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domenica 11 luglio 2021

LA LEZIONE SEGMENTATA

Faccio l’insegnante da 20 anni e, di situazioni, ne ho viste tante. Scuole di recupero anni scolastici, scuole di supporto agli studenti universitari, enti di formazione, corsi per i dipendenti delle aziende e tanto altro. Per mia scelta non ho mai insegnato nella scuola pubblica, ma ho avuto a che fare con studenti con un’età da 13 a oltre 60 anni, talvolta con gravi lacune nelle basi e talaltra molto bravi, preparati, giudiziosi e finalizzati all’ottenimento di un lavoro. Mi sono spesso interrogato sui miei metodi didattici, non solo di recente quando ho compilato un lungo e dettagliato questionario di autovalutazione dei formatori. Naturalmente, come anzidetto, le situazioni sono così varie e differenziate, che non può esistere un metodo tipo “bacchetta magica” per l’insegnante. Però di nuovi spunti di insegnamento ce ne sono molti, basta essere disposti a cambiare, a sperimentare e – finalmente! - a far lavorare gli studenti. Come molti docenti anch’io ho spesso pensato: “nella lezione di domani cosa racconterò agli studenti?”. Dopo aver letto “La lezione segmentata” di Dany Maknouz, pubblicato da Zanichelli in prima edizione nel mese di marzo 2021, penso invece: “Domani cosa farò fare agli studenti?”.

La lezione segmentata è una modalità didattica che ha ricevuto diverse conferme in termini di efficacia e di efficienza. Si basa su una struttura divisa in brevi segmenti. In un tempo anche minimo, ad esempio di 50 minuti, si può fare più di un ciclo di “lezione – attività – restituzione”: si spiega, si assegna un compito e poi si fornisce un feedback sul lavoro degli studenti. 

All’inizio c’è la fase di preconoscenza, in cui si verificano le conoscenze che dovrebbero essere già possedute per poter affrontare la lezione, e alla fine c’è una fase di conclusione, in cui si forniscono spunti e consigli, oltre ad assegnare i tradizionali compiti per casa. Tra la fase di preconoscenza e quella di conclusione possono esserci più cicli di lezione – attività – restituzione: dipende dal tempo che si ha, dalla materia insegnata, talvolta anche dalle attrezzature informatiche. In ogni caso, se ci pensate, rispetto ad una classica lezione in cui – per un’ora intera! - si spiega soltanto e alla fine si assegnano i compiti c’è una gran bella differenza. Si spiega meno (e meglio), e comunque in piccole porzioni di tempo, si fanno lavorare gli studenti molto di più, e si forniscono maggiori indicazioni e feedback sul loro lavoro. 

Non posso affermare di aver applicato per intero tutti i principi della lezione segmentata, che troverete ben descritti nel libro, però qualcosa nel mio piccolo sono riuscito a fare, soprattutto in due occasioni. 

In un corso di web marketing per studenti adolescenti ho fatto lavorare molto più loro di quanto io abbia spiegato: sono gli studenti che hanno prodotto dei risultati sulla base di miei brevi input, che solitamente fornivo ad inizio lezione. Poi discutevamo dei lavori, di quali fossero venuti meglio e perché, di chi era riuscito molto bene e di chi non aveva neanche esattamente capito cosa doveva fare.

In un’altra occasione, in un corso (in forma di laboratorio) per addetti al magazzino, con studenti caratterizzati da diversi tipi di disabilità, sono riuscito ancora meglio ad applicare la lezione segmentata, in quanto fornivo brevi spiegazioni, poi assegnavo un compito di gestione del magazzino da risolvere con excel, poi effettuavo una vera e propria fase di restituzione e in seguito andavo avanti con un altro ciclo di lezione – attività – restituzione. 

Mi sono reso conto di essere stato più efficace: gli studenti hanno imparato come risolvere un problema di magazzino perché ne hanno risolti parecchi, hanno migliorato il loro livello di Excel e hanno trovato la lezione più “leggera”, ma anche più pratica ed applicativa.

Proprio ora che l’anno scolastico è finito, è importante riflettere prima di settembre, quindi cari colleghi docenti, insegnanti e formatori, anche sotto l’ombrellone oppure sdraiati a quota 1800 metri, potete leggere “La lezione segmentata” e trarne diversi vantaggi. Leggetelo con tranquillità, come fosse letteratura, e tenete a portata di mano un piccolo bloc-notes: lo riempirete di spunti che miglioreranno il vostro prossimo anno scolastico.

