sabato 18 febbraio 2012

FARE BUSINESS E GUADAGNARE CON I BLOG: SEMINARIO A TORINO


Arianna Huffington, tra i più famosi blogger americani
Con i blog si guadagna, e in alcuni casi pure parecchio: così scriveva il Wall Street Journal  in un articolo (ripreso anche da Repubblica.it e Corriere.it).

Ma al seminario che si terrà a Torino lunedì 20 febbraio e sabato 25 febbraio (della durata di un'ora e mezza) non si parlerà solo di come rendere profittevole una attività che per molti nasce quasi per gioco.

I benefici di un blog infatti sono molteplici: le aziende, le associazioni e gli enti possono usarli per conquistare la fiducia dei propri clienti/utenti, per acquisirne nuovi, per  comunicare iniziative legate alle proprie attività, di fare da collante tra l'azienda e le iniziative sul territorio nazionale e regionale.

Per un libero professionista significa aumentare la propria visibilità e affidabilità. Un blog è molto più di un sito web: è un ponte, un ecosistema della comunicazione che permette di aumentare la visibilità di una azienda o di una professione.

I diversi case history che saranno presentati dai relatori dimostreranno esempi di successo: casi di aziende, enti di formazione, enti di ricerca, liberi professionisti che sono riusciti con questo strumento ad aumentare la loro popolarità e successso. 

E poi c'è il posizionamento su Google: durante la serata verrà mostrato come, con alcuni studi legati alle reti complesse, sia possibile ottimizzare la propria attività nella prima posizione organica del celebre motore di ricerca.

Gravità Zero mette a disposizione 5 biglietti omaggio per il Seminario che si terrà   a Torino (presso il Centro Apple Connet di Via Napione 33). Per richiederli inviare una email a redazione@gravita-zero.org


L'approccio partirà dall'analisi del comportamento della rete attraverso i più recenti studi sulle reti complesse fino ad arrivare allo studio di case history di successo.

Tra gli esempi sia applicazioni dei metodi della web analysis di enti di ricerca sia casi aziendali. 

Un incontro su quello che c'è da sapere sui social network per rendere la propria attività una attività di successo.

In collaborazione con: 

Via Napione 33/A 10124 Torino - tel.011.537025 Fax 011.5361907



SULL'ARGOMENTO ABBIAMO PUBBLICATO:


Reti complesse: quando lo spazio dà forma alle reti



venerdì 17 febbraio 2012

I GORMITI E LA POLITICA FISCALE

Il malvagio Magor ha le sembianze di un vulcano in piena attività. Si è risvegliato con uno scopo preciso: distruggere ogni forma di vita sull’isola di Gorm.Inserisci link
Da Magor, insieme a fiumi di magma, fuoriescono gli uomini-lava. Nessuna pietà viene concessa agli abitanti dell’isola di Gorm: in breve tempo tutti i Gormiti vengono uccisi. Sopravvive soltanto il Vecchio Saggio che, suo malgrado, abbandona una terra ormai completamente devastata.
Magor ha raggiunto il suo obiettivo: su Gorm non è rimasta anima viva, ad eccezione degli uomini-lava. Ma, ad un certo punto, questi ultimi cominciano a star male in quanto accusano gravi carenze di energia: effettivamente sull’isola non c’è più niente da cui attingere linfa vitale.
Anche Magor accusa gli stessi sintomi. Si rende conto allora di aver commesso un grave errore. Tutti gli uomini-lava vengono richiamati all’interno del vulcano. Magor torna a dormire.

Vi ho raccontato un pezzo di storia di Gorm perché non necessariamente avete un figlio di poco più di tre anni, e quindi non è detto che siate dovuti diventare esperti del mondo dei Gormiti.

Cosa c’entrano i Gormiti con la politica fiscale? Magor è il Governo (intendo dire qualunque governo di qualunque paese), ed ha deciso di aumentare le imposte. Il suo obiettivo è incrementare il gettito fiscale per risanare il bilancio dello Stato. Se lo Stato è molto indebitato, grazie a questa nuova liquidità potrà ridurre i propri debiti.

