lunedì 24 novembre 2014

INTERVISTA AL PALEONTOLOGO ANDREA TINTORI SULLE SCOPERTE DI ITTIOSAURI FOSSILI IN CINA

Ha destato l'interesse di appassionati e di tutti i media qualche mese fa per la pubblicazione di uno studio sull'ittiosauro fossile che cercava di dare alla luce i suoi piccoli; ha fatto parlare di sé anche con la sua ultima grande ricerca che trattava della prima prova paleontologica del passaggio alla vita acquatica degli ittiosauri, (qui il comunicato stampa dell'Università di Milano).

Chi è questo Paleontologo italiano che ha contribuito a queste scoperte?
Si chiama Andrea Tintori ed è Professore di Paleontologia all'Universitá degli Studi di Milano. 

A. Tintori all'inizio degli anni '80 a Zogno/Poscante BG
Appassionato di "sassi" fin da ragazzino conseguì la Laurea in Scienze Geologiche alla Statale di Milano poco dopo il 1968. Incontrando degli ottimi maestri la sua passione si indirizzò verso i fossili. Benché allora nessuno si occupasse di vertebrati a Milano, la scoperta di tanti pescetti triassici nelle vallate bergamasche fece si che si impegnasse nello studio di queste nuove faune. Fu al posto giusto nel momento giusto. Iniziò una nuova avventura dapprima come precario per poi entrare in ruolo all'Universitá degli Studi di Milano. Da quel momento in poi non si fermò più. Dai primi scavi sistematici in Val Brembana (Bergamo) a svariati scavi nelle Alpi, in Himalaya, nelle Montagne Rocciose, nel deserto dell'Oman e in questi ultimi dieci anni in Cina. Fa parte infatti dell'equipe internazionale che sotto la guida del Prof. Dayong Jiang della Peking University (PKU) ha mappato più di qualche tappa dell'evoluzione di antichi vertebrati lungo quella linea invisibile del tempo profondo.

Da anni gli scavi nella cava di Majiashan in Cina portano alla luce delle scoperte incredibili, come quella di qualche mese fa, del più antico parto di un ittiosauro...



Settembre 2014, Nanzhang (Hubei, China) A. Tintori con giubbetto verde
Anche per il collega e amico Dayong Jiang, lo scavo sistematico secondo regole scientifiche resta il modo migliore di avere materiale da studiare. Certamente è più facile acquisire dagli agricoltori locali i fossili che hanno raccolto, ma spesso il controllo stratigrafico e la provenienza non sono certi. Uno scavo condotto dal team di ricerca invece permette di raccogliere non solo i fossili, ma anche tutta una serie di informazioni che altrimenti andrebbero perse.  A Majiashan (la Collina di Majia), dopo una serie di sopralluoghi, abbiamo iniziato a scavare nel 2010, dopo aver misurato e descritto circa 600 strati uno per uno, e vi assicuro che con 30-35° e un'umidità pazzesca non è stata una passeggiata. 

Chaohusaurus che partorisce nelle prime fasi della preparazione.
Come pure tutto il lavoro negli anni successivi, ma i risultati sono stati superbi anche se non immediati. Occorre infatti preparare i fossili rinvenuti con grande attenzione perché se si rovinasse una parte del fossile non si può ricostruire né tanto meno ridipingere, come fanno i commercianti!



Lo stesso esemplare a preparazione terminata.
Questo lavoro di preparazione dei fossili non è facile, è stato eseguito da un tecnico giapponese simpaticissimo, Tetsuya Sato. In un angolo di una lastra raccolta perché si vedeva una colonna vertebrale di un pesce predatore simile al barracuda, ha intravvisto un frammento di Chaohusaurus, un piccolo ittiosauro primitivo. Niente di particolare, ne esistono cento interi… eppure procedendo con la preparazione ha scoperto che c’era anche un piccolissimo cranio che affiorava! Appunto quello di uno dei 3 esemplari di cucciolo di ittiosauro!

Da quanto tempo partecipa agli scavi in Cina?