Walter Caputo

Formatore 

Tullio Regge: 90 anni fa nasceva il celebre fisico molto noto ai torinesi

 


Fisico e poliedrico matematico torinese, studioso di fama internazionale, Tullio Regge fu tra più brillanti fisici della seconda metà del Novecento, introducendo alcuni contributi cruciali nello studio della meccanica quantistica e sulla relatività. Ottenne prima la cattedra di professore emerito all’Università di Torino prima e e poi quella del Politecnico di Torino. 

Fu tra i primi ad uscire dalle aule universitarie e raggiungere il pubblico eterogeneo tramite numerosi articoli scientifico-divulgativi pubblicati sulle testate italiane più importanti: molti torinesi lo ricordano negli anni ’80 quando riempiva luoghi come il Palasport o gli eventi alla Pellerina di migliaia di curiosi di ogni età mentre raccontava le meraviglie del cosmo e della fisica.

Fondatore dell’Isi, Istituto Internazionale per l’Interscambio Scientifico fu non solo scienziato ma anche appassionato di arte e design ed eletto al Parlamento Europeo nel 1989. Ma soprattutto impegnato in cause sociali come la tutela delle persone portatrici di handicap.

Fu sposato con Rosanna Cester, la fisica che ha diretto l’esperimento “Charmonium” e che ha guidato circa quattrocento ricercatori al Fermilab di Chicago. Da lei ha avuto tre figli. Una curiosità: Cester non ha mai rinunciato al suo cognome da nubile e ha sempre evitato domande sul suo privato.

L'articolo completo sulla testata giornalistico-scientifica  Gravità Zero 




giovedì 1 luglio 2021

Economia, così le grandi aziende migliorano i processi decisionali



Le grandi aziende, per essere competitive nel mercato contemporaneo, necessitano di un'organizzazione interna che tenga conto di tutti i dati utili a migliorare i processi decisionali. È dunque fondamentale catalogare e interpretare i Big Data, che sono diventati negli ultimi anni una delle parole chiave del successo. I Big Data infatti consentono di classificare in maniera molto specifica i dati, riuscendo a favorire la creazione di pubblici così personalizzati da poter studiare in maniera precisa le strategie di marketing per colpire il target desiderato.

Per raggiungere tali livelli di precisione, all'interno dell'azienda è importante avere a disposizione i data warehouse, ossia una raccolta di dati integrati facili da consultare e dai quali estrapolare report su qualsiasi prodotto e/o servizio dell'azienda.  La presenza di data warehouse presuppone ovviamente un'alta digitalizzazione dell'azienda, perché i dati da raccogliere, ormai numerosi e provenienti da diversi canali aziendali, non si possono catalogare senza affidabili software di gestione. 

La pandemia ha evidenziato la necessità della digitalizzazione in maniera trasversale nel nostro Paese, perché ci si è trovati di fronte ad aziende che non conoscevano assolutamente il loro stato di salute e che avevano difficoltà ad accedere ai propri dati. Ciò ha provocato ritardi nei processi decisionali, che in alcuni casi sono diventati fatali per l'azienda, costretta a limitare la sua azione e, nei casi peggiori, a chiudere. 

La reportistica

Uno dei valori aggiunti nel processo decisionale è la reportistica, che rappresenta la fotografia in realtime di uno specifico argomento da valutare. Nella fase di lancio di un prodotto ad esempio la reportistica consente di individuare in maniera immediata le fasi che hanno funzionato meglio e quelle che invece vanno ottimizzate, consentendo di intervenire con tempestività ed evitando quindi probabili situazioni spiacevoli. L'organizzazione strutturata di dati consente poi di realzizare anche degli storici, che sono fondamentali per il futuro di una grande azienda. Lo storico di un'azione di marketing è infatti un caso studio da condividere con lo staff al fine di elaborare nuovi piani strategici. In caso di crisi o di avvenimenti eccezionali, come la pandemia, avere a disposizione sistemi di reportistica aggiornati consente di accumulare un vantaggio competitivo importante, riuscendo a capire con anticipo quali sono le opportunità dell'azienda e quali sono gli strumenti con cui affrontare la crisi senza agire in maniera avventata ma con i dati alla mano.


La valutazione delle performance

Una parte importante dei processi decisionali dipende anche dalla valutazione delle performance, questo soprattutto nell'ambito della gestione delle risorse umane. Un team produttivo è un vantaggio per tutta l'azienda e quindi è importante intervenire con prontezza nel momento in cui si riscontra un problema. Grazie all'analisi delle performance è molto più facile capire le cause dei ritardi ed è quindi semplice individuare se uno dei collