata, ad esempio in un’articolazione, in maniera tale da sostituirne una deteriorata? Perché no? E’ la nostra sfida e il nostro obiettivo da raggiungere!

 Marina Dimattia



CON GROWISH RACCOGLI DENARO SUL WEB

Grazie al supporto dell’incubatore Digital Magics, il servizio italiano di collective payment rinnova la piattaforma tecnologica e lancia un nuovo modello di business: raccogliere denaro sul web per raggiungere obiettivi comuni. 


L'idea di parlare di Growish sulle nostre pagine ci è venuta quando abbiamo letto la notizia di un gruppo di giovani studenti delle scuole medie di Sant'Antonino di Susa che hanno conquistato il titolo di campioni d'Italia di robotica "Under 14"  che però, a causa dei costi elevati del viaggio, forse non potranno partecipare ai mondiali che si terranno in Brasile

Growish è la startup innovativa che offre il primo servizio in Italia per raccogliere denaro tra amici sul web e acquistare un regalo, tramite il metodo della “colletta” online.

E tra i regali... ci sono anche biglietti con la compagnia aerea Alitalia. Fatto due + due?

Digital Magics, incubatore certificato di startup innovative quotato sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM), ha affiancato il team dei fondatori nello sviluppo strategico e tecnologico della neoimpresa per il rilascio della nuova piattaforma digitale e del nuovo modello di business.

giovedì 17 aprile 2014

NASA: SCOPERTO UN PIANETA "GEMELLO" DELLA TERRA


La celebre  rivista Science ha l’obbligo dell’embargo fino al termine della conferenza della NASA, in corso mentre scriviamo,  che ha appena annunciato una nuova ed importante scoperta effettuata dal telescopio spaziale Kepler, in orbita dal 2009 attorno alla Terra.

Kepler avrebbe scoperto un esopianeta di grandezza simile alla Terra (solo 10% più grande) nella zona abitabile intorno alla propria stella, a circa 500 anni luce da noi

Si tratta di una cosiddetta nana rossa denominata Kepler-186 che ospita già altri 4 pianeti. Quello più interessante di tutti è proprio Kepler-186f. 

Una scoperta importante per la Nasa. È infatti molto diverso da tutti gli altri pianeti scoperti fino ad ora, tutti troppo vicini alla loro stella per poter avere acqua liquida in superficie e quindi sviluppare la vita.

Dal sito NASA i partecipanti che presentano la scoperta sono:

- Douglas Hudgins, della Astrophysics Division della NASA a Washington,;
- Elisa Quintana, scienziato del SETI presso il Centro di Ricerca Ames, della NASA;
- Tom Barclay, scienziato dell’Istituto di Ricerca Ambientale dell’Ames Research Center, della NASA;
- Victoria Meadows, professore di astronomia presso l’Università di Washington e ricercatore principale del Virtual Planetary Laboratory.

Comparazione dei sistemi solari del Sole e di Kepler-186
Image Credit: NASA Ames/SETI Institute/JPL-Caltech

Fino ad ora il pianeta più simile alla Terra, per dimensioni e posizione, era un corpo celeste con una superficie del 40% superiore a quella del nostro. Pianeti più piccoli sono stati osservati ma nessuno di essi si trova in aree abitabili.

La zona abitabile  - Image Credit:  NASA


Immagine di fantasia di  Kepler-186f di fronte alla sua stella
Image Credit: NASA Ames/SETI Institute/JPL-Caltech

La missione Kepler è una missione spaziale della NASA parte del programma Discovery, il cui obiettivo è la ricerca e conferma di pianeti simili alla Terra in orbita attorno a stelle diverse dal Sole, tramite l'utilizzo di un telescopio spaziale.

Nell’aprile 2013 il team di Kepler aveva individuato 2 740 candidati pianeti e confermato altri 121.
Il 19 agosto 2013 la NASA ha annunciato di non essere in grado di poter riparare un guasto occorso al telescopio, per cui non potrà tornare ad essere operativo per la ricerca di esopianeti. 

Dopo Kepler, è in arrivo dunque un altro cacciatore di pianeti, questa volta europeo. Si chiama Plato e il suo lancio è previsto entro il 2014.  
A bordo ci saranno ben 34 piccoli telescopi che per sei anni osserveranno l'universo, circa un milione di stelle ed i relativi pianeti che ruotano intorno ad esse. 

Alla missione l'Italia partecipa con l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l'Istituto Nazionale di Astrofisica.


Per approfondire: NASA Press Kit

La Missione Kepler sul sito NASA 

mercoledì 16 aprile 2014

DIABETE: SCOPERTA UNA COMBINAZIONE VINCENTE CONTRO LE INFEZIONI PROTESICHE

Uno studio coordinato dall’Università degli Studi di Milano sperimenta con successo, su modello murino, una nuova terapia contro le infezioni da impianto

Nel paziente diabetico le infezioni delle protesi rappresentano una delle complicazioni più gravi in campo ortopedico: oltre a determinare spesso il fallimento dell’impianto, sono purtroppo caratterizzate da una elevata mortalità.

Un meccanismo patogenetico caratteristico in questo tipo di infezioni, causate da una varietà di microrganismi, è la formazione di biofilm, ossia una tipica struttura all’interno della quale i batteri aumentano la loro resistenza, rendendo vane, o comunque non risolutive, le terapie antibiotiche.

A causa delle problematiche vascolari che lo accompagnano, il diabete è un concreto fattore di rischio per la produzione del biofilm e l'aumentata virulenza dei microorganismi ed è per questo che l’incidenza di queste infezioni è particolarmente diffusa, in forme particolarmente severe, tra i pazienti diabetici.