Eppure questa strategia, nel caso di Magor, non ha avuto successo: aumentare le tasse significa ridurre il reddito disponibile e quindi i consumi. Se la gente consuma meno, le imprese riducono la produzione e di conseguenza anche gli investimenti, con gravi ricadute sull’occupazione. Nel lungo termine scompariranno le imprese e pure i cittadini: ciò significa che non ci saranno più redditi né patrimoni da tassare. Se muore l’economia, muore anche la materia imponibile. E quindi il Governo-Magor non ha più nulla da “mangiare”.

A tal proposito, Pascal Salin, economista di indirizzo liberista, specializzato in finanza pubblica, ha scritto: “Ogni qualvolta si attua una riduzione fiscale a lungo termine, si lascia la ricchezza nelle mani dei cittadini, che quindi possono lavorare di più, investire e innovare” (“Liberismo, libertà, democrazia” – Di Renzo Editore 2008).
D’altronde le entrate dello Stato si suddividono in originarie, se derivanti dalla vendita di beni pubblici o dai proventi delle imprese pubbliche, e derivate, quando derivano da economie esterne. Se non c’è un’economia da mungere, non ci saranno entrate derivate.
Per ovviare a questo problema, Magor modifica i suoi piani: la prossima volta che uscirà allo scoperto renderà schiavo tutto il popolo dell’isola di Gorm. Così avrà materia imponibile di cui cibarsi.

PREDEMICS: L’EUROPA UNITA NELLA LOTTA CONTRO I VIRUS



Parte il nuovo progetto di ricerca sulle malattie infettive, finanziato dalla Comunità Europea, con la partecipazione della Fondazione ISI Istituto per l’Interscambio Scientifico di Torino Migliorare le conoscenze scientifiche sulle malattie infettive di nuova generazione, in un’epoca in cui il rischio pandemico appare sempre più attuale. 

Scoprire dove e come hanno origine i virus, studiando il comportamento e gli spostamenti della popolazione animale. Sviluppare trattamenti efficaci e innovativi modelli di prevenzione. Sono alcuni degli obiettivi di Predemics, il nuovo progetto internazionale che unisce 17 istituti di ricerca di 8 paesi europei, tra cui la Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico di Torino. 

Coordinato dall’Istituto Pasteur di Parigi, Predemics si occupa di un settore tanto rilevante quanto ancora inesplorato della ricerca: l’emergenza dei nuovi virus epidemici. “Più della metà delle malattie infettive che si propagano nella popolazione umana provengono dagli animali”, spiega Vittoria Colizza, ricercatrice di Fondazione ISI e team leader del gruppo torinese al lavoro sul progetto. “Gli esempi, anche quelli recenti, sono numerosi: basti pensare all’influenza da H1N1, alla SARS e al virus West Nile. Eppure la nostra conoscenza sui meccanismi che determinano o favoriscono l’emergere di nuove epidemie umane è ancora a un livello molto arretrato. 

Come avviene il passaggio da animali a uomini? Quali sono i fattori legati al particolare virus, alla sua interazione con l’ospite, all’ambiente in cui sopravvive, che possono favorire il passaggio dalla specie animale a quella umana, e il conseguente adattamento all’ospite umano, dando luogo a potenziali epidemie e pandemia? Con Predemics vogliamo rispondere a queste domande”. “I team di ricerca si concentreranno su un obiettivo principale: comprendere i complessi meccanismi che governano le interazioni tra i virus e i loro ospiti”, spiega Sylvie Van der Werf, coordinatrice generale del progetto presso l’Istituto Pasteur di Parigi. “Determinare i passaggi principali dello sviluppo delle malattie ci aiuterà a identificare le migliori strategie di prevenzione da implementare”. 

