martedì 21 ottobre 2014

INTERVISTA ALL'ECCELLENZA DELLA PALEONTOLOGIA ITALIANA: CRISTIANO DAL SASSO, IL PADRE DELLO SPINOSAURUS SEMI-ACQUATICO



La Paleontologia sta vivendo il suo momento d’oro. Dopo l’intervista al paleontologo Pascal Godefroit in cui si prospettavano nuovi scenari mesozoici in cui i T-rex potevano avere le piume, ora dovremo immaginarci uno dei più grandi dinosauri esistiti al mondo, lo Spinosaurus nuotare conducendo una vita semiacquatica
Ormai decretato il più grande dinosauro al mondo, lo Spinosaurus ha superato in popolarità e lunghezza quel "piccoletto" del Tyrannosaurus rex. Conquistandosi la copertina di ottobre 2014 della rivista National Geographic Italia, ha modificato la Paleontologia attuale portando un'ulteriore rivoluzione scientifica in questa disciplina e stravolgendo l'immaginario collettivo che credeva i dinosauri Teropodi soltanto terrestri. 
Ma chi è colui che insieme ad un team di paleontologi internazionali ha reso possibile questa rivoluzione nella concezione della fisiologia di questi dinosauri carnivori? 
E’ l’eccellenza della Paleontologia in Italia, è il papà scientifico del piccolo ma grande Ciro  (Scypionix samniticus), quel dinosauro italiano unico al mondo che ha conservato gli organi interni, è lo studioso che nel 1998 ha conquistato una copertina di Nature:  Cristiano dal Sasso. Classe 1965, laureato in Scienze Naturali all’Università Statale di Milano, lavora al Museo di Storia Naturale di Milano come Paleontologo dei Vertebrati dal 1991.



Può raccontarci la storia di questa grande scoperta che rivoluziona il comportamento dei Teropodi?       


S. Maganuco a sin. e C. dal Sasso a des. con il cranio dello Spinosaurus
Abbiamo deciso di studiare il cranio all'inizio degli anni 2000, poichè era già in possesso del Museo di Storia naturale di Milano che precedentemente lo aveva acquisito da un collezionista privato italiano. Ci siamo resi conto che era il cranio più completo al mondo per questa specie, e che mostrava caratteri anatomici unici, come il muso allungato e la narice molto arretrata. Caso unico tra tutti i dinosauri (non solo teropodi), il cranio di spinosauro mostrava che le ossa premascellari non bordavano le narici, perché queste ultime erano davvero molto lontane, spostate verso la metà del cranio!

Nel 2005 abbiamo quindi pubblicato un articolo specifico sul Journal of Vertebrate Paleontology, nel quale io ed il mio collega paleontologo Simone Maganuco avevamo già indicato una taglia enorme, superiore a quella di un T-rex: il cranio di Milano indicava che uno spinosauro adulto poteva quasi raggiungere i 16 metri di lunghezza.

Dunque, quando nel 2010 abbiamo cominciato a ricevere in visione nuove ossa che ci sembravano di spinosauro, per noi è stato logico voler continuare gli studi su questo incredibile animale. 
Ma la storia inizia qualche anno prima. Nel 2008 alcuni abitanti di un Villaggio a nord di Erfoud in Marocco trovarono delle ossa fossili lungo un pendio roccioso. Mentre alcune venivano acquistate dall'Università di Casablanca, altre vennero acquistate da un geologo-collezionista italiano, che rendendosi conto della loro importanza scientifica nel 2012 le donò al Museo di Storia naturale di Milano. Nel frattempo io ed il mio collega S. Maganuco avevamo conosciuto un paleontologo tedesco-marocchino Nizar Ibrahim ad un convegno in Inghilterra che ci mostrò delle immagini delle ossa conservate all'Università di Casablanca. Ci accorgemmo immediatamente che appartenevano allo stesso esemplare in quanto avevano la stessa forma, lo stesso colore e la stessa taglia. Nel 2013 quindi si organizzò una spedizione per raccogliere in Marocco le ossa rimaste, promossa addirittura da un grande e prestigioso sponsor: la National Geographic Society.


Avete svolto dei confronti con altri reperti di Spinosauro?


Certamente, tutti quelli possibili. Nei musei di mezzo mondo sono conservate numerose ossa, ma tutte isolate. Quindi abbiamo dovuto fare un vero e proprio puzzle, per rimettere insieme uno scheletro che ci facesse capire come davvero fosse fatto uno spinosauro. Tecniche moderne di modellazione digitale e di scansione dei reperti e la TAC osso per osso, ci hanno permesso di riassemblare virtualmente lo scheletro e di ricostruirne fedelmente le parti mancanti, utilizzando sia ossa isolate di altri spinosauri, sia le immagini dei reperti di Stromer (paleontologo austriaco che per primo rinvenne in Egitto i resti di Spinosaurus aegyptiacus, che nel 1944 vennero distrutti da bombardamenti al Museo di Monaco). Ma poiché le ossa provengono da individui di età diversa è stato necessario correggerne le dimensioni, usando come riferimento il grande muso del Museo di Milano, che appartiene ad un adulto. In due anni di lavoro si è ottenuto un file con il primo scheletro completo di spinosauro nella storia della paleontologia. Da questo è stato stampato un modello tridimensionale


Quali sono le caratteristiche comportamentali di questo dinosauro?


Le fauci da coccodrillo indicano chiaramente che lo spinosauro cacciava soprattutto pesci, ma ci sono indizi che si nutrisse anche di piccoli dinosauri erbivori e pterosauri. I sensori di pressione alloggiati nei fori delle ossa premascellari funzionavano probabilmente come quelli dei coccodrilli, che permettono di individuare le prede senza vederle, anche di notte o in acque fangose, tramite le onde che esse producono mentre nuotano. Di recente si è scoperto un apparato analogo anche nei pliosauri, grandi rettili marini che all’epoca dei dinosauri popolavano gli oceani di tutto il mondo. Dunque lo spinosauro cacciava grandi pesci nelle acque dei grandi fiumi, che nel Cretaceo rendevano il Sahara una immensa distesa di foreste lussureggianti. Ed era un vero e proprio dinosauro semiacquatico: nuotava con movimento alternato delle gambe accoppiato ad ondulazioni laterali della coda. Le gambe corte e il bacino di ridotte dimensioni erano inadatti a sorreggere a lungo il peso del corpo a terra, in postura bipede. Per contro le braccia erano lunghe e robuste, abbastanza per aiutare lo spinosauro nella camminata e a mantenere un equilibrio altrimenti precario. 


Quali sono state le strutture ossee dalle quali avete dedotto che aveva un comportamento semi acquatico?


Gli adattamenti acquatici di Spinosaurus differiscono in maniera sostanziale da quanto già visto negli altri membri della famiglia degli spinosauridi, che vivevano prevalentemente sulla terraferma, ma si nutrivano anche di pesce. Questi adattamenti semiacquatici includono:


  • Narici piccole e situate a metà lunghezza del cranio. Le piccole dimensioni e la posizione arretrata delle narici permettevano a Spinosaurus di respirare anche quando buona parte del muso si trovava in acqua.
  • Fori neurovascolari all’estremità del muso. Fori simili si trovano sul muso di alligatori e coccodrilli e contengono recettori di pressione che permettono loro di percepire i movimenti in acqua. È assai probabile che queste aperture avessero una funzione similare in Spinosaurus.
  • Enormi denti conici con un letale meccanismo di incastro. Quando la bocca si chiudeva, le mascelle formavano una vera e propria trappola da cui nemmeno una preda scivolosa come un pesce poteva fuggire. 
  • Collo e tronco allungati che spostavano in avanti il baricentro del dinosauro. Questo rendeva complicata la camminata bipede sulla terraferma, ma rendeva più semplici i movimenti in acqua.
  • Potenti braccia con artigli ricurvi e affilati come lame. Questi artigli erano l'ideale per agguantare o affettare una preda scivolosa, o troppo grande per essere ingoiata intera. 
  • Bacino piccolo e gambe corte, con cosce muscolose. Come nelle balene primitive (che avevano ancora le zampe), questi adattamenti sono molto utili per il nuoto, e differenziano nettamente lo spinosauro dagli altri dinosauri predatori, che usavano le gambe per muoversi sulla terraferma. 
  • Ossa particolarmente dense, prive delle tipiche cavità midollari aperte che caratterizzano i dinosauri predatori. Adattamenti simili, che consentono il controllo dell'assetto in acqua, sono riscontrabili in animali acquatici odierni, come ad esempio i pinguini reali. 
  • Ossa dei piedi larghe con artigli grandi e piatti. A differenza di altri predatori, Spinosaurus aveva i piedi simili ad alcuni uccelli limicoli che stazionano o si muovono su superfici fangose. Probabilimente Spinosaurus aveva i piedi palmati, utilissimi per camminare nel fango o per nuotare. 
  • Vertebre della coda articolate tra loro in modo lasco. Ciò permetteva di flettere la coda lateralmente con un moto ondulatorio, come fanno i pesci ossei che la utilizzano per la propulsione. 
  • Spine delle vertebre dorsali enormi, coperte di pelle a formare una gigantesca "vela" sulla schiena del dinosauro. Le alte spine a forma di lama erano ancorate alla muscolatura del dorso ed erano composte da osso denso, attraversato da pochi vasi sanguigni. Questo suggerisce che la vela avesse la funzione di rendere ben visibile l'animale e non di accumulare o disperdere il calore o immagazzinare riserve di grasso. La vela sarebbe stata visibile anche quando l'animale aveva il corpo immerso nell'acqua.

