venerdì 5 dicembre 2008

L’ORÉAL ITALIA PER LE DONNE E LA SCIENZA


Per il settimo anno consecutivo, L’Oréal Italia, in collaborazione con la Commissione Nazionale italiana per l’Unesco, ha deciso di sostenere e aiutare le giovani donne che contribuiscono al progresso scientifico, istituendo il premio “L’Oréal Italia per le Donne e la Scienza”.

Il regolamento e la domanda di ammissione sono consultabili sul sito www.loreal.it. Le candidature saranno ammesse fino al 12 gennaio e le cinque borse di studio, del valore di 15.000 euro ciascuna, saranno assegnate a maggio del 2009.

Le borse di studio, del valore di 15.000 euro ciascuna, saranno assegnate a maggio 2009 alle cinque giovani ricercatrici ritenute più meritevoli. Per accedere al bando è richiesta la residenza italiana, un’età inferiore ai 35 anni e un titolo di studio nell’ambito delle scienze della vita e della materia.

“L’Oréal Italia Per le Donne e la Scienza” è un programma italiano che si inserisce nella più ampia iniziativa internazionale “L’Oréal Unesco For Women in Science”. Lanciata da L’Oréal e Unesco nel 1998, ha dato origine a molteplici progetti destinati a sostenere le donne di scienza e a incoraggiare i progressi della conoscenza. Fino ad oggi sono stati riconosciuti e premiati i risultati di oltre 350 scienziate provenienti da tutto il mondo. Dal 2002, anno di nascita del progetto italiano, trenta giovani donne italiane hanno beneficiato del programma e hanno visto riconosciuti i loro meriti professionali.


“Crediamo nel talento delle donne, che contribuiscono sempre più alle conquiste scientifiche che stanno cambiando il mondo – queste le parole Giorgina Gallo, Presidente e Amministratore Delegato L’Oréal Italia – I successi ottenuti dalle vincitrici delle precedenti edizioni e il numero di domande crescente ci spingono ad impegnarci ulteriormente, assicurando che le donne che operano nel campo delle scienze ottengano il riconoscimento che meritano”.

La Commissione Giudicatrice che valuterà le domande presentate, sarà presieduta come ogni anno dal Professor Umberto Veronesi e costituita da professori universitari ed esperti scientifici: Mauro Anselmino (Direttore dell’Istituto di Fisica Teorica all'Università degli Studi di Torino), Maria Benedetta Donati (Presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi), Cristina Emanuel (Direttore Scientifico L’Oréal Italia), Danilo Mainardi (Professore di Ecologia Comportamentale all’Università Ca’ Foscari di Venezia), Marcella Motta (Direttore del Centro di Studi e Ricerca in Endocrinologia Oncologica dell’Università Statale di Milano), Mario Primicerio (Vice Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO).

Requisiti per accedere al bando:

  • residenza italiana,
  • età inferiore ai 35 anni
  • titolo di studio nell’ambito delle scienze della vita e della materia.

Le ricercatrici devono presentare la propria candidatura entro il 12 gennaio 2009.

--------------------------------------------------------------------------------

Per ulteriori informazioni contattare L'ORÉAL Italia:

Alessandra Sabellico
Tel. 02 970 66 633
Fax 02 970 66 642
E-mail: asabellico@it.loreal.com

Il sito Forwomeninscience.com


Il sito L'Oréal Italia

giovedì 4 dicembre 2008

OLIO DI PALMA E RIDUZIONE DELLA BIODIVERSITA'

Ciò che emerge da uno studio internazionale coordinato dall’Università della Danimarca e pubblicato sulla rivista Conservation Biology, è una consistente riduzione della biodiversità nei Paesi asiatici, ad opera delle piantagioni per la produzione dell’olio di palma, che mette in serio allarme diverse Associazioni ambientaliste.

E non solo.

Stiamo assistendo ad una progressiva sostituzione delle foreste pluviali con delle piantagioni da palma, che si riversa sull’ecosistema, danneggiandolo e distruggendo gli habitat di molte specie a rischio di estinzione.

Tra le specie che corrono in misura maggiore questo rischio si può citare ad esempio la Tigre di Sumatra, i cui esemplari sono ormai diventati difficilmente osservabili.

Non trascurabili ed in egual modo importanti, sono gli effetti causati dagli incendi “volontari” provocati per una più veloce deforestazione delle aree d’interesse, ed il problema delle emissioni di quantità considerevoli di gas serra che ne consegue.

Tali problematiche presenti nel Continente asiatico, colpiscono in particolar modo Indonesia e Malaysia, che contribuiscono all’85% della produzione mondiale di olio di palma.

L’associazione ambientalistica Greenpeace ha denunciato più volte questa situazione, chiedendo di porre fine alla distruzione delle ultime foreste indonesiane.

Siamo di fronte alla distruzione di uno dei più importanti polmoni verdi del Pianeta.


L’olio di palma trova tra i suoi principali utilizzi nell’industria cosmetica e dolciaria ( quest’ ultima in particolare per la produzione di farciture a base di cacao).

Contribuiamo a questo scempio anche solo acquistando prodotti che lo contengano al loro interno. Quello che possiamo fare è controllare bene l'etichetta di un prodotto prima di acquistarlo.

L'olio di palma viene inoltre impiegato come biocarburante, ed è considerato una forma di energia “pulita” anche se in realtà i troppi effetti “collaterali” derivanti dalla sua produzione (distruzione di foreste, produzione di gas serra) non ne permettono la completa classificazione come tale.

