domenica 29 marzo 2015

LA TRAGEDIA DEL GERMANWINGS POTEVA ESSERE EVITATA?

Avrete notato quanti (blogger e giornalisti) nei giorni immediatamente successivi al disastro Germanwings, siano diventati improvvisamente esperti in aviazione civile, complotti internazionali e psichiatria, tutto contemporaneamente? Tre discipline, ognuna delle quali comporta anni e anni di studio universitario e pratico.  Scrivere senza conoscere la materia, oltre che essere priva di scientificità, è una pratica che diffonde solo inutili allarmismi. C'è chi invece, più ragionevolmente e nel silenzio mediatico, lavora per evitare che simili tragedie di ripetano. 

Il fondatore di una società aerospaziale dedicata alla produzione di paracadute in dotazione all'aviazione, afferma che la tecnologia per evitare il sabotaggio esiste, andrebbe perfezionata, e permetterebbe di impedire catastrofi come quella più recente dell'aereo A320 Germanwings.

Anche se IATA, l'associazione del commercio globale per l'industria aerea, ha rassicurato il pubblico  che l'aria rimane il modo più sicuro per viaggiare, forse è il momento di approfondire le tecniche che permetterebbero agli aeromobili commerciali di dotarsi di paracadute: non per i passeggeri, ma per il velivolo stesso.

Una recente dimostrazione di BRS durante un airshow in Argentina.
Il pilota è rimasto illeso. Credit: BRS Aerospace

È quanto affermato ieri in una intervista a Forbes a Boris Popov, fondatore e CEO della BRS Aerospace di Minneapolis.  Ad un certo punto, afferma, i principali costruttori di aeromobili saranno costretti a includerli come equipaggiamento operativo standard per mitigare situazioni, tra cui: incapacità pilota; collisioni a mezz'aria; guasto meccanico; bird strike; cedimenti strutturali; errore del pilota; e addirittura di sabotaggio.

"Il cielo diventa sempre più affollato e gli incidenti aumentano di probabilità" afferma Popov.

BRS rileva che i test FAA certificati hanno dimostrato che l'apertura del paracadute potrebbe verificarsi a quote basse fino 260 piedi e, finora, osserva che gli aeromobili che utilizzano il suo sistema hanno salvato oltre trecento vite.

Il segreto del nostro sistema, dice Popov, è che si apre quasi istantaneamente. "In meno di un secondo. L'aeromobile scende successivamente fino ad una velocità di circa 21 piedi al secondo, una decelerazione che permette di arrivare verso terra a una velocità simile a un salto da un'altezza di circa 2 metri".


QUANTO DEVE ESSERE GRANDE IL PARACADUTE?

Un piede quadrato di materiale per ogni libbra di aeromobile.
Per i 50.000 Kg circa di un Boeing 757 (peso a vuoto) sarebbero necessari mezzo milione di metri quadrati di stoffa di paracadute. Troppi direte voi. Tuttavia la tecnologia per realizzare paracaduti più piccoli e leggeri già esiste: sono le nanotecnologie.

Per utilizzare i paracaduti su aerei più grandi, dice Popov, si dovrà probabilmente attendere fino a quando  le nanotecnologie potranno produrre sete artificiali dieci volte più resistenti dell'acciaio e con un decimo del peso del nylon. Ma al momento queste stesse tecnologie hanno salvato già molte vite.

In realtà il parafreno, questo il nome paracadute utilizzato come freno aerodinamico per gli oggetti di grandi dimensioni come come i veicoli spaziali al rientro nell'atmosfera, esiste da oltre 100 anni, e fu ideato proprio da un italiano. Fu Giovanni Agusta, nel 1911, che lo inventò allo scopo di riuscire a frenare la caduta di un aereo, dovuta a improvvisa avaria.

Nella fase immediatamente successiva un GPS indirizzerebbe automaticamente un aereo in difficoltà guidando il velivolo in una zona ottimale con un atterraggio controllato". Cosa che è già stata collaudata in parecchie applicazioni militari. 
L'idea, dice Popov, è che gli aerei che volano di notte su zone montane densamente popolate, possono essere condotti in zone più adatte ad  un atterraggio più sicuro. Come l'oceano aperto.