Predemics prenderà in esame quattro famiglie di virus: 

- I virus dell’influenza 
- I virus dell’epatite E 
- L’encefalite e i relativi flavivirus (come il virus West Nile) 
- I lyssavirus (tra cui quelli che generano la rabbia) 

I diciassette team coinvolti si divideranno il lavoro: alcuni istituti raccoglieranno i dati sul terreno, mentre altri – tra cui Fondazione ISI – li rielaboreranno, realizzando modelli e previsioni. “Studieremo le caratteristiche dei virus e le sue interazioni con l’ospite e con l’ambiente per formulare modelli su scale spazio-temporali differenti”, dice Vittoria Colizza. “L’approccio teorico presenterà alcuni punti di contatto con quelli sviluppati all’interno dei progetti europei EPIWORK e EpiFor, entrambi coordinati dalla Fondazione ISI e focalizzati sullo studio di propagazioni epidemiche in popolazione umana, ma le caratteristiche specifiche dei modelli di Predemics includeranno una varietà di altri meccanismi basati sui dati raccolti negli studi sperimentali condotti dagli altri partners del progetto, e pertanto saranno fortemente innovativi. 

La sfida di Predemics è infatti quella di aprire una pagina inedita sulla ricerca dell’origine, emergenza e sviluppo delle malattie infettive”. Il team della Fondazione ISI per Predemics è composto dagli scienziati Vittoria Colizza, Alain Barrat, Ciro Cattuto e da un ricercatore che verrà assunto per seguire il progetto. La durata prevista è di cinque anni, con un finanziamento di 11,7 milioni di euro dalla Comunità Europea. I diciassette istituti coinvolti provengono da Francia, Italia, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Svezia e Svizzera. Oltre a Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico, le altre realtà italiane che prendono parte all’iniziativa sono l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Legnaro (Padova), l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, l’Istituto Superiore di Sanità di Roma e l’Università di Bologna. 
“Predemics dedicherà un’attenzione particolare anche al training e alla condivisione delle conoscenze e dei dati”, spiega Vittoria Colizza. “Tutti i dati raccolti e i modelli sviluppati saranno infatti inseriti in un archivio informatico, accessibile dalla comunità scientifica internazionale. In questo modo il progetto potrà aiutare gli esperti a prevedere l’evoluzione di una malattia infettiva in ambienti potenzialmente a rischio e al tempo stesso potrà fornire un utile supporto didattico per studenti e scienziati”. Il sito Web ufficiale di Predemics : http://predemics.biomedtrain.eu 

L’elenco completo degli istituti partecipanti: Institut Pasteur, Parigi, Francia Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), Italia Katholieke Universiteit Leuven (K.U.Leuven), Belgio Université de la Méditerranée Aix-Marseille (UNIVMED), Francia Eidgenössisches Volkswirtschaftsdepartement (FDEA-IVI), Svizzera Imperial College of Science, Technology and Medicine (IMPERIAL), Gran Bretagna Agence Nationale de Sécurité Sanitaire (ANSES), Francia Max Planck Gesellschaft zur Foerderung der Wissenschaften E.V. (MPG), Germania Fundacio d'Ivestigacio Sanitaria de les illes Balears Ramon Llull (FISIB), Spagna University of Gothenburg, Department of Microbiology and Immunology (UGOT), Svezia Philipps Universität Marburg (UNIMAR), Germania Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani (INMI), Italia The University of Edinburgh (UEDIN), Gran Bretagna Fondazione Istituto per l'Interscambio Scientifico (ISI), Italia Health Science eTraining Foundation (HSeT), Svizzera Istituto Superiore di Sanità (ISS), Italia Alma Mater Studiorum-Universita di Bologna (UNIBO), Italia 

UFFICIO STAMPA 
Fondazione ISI Ex Libris Comunicazione Tel. 02 45475230 
 e-mail ufficiostampa@exlibris.it 
Carmen Novella, c.novella@exlibris.it, 335 6792295

martedì 14 febbraio 2012

L'IMMAGINE FANTASMA

Guarda qui per 30 secondi i 3 puntini colorati sul naso. Poi fissa un muro bianco sbattendo velocemente le palpebre... cosa vedi?



Ringraziamo Silvia Caruso, per averla postata sul suo canale Twitter Chi_mi_ca


E ora vediamo: chi è in grado di dare la migliore e più chiara spiegazione possibile di questo fenomeno?




ASTRONOMICAL: IL FILM

Un modello in scala del nostro sistema solare in dodici volumi di 500 pagine ciascuno stampato-on-demand. A pagina 1 il Sole, a pagina 6000 Plutone. La larghezza di ogni pagina equivale a un milione di chilometri.


ASTRONOMICAL - The Movie from Mishka Henner on Vimeo.

Questo film ci porta attraverso il primo volume dove incontriamo il Sole, Mercurio, Venere, Terra, Marte e la fascia degli asteroidi. E' il nostro sistema solare in scala. Importanti anche la Terra al minuto 4:00, alle 05:25 Marte, e la cintura di asteroidi alle 6.40 (notare come il sole compaia solo su due pagine mentre la cintura degli asteroidi per diversi minuti).

Il volume è disponibile qui  www.mishkahenner.com

Si ringrazia per la segnalazione theastronomist.fieldofscience.com




IL PROBLEMA DELL'OSTEOPOROSI NEGLI ASTRONAUTI

PUNTO CRUCIALE PER IL FUTURO DEI PROGRAMMI SPAZIALI 
di Prisco Piscitelli *, Vittorio Cotronei § e Maria Luisa Brandi *

 Dr Prisco Piscitelli
La gravità. La gravità è una delle quattro forze fondamentali della fisica, costituisce una proprietà dell'universo dipendente dalla massa dei corpi e inversamente proporzionale al quadrato della distanza fra essi. L'effetto più evidente e più immediatamente apprezzabile della gravità nella nostra vita quotidiana è la forza di attrazione che ci tiene ben saldi sulla superficie terrestre e che sperimentiamo come sensazione di peso. Tutte le leggi che governano il movimento sono strettamente dipendenti dal campo gravitazionale in cui il moto stesso si compie: la caduta di un qualsiasi corpo, il moto di una freccia, di un proiettile o dei pianeti sono tutti governati dalle leggi della gravità. La gravità è inoltre responsabile anche di numerosi fenomeni fisici, il cui rapporto con essa è meno intuitivo come ad esempio la spinta idrostatica (o galleggiamento). La forza di gravità influenza anche il corpo umano, governando la capillarità dei vasi ematici, i flussi laminari, l'osmosi e molti altri processi, ma il suo impatto più evidente si ha sicuramente sull’apparato muscolo-scheletrico. 

Cosa accade in condizioni di microgravità. Il mantenimento di uno scheletro in grado di resistere agli stress della vita quotidiana (a cominciare dallo stare in piedi o dal muoversi sostenendo tutte le altre strutture corporee) è strettamente dipendente dallo stimolo che sullo stesso scheletro esercitano le forze meccaniche gravitazionali ad esso applicate. Se eliminiamo la forza gravitazionale che agisce longitudinalmente sull’apparato osteo-muscolare (come avviene nei viaggi spaziali e nei soggetti allettati per lunghi periodi) si alterano i meccanismi di equilibrio tra fisiologico riassorbimento osseo e neoformazione ossea, con conseguente perdita di osso, che si accompagna ad ipotrofia muscolare da mancata sollecitazione. Nei viaggi spaziali gli astronauti vengono a trovarsi in condizioni di microgravità (giacchè la totale assenza di gravità o gravità zero è una situazione solo teorica). Già nelle prime due settimane una grande quantità di calcio viene mobilizzato dalle osse ed espulso nelle urine (la cosiddetta ipercalciuria). E’ come se l’organismo percepisse il venir meno delle forze gravitazionali applicate longitudinalmente allo scheletro (che sperimentiamo sulla terra) ed agisse di conseguenza alleggerendo un apparato scheletrico sovradimensionato rispetto alle nuove condizioni in cui il corpo viene a trovarsi (microgravità). Allo stesso modo, i muscoli, non sottoposti all’abituale carico di lavoro diminuiscono in volume e vanno incontro ad ipotrofia. Anche altre funzioni corporee si modificano: per esempio si assiste ad una diversa ripartizione dei liquidi nei diversi compartimenti dell’organismo, che si associano a variazioni dell’assetto cardio-vascolare. 

Un problema nuovo. Finora le missioni spaziali con impiego di equipaggi umani (dalle missioni Apollo fino a quelle Shuttle) avevano una durata media di circa 14 giorni, un tempo adeguato per osservare un’immediato e rapido aumento dell’escrezione urinaria di calcio (ipercalciuria dovuta alla mobilizzazione di calcio dalle ossa), ma non sufficiente a provocare un reale impoverimento della massa ossea degli astronauti. Le cose sono cambiate da quando sono cominciate le missioni a bordo della stazione spaziale internazionale (ISS), che prevedono una permanenza a bordo di circa sei mesi (arco temporale adeguato affinché si osservino iniziali alterazioni osteo-muscolari). La stazione ISS si trova a circa 360 km dalla superficie terrestre e compie più di 15 orbite al giorno intorno al nostro paineta ad una velocità di 25.685,7 Km/h. All’interno dell’ISS gli astronauti operano e vivono in condizioni di microgravità, ma allo stesso tempo svolgono una ridotta attività fisica che richiede solo un minimo lavoro muscolare. Il processo di decalcificazione ossea sarebbe dunque il risultato dell’azione di una ridottissima forza di gravità combinata con l’ipotrofia muscolare. Secondo una prima ipotesi, la causa di questa duplice stimolazione negativa, si riduce l’attività degli osteoblasti (le cellule deputate a depositare la matrice ossea di nuova formazione), mentre aumenta l’azione degli osteoclasti (le cellule che riassorbono l’osso esistente affinché esso possa essere rinnovato). Lo squilibrio tra la neoformazione ossea ed il riassorbimento osseo genera un bilancio negativo che innesca l’osteoporosi, definita come un processo patologico caratterizzato da una ridotta resistenza ossea che espone l’individuo ad un aumentato rischio di frattura. E’ esattamente quello che avviene nelle donne dopo la menopausa.

Avanzare insieme nello studio dell’osteoporosi spaziale e di quella terrestre. Gli studi condotti sulle donne in menopausa hanno dimostrato che l’assunzione regolare di integratori di calcio e vitamina D3 (che ne aumenta l’assorbimento intestinale) è in grado di prevenire la perdita di massa ossea nella misura dell’1% all’anno. Al contrario, gli esperimenti condotti sugli astronauti della missione MIR97, indicano che anche l’assunzione di elevate dosi di calcio e vitamina D3 non è in grado di frenare la riduzione dell’attività osteoclastica e l’aumento del reclutamento degli osteoclasti. Dunque le supplementazioni efficaci sulla terra nel contrastare l’osteoporosi non sarebbero altrettanto d’aiuto nello spazio. Nemmeno l’esercizio fisico o i farmaci sembrerebbero garantire gli stessi benefici sperimentabili sulla terra. Nell’esperimento “terranauti”, nei volontari sani obbligati a rimanere a letto per diversi mesi (per simulare condizioni di inattività e mancata stimolazione sull’apparato muscolo-scheletrico molto simili a quelle sperimentate dagli astronauti) si osservava una perdita di massa ossea del 15%, che non poteva essere arrestata nemmeno con programmi intensivi di esercizio fisico in posizione supina. In un successivo esperimento, 90 uomini sono stati obbligati ad un riposo forzato a letto fino a 36 settimane consecutive. Come osservato negli astronauti, l’escrezione urinaria di calcio aumentava rapidamente, fino a raggiungere un picco di 100 mg al giorno entro la sesta settimana; a partire dalla prima-seconda settimana si osservava dapprima un livello di ipercalciuria costante e successivamente si assisteva ad una riduzione progressiva dell’escrezione di calcio con le urine. Tuttavia, la calciuria non ritornava mai ai valori basali osservati nei soggetti prima dell’esperimento. L’esperimento dimostrava che il calcio veniva espulso con le urine già a partire dalle prime due settimane e l’ipercalciuria persisteva per tutte le 36 settimane esaminate, provocando una perdita del 5% di massa ossea ogni mese. E’ per questo che le osteoporosi ipercalciuriche che si verificano “a terra” e ben note agli endocrinologi possono costituire un valido modello di approfondimento dei problemi ossei nello spazio (e viceversa). Ciò è particolarmente importante perché qualsiasi tentativo di limitare la perdita di massa ossea nello spazio (mediante l’esercizio fisico, compressioni sullo scheletro o somministrazione di calcio, fosfati, calcitonia o farmaci bisfosfonati) si è rivelato finora fallimentare. Nemmeno i bisfosfonati (potenti inibitori dell’attività osteoclastica) riuscivano ad impedire completamente il processo di erosione ossea e la perdita di trabecole dovute all’aumento del reclutamento di osteoclasti in esperimenti condotti su animali (studiati in condizioni di prolungata inattività per 12 mesi consecutivi). 

Gli esperimenti condotti nelle missioni spaziali. La riduzione della forza di gravità sperimentata dagli astronauti durante le missioni spaziali provoca indiscutibilmente delle alterazioni dell’omeostasi del calcio nell’organismo. Gli astronauti delle missioni Gemini, Apollo e Skylab sperimentavano un’aumentata escrezione di calcio nelle urine. Dopo 84 giorni di permanenza nello spazio, gli astronauti delle missioni Skylab presentavano una riduzione della massa ossea pari al 4%, con un processo simile in tutto e per tutto a quanto osservabile a terra in caso di prolungata immobilità. Resta anche da chiarire fino a che punto le alterazioni ossee qualitative (perdita e assottigliamento delle trabecole osse, aumento degli spazi inter-trabecolari ecc.) e quantitative (densità minerale ossea) sperimentate dagli astronauti possano essere validamente corrette dopo il loro rientro a terra. E’ anche possibile che l’alterazione dell’attività cellulare degli osteoblasti e degli osteoclasti sperimentata dagli astronauti possa determinare una perdita ossea irreversibile, con conseguente prematura insorgenza di osteoporosi senile a distanza di molti anni dalle missioni spaziali. I ratti studiati all’interno di biosatelliti russi dimostravano un processo osteoporotico in cui la componente predominante era la riduzione della neoformazione ossea. Negli animali esaminati, la perdita di osso trasecolare sembrava un processo non reversibile dopo il rientro a terra (al contrario dell’osso di tipo corticale, che sembrava suscettibile di recupero). 

Conclusioni. L’osteoporosi degli astronauti rappresenta quindi uno dei maggiori ostacoli al progresso dei programmi spaziali, giacchè sarebbe oltremodo pericoloso esporre gli astronauti a permanenze molto lunghe in ambiente microgravitario: per andare e rientrare da Marte attualmente ci vorrebbero circa tre anni, di sicuro un tempo sufficiente per causare gravi danni all’apparato osteo-articolare dell’equipaggio. Tuttavia, la patogenesi e i processi responsabili dell’osteoporosi negli astronauti non sono ancora stati chiariti e necessitano approfondimenti in tempi ragionevoli. 

L’agenzia spaziale europea è fortemente impegnata in questo campo e intende favorire la collaborazione con il mondo scientifico e medico in particolare affinché il nostro Paese possa fornire contributi importanti alla risoluzione di questo problema di grande rilevanza per il futuro della nostra permanenza nello spazio. In quest’ottica e in collaborazione con l’ESCEO (la società scientifica europea dell’osteoporosi) si sta avviando un gruppo di lavoro dedicato a risolvere questo problema…perché l’uomo possa continuare a volare lontano.


* Università di Firenze, Dipartimento di Medicina Interna 
   SOD Malattie del Metabolismo Minerale e Osseo, AOU Careggi 
* European Society for Clinical and Epidemiological aspects of Osteoporosis (ESCEO) 
§ Agenzia Spaziale Europea (ESA) 

venerdì 10 febbraio 2012

WEB REPUTATION: SEMINARIO A TORINO. BIGLIETTI OMAGGIO

Come parlano di me sul web? Cosa dicono della mia azienda della mia attività? Come è percepito il nostro lavoro? Come ci vedono i nostri lettori, i nostri clienti? Queste domande hanno - da sempre - interessato non solo gli analisti di mercato e i ricercatori, ma anche tutte le persone che, in un modo o nell'altro sono attente alla loro immagine e alla loro reputazione, sia essa online o meno.

Gravità Zero mette a disposizione  5 biglietti omaggio (esauriti) per il Seminario che si terrà   a Torino (presso il Centro Apple Connet di Via Napione 33) sulla Web Reputatino


L'approccio partirà dall'analisi del comportamento della rete attraverso i più recenti studi sulle reti complesse fino ad arrivare allo studio di case history di successo.

Tra gli esempi sia applicazioni dei metodi della web analysis di enti di ricerca sia casi aziendali. 