Recentemente si è assistito ad una prepotente diffusione delle piantagioni di palma da olio anche in Africa, in particolar modo in Uganda e Costa d’avorio, mettendo così a serio rischio anche importanti ecosistemi tipici di quelle regioni forestali.

Da non dimenticare che le foreste di cui stiamo parlando sono tra le principali “fabbriche di ossigeno" sulla Terra.


Per saperne di più:
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/olio-di-palma.pdf

IL GRANDE ARCHIMEDE DI MARIO GEYMONAT A ROMA


Archimede fu, come ha anche affermato lo storico della matematica Morris Kline, uno dei quattro più importanti matematici della storia (qualcuno sa quali possono essere gli altri tre?) e tra i più grandi scienziati di tutti i tempi.

Segnalo, sulla vita del grande scienziato siracusano, uno splendido libro, godibilissimo e riccamente illustrato, che verrà presentato Lunedì 8 Dicembre dalle 18,00 alle 19,00 nel corso della Fiera della piccola e media editoria (Palazzo dei Congressi di Roma) presso la Sala Rubino Sandro Teti Editore – stand T 38

Si tratta della terza edizione de Il Grande Archimede di Mario Geymonat della Sandro Teti Editore.

Già vincitore del Premio letterario Corrado Alvaro e del premio Roseto degli Abruzzi è un testo affascinante che ripercorre la vita del grande scienziato attraverso le sue scoperte più innovative.

Le testimonianze di autori quali Plutarco, Vitruvio, Livio e Cicerone ritraggono qui il volto di un eroe della scienza, figura poliedrica, ideatore di macchine come gli specchi ustori, la catapulta ma anche uno dei più grandi matematici della storia.

Dice il premio Nobel Zhores Alferov, nella introduzione, presente nell'opera, che "Archimede, con una prodigiosa fantasia matematica e con l'aiuto di un metodo di ricerca assai avanzato, riuscì a dimostrare una strepitosa serie di teoremi di geometria, sulla quadratura del cerchio, come sulla misura del cilindro e della sfera, su spirali conoidi e sferoidi e perfino su poliedri regolari".

"A lui sono dovuti grandi progressi nell'aritmetica, poiché egli riuscì a esprimere con una straordinaria precisione i numeri grandissimi che potevano servire a contare i granelli di sabbia necessari a riempire l'intero universo".

Nel breve trattato intitolato Arenario (in greco Psammìtes) Archimede infatti si ripromette di contare i granelli di sabbia contenuti in una sfera che abbia come centro il Sole e come superficie il cielo e le stelle fisse. E utilizzando di fatto un metodo equivalente al nostro attuale metodo posizionale o addirittura all'attuale notazione esponenziale.

Un genio poliedrico insomma, per anni interpretato come campione di uno strenuo rigorismo, Archimede, spirito intelligente e aperto, ritrova in queste pagine la forza del suo pensiero attraverso la lettura delle fonti coeve e dei suoi scritti.

Al genio di Archimede sono dovuti, tra le altre cose, il calcolo esatto del rapporto fra la circonferenza e il diametro del cerchio (il noto pi greco) e un’inedita misurazione del peso specifico (da cui la famosa esclamazione “Éureka, Éureka” fatta al momento della scoperta).

Il matematico siciliano fu anche un ingegnere straordinario, come dimostrò costruendo macchine che fecero la gloria della sua città, Siracusa. Sue furono le catapulte e altri congegni di difesa come gli specchi ustori che inflissero gravi perdite alla flotta romana.

Ucciso barbaramente da un soldato romano nel 212 a.C., su Archimede hanno scritto pagine memorabili Plutarco, Vitruvio, Livio, Cicerone e molti altri, che Mario Geymonat riporta in traduzione. L’introduzione ad opera di Zhores Alferov, Premio Nobel per la Fisica nel 2000, e la prefazione di Luciano Canfora, filologo classico e storico, segnalano ancor di più l’autorevolezza di questo libro, che dimostra come sia ancora possibile fare alta divulgazione scientifica.

Chiara Cretella, Mario Geymonat e Sandro Teti
Foto: www.sandrotetieditore.it


Mario Geymonat, latinista dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è autore di importanti edizioni filologiche, in particolare del poeta Virgilio, e di numerosi saggi critici pubblicati in Italia e all’estero. Ha pubblicato, fra l’altro, il palinsesto veronese della traduzione latina degli Elementi di Euclide e uno studio su Virgilio e la scienza.

L'introduzione del libro è curata da Zhores Alferov. Premio Nobel per la Fisica nel 2000, è considerato uno dei padri dell'informatica. Vicepresidente dell'Accademia delle Scienze russa, è deputato della Duma, rettore dell'Università di San Pietroburgo, presidente dello Ioffe, tra i più importanti istituti di fisica del mondo, e della Fondazione Alferov.

La prefazione del libro è di Luciano Canfora, filologo classico e storico di levatura internazionale, tra i maggiori studiosi mondiali dell'antichità greca e romana.