Lo scavo scientifico di Nimaigu nel 2012. Nel rettangolo la parte scavata in dettaglio. Nell'ovale a destra una persona.
Ho iniziato nel 2006 nel distretto di Panxian (provincia del Guizhou), un sito dove finisce la strada tanto per intenderci, dove la PKU aveva iniziato a scavare un paio di anni prima. L’hotel dove si stava ve lo lascio immaginare, ma nonostante tutto si mangiava bene, bastava non guardare dove e come preparavano i piatti! Ogni giorno quasi due ore di auto alla mattina e due alla sera, spesso impantanati con il fango alle caviglie. Nel 2008 si aggiunge Luoping (provincia dello Yunnan) la mecca dei paleoittiologi, dove si cammina letteralmente sugli esemplari, talvolta 30-40 al m2 per centinaia di metri! Nel 2010 si inizia a Majiashan (Chaohu, provincia dell’Anhui) e nel 2011 si parte a Nimaigu vicino a Xingyi (Guizhou). Quest’anno abbiamo aperto un altro fronte completamente nuovo e al momento non posso dire dove perché la concorrenza è fortissima e i commercianti di fossili sono sempre in agguato. Mediamente sono presente in situ almeno tre settimane a maggio e altrettante a settembre. Poi, durante il mio anno sabbatico tra il 2012 e 2013 ho passato tre mesi nella capitale cinese a studiare il materiale e per un mese e mezzo sono stato a Nimaigu per uno scavo di grande dettaglio, centimetro per centimetro.

Quali nuovi fossili sono stati rinvenuti?

Thoracopterus wushaensis
Con così tanti siti in lavorazione, moltissimi sono stati gli esemplari rinvenuti. Da un lato, parte dei vertebrati marini del Triassico sono risultati essere in comune, almeno a livello generico, con  i siti alpini mentre altri sono endemici di quello che era il blocco della Cina Meridionale. Occorre anche considerare che nelle località europee si è scavato molto meno, in 150 anni di ricerche, mentre in Cina nel giro di 10-15 anni si sono portati alla luce molti più fossili. E’ quindi possibile che alcune forme siano solo apparentemente esclusive della Cina; se si potesse scavare a grande scala da noi si potrebbero rinvenire forse anche qui. 

 
Marcopoloichthys ani
Tra i pesci mi piace ricordare il più antico pesce volante, Thoracopterus wushaensis, perché 25 anni fa mi ero occupato delle nostre specie comuni nel Triassico superiore della Lombardia e del Friuli. Abbiamo poi eretto il genere Marcopoloichthys in onore del grande esploratore veneziano perché il nuovo genere è stato basato su due specie, una cinese e una italiana. E tra i rettili non c’è che l’imbarazzo della scelta, da Tanystropheus a Dinocephalosaurus ad Atopodentatus, senza dimenticare Lariosaurus che per me ha un significato speciale vivendo io sulle sponde del Lario! Ma le novità non sono finite…

Cosa sono gli ittiosauri?

Gli ittiosauri sono il gruppo di rettili marini che è vissuto più a lungo nel Mesozoico. Comparendo verso la fine del Triassico inferiore (249-248 milioni di anni fa) assieme peraltro ad altri gruppi di rettili marini si sono estinti una ventina di milioni di anni prima della grande crisi di fine Cretacico. Sono tra i rettili marini più specializzati soprattutto dal punto di vista morfologico assumendo una forma molto idrodinamica del tutto simile in alcuni casi ai grandi pesci pelagici come i tonni e, naturalmente, ai cetacei. Gli ittiosauri rappresentano uno dei più evidenti casi di convergenza adattativa con pesci, rettili e mammiferi che assumono una forma simile perché vivono più o meno nello stesso modo e in ambienti confrontabili. Certo, un ittiosauro resta un rettile, quindi ad esempio la sua coda è verticale avendo un movimento laterale, mentre un delfino ha la coda orizzontale essendo un mammifero.

Ed ora il ritrovamento di questo nuovo ittiosauro. Ce lo può descrivere?

La cava di Majiashan. Il bollino bianco indica il punto dove è stato rinvenuto Cartorhyncus
Dallo scavo nella cava di Majiashan abbiamo recuperato un centinaio di resti di rettili marini, la maggior parte di ‘ittiosauri’. Scegliere quali preparare per primi non è facile e solo chi ha molta esperienza può ‘sentire’ se un esemplare presenta caratteri peculiari. E per gli ittiosauri Ryosuke Motani è certamente quanto di meglio vi sia sul mercato! 
I caratteri principali del Cartorhyncus che hanno attirato l’attenzione fin dall’inizio sono il cranio corto rispetto agli altri ittiosauri che si trovano negli stessi strati, la mancanza di denti e la scarsa ossificazione del polso con le dita non perfettamente allineate con il braccio, a differenza di come accade in tutti gli altri ittiosauri. Purtroppo l’esemplare non è completo, mancando la parte distale della coda.

Quando è vissuto e in quale ambiente?