In due ore tutto quello che c'è da sapere sui social network per rendere la propria attività una attività di successo.

In collaborazione con: 

Via Napione 33/A 10124 Torino - tel.011.537025 Fax 011.5361907



SULL'ARGOMENTO DELLA "WEB REPUTATION" ABBIAMO PUBBLICATO:


"COMUNICARE LA SCIENZA: le nuove opportunità offerte dal Web e rischi connessi"



martedì 7 febbraio 2012

I FARMACI DEL XXI SECOLO A TORINO CON IL NOBEL PER LA CHIMICA AARON CIECHANOVER

L’associazione CentroScienza ONLUS in collaborazione con la Scuola di Studi Superiori dell'Univeristà di Torino, presenta:  Aaron Ciechanover, Nobel per la Chimica nel 2004 ospite a Torino il 16 febbraio 

I FARMACI DEL XXI SECOLO 

Un Nobel racconta le ultime frontiere della ricerca Scuola di Studi Superiori dell’Università di Torino

 Ore 10.00 - Università di Torino 

FRONTIERE DELLA FARMACOLOGIA NELL’ERA POST-GENOMICA 
Aula Magna del Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo Via Accademia Albertina, 13 - Torino 

Una medicina “su misura”, ovvero cure e farmaci adatti al profilo molecolare di ogni paziente. 

Non è fantascienza ma la nuova frontiera della farmacologia: ne parla a Torino il 16 febbraio il Prof. Aaron Ciechanover, Nobel per la Chimica nel 2004, oggi impegnato nella ricerca presso il Cancer and Vascular Biology Research Center e il Technion-Israel Institute of Technology di Haifa, Israele. “Frontiere della farmacologia nell’era post-genomica” è il titolo della prima conferenza - di taglio tecnico-scientifico - che il Prof. Ciechanover terrà alle 10.00 per studenti e ricercatori universitari. 

La conferenza apre un ciclo di appuntamenti organizzati dalla Scuola di Studi Superiori dell’Università di Torino, dedicati a tematiche centrali della Scuola, quali la complessità, la sostenibilità e il governo, e aperti a tutti gli studenti e docenti dell’Università. 

Per informazioni: www.ssst.unito.it - ssst@unito.it, tel. 0116702225. 

Ore 17.45 - GiovedìScienza 
A OGNUNO IL SUO FARMACO, I FARMACI DEL XXI SECOLO 
Teatro Colosseo - Via Madama Cristina, 71 - Torino – INGRESSO LIBERO 

Farmaci come la penicillina sono stati scoperti per caso da ricercatori incuriositi da fenomeni "strani" (serendipity), o sono nati da principi attivi contenuti in note piante medicinali. Altri farmaci, come le statine anti-colesterolo, sono stati scoperti con le tecnologie più avanzate, come lo screening mirato di grandi librerie chimiche. In questi casi, i meccanismi d’azione del farmaco erano sconosciuti e solo più tardi sono stati svelati. Basilare è stato capire come pazienti con malattie in apparenza simili nella diagnosi rispondono in modo diverso alle cure, e l’andamento della malattia è diverso per ogni paziente. 

Oggi il cancro al seno o alla prostata sono suddivisi in sottoclassi secondo le loro caratteristiche molecolari. Da un approccio al trattamento di queste malattie uguale per tutti si va verso una "medicina su misura" adatta al profilo molecolare/mutazionale del paziente. La comprensione del meccanismo condurrà allo sviluppo di nuovi farmaci, l’immediato futuro sarà caratterizzato dallo sviluppo di tecnologie rapide e non costose per decifrare ed elaborare genomi individuali (poche ore, circa 700 €). 

È quindi necessario un cambiamento nella ricerca sui farmaci e nella formazione dei medici. 

Si deve puntare sull’interdisciplinarietà che rimpiazzerà l’approccio medico tradizionale, sapendo che ci saranno molti problemi etici legati alla tutela dei dati genetici personali. 

Per informazioni: tel. 0118394913 - www.centroscienza.it 

Ufficio stampa: Laura Celeghin. - lc@centroscienza.it 
Barbara Magnani, Ufficio Stampa SSST  magnanibarbara@gmail.com