Mario Geymonat
IL GRANDE ARCHIMEDE
Collana: Historos
pag. 128 – € 16,00
ISBN: 978-88-88-249-23-0


FONTE:
Teti s.r.l. - Piazza Sant’Egidio, 9 - 00153 Roma
Tel. +39.06.58179056 - Tel. +39.06.58334070 - +39.06.233236789
www.sandrotetieditore.it - info@sandrotetieditore.it

NOTE

[1] Morris Kline, Mathematical thought from ancient to modern times, New York (1972), trad. it. “Storia del pensiero matematico - volume I dall'antichità al settecento”, (1996) Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino

.

mercoledì 3 dicembre 2008

BUON COMPLEANNO A HENRIETTA SWALLOW - FONDATRICE DELL'ECOLOGIA


Oggi, 3 dicembre, cade l’anniversario della nascita di Ellen Henrietta Swallow, considerata la fondatrice dell’ecologia.

Iniziò i suoi studi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), diventando la prima donna ad ottenere qui una laurea nel 1873.

A seguito di una votazione che decretò il divieto per le donne di essere ammesse nei laboratori, le fu negata, poi, la possibilità di insegnare.

Aprì allora un Laboratorio di Scienze per le donne ristrutturando un garage dell’Istituto Universitario, e tenendo corsi serali.

Si dedicò allo studio dell’ecologia e delle problematiche ambientali, in particolare all’analisi delle acque.
Grazie alla sua intuizione ed alla sua bravura nello sviluppo di tecniche nuove creò le prime tabelle di purezza dell’acqua stabilendo gli standard di qualità ed allestendo il primo laboratorio al mondo in cui venivano effettuati test per i trattamenti di purificazione degli scarichi idrici.

La sua passione per lo studio dell’ecologia inevitabilmente provocò molte reazioni contrastanti riguardo le problematiche ambientali che ella sollevò, considerando che in quel periodo in America e nel resto del mondo le fabbriche disperdevano nell’aria ma anche nelle acque sostanze altamente inquinanti in modo incontrollato .

I suoi sforzi per far inserire nella gerarchia delle scienze questa nuova materia, l’ecologia umana, divisa in due branche, educazione ambientale ed educazione alimentare, furono resi vani quando si pensò bene di includere banalmente questa nuova disciplina nell’economia domestica, lasciando cadere l’aspetto relativo alla salute umana ed intendendola esclusivamente come un qualcosa di interesse esclusivamente femminile.

La sua forza e perseveranza, nonostante tutti i limiti che il periodo storico e la discriminazione nei confronti delle donne imponevano, la rendono senza dubbio una personalità tra le più forti ed intuitive, facendole guadagnare il titolo di pioniera dell’ecologia.

Ancora oggi accade che molti “dimentichino” di citarla tra gli storici fondatori dell’ecologia.

Scrisse libri, articoli e relazioni e tra gli altri suoi interessi l’ analisi dei minerali, l’analisi dei cibi e l’ingegneria ambientale.

C'è chi dice che "per poter avere gli stessi riconoscimenti e la stessa carriera, una scienziata o una ricercatrice deve essere 2,6 volte più brava di un suo collega maschio" [1]. Henrietta sicuramente fu una tra queste.

[1] Citazione tratta da "Figlie di Minerva. Primo rapporto sulle carriere femminili negli enti pubblici di ricerca italiani" (a cura di Rossella Palomba, Istituto di Ricerche sulla Popolazione, CNR - Franco Angeli ed., Milano, 2000).


Per approfondire:
http://en.wikipedia.org/wiki/Ellen_Swallow_Richards
http://www.encyclopedia.com/topic/Ellen_Henrietta_Swallow_Richards.aspx

.

martedì 2 dicembre 2008

LA NASCITA DELLA STATISTICA


L’utilizzazione di dati statistici per ottenere informazioni utili per il governo degli stati, quali ad esempio il numero di abitanti, di soldati, di addetti ai vari mestieri, risale ai popoli antichi, in particolare ai Cinesi e agli Egizi. Nella Bibbia sono descritti vari censimenti fra gli Ebrei, tra i quali il più noto è quello di Mosè nel deserto del Sinai. Anche i Romani fecero diversi censimenti: famoso quello durante il quale nacque Gesù.

Un passo avanti nell’elaborazione statistica dei dati venne compiuto in Inghilterra, intorno alla metà del 1600, dal piccolo commerciante londinese John Graunt (1620 – 1674), dai più ormai considerato il padre della demografia, cioè della scienza che studia i movimenti della popolazione. Egli, nel 1662, senza far ricorso ad altri concetti e procedimenti di calcolo che non fossero le quattro operazioni, pubblicò il primo studio statistico sulla popolazione di Londra, intitolato “Osservazioni naturalistiche e politiche fatte sui bollettini dei decessi”. La modesta ambizione di Graunt costituì forse la ragione stessa del suo successo: leggere con spirito scientifico alcuni numeri sulla popolazione e i bollettini della mortalità di Londra, la cui pubblicazione era iniziata ottanta anni prima, senza che vi si rilevasse fino a quel momento nient’altro che una semplice constatazione amministrativa.
Egli – attraverso il calcolo di percentuali – osservò:

- regolarità quali il maggior numero di nascite maschili rispetto a quelle femminili (si tratta di una costante biologico – demografica: per ogni 106 maschi, nascono 100 femmine);

- il legame fra suicidi e professioni;

- la diminuzione delle nascite nei periodi di carestia.

Era la prima volta che venivano cercate delle relazioni fra i dati raccolti. E ciò si verificò grazie alla scelta metodologica di Graunt, caratterizzata da osservazione, induzione, ricerca di regolarità. Fu proprio così che nacque la statistica: grazie a persone che, al servizio dello Stato, cominciarono a studiare i movimenti della popolazione. Dato che lavoravano per lo Stato tali persone vennero chiamate “statistici”. E all’epoca nessun altro ente se non lo Stato poteva avere l’interesse e i mezzi per finanziare ricerche statistiche.

Il periodo in cui visse John Graunt fu particolarmente fecondo anche per lo sviluppo di un altro importante ramo della statistica: il calcolo delle probabilità. Tale metodologia viene attribuita all’interesse di Blaise Pascal (1623 – 1662) e fissata nella corrispondenza che egli ebbe con un altro grande matematico francese, Pierre Fermat (1601 – 1665), soprattutto in merito alle questioni poste dal Cavalier De Méré, che si lamentava spesso, poiché la matematica lo faceva perdere al gioco (d’azzardo). Altri studiosi si interessarono al calcolo delle probabilità: soprattutto l’olandese Christiaan Huygens (1629 – 1695, inventò il primo orologio a pendolo funzionante, progettò e costruì telescopi astronomici perfezionati e – soprattutto – sviluppò una completa teoria ondulatoria della luce. Come se non bastasse, scoprì Titano, uno dei satelliti di Saturno, e riconobbe che i corpi misteriosi che accompagnavano Saturno erano anelli), lo svizzero Jakob Bernoulli (1654 – 1705, elaborò il famoso teorema detto “legge dei grandi numeri” e la distribuzione statistica che porta il suo nome, la “bernoulliana”) e il francese Abraham de Moivre (1667 – 1754).

Da allora la statistica non ha smesso di crescere, fino a svilupparsi come scienza matematica a sé stante, conquistandosi un buon grado di autonomia rispetto alle altre discipline scientifiche ed una notevole importanza nei campi più svariati, dai fenomeni sociali ed economici fino a quelli fisici e persino meteorologici.

domenica 30 novembre 2008

STAMINALI E BIOPOLIMERI PER RIMPIAZZARE GLI ORGANI DANNEGGIATI

Significativi passi avanti vengono fatti quotidianamente nel campo della medicina rigenerativa.
Un primo esempio fresco fresco: all'Istituto di Neurologia Sperimentale (Inspe), fondato nel 2005 al San Raffaele di Milano, è in corso un progetto di ricerca che dà speranza a coloro che a causa di un incidente hanno perduto l'uso di uno o più arti.




A gennaio 2009, terminata la fase di sperimentazione animale, il progetto entrerà nella seconda fase, quella clinica.

La ricerca prevede l'utilizzo di un supporto innovativo, un cilindretto di materiale biocompatibile, destinato a dissolversi nel tempo senza lasciare traccia, attraverso cui gli scienziati cercheranno di far ricrescere il nervo danneggiato utilizzando cellule staminali nervose con opportuni fattori di crescita.

Tornando di poco indietro nel tempo: è degli inizi di novembre la notizia del primo "cerotto" biodegradabile imbevuto di staminali in grado di riparare i danni dell'infarto negli animali.

E in alcuni laboratori del mondo si è in fase avanzata nella progettazione di organi artificiali completi e di vitale importanza, come il cuore ed il pancreas.

sabato 29 novembre 2008

SPAZIO: BAMBINA ITALIANA DISEGNA MAGLIETTA PER UN ASTRONAUTA


Una bambina italiana, Alexandra Angellotti, 12 anni, di Montecorvino Rovello (Salerno) è la vincitrice del concorso organizzato nel settembre scorso dall'Agenzia Spaziale Europea (Esa) tra i bambini di tutta l'Europa.

Si tratta di una splendida iniziativa dell'ESA utile per avvicinare i più giovani alle scienze e allo spazio.

Il concorso invitava gli alunni di età compresa tra i 6 e i 12 anni a disegnare una t-shirt che Frank De Winne indosserà il prossimo anno durante la sua missione di lunga durata sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Gli altri vincitori sono stati Bruno Tedim Guerra, 11 anni, dal Portogallo e Iman Bouwens, 8 anni, dal Belgio.


Durante la sua missione di sei mesi nello spazio, De Winne condurrà vari esperimenti scientifici sviluppati in diversi paesi del mondo e terrà lezioni dallo spazio per i bambini sulla Terra. Proprio in occasione di queste lezioni Frank De Winne indosserà le t-shirt con i disegni di Alexandra, Bruno e Iman. Questa dell'ESA è una bellissima idea per avvicinare i più giovani alle scienze e allo spazio

Piero Messina, (Dir. Human Spaceflight, Microgravity & Exploration) che ha organizzato il concorso ha spiegato che sono stati oltre 2000 i disegni inviati da bambini di tutta Europa. Sono arrivati addirittura disegni da paesi come la colombia.

"I bambini - spiega Messina - sono gli esploratori di domani e lo spazio rappresenta per loro la prossima naturale frontiera".

Saranno organizzati tre collegamenti radio con la ISS: uno per ogni classe. I vincitori, insieme ai loro compagni di classe, avranno l’opportunità di parlare con Frank De Winne nello spazio, il quale si congratulerà personalmente con loro.

Sul sito dell'ESA è possibile vedere una selezione dei disegni che hanno partecipato e i disegni dei tre vincitori.

.

venerdì 28 novembre 2008

STUDI CYBERANTROPOLOGICI A LONDRA


La mia amica cyberantropologa Francesca mi avverte da Brno (Rep. Ceca), attraverso la chat di Facebook, che è appena stato pubblicato il suo ultimo articolo sul Journal of Phychosocial Research on Cyberspace: pochi secondi ed eccolo qui disponibile!

Conobbi un anno fa Francesca attraverso Second Life dove con il suo Avatar mi presentò la cyberbiblioteca del Department of Applied Social Sciences, della London Metropolitan University con gli ultimi recenti studi sull'argomento. Da lì è nata una amicizia ma anche uno scambio di informazioni tra discipline diverse utili per il nostro lavoro.
Se ci fosse ancora qualche giornalista scettico sull'utilità dei social network, eccolo accontentato!

La ricerca di Francesca illustra infatti un importante paradigma. Il titolo è "Surfing the City via the Web: The Italian Case" e studia come il Web sia un'alternativa all'isolamento spesso crescente nelle metropoli causato dalla perdita di comunicazione. Si tratta di una parte dei risultati di uno studio più ampio sul ruolo sociale di una comunità on line di immigranti Italiani in una metropoli come Londra (Italianialondra.com)

L'obiettivo dello studio era quello di rilevare il ruolo svolto dal web per facilitare l'integrazione all'estero e per ricostruire spazi comunitari e sociali nelle grandi metropoli.

L'articolo è pubblicato in concomitanza con l'inizio di
Cyberspace 2008, conferenza centrata sulla computer mediated communication.

(E)STRAN(E)A - A TEATRO LA MATEMATICA DI "DONNA E SCIENZA" SEDUCE E APPASSIONA



Vi anticipo che tra breve pubblicheremo su Gravità Zero l'intervista a Maria Rosa Menzio, che abbiamo incontrato a Chieri (TO) sabato scorso in occasione della rassegna teatrale Donna e Scienza, da lei diretta. Qui la sua pagina sul sito Ulisse Sissa.


Donna e scienza! Ma dovremmo dire "donna e matematica". Un connubio difficile e spesso travagliato, nel corso della storia, in cui la donna era considerata una vera "estranea" al mondo dei simboli dominato dagli uomini. Un mondo in cui la donna è stata sempre tenuta lontana a causa di pregiudizi e inaudite violenze. Come in "Juana De luz", una religiosa messicana che si occupava attivamente di matematica, astronomia e fisica nel ‘600 (scrisse stupende poesie, si interessò di miti scientifici e fu tra i primi a comprendere il moto della trottola) e fu messa a tacere perché monaca e donna. E che ha fatto parte della rassegna teatrale.

Vi segnalo ora, e vi consiglio di passare se siete dalle parti della provincia di Torino, questo sabato 29 novembre ore 21 (a Castelnuovo don Bosco, Ala) la pièce teatrale di Lilli Fragneto (ē)stran(ē)a.

Una matematica che seduce e appassiona, in questa rappresentazione che riesce a coglierne una bellezza spesso destinata a pochi eletti, mentre basta avere la voglia di scoprirla per esserne conquistati.

A destra la locandina della rassegna

Il progetto di geometria e teatro si propone di raccontare la geometria frattale utilizzando oltre al linguaggio formale della matematica anche il linguaggio teatrale: gli elementi di fascinazione che appartengono al gioco teatrale si fondono e si confondono con il linguaggio rigoroso della scienza. Difficile capire dove siano i confini, dove la geometria si trasformi in poesia e dove il gioco teatrale si trasformi in dimostrazione.

La geometria frattale descrive il mondo che noi viviamo e osserviamo, dalle involuzioni di un cavolfiore, a una felce fino ad arrivare al perimetro del paesino da cui proviene la protagonista, Lilli Fragneto.


Da ascoltare [qui] una parte del testo teatrale letto da Hyperbola


"Sei straniera?" - Si sentirà dire dai vicini dell'appartamentino affittato a Milano, lontana dal suo "mondo" di provincia quando inizia a studiare matematica... Straniera, si! Perché Lilli parla un linguaggio che molti non comprendono. O, dovremmo dire, non comprendono più, non essendo più abituati ad osservare il mondo con gli occhi di un bambino curioso. Da adulti infatti si è obbligati a vivere (e a credere) in un mondo fatto di schemi "euclidei", da cui chi ne esce è considerato un "diverso", strano ... estraneo appunto.

Perché la geometria frattale allora? Il progetto nasce dal desiderio di mostrare come la matematica possa essere un punto di vista sul mondo. La geometria frattale, insieme alla teoria della complessità e la teoria del caos, rappresenta il linguaggio utilizzato nella descrizione del nuovo pensiero scientifico, che vede nella natura e negli esseri viventi non entità isolate, ma
sempre e comunque "sistemi viventi", dove il singolo è in uno stretto rapporto di interdipendenza con i suoi simili e con il sistema tutto. Con la geometria frattale è possibile scoprire che esiste un infinitamente piccolo e che l’infinito è nel modo che abbiamo di guardare quello ci sta intorno, che, se cogliamo tutti i dettagli, l’infinito è possibile viverlo, in un mondo che è al tempo stesso estremamente complesso e anche fondamentalmente semplice.


Lo spettacolo è stato allestito più volte sia in classiche sedi teatrali che scientifiche. Si tratta di una recitazione sui frattali, con un professionista dei video e un tecnico luci, in cui si paragonano i frammenti di vita a figure matematiche: la suggestione della scienza e la passione di vivere.