Nel video seguente, un pilota acrobatico argentino durante una manovra con un RANS-7  che provoca la distruzione dell'ala sinistra, di fronte a morte certa si salva con il  parafreno di emergenza (Ballistic System Recovery).



Per gli aeromobili in modalità di crociera ad alta quota, Popov propone "scivoli intelligenti" che, inizialmente, si aprirebbero solo al 20 per cento della loro piena apertura, rimanendo in quella configurazione fino a quando la velocità scenderebbe abbastanza in modo da governare l'aeromobile verso un atterraggio "morbido".

Se l'impatto è imminente, egli dice, algoritmi di sicurezza sarebbero in grado quindi di far scattare automaticamente l'apertura automatica del paracadute, contrastando così guasti o dirottamenti. 

ORA LEGALE: QUESTA NOTTE GLI OROLOGI IN AVANTI DI UN'ORA

IN 7 MESI MENO CONSUMI PER 556 MILIONI DI KILOWATTORA 
Tra sabato 29 e domenica 29 marzo ritorna l’ora legale, ricordatevi di spostare un’ora in avanti le lancette di tutti gli orologi. L’ora solare ritornerà nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 2015.


Con la primavera è arrivato il momento di impostare l'ora legale che dilaterà ulteriormente le ore di luce serali. 

Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo gli italiani dovranno spostare di un’ora in avanti le lancette di tutti gli orologi tra le 2 e le 3 di notte.





MA L'ORA LEGALE SERVE DAVVERO? 


Nonostante da quando è stata applicata ci siano stati sempre detrattori che pongono in dubbio l'utililtà di questo metodo, l'ora legale ci fa risparmiare! I dati sono chiari.  Durante il periodo di ora legale, con lo spostamento delle lancette degli orologi un’ora in avanti, Terna prevede, nei prossimi 7 mesi, un risparmio complessivo dei consumi di energia elettrica pari a 555,8 milioni di kilowattora. 

Si tratta di una quantità di energia corrispondente al fabbisogno annuo medio di circa 200 mila famiglie. In termini economici, considerando che un kilowattora costa in media al cliente finale circa 16,21 centesimi di euro al netto delle imposte, la stima del risparmio economico relativo all’ora legale per il 2015 è pari a circa 90 milioni di euro. 

Dal 2004 al 2014 il risparmio energetico complessivo del Paese è stato di circa 6 miliardi e 720 milioni di kilowattora, pari ad un valore economico di circa 990 milioni di euro. 

Nel periodo primavera-estate, il mese che segna il maggior risparmio energetico stimato è Aprile, con 144,2 milioni di kilowattora (pari al 26% del totale). In autunno, invece, il primato va al mese di Ottobre con 147,4 milioni di kilowattora risparmiati. Ciò è dovuto al fatto che Aprile ha giornate più “corte” in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo. Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi, da giugno ad agosto, invece, poiché le giornate sono già più “lunghe” rispetto ad aprile, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità. Va inoltre ricordato che la maggiore richiesta di energia elettrica nei mesi estivi più caldi è dovuta all’utilizzo dei condizionatori d’aria, ed è quindi indipendente dall’ora legale, poiché legata esclusivamente a fattori climatici e di temperatura e non al maggior numero di ore di luce naturale. 

Dalla homepage del sito Terna, www.terna.it, è visibile la “curva di carico”, che rappresenta l’andamento del consumo di energia elettrica in Italia in tempo reale. L’ora solare verrà ripristinata nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 2015.

Spostando in avanti le lancette di un’ora, infatti, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi, da giugno ad agosto, invece, poiché le giornate sono già più lunghe i risultati sono meno evidenti in termini di risparmio di elettricità.

LA STORIA DELL'ORA LEGALE


Già nel 1784, Benjamin Franklin, l'inventore del parafulmine, pubblicò un'idea sul quotidiano francese Journal de Paris sotto consiglio del collega inventore francese Jacques Légal. Oltre un secolo dopo, nel 1907, l'idea venne ripresa dal costruttore inglese William Willet, e questa volta trovò terreno fertile nel quadro delle esigenze economiche provocate dalla Prima guerra mondiale: nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera al British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un'ora in avanti durante l'estate. Molti paesi imitarono la Gran Bretagna in quanto in tempo di guerra il risparmio energetico era una priorità. Fonte: Wikipedia