domenica 25 giugno 2017

CYBER-VEGAS: LAS VEGAS PUNTA SULLA ROBOTICA E SULLA TECNOLOGIA PER L’INTRATTENIMENTO IN CITTÁ

Dal Robot bar alla prenotazione via Facebook Messenger, fino alla fiera più grande del mondo, Las Vegas presenta il meglio della tecnologia ed anticipa gli ultimi trend.


vrtv las vegas.

Se tra i maggiori temi di discussione contemporanei troviamo la robotica e il suo futuro apporto al lavoro umano - argomento attualissimo scelto quest’anno anche per le tracce dell’esame di maturità delle scuole superiori italiane - Las Vegas non si risparmia tra innovazioni e interessanti opzioni di intrattenimento legate sempre più al mondo dell’automazione.

Las Vegas rimane infatti la patria indiscussa della tecnologia e dell’innovazione, in primo luogo grazie al CES, la fiera più grande del mondo che la destinazione ospita annualmente a gennaio. Ogni edizione accoglie oltre 170.000 appassionati e professionisti provenienti da tutto il mondo e circa 400.000 aziende e start up espositrici.

7 COSE DA SAPERE SUL PERICOLO INDUSTROYER: IL MALWARE CHE ATTACCA I SISTEMI DI CONTROLLO INDUSTRIALI

Intervista di approfondimento a Robert Lipovsky, Senior Malware Researcher di ESET



Il 17 Dicembre 2016 la capitale ucraina Kiev ha subito un blackout di 75 minuti e le indagini degli investigatori locali hanno confermato che l’interruzione di energia fu causata da un attacco informatico. Subito dopo i ricercatori ESET hanno analizzato un nuovo e sofisticato malware, che si sospetta possa essere coinvolto in questo caso. Lo hanno chiamato Industroyer – la più grande minaccia ai sistemi di controllo industrial (ICS) dai tempi dello Stuxnet.

Questo pericoloso malware è stato sviluppato per sfruttare le vulnerabilità di questi sistemi e dei protocolli utilizzati, che sono stati sviluppati decenni fa senza riguardo delle misure di sicurezza.

Riportiamo di seguito l’intervista di approfondimento sul tema a Robert Lipovsky, Senior Malware Researcher di ESET.

sabato 24 giugno 2017

L'Università Popolare di Milano può rilasciare titoli di studio riconosciuti?

Continuiamo a parlare di Università Private in Italia. Dopo avere parlato di Università prive di riconoscimento giuridico (le lauree non sono riconosciute assolutamente dal Miur) come l'University of People tradotta in italiano con il termine l'Università della Gente, di cui ha parlato compiutamente il quotidiano "La prima Pagina" in un articolo contro le Università farlocche, è il turno della Università Popolare di Milano, o Università Popolare degli Studi di Milano, riconosciuta dal MIUR come università internazionale e autorizzata ad emettere titoli riconosciuti nel nostro Paese.

Nella foto a sinistra il regista Stefano Alleva viene Premiato dall'Università Popolare degli Studi di Milano con il Premio Gabriele d'Annunzio consegnato dal Presidente Marco Grappeggia 


In Italia non è l'unica Università "non italiana" ma "internazionale" riconosciuta: pensiamo ad esempio  alla presenza a Roma della John Cabot University e della American University of Rome. 

L'Università Popolare di Milano ha un vissuto di oltre 100 anni, come molte altre università popolari che sparse in tutta Italia nascono sul finire del XVIII secolo o inizi XIX. La nascita dell università popolari (da non confonderle con l'Università della Terza Età) è da fare risalire a un tempo in cui l'accesso all'istruzione era molto limitato: solo le classi più ricche e aristocratiche potevano permetterselo. Dunque le università popolari nascono proprio per coprire l'esistenza di offrire, spesso in maniera volontaria, accesso all'istruzione alle classi più disagiate e povere. 
Non è vero che queste sono nate, come si legge su qualche sito poco informato, per svolgere attività rivolte al tempo libro: come corsi di pittura, corsi di judo, corsi di yoga.
Anche oggi Università Popolari come l'Università Popolare di Torino o l'Università Popolare di Biella (una delle più antiche) contiene nel suo syllabus che propone ogni anno corsi di altissimo livello, quasi universitario, come corsi di lingue e letteratura, fisica, medicina ecc.

