venerdì 31 ottobre 2014

INSUFFICIENZA CARDIACA: NUOVO FARMACO TARGATO NOVARTIS

Vi affaticate facilmente? Notate un affanno nello svolgimento di attività che prima portavate a termine senza alcun problema?  Sentite palpitazioni e avete difficoltà di respiro? Questi sono solo alcuni degli segnali con i quali il nostro cuore ci avverte quando la sua funzione di pompa è alterata.

Può essere l'anticamera anche per decorsi più gravi, come l'arresto cardiaco. Cosa importante dunque da ricordare: se anche avete il minimo dubbio sullo stato di salute del vostro cuore, correte immediatamente dal medico. Una diagnosi precoce è in grado di salvarvi la vita. 

Elettroencefalogramma
Elettroencefalogramma - Shutterstock

Da sempre in lotta con il cervello per  il primato di organo più importante del nostro corpo, il cuore, essendo una pompa a tutti gli effetti, può manifestare diverse patologie. Una di queste è l'insufficienza cardiaca.

L’insufficienza cardiaca consiste nell’incapacità dell’organo di fornire un’adeguata quantità di sangue rispetto alle normali esigenze dell’organismo, comportando una diminuzione dell’apporto di nutrienti, in particolare di ossigeno alle zone periferiche. Per fortuna la medicina oggi ha fatto passi da gigante, e oltre a eliminare le cattive abitudini propone cure di grande efficacia.

QUALI SONO LE CAUSE DELL'INSUFFICIENZA CARDIACA?
 
  • Pressione alta-ipertensione: se la pressione presenta dei valori superiori alla norma, il muscolo cardiaco deve necessariamente aumentare il proprio lavoro per garantire un adeguato flusso sanguigno in tutto l’organismo. Col protrarsi di questa condizione, l’individuo reagisce con dei meccanismi definiti compensatori che aumentano lo spessore del miocardio obbligando il cuore a ridurre la sua capacità contrattile, ma questa compensazione può favorire l’insorgenza di manifestazioni ipertrofiche. 
  • Riduzione del lume vascolare: presenza di depositi grassi all’interno delle arterie che riducono il diametro del vaso rallentando il flusso sanguigno. 
  • Ischemia: presenza di un coagulo di sangue nelle arterie che può causare danni irreversibili al muscolo. 
  • Alterazione del ritmo cardiaco 
  • Infiammazione del muscolo cardiaco 
  • Condizioni cardiache congenite: ci si riferisce principalmente a difetti strutturali. 
  • Altre malattie come: diabete, anemia, ipotiroidismo, reazioni allergiche etc.

Pressione alta, ipertensione - ShutterStock 
DA QUALI SINTOMI SI RICONOSCE L'INSUFFICIENZA CARDIACA?
Il paziente mostra diversi sintomi come:
  • Astenia o debolezza 
  • Oliguria o meglio classificata come riduzione della diuresi 
  • Palpitazioni o aritmie 
  • Dispnea, ovvero, difficoltà del respiro 
  • Alcuni manifestano anche difficoltà nel riposo notturno con la necessità di adottare più cuscini per dormire. 
  • Mancanza di appetito 
  • Edema in gambe, caviglie e piedi 
  • Tosse o affanno 
  • Gonfiore dell’addome

    L'insonnia può essere un sintomo dell'insufficienza cardiaca - ShutterStock 


    LA DIAGNOSI


    È basata principalmente sulla valutazione della funzionalità cardiaca. In particolare si opta per una radiografia del torace che può evidenziare l’aumento delle dimensioni del cuore e la congestione dei polmoni, un elettrocardiogramma e un eco-cardiogramma che permettono di valutare il funzionamento del muscolo cardiaco. Altri sistemi come la scintigrafia e il cateterismo cardiaco sono utilizzati per identificare la causa dello scompenso.

    I soggetti affetti da insufficienza cardiaca devono, necessariamente, evitare il sovrappeso, condurre una vita sana seguendo un’alimentazione corretta con un basso apporto di sale che causa ritenzione idrica e aumenta il lavoro del cuore. 

    Per migliorare il proprio stile di vita, secondo diversi studi, i pazienti possono praticare il Tai Chi [1], antica arte marziale cinese. I soggetti sottoposti a questo studio [1][2] hanno praticato Tai Chi almeno due volte a settimana per un periodo di tempo durante il quale si valutato positivamente l’influenza della antica saggezza cinese, la quale vince migliora significativamente la qualità della vita.