Di e con Lilli Fragneto
Regia di Francesca Albanese
Consulenza Musicale Francesco Picceo
Video Filippo Melzani
Disegno Luci Paolo Vaccani
Scenografie Francesca Albanese



PASQUALINA LILLI FRAGNETO

Si è laureata in Matematica presso il Dipartimento di Matematica “R. Cacciopoli ” della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali di Napoli nel 1998.
Dal 1999 lavora presso il centro di ricerca AST della STMicroelectronics e dal 2003 è responsabile del gruppo di ricerca avanzata in crittografia. Le sue aree di ricerca includono la teoria dei numeri, teoria dei gruppi, aritmetica computazionale e implementazione efficiente di sistemi crittografici.

Ha cominciato l’esperienza formativa teatrale nel 2001 nella scuola Campo Teatrale e dal 2005 partecipa alla Bottega dell’attore-autore condotto da Gianluigi Gherzi e Silvia Baldini.
All’interno della bottega ha lavorato alla realizzazione dello spettacolo (ē)stran(ē)a.

FRANCESCA ALBANESE
Ha cominciato l’esperienza formativa teatrale nel 1992 con Gianluigi Gherzi, all’interno di un laboratorio permanente. Ha partecipato a seminari condotti da Antonio Catalano, Lorenza Zambon, Elio De Capitani, Danio Manfredini, Gilberto Colla, Olga Vynales; Monica Francia.
E’ tra i fondatori dell’associazione teatrale Figure Capovolte con cui ha realizzato gli spettacoli:
  • “Breve Vocabolario del Tempo Segreto”
  • “La Figlia del re degli Elfi”
  • “Il cerchio delle direzioni”
  • “Linea Gialla”
  • “Mettersi in mezzo, partire per la Palestina”, spettacolo inserito nel progetto
  • Memoria del Presente.
  • “Farmaci orfani, quattro pezzi fragili”, spettacolo inserito nel progetto
  • Memoria del Presente.
  • “Scorticate”
Ha lavorato come attrice nello spettacolo “Concilio d’amore” realizzato sotto la direzione artistica di M. Capato presso N.C.R. di Bollate. Insegna presso la scuola Emisfero Destro Teatro di Cassina de’ Pecchi. Collabora con la Compagnia Teatrale Instabile Quick, operante nel settore del teatro per ragazzi.

SITO WEB: www.teatroescienza.it




giovedì 27 novembre 2008

WEB 2.0: IL VIRTUALE REALE

Il nuovo web contiene davvero potenzialità che lo rendono “diverso”?

Proseguiamo con la serie di articoli “Web 2.0”, cercando di far luce sul fenomeno, che è sì un fenomeno sociale, ma non solo, e attorno al quale si fa un gran parlare senza badare troppo a tirare conclusioni dotate di qualche fondamento. Il rischio è che gli aspetti legati al business prevalgano prima di un'affermazione vera e propria di un nuovo tipo di realtà, linguaggio o comunicazione.

Con 'Web 2.0' si indica genericamente uno stato di evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web) rispetto alla condizione precedente. Si tende ad indicare come Web 2.0 l'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, You Tube, Facebook, Myspace, Gmail, ecc.). [1]

La locuzione pone l'accento sulle differenze rispetto al cosiddetto Web 1.0, diffuso fino agli anni '90, e composto prevalentemente da siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l'utente eccetto la normale navigazione tra le pagine, l'uso delle email e l'uso dei motori di ricerca.

Per le applicazioni web 2.0, spesso vengono usate tecnologie di programmazione particolari, come AJAX (Gmail usa largamente questa tecnica per essere semplice e veloce) o Adobe Flex.

Un esempio potrebbe essere il social commerce, l'evoluzione dell'E-Commerce in senso interattivo, che consente una maggiore partecipazione dei clienti attraverso blog, forum, sistemi di feedback ecc.

Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti.

Questo è quanto riporta Wikipedia alla voce “Web 2.0” (http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0) che prendiamo come punto di partenza cercando di rispondere alla domanda che ci siamo posti all'inizio: Il nuovo web contiene davvero potenzialità che lo rendono diverso?

Prima di tutto, rispondiamo agli scettici: che il termine Web 2.0 non abbia un vero e proprio significato è assolutamente vero, nel senso che non sta ad indicare qualcosa di radicalmente nuovo, basato su una tecnologia mai vista in precedenza. Il che però non significa assolutamente nulla. Forse è il caso che gli scettici si documentino in merito: vi siete mai chiesti quante volte un termine che descrive un'innovazione scientifica ha un vero e proprio significato? Meno di quanto si possa immaginare.

Tra il 1830 e il 1840 (quasi due secoli or sono!!!) l'invenzione e la diffusione del telegrafo rese possibile la comunicazione in tempo reale a distanza attraverso l'uso di fili elettrici. Dalla nascita delle telecomunicazioni, il passo successivo, proprio utilizzando le linee telegrafiche, lo abbiamo avuto con la nascita del FAX (acronimo di facsimile, ben prima dell'invenzione del telefono, il cui antenato ha avuto diversi nomi curiosi tra cui Belinografo); anche in questo caso, non si è trattato di altro se non di un'evoluzione della tecnologia precedente: forse si poteva dire Telegrafo 1.5?

A questo esempio è possibile affiancare moltissimi altri, fino ai giorni nostri. Sovente la tecnologia non evolve in modo drastico e sovversivo, ma attraverso progressive mutazioni, anche quando gli effetti possono essere profondamente innovativi e cambiare radicalmente il nostro modo di vivere.