Al termine queste università rilasciano, anche se non sempre, un attestato di partecipazione, e lo scopo è quello di imparare, apprendere, e il titolo non ha alcun riconoscimento legale. Tuttavia esistono delle eccezioni. Come l'Università Popolare degli Studi di Milano.
Proprio per distinguersi dalle altre Università Popolari, quella di Milano si fa chiamare Università "degli Studi", perché in realtà è una università internazionale, dato che opera anche in altri paesi di cui parleremo tra poco. 

Può rilasciare titoli in Italia questa Università? Assolutamente si, grazie al trattato di Lisbona. Sulla Gazzetta Ufficiale si legge infatti che: 

L’università Popolare degli Studi di Milano è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 - Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).
Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione - Università - Ricerca; Trastevere 76/A - 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accade- mici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. - Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione. 
L'Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere. 

ISCRIZIONE AD ALBI DI STATO 

Lo dice il DPR n. 328/2001 che permette a chi lo desideri di svolgere questo semestre prima del conseguimento della laurea, direttamente nel corso di studi universitario, alla sola condizione che venga stipulata una convenzione fra l’Università ed il Consiglio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati.


Alla data del 5 ottobre 2016 i Corsi di laurea convenzionati sono in numero di 209 e come è possibile visionare l'Università Popolare di Milano insieme ad altre Università è inserita nella Convenzione per lo svolgimento del tirocinio professionale durante il corso di studi universitario.

In particolare dal DIPARTIMENTO DI ECONOMIA, INGEGNERIA ED AGRIBUSINESS
- Classe L-7 “Ingegneria Civile e Ambientale”
- Classe L-18 “Scienze dell’Economia e della gestione aziendale”
- Classe L-26 “Scienze e Tecnologie alimentari”


OLTRE ALL'ITALIA DOVE OPERA L'UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO? 

Ci sono numerose università nel mondo che operano come l'Università Popolare di Milano e prima ne abbiamo citate due. Dove opera dunque questo Ateneo?

L'Università Popolare degli Studi di Milano opera in Costa d'Avorio e in Burkina Faso dove esistono dei gemellaggi e l'intento dell'Università di aiutare nello studio persone che sono più in difficoltà di noi, aiutarle proprio nel loro paese di origine.

Qualcuno si è chiesto come mai proprio questi due paesi africani e non per esempio un paese europeo. Per un motivo principale: le università popolare avevo senso di esistere in Italia in un periodo in cui l'istruzione era inaccessibile ad alcuni strati della popolazione. Oggi non è più così: in Italia chiunque può accedere all'istruzione a qualsiasi livello e dunque una Università come era pensata per le masse popolari non avrebbe più senso di esistere.

L'Università Popolare degli Studi di Milano è da anni impegnata con colleghi del Nord Africa per portare istruzione qualificata in paesi in via di sviluppo come Costa d'Avorio e Burkina Faso. Il 4° da sinistra è il Presidente Marco Grappeggia


È per questo che da alcuni anni la popolare si sta rivolgendo al di fuori dall'europa, prendendo sotto la sua tutela paesi e centri di formazione che hanno un effettivo bisogno di essere aiutati. Avrebbe potuto scegliere qualche paese nell'est asiatico, questo è vero, ma un po' per praticità (il Nord Africa è molto più vicino) e un po' perché da qualche parte si doveva pur iniziare, ci si è concentrati in due paesi principalmente.


L'UNIVERSITÀ POPOLARE NON È L'UNICA A OPERARE IN AFRICA 
Arrivano spesso commenti che chiedono: come mai proprio in Costa d'Avorio e in Burkina Faso. A parte il fatto che l'Università avrebbe potuto partire da qualsiasi altro paese, per esempio l'Etiopia, verso cui le relazioni italiane sono stabili, ma per una serie di ragioni (anche di conoscenza e stima con alcuni centri e docenti di formazione locali) si è preferito iniziare con questi due paesi. 

E l'Università Internazionale non è l'unica. Se guardata ad esempio a questo link vedrete come anche Università italiane hanno stretto rapporti di collaborazione con Burkina Faso e in particolare l'Université de Ouagadougou. E poi ecco le Università sempre italiane che hanno stretto accordi con le sedi universitarie della  Costa d'Avorio.  