    La mente dunque svolge un ruolo importante, non a caso Giovenale nelle Satire affermava: “Mens sana in corpore sano”

    Da uno studio condotto tra il 1976 e il 2007 da Eva Eva Prescott [3][4][5], Prof.ssa di Riabilitazione e Prevenzione cardiovascolare del Bispebjerg University Hospital di Copenhagen (Danimarca), è emerso che chi ha studiato per almeno dieci anni non sviluppa l’insufficienza cardiaca, o meglio, il rischio di maturare la patologia è inferiore al 39%. I risultati, ovviamente, sono stati corretti tenendo conto dei fattori di rischio cardiovascolari.

    "Questo è il più grande e completo studio condotto fino ad ora per esaminare la relazione tra fattori socioeconomici e il rischio di sviluppare insufficienza cardiaca" ha affermato Eva Prescott all’ Oxford Journal. [6]

    La diagnosi è basata sulla funzionalità cardiaca - Shutterstock

    LA CURA

    Ovviamente, essendo l’insufficienza cardiaca una patologia di notevole rilevanza e soprattutto di un’incidenza elevata (circa 20 milioni di persone in tutto il mondo, questo valore è in costante incremento) necessita di un approccio di tipo farmacologico.



    I farmaci utilizzati mirano soprattutto a:

    • Eliminare i liquidi in eccesso evitando il loro accumulo a livello polmonare e articolare. 
    • Migliorare la circolazione sanguigna imponendo una dilatazione arteriosa 
    • Migliorare l’attività del cuore 
    • Prevenire la formazione di coaguli 
    • Prevenire il battito irregolare 

    L’eliminazione delle cause dello scompenso resta ancora un traguardo molto lontano, ma la ricerca è ancora in continua attività e per questo la strategia migliore resta comunque la prevenzione. 

    Numerose sono le campagne di prevenzione e sensibilizzazione rivolte ai pazienti. I medici,gli studiosi in collaborazione con le case farmaceutiche cercano di intervenire principalmente sulle cattive abitudini della popolazione. 



    UN NUOVO FARMACO: LCZ696


    Novartis, uno dei leader del settore farmaceutico, lo scorso Agosto ha presentato a Barcellona, in occasione del congresso della Esc – European Society of Cardiology-, ha presentato una nuova molecola sperimentale per la patologia in questione. LCZ696, questo è il suo nome, risultata superiore nella terapia standard con i migliori farmaci al momento disponibili (studio pubblicato sul New England Journal).


    La cura farmacologica dell'insufficienza cardiaca - Shutterstock

    LCZ696 è una compressa da somministrare due volte al giorno. Rappresenta un farmaco di nuova generazione appartenente ad una nuova classe farmacologica che agisce migliorando il sistema neuro-ormonale del cuore, supportando la fase di recupero e sopprimendo gli effetti negativi del sistema renina-angiotensina-aldosterone come ad esempio l’ipertensione.

    Il nuovo farmaco nasce dalla collaborazione del mondo della ricerca Novartis con cardiologi di provenienza internazionale.

    Durante le fasi di sperimentazione, la molecola ha dimostrato efficacia e tollerabilità nei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione preservata (sindrome caratteristica di circa la metà dei pazienti affetti da scompenso cardiaco). LCZ696 riduce la sollecitazione sul cuore, misurata valutando i livelli del biomarcatore BNP. Si è ipotizzato che il farmaco possa addirittura intervenire sul danno tissutale invertendolo. Gli effetti collaterali riscontrati sono comuni a quelli del Valsartan (antagonista del recettore dell’angiotensina), ma hanno mostrato comunque una bassa incidenza.


    I risultati parlano chiaro:
    • Riduzione del 20% del rischio di morte cardiovascolare 
    • Riduzione del 21% dei ricoveri per scompenso cardiaco 
    • Riduzione del 16% del rischio di mortalità per tutte le cause 

    “Dimostrando una riduzione significativa della mortalità e un miglioramento della qualità di vita,LCZ696 – il nuovo farmaco per lo scompenso cardiaco di Novartis – rappresenta uno dei più importanti passi avanti in cardiologia degli ultimi dieci anni”, ha dichiarato David Epstein, Division Head Novartis Pharmaceuticals.

    Non possiamo non sottolineare il notevole contributo italiano coordinato da Michele Senni, Direttore della Cardiologia I, Scompenso e Trapianti di Cuore, ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Lo studio ha coinvolto oltre 40 centri, arruolando più di 200 pazienti.

    "Il nostro ospedale ha preso parte allo Studio Paradigm-HF (studio del Farmaco in Fase III- si valuta l’efficacia del farmaco sui sintomi manifestati dal paziente) e i risultati sono incoraggianti. I dati presentati al congresso ESC dimostrano che LCZ696, rispetto all'ACE inibitore, il capostipite dei farmaci utilizzati fino ad oggi, è potenzialmente superiore in termini di sopravvivenza e di riduzione delle ri-ospedalizzazioni nei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico e con funzione ventricolare sinistra ridotta, cioè con un cuore che non riesce a pompare sangue a sufficienza nell’organismo. Questi dati aprono la strada a un potenziale cambiamento radicale nel trattamento dello scompenso cardiaco cronico, perché per la prima volta una nuova molecola ha mostrato risultati superiori all’attuale standard terapeutico. LCZ696 potrebbe quindi sostituire una delle molecole che attualmente rappresentano il cardine del trattamento, con una conseguente rivoluzione nella terapia dell’insufficienza cardiaca cronica”.

    QUANDO ENTRERÀ IN COMMERCIO?

    Novartis prevede di presentare alla FDA - Food and Drug Administration- americana la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio entro la fine del 2014 e all’EMA - Agenzia Europea per i Farmaci- all’inizio del 2015. Valutando comunque la gravità della patologia e la sua incidenza, la FDA ha concesso a LCZ696 la designazione di Fast Track, accelerando così la valutazione.

    LCZ696 è, dunque, una speranza farmacologica targata Novartis. Non ci resta che aspettare il 2015.




    PER APPROFONDIRE

    In lingua inglese www.heartfailurematters.org


    DISTURBI PSICOSOMATICI ED AMBIENTE URBANO

    Sentiamo spesso parlare di disturbi psicosomatici intesi come patologie che colpiscono persone particolarmente stressate dalla frenetica vita di città.

    stress
    Stress in ufficio  - ShutterStock

    In realtà questi disturbi, considerati una risposta estrema del nostro organismo a situazioni di disagio fisico e psicologico, non sono poi così esclusivi delle società urbane. 

    Ne parliamo con il prof. Luigi Solano, Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute del Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica presso l’Università “Sapienza” di Roma.
    Prof. Luigi Solano

    Cosa sono i disturbi psicosomatici e quali le cause scatenanti?
    Non penso si possa tracciare una netta differenza tra disturbi psicosomatici e disturbi che non lo sono, tutte le patologie dipendono dalla situazione di vita delle persone, in particolare molto importante è il tipo di struttura sociale in cui si è collocati, la qualità e la quantità delle relazioni personali sia in ambito lavorativo che familiare. Ad esempio ostilità, competizione, impegni eccessivi, frenesia sono tutti atteggiamenti molto nocivi per la nostra salute.

    La frenesia della città può essere un fattore scatenante del malessere psico-fisico?
    E’ troppo generico il discorso della città perché il contesto, che sia urbano o di campagna, diventa patogeno quando c’è una situazione di isolamento o alienazione. Le grandi città spersonalizzate spesso creano situazioni di estraniazione ed indifferenza tra gli abitanti annullando le relazioni sociali, ma di solito le situazioni più problematiche sono in campagna dove l’isolamento è maggiore. Fà riflettere che spesso i fatti di sangue avvengano proprio in villette isolate e non nella frenesia della città.

    Quali sono le situazioni di stress pericolose per la nostra salute?
    La nostra idea di stress è piuttosto viziata. Non sempre è il continuo correre a farci male ma situazioni di insoddisfazione, umiliazione o solitudine. Tempo fa abbiamo effettuato un intervento psicologico sugli operatori della Crocerossa per migliorarne la salute pensando che fossero sottoposti a grandissimo stress. Invece venne fuori che queste persone avevano uno dei livelli di salute migliori di tutta Italia, perché anche se apparentemente sottoposti ad intensi ritmi di lavoro, salvare ogni giorno la vita a tante persone alimentava la loro l’autostima e di conseguenza ne migliorava lo stato di salute.

    In sostanza secondo il Prof. Solano ogni patologia è definibile come psicosomatica, in quanto collegata alla situazione psicologica del paziente e per una cura completa è necessario che psicologi e medici di base collaborino insieme, come dimostra un progetto sperimentale che  porta avanti ormai da qualche anno.
    Attraverso la copresenza di psicologo e medico nello stesso studio di medicina generale, si può offrire ai pazienti una consulenza più ampia che consenta di valutare eventuali situazioni personali patogene per la salute stessa del paziente.

    Per approfondimenti: Psicologo e medico di base, insieme è meglio,Uno Psicologo di Base nello studio del Medico di Medicina Generale

    Curriculum scientifico Prof. Luigi Solano