Parliamo di Internet 1.0, ovvero ciò che la definizione enciclopedica indica in giusta misura come la rete dei “siti web statici”. Prima che cosa c'era? La stessa cosa, con un nome differente: ARPANET (acronimo di Advanced Research Projects Agency NETwork, ideato verso la fine degli anni cinquanta e messo in produzione nel 1962 dall'organizzazione militare statunitense nota come Defense Advanced Researc Projects Agency (DARPA) Successivamente ARPANET, che di fatto era una WAN riservata con scopi militari – erano gli anni della guerra fredda – è stata poi liberalizzata dapprima alla rete delle università americane, poi estesa a livello mondiale e quindi successivamente è diventata interessante per il grande pubblico.

L'evoluzione di Internet, ancora con l'introduzione di un termine che non ha cambiato il significato della tecnologia applicata, è diventata di pubblico dominio riscuotendo in pochissimi anni il favore del grande pubblico grazie all'introduzione del World Wide Web (da cui WWW): la disponibilità di linee dati sempre più veloci, ha reso possibile la crezione di siti in grado di veicolare contenuti grafici facilmente visibili attraverso i browser. Ancora una volta, non è stata la tecnologia a cambiare, l'uso che è stato possibile farne, perché era cambiato un fattore importante: la velocità di trasmissione dati. Naturalmente, anche l'evoluzione e la diffusione dei personal computer ha giocato un ruolo essenziale, ma dal punto di vista strettamente legato alla rete del tutto secondario: anche disponendo di un portatile superaccessoriato di ultima generazione potremmo navigare ben poco alla velocità di 2400 baud (ovvero 30 caratteri al secondo circa).

Niente di nuovo sotto il sole

Quindi se nulla o quasi è cambiato da almeno cinquant'anni nel funzionamento della rete Internet, a parte dettagli funzionali (la velocità delle linee, l'affidabilità dei segnali, l'utilizzo di cavi in fibra ottica o trasmissioni radio anziché le linee telefoniche di gran lunga più lente) ancor meno potremo rilevare nel passaggio, forse un po' forzato dal web 1.0 al web 2.0. Ma ancora una volta le cose non stanno esattamente come sembrano.

Per semplificare e comprendere meglio il concetto, possiamo paragonare l'evoluzione della rete Internet dagli anni della liberalizzazione di ARPANET fino ai giorni nostri all'evoluzione delle bibicletta da corsa. Negli anni cinquanta le biciclette erano del tutto simili a quelle che abbiamo visto sfrecciare all'ultimo Giro d'Italia, ma le tecnologie che impiegavano per la costruzione erano differenti. Oggi, le stesse gare vedono atleti da prestazioni superiori, perchè utilizzano mezzi tecnologicamente avanzati, con ruote lenticolari, una particolare attenzione all'aerodinamica, telai costruiti in leghe superleggere e ogni possibile e impossibile accorgimento. Complici le strade su cui si snodano i percorsi, che - anche queste realizzate con tecnologie più avanzate - sono più facili da percorrere, producono meno attrito, creano meno problemi ai corridori.

Ma, per raffrontare il Web, dalla versione 1.0 alla successiva, dobbiamo prendere a prestito un altro termine di confronto. Cosa è cambiato nel passaggio dal tram alla metropolitana? I periodi in cui sono stati utilizzati i due mezzi di trasporto per la prima volta sono abbastanza vicini: il primo tram a cavalli ha iniziato il proprio servizio l'11 settembre 1795; si trattava dell'applicazione di una tecnologia – quella dei mezzi su binari – presa a prestito dalle ferrovie per essere impiegata nel trasporto pubblico cittadino. L'evoluzione del mezzo, passando per il tram a vapore, giunge nel 1881 all'inaugurazione della prima linea tramviaria elettrica in un quartiere periferico di Berlino. Nei quarant'anni che seguirono, il tram ebbe molto successo in tutte le città europee come mezzo di trasporto di massa, tanto da condizionare l'evoluzione dell'urbanistica delle stesse metropoli.

La Metropolitana di Mosca, una delle più belle e antiche metropolitane del mondo, oggi è costituita da una rete di 12 linee e 176 stazioni. La prima linea è stata inaugurata il 15 maggio 1935, periodo in cui la rete tramviaria di superficie era nel periodo d'oro della sua diffusione in Europa. La tecnologia impiegata è la stessa: mezzi elettrici su rotaie che collegano la città dal centro alla periferia attraverso una rete di binari.

Ma la differenza fondamentale è che con la metropolitana viene completamente ridefinito il concetto di tempo di percorrenza. Mentre il tram in superficie è condizionato totalmente dal traffico, dalle condizioni ambientali ed atmosferiche e dalle condizioni di percorribilità delle strade, la metropolitana – ieri come oggi – non risente minimamente di questi aspetti. Non solo, ma grazie al mezzo sotterraneo è possibile spostarsi velocemente da un punto all'altro della città impiegando pochissimo tempo.

Questo esempio sottolinea come un cambiamento tecnologico non particolarmente significativo, in cui è determinante l'applicazione differente della tecnologia, abbia portato un cambiamento radicale negli usi e costumi e nello stesso stile di vita della popolazione di intere metropoli. Si pensi a città come Tokio, Mosca, New York, Londra, quasi totalmente dipendenti dalla rete metropolitana per il trasporto quotidiano di grandi masse di popolazione fra le abitazioni ed i luoghi di lavoro.