Quindi quando leggiamo in rete frasi come " francamente ci sfugge il nesso tra la Costa d'Avorio e il Burkina Faso con le lauree italiane" noi consigliamo di informarsi perché quasi tutte le università svolgono accordi con paesi in via di sviluppo, ma nel caso di una popolare questo è addirittura contemplato nello statuto. 

Spesso in rete si accusa l'Università Popolare degli Studi di Milano di fare pubblicità, spesso su Internet, rivolgendosi a "consumatori". Teniamo presente che questa è una Università Privata, e come ogni organizzazione o azienda privata è necessario che si tenga sempre un occhio di riguardo al profitto e ai ricavi: questi enti non ricevono infatti sussidi dallo Stato e dunque quasi interamente il corso viene pagato dall'allievo che si, è proprio un consumatore di un servizio a tutti gli effetti, non c'è nulla di male a dirlo. 

Questa è anche la spiegazione del perché i corsi di Laurea dell'Università Popolare di Milano sono leggermente più cari di una statale, ma non certo più cari di una Università privata: da quanto ci risulta ci sono altre università a Milano, private, che hanno rette anche 10 volte superiori. 

CI SONO CORSI DI INGEGNERIA CIVILE 

Oltre alle "facoltà" di sociologia, scienze Politiche e scienze della comunicazione, l'università popolare di Milano promuove ancora corsi di “Ingegneria Civile e Ambientale” che permettono l'iscrizione all'Albo degli Agrotecnici. È tutto autorizzato dal MIUR, al contrario di qualche commento negativo che si leggere qua e là in giro sulla rete. E i documenti di autorizzazione sono facilmente visibili: Li trovate qui. 

Morale della storia: l'università popolare di Milano è riconosciuta dal MIUR nel sistema universitario italiano, e chi afferma il contrario come è già avvenuto in passato è stato querelato. Del resto un ente privato e internazionale come l'Università Popolare ha tutto il diritto di appellarsi alla legge. Con una querela anche al Miur e al CIMEA che finora non hanno annullato alcun documento che permette e permetterà l'Università di svolgere le sue regolari funzioni formative. 
Se ci saranno sviluppi se ne potrà prendere atto ma fino a che su Gazzetta Ufficiale l'ente ha il permesso di svolgere funzioni formative ed erogare titoli riconsciuti, tali titoli hanno valore e lo avranno anche nel caso, ipotetico, il Miur non concedesse più l'autorizzazione a svolgere attività in Italia. Fermo restando che l'università in quanto internazionale potrà svolgere le sue funzioni in qualsiasi altro paese europeo ed extrauropeo.

Dunque non confondiamoci con l'Università della Gente (o University of People) i cui titoli che vengono rilasciati sono autentici pezzi di carta.  Non si tratta di opinioni, ma di fatti. 

Tra l'altro è possibile, con la laurea dell'Università Popolare, frequentare e farsi riconoscere crediti universitari come per qualsiasi altra università internazionale: è  ovvio che a decidere sarà sempre per ultimo il Consiglio dei professori dell'Ente a cui si farà richiesta. 

Qualcuno chiede: come mai l'Università Popolare degli Studi di Milano non è nell'elenco ufficiale delle università riconosciute dal MIUR? Ripetiamo: questa università è una università internazionale e per questo non assimilabile a una univrsità italiana. Del resto anche se risiedono a Roma, nell'elenco del MIUR non ci sono neppure le Università John Cabot University o della American University of Rome.

Insomma: quando volete sapere se una Università ha qualche riconoscimento in Italia è sufficiente che consultiate gli atti del MIUR in Gazzetta Ufficiale. Chi sta affermando che è falso è stato querelato. Come ad esempio il titolare di un sito farlocco come questo. Dall'Università ci informano che la querela per diffamazione è stata presentata a marzo di quest'anno presso il Tribunale di Milano. Purtroppo ci vorranno mesi per ottenere un risultato, ma arrivano già le prime condanne da parte di chi nel 2015 ha diffamato un membro del senato accademico: 

“La prima sentenza dal tribunale arriva subito e si fa sentire severamente!” ci spiega il presidente di Ateneo. “Il tribunale di Verbania ha condannato infatti a 9 mesi in sede penale e l’esito futuro in sede civile di 800.000€ di danni saranno donati per cause di ricerca scientifica”.

Ne parla anche La Prima Pagina

Dunque basterà attendere qualche mese, perché la giustizia faccia il suo corso.

Curiosamente, lo stesso sito farlocco prende di mira Università Italiane di tutto rispetto come LIUC (Libera Università di Castellanza), e alcuni docenti della Bocconi e de La Sapienza, diffamandoli pesantemente. Evidentemente chi ha realizzato il sito non si sente conto che tale comportamento oltre a essere poco serio, comporta dei danni di immagine quantificabili in centinaia di migliaia di euro che andranno dibattuti in sede penale e civile. 




IL SINGOLARE DI BATTERI È "BATTÈRE" O "BATTERIO"?

Nuova imbarazzante figuraccia alla Maturità, ma anche questa volta non l'hanno fatta gli studenti ma il Miur, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, diretto da Valeria Fedeli.  Dopo la gaffe delle "traccie", con la "i", nel sito del ministero, spunta un altro tragico orrore di italiano. E compare nella prova per l'indirizzo alberghiero-enogastronomico, come si legge su diverse testate nazionali, il singolare di batteri, che è diventato "battere", anziché "batterio".


Certo, perché il singolare di batteri è “batterio” e non certo “battere”. Lo conferma anche l’Accademia della Crusca, che ha già affrontato in passato l’argomento. “La risposta alle numerose domande circa il singolare di batteri è che la forma corretta è batterio e non battère, senza alcun dubbio” scrive l’Accademia della Crusca, che specifica come “l’etimologia parla chiaro: l’italiano batterio proviene dal latino scientifico Bacterium (XIX secolo), che a sua volta deriva dal greco βακτήριον, ovvero ‘bastoncino’, visto che i batteri, microrganismi unicellulari, hanno la forma simile a un minuscolo bastoncello”.

Dopo la scelta di Giorgio Caproni nella prova scritta d’italiano, nonostante il poeta non sia entrato nel piano studi di nessun liceale, e dopo la gaffe sulle “traccie”, ci si mettono anche i batteri a minare la credibilità del Ministero. 

È accaduto nella seconda prova agli esami di maturità per l’indirizzo alberghiero ed enogastronomico. La terza domanda posta agli studenti suona così: “Con riferimento alle buone pratiche di produzione e igiene, il candidato spieghi un comportamento non corretto che può causare la contaminazione batterica di un alimento e un altro comportamento che può favorire la riproduzione di un battere”. 

“battere”, singolare di “batteri”...(sic) 

Come mai questa gaffe? Si tratta di un termine scorretto e abusato. L’Accademia della Crusca, anche qui, ha più volte spiegato che: “Si può pensare che vi sia l’influsso di altri termini medici e scientifici in -ere: sfintere, mesentere, uretere, per non dire del meno nobile clistere. Quindi, per analogia, come da sfinteri si ricava il singolare sfintere, da ureteri si ha uretere, da clisteri si ha clistere, da batteri si può ricostruire un inesistente battère”.

Tuttavia è un errore, e al Ministero dell’Istruzione dovrebbero saperlo...


Le scuse del Miur per il precedente errore



Qualcuno però fa notare che, dopo le scuse e la correzione, l'ortografia rimane scorretta


mercoledì 21 giugno 2017

GENETICAMENTE MODIFICATI: VIAGGIO NEL MONDO DELLE BIOTECNOLOGIE

Classifico solitamente i libri scientifici in quattro livelli, secondo la gradualità che occorre seguire quando ci si avvicina alla scienza. Esistono i libri divulgativi di primo livello, che sono - secondo me - i più difficili da scrivere, perché devono essere letti proprio da tutti e non si può dar nulla per scontato, in quanto destinati a coloro che non hanno conoscenze di alcun tipo sulla materia trattata. Esistono poi i libri divulgativi di secondo livello che sono sempre destinati ad un pubblico ampio, ma meno ampio del precedente, poiché si tratta di persone che desiderano un maggiore approfondimento e che di libri di primo livello ne hanno già letti parecchi. Ad esempio, in un libro divulgativo di secondo livello compaiono (se si tratta di matematica) già alcune formule e si considera che il lettore possieda già alcune conoscenze di base. Per chi vuole salire ancora di più verso l'avvicinamento alla scienza esiste il terzo livello, rappresentato dai manuali scientifici delle scuole superiori. Per finire, il quarto livello è occupato dai manuali scientifici di livello universitario.

Si discute da molto tempo sull'utilità della divulgazione scientifica, ma una cosa - oggi - è certa: per affrontare un dialogo costruttivo su un tema scientifico che interessa la nostra società è necessario (almeno) aver letto alcuni libri divulgativi di primo livello sull'argomento. Perché è innegabile che - sul piano delle conoscenze e dell'esperienza nella scienza - non siamo tutti allo stesso livello, ma se vogliamo partecipare all'evoluzione della scienza e della tecnologia abbiamo a disposizione moltissime risorse e dal primo livello possiamo spingerci fino al quarto. Qui mi riferisco in particolare ai libri, che sono molto diversi da un qualunque articolo letto sul web. Un libro è un viaggio e consente al lettore di farsi un'opinione sull'argomento, mentre un articolo è troppo breve, e non è detto che sia stato scritto per qualunque tipo di lettore. 

"Geneticamente modificati - Viaggio nel mondo delle biotecnologie", scritto da Stefano Bertacchi e pubblicato da Hoepli nella nuova collana "Microscopi" si inserisce a pieno titolo fra i libri divulgativi di primo livello. Oltretutto, il tema trattato - cosa abbiamo ottenuto dalle biotecnologie e cosa potremo ottenere in futuro - è molto importante e di stretta attualità. Si tratta di 134 pagine riunite in un formato leggero e tascabile, con un prezzo piuttosto contenuto. Dato il periodo, è da mettere nella borsa per la spiaggia, ma può essere letto in qualunque momento poiché è la dimostrazione che si possono affrontare argomenti molto complessi e pieni di implicazioni con un linguaggio semplice e con delle metafore particolarmente accattivanti.


Ad esempio, il telefono senza fili, che ha come effetto un'eventuale distorsione della parola comunicata tra i partecipanti al gioco, soprattutto quando questi sono molti e si arriva al termine del "filo", viene utilizzato per spiegare la duplicazione del DNA ad opera della DNA polimerasi. Il meccanismo non è infallibile: ogni tanto viene introdotta una mutazione e quindi non si ottiene una copia perfetta. La mutazione viene generata a causa del meccanismo stesso e non è detto che sia dannosa per l'organismo in cui si verifica. Inoltre la mutazione può anche essere causata dall'esterno, da fattori ambientali detti "mutageni", ad esempio i raggi UV derivanti dalle radiazioni solari.


Il famoso film "Una poltrona per due" viene invece utilizzato per spiegare che noi dipendiamo sia dai geni che dall'ambiente. Inoltre è possibile che l'ambiente porti a modifiche dell'espressione genica, senza causare mutazioni nel DNA. Infatti non esiste solo la genetica, ma anche l'epigenetica.

Quando invece ci soffermiamo a guardare un vestito nella vetrina di un negozio, possiamo pensare che a noi il vestito non starà così bene come al manichino. E allora il manichino non serve a nulla? Serve, perché è un modello e nelle biotecnologie si utilizzano diversi tipi di modelli: "in silico" (si tratta di software), "in vitro" (parti di organismi) e infine "in vivo" (interi organismi). E talvolta alcuni (interi) microrganismi possono rappresentare degli ottimi modelli per capire e per lavorare. Un po' come succede nel Calcolo delle Probabilità: l'urna da cui si pescano le palline è solo un modello che serve a rappresentare l'estrazione casuale.

Tanto altro troverete nel libro "Geneticamente modificati", ad esempio gli OGM, ma anche le nuove fabbriche che utilizzano microrganismi e il tutto è trattato in modo molto equilibrato, senza nascondere gli interrogativi aperti e le questioni più "scottanti", ma anche riflettendo sulla natura di molte bufale che circolano sul web. Attenzione: è probabile che vi verrà voglia di approfondire l'argomento delle biotecnologie. Ottimo: allora dovrò farmi segnalare da Stefano Bertacchi libri divulgativi di secondo livello...

"Geneticamente modificati - Viaggio nel mondo delle biotecnologie"
scritto da Stefano Bertacchi
e pubblicato dall'editore Hoepli
nella collana "Microscopi"
nel mese di maggio 2017

Walter Caputo