Lo studio pubblicato su Science ha sollevato delle polemiche alla vostra interpretazione. La maggior parte della comunità scientifica ha accolto favorevolmente la vostra proposta, mentre alcuni paleontologi si sono dimostrati contrari. Per quale motivo?


Nella maggior parte dei casi, si tratta di errori di interpretazione: hanno fatto misure e calcoli sulla base di fotografie divulgate dai media, fatte alle ossa quando non erano ancora state ripulite dalle incrostazioni del sedimento e riassemblate in posizione anatomica non ancora precisa. In effetti gli arti posteriori dello spinosauro sembrano anche a noi un po’ troppo ridotti, ma dopo aver ritrovato il sito scavato dai cercatori di fossili marocchini abbiamo raccolto molte prove sul fatto che queste nuove ossa appartengano ad un solo esemplare. E poi anche l’olotipo di Stromer mostrava le stesse identiche proporzioni tra gambe, cinto pelvico e vertebre dorsali: non è un caso e statisticamente parlando è impossibile che in entrambi i casi si tratti di due animali “aberranti” o di un miscuglio “identico” di ossa. Pubblicheremo in futuro una monografia.


Dove sono esposti o verranno esposti questi eccezionali reperti fossili?


Per raccontare la scoperta, National Geographic Society in collaborazione con la University of Chicago, il Museo di Storia Naturale di Milano, l’Université Hassan II di Casablanca, e gli artisti veneti di Geo-Model, ha realizzato una grande mostra, “Spinosaurus: Lost Giant of the Cretaceous”, ora inaugurata a Washington. Sono in via di definizione accordi per portare questa mostra anche a Milano, nel periodo di EXPO 2015. Il protagonista di tutte queste scoperte potrebbe dunque arrivare a Milano, in carne (con un modello in grandezza naturale) e ossa (con lo scheletro digitale di 15 metri), e potrebbe trovare posto a Palazzo Dugnani, antica sede del Museo di Storia Naturale, rimessa a nuovo per l’occasione. Lo scheletro originale invece tornerà in Marocco, probabilmente a Casablanca.


C'è qualcosa che non Le ho chiesto e che vorrebbe aggiungere?


Mi piacerebbe che queste scoperte portassero alla creazione di nuovi posti di lavoro. Tanti italiani hanno collaborato a questo progetto, ma solo io ho uno stipendio fisso, e loro restano col problema quotidiano di come campare…troppo triste, la ricerca scientifica italiana è una eccellenza riconosciuta più all’estero che da noi….


E adesso la domanda di rito che faccio a tutti i paleontologi che intervisto. Quando e come è nata in Lei la passione per la Paleontologia?


Per me la vocazione è arrivata da bambino: nel tempo libero mi piaceva cercare i fossili delle Alpi venete. In particolare ricordo le ammoniti, quelle “conchiglie di pietra” che testimoniavano lì, tra le montagne di Asiago (paese natale di mio padre), la presenza di un antico oceano. Mi eccitava l’idea che dalla terra potesse riaffiorare qualcosa di quel passato remoto che esisteva prima dell’uomo. Ma solo a 25-26 anni ho veramente capito che avrei fatto il paleontologo di professione, dato che in questo settore è molto difficile trovare lavoro.

                                                                                                                                     Tiziana Brazzatti

A BOLOGNA LA FONDAZIONE GOLINELLI NEL FUTURO DELLA CULTURA SCIENTIFICA

Oggi la Fondazione Golinelli presenta il suo nuovo sistema d’identità e delinea importanti progetti di ampliamento e crescita, proiettando nel futuro i valori che la animano da sempre. È stata fondata a Bologna nel 1988, ed è negli anni diventata un punto di riferimento per la formazione e per la diffusione della cultura scientifica.

Fondazione Golinelli
Fondazione Golinelli

È prevista per giugno 2015 la nascita di Opificio Golinelli – nuova casa dal nome antico – il Centro per la conoscenza e la cultura a Bologna. In adiacenza all’area industriale di circa 3 ettari compresa tra via Emilia Ponente, Prati di Caprara e via Paolo Nanni Costa, occupata fino al 2008 dalla Società Fonderie Sabiem e ora dismessa, l’Opificio Golinelli sta già sorgendo grazie a un intervento di riqualificazione che ha richiesto un investimento di circa 10 milioni di euro. Questo spazio è destinato a divenire la sede del nuovo Centro per la conoscenza e la cultura: circa 9.000 metri quadri complessivi che verranno inaugurati a giugno 2015, che saranno pienamente operativi a partire da ottobre 2015 e che ospiteranno tutte le principali attività formative, educative e culturali della Fondazione Golinelli.





Le attività della Fondazione si sviluppano in sei grandi aree progettuali, accomunate dalla filosofia hands-on: il sapere conquistato attraverso lo sperimentare e il saper fare.