Oggi un lavoro pubblicato sulla rivista PLOS ONE da Lorenzo Drago, del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con l'IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e l'Istituto Farmacologico Mario Negri, apre prospettive nuove ed importanti per la cura di queste gravi patologie.

martedì 15 aprile 2014

DUEMILA STUDENTI DELLE SUPERIORI RICERCATORI PER UN GIORNO

Si concludono domani all'Università Roma Tre le Masterclasses, l’iniziativa internazionale, coordinata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e finanziata, quest’anno, con i fondi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), che porta studenti delle scuole superiori in un viaggio nel cuore della materia e alla scoperta dell’infinitamente piccolo.

Duemila studenti delle superiori sono stati ricercatori per un giorno in tutta Italia durante le Masterclasses, l’iniziativa internazionale che porta studenti delle scuole superiori in un viaggio nel cuore della materia e alla scoperta dell’infinitamente piccolo.
All’Università Roma Tre il 16 aprile ci sarà la giornata conclusiva.

Sono duemila gli studenti delle scuole superiori italiane che dal 12 marzo, nell’ambito delle celebrazioni per i 60 anni del CERN, hanno avuto l’occasione di essere ricercatori di fisica per un giorno grazie all’iniziativa Masterclasses, coordinata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e finanziata, quest’anno, con i fondi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). Il 16 aprile, per la giornata conclusiva di questa decima edizione, saranno una quarantina i ragazzi provenienti delle scuole romane a recarsi all’Università di Roma Tre, dove verranno accompagnati dai ricercatori in un viaggio nelle proprietà delle particelle ed esploreranno i segreti della grande macchina LHC (Large Hadron Collider) al CERN in Svizzera, dove nel luglio 2012 è stato scoperto il bosone di Higgs (noto al grande pubblico come la “particella di Dio”).

La giornata si suddivide in lezioni e seminari sugli argomenti fondamentali della fisica delle particelle, al mattino, seguite nel pomeriggio da esercitazioni al computer e una videoconferenza in cui, proprio come in una vera collaborazione internazionale, si discutono i risultati emersi dalle esercitazioni. Il 16 aprile i ragazzi romani potranno usare i veri dati provenienti dall’esperimento Atlas, uno degli esperimenti dell’acceleratore di particelle LHC, dove 100 metri sotto terra, nel tunnel di 27 km sotto Ginevra, le particelle si scontrano quasi alla velocità della luce. Durante le esercitazioni potranno simulare l’epocale scoperta dell’Higgs, ma anche quella dei bosoni W e Z (proprio quelli che nel 1984 valsero il premio Nobel a Carlo Rubbia). Una Masterclass analoga si era svolta a Roma Tre anche il 3 aprile scorso.

L’iniziativa, giunta alla decima edizione, fa parte delle Masterclasses internazionali organizzate da IPPOG (International Particle Physics Outreach Group). Le Masterclasses si svolgono contemporaneamente in 40 diverse nazioni, coinvolgono 200 tra i più prestigiosi enti di ricerca e università d’Europa, degli Stati Uniti, del Cile, dell’Ecuador, della Giamaica e del Messico e più di 10.000 studenti delle scuole superiori.

Per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sono presenti i Laboratori Nazionali di Frascati e le sezioni di Bologna, Catania, Cosenza, Ferrara, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Milano-Bicocca, Napoli, Padova, Pavia, Perugia, Pisa, Roma “La Sapienza”, Roma Tre, Torino, Trieste e Udine.

Informazioni sulle Masterclasses:

· Masterclasses italiane: http://masterclass.infn.it
· Masterclasses internazionali: http://physicsmasterclasses.org/neu

STUDENTI-IMPRENDITORI: AL VIA UN CONCORSO PER LO SVILUPPO DEL TERRITORIO

Parte oggi il concorso per idee “Localpreneur” per raccogliere idee creative e sostenibili di sviluppo locale. Il futuro parte dai giovani e dai territori.

Milano, 14 aprile 2014. Sono più di 7 000 i giovani studenti delle scuole superiori di tutta Italia che saranno chiamati a presentare le loro idee imprenditoriali per il rilancio e lo sviluppo dei territori nell’ambito del concorso “Localpreneur, imprenditore per il locale”. L’iniziativa, promossa da Junior Achievement Italia e Barclays, in collaborazione con Fondazione Italiana Accenture sulla piattaforma digitale per l’innovazione sociale ideaTRE60, si inserisce nell’ambito del progetto di educazione imprenditoriale “Impresa in azione” a cui partecipano, nell’anno scolastico 2013/2014, circa 350 classi di tutta Italia.

Turismo, artigianato, enogastronomia, valorizzazione delle aree d’interesse artistico-culturale, sinergie nell’ambito dei distretti industriali, sono solo alcuni dei settori a cui si rivolge Localpreneur, con ampie opportunità imprenditoriali per i giovani. Attraverso un programma fitto di iniziative formative, materiali didattici innovativi, una piattaforma digitale per la promozione e la raccolta di idee e una metodologia d’apprendimento basata sulla gestione di una startup reale, gli studenti potranno sviluppare prodotti o servizi per dare un contributo attivo allo sviluppo dei territori in cui vivono, migliorandone la competitività e promuovendone le specificità, acquisendo al contempo competenze per l’occupabilità.

Circa 30 dipendenti volontari di Barclays seguiranno le classi al fine di trasferire il loro know-how e suggerire strategie d’impresa innovative.



La precedente edizione dell’iniziativa ha visto la nascita di numerose startup di studenti a vocazione locale. Tra queste, “Japp”, impresa nata tra i banchi dell’Istituto Ferraris di Catania, sta oggi proseguendo il proprio percorso di crescita con lo sviluppo di un’applicazione per agevolare il turismo in città.