Cartorhynchus è vissuto verso la fine del Triassico inferiore, nello Spatiano, circa 248 Ma, contemporaneamente a diversi altri rettili marini primitivi, non soltanto ittiosauri del genere Chaohusaurus, ma anche saurotterigi basali come Majiashanosaurus discocoracoidis dei quali abbiamo pubblicato quest’anno e altri rettili molto peculiari ancora in studio. L’ambiente di vita era verosimilmente una laguna non molto profonda, abbastanza protetta e quindi tranquilla. Tutti i rettili che abbiamo trovato fanno pensare ad acque poco profonde, non molto ricche di altre forme di vita come spesso accade nel Triassico inferiore. Cartorhynchus verosimilmente risucchiava piccoli invertebrati dal fondo, mentre i più comuni Chaohusaurus predavano cefalopodi e forse pesci, anche se questi ultimi non sembrano essere molto comuni tanto che finora abbiamo solo tre specie rinvenute, Saurichthys majiashanensis e Chaohuperleidus primus, mentre un'altra è stata rinvenuta solo la scorsa primavera…ed è in lista d’attesa! A differenza di Chaohusaurus però, Cartorhynchus era in grado di ritornare sulla spiaggia, anche se non certo con movenze agili!

Perché è importante questa scoperta?

La Paleontologia ci prova che l’evoluzione procede a ‘balzi’, non c’è omogeneità soprattutto in momenti particolari come subito dopo una grande crisi come quella di 252 Ma che usiamo per separare il Paleozoico dal Mesozoico. per questo l'origine di molti gruppi di organismi resta abbastanza misteriosa, non documentata dai fossili, perché la fossilizzazione è un evento di per se non normale e bisogna essere molto fortunati perché le forme di passaggio, che sono vissute per tempi brevi e in areali ristretti, si siano fossilizzate e poi i loro resti rinvenuti, riconosciuti e studiati. Infatti abbiamo un esemplare di Cartorhynchus e 100 di Chaohusaurus, vorrà pur dire qualche cosa! Quindi trovare uno di questi "anelli mancanti" è veramente significativo e ripaga di tutto il lavoro svolto, anche in condizioni difficili, per la raccolta diretta dei fossili.

Cosa significa il nome Cartorhynchus lenticarpus?

Muso corto dal polso flessibile! Quando possibile i nomi sottolineano alcune delle caratteristiche anatomiche rilevanti! In questo caso, il muso corto lo diversifica da tutti gli altri ittiosauri che invece lo hanno più o meno allungato, mentre la flessibilità del polso viene vista in funzione dell’appoggio al suolo uscendo dall’acqua verso la spiaggia. Gli altri ittiosauri hanno gli arti trasformati in natatoie più o meno rigide.

Ci sono altre cose che vuole aggiungere?

Beh, sarebbe bello che anche da noi si potesse riprendere a fare ricerca sul serio, cioè con finanziamenti che vadano oltre l’elemosina, quando c’è. Oggi fare della buona Paleontologia implica fare scavi seri, poter utilizzare strumenti costosi per indagini (nuove tecniche fotografiche, TAC scannerizzazione 3D, etc.) , non basta più un po’ di cervello, un martello e una macchina fotografica per stare a livello internazionale. Ma evidentemente questo tipo di ricerca non interessa a nessuno in Italia, neppure agli amministratori locali che non capiscono il potenziale non solo scientifico (non lo si pretende!) ma neppure di attrazione turistica che i nostri siti e i nostri fossili hanno. Negli Stati Uniti o in Cina le località fossilifere sono "sfruttate" con la costruzione di musei locali, centri visitatori e visite turistiche mentre da noi… Peccato veramente. Nell'ultima foto, il nuovo Museo in costruzione a Wusha. Ospiterà il materiale raccolto dagli scavi di Xingyi effettuati dal team a Nimaigu.



Mi associo con grande rammarico e tristezza al commento aggiunto in coda del Prof. A. Tintori. Purtroppo si osserva nel settore della ricerca paleontologica in Italia una scarsità di interesse da parte di tutte le Istituzioni che dovrebbero sentirsi più coinvolte nella protezione e valorizzazione dei giacimenti fossiliferi di maggior valore scientifico. Un esempio a caso è il sito paleontologico del Villaggio del Pescatore di Trieste che aspetta da 20 anni di essere sfruttato al meglio per il suo valore scientifico di giacimento di dinosauri cretacici e di essere utilizzato in qualità di risorsa turistica per il territorio del Carso triestino.