Abbiamo rotto gli argini

Ciò che accade col web 2.0, in continua evoluzione ma seguendo una strada segnata, è molto simile all'esempio del tram e della metropolitana: si sono accorciate le distanze.

Che la tecnologia e i mezzi impiegati siano essenzialmente gli stessi nel “passaggio” da 1.0 a 2.0 è vero, ma ciò non ha impedito che questo cambiamento fino dalle sue prime battute abbia dato ad intendere che si trattava di un evento epocale. Accorciare le distanze non significa semplicemente consentire a due persone ai poli opposti del globo di comunicare in modo istantaneo ma si va ben oltre. La possibilità di utilizzare la rete e gli strumenti di cui si dispone oggi, ha consentito a milioni di individui di alterare i flussi della comunicazione anche nel mondo reale.

Il vero cambiamento che possiamo già da qualche tempo rilevare è la rottura di quella membrana osmotica che fin dall'inizio della rete ha rappresentato la barriera che divideva le relazioni, interpersonali e non, del mondo virtuale da quello reale. Oggi il confine non è più così ben definito e si vedrà scomparire, da qui a breve, questa separazione. In qualche modo possiamo dire che anche Internet sta diventando una delle tante modalità di comunicazione, forse la più completa messa a punto dall'uomo, che appartengono alla realtà.

Ma anziché pensare con timore che nel giro di qualche anno il mondo reale sarà “violato” dal mondo virtuale, se ci voltiamo indietro ci possiamo rendere conto che lo stesso effetto deve averlo provato nostro nonno o al massimo bisnonno, quando la cultura del suo tempo è stata “contaminata” da innovazioni come il telefono o la radio. Si è trattato di cambiamenti in cui il “virtuale” ha reso possibile forme di comunicazione prima impensate, come parlare in un istante fra Roma e New York con un mostruoso, primitivo, inquietante aggeggio di bachelite dal nome un po' strano: il telefono. Ciò che oggi rende ancora ambigua la rete di fronte alle possibilità “social” offerte dalle nuove modalità di comunicazione di questo mezzo è piuttosto il comune fraintendimento di termini.

Ambiguità che si disperderà presto: nella realtà attuale, come vedremo in alcuni esempi in dettaglio nei prossimi articoli, si stanno già verificando fenomeni di massa in cui il fattore virtuale è soltanto uno degli aspetti di una struttura di relazioni complesse che coinvolgono in modo spontaneo tutte le forme di comunicazione, dalla relazione interpersonale alla rete.

Una prima disambiguazione può essere messa a fuoco anche dal lettore: Internet e in particolare il Web 2.0 non consente di per sé la comunicazione in una nuova forma. È un mezzo, e come tale rende possibile una rete di contatti di dimensioni spropositate e impossibile da realizzare con qualsiasi altro mezzo. Siamo noi che utilizzando in modo proficuo la tecnologia possiamo creare personali modalità di comunicazione ed entrare in relazione attraverso un sistema di contatti già aperto e disponibile. È la volontà dei singoli che si rendono rintracciabili, accomunati da interessi, idee politiche, ideologie, desideri, speranze, ricerca, ambizioni. Senza escludere tutti gli aspetti delle possibilità espressive degli individui, proprie della nostra specie.

OLIMPIADI DELLE SCIENZE NATURALI E VEDERE LA SCIENZA 2009

E' online per gli interessati il bando contenente tutte le informazioni relative alle Olimpiadi delle Scienze Naturali 2009. Le date delle selezioni nazionali sono state anticipate al 23, 24 e 25 aprile 2009. Ne parla oggi il blog Scientificando.

Invece Paolo Amoroso ci segnala: Vedere la Scienza 2009 - Festival Internazionale del Video, del Film e del Documentario Scientifico che si svolgerà a Milano dal 30 marzo al 5 aprile 2009. I temi centrali del 2009 saranno l'Anno Internazionale dell'Astronomia e le celebrazioni legate alla vita e al lavoro di Darwin.

La scadenza per l'invio dei lavori è il 19 dicembre 2008 e fra i lettori di Gravità Zero potrebbero esserci produttori o autori interessati a partecipare.

Sono ammesse al festival le categorie:
  • Film per la televisione e docu-fiction;
  • Documentari per il piccolo e grande schermo e per la distribuzione home video;
  • Documentari realizzati da musei scientifici, science center, istituti ed enti di ricerca scientifica pubblici e privati;
  • Video creati per il web, per web TV e videotelefoni;
  • Video pubblicitari, promozionali e spot.
La manifestazione Vedere la Scienza, al dodicesimo anno di attività, è organizzata dall'Istituto di Fisica Generale Applicata dell'Università degli Studi di Milano.
.

mercoledì 26 novembre 2008

2030: QUALE FUTURO PER IL BACINO DEL MEDITERRANEO?


E' un vero piacere presentarvi l'ingresso di Chiara Agresta, che ci terrà informati su quanto accade nel settore di grande attualità che ruota attorno alle fonti energetiche e ai loro effetti sull'ambiente. Chiara, dopo avere conseguito la Laurea specialistica in Scienze Naturali (indirizzo “Conservazione della natura e delle sue risorse") si specializza con un Master in Comunicazione ambientale, completando la sua ricca formazione in materie come il Marketing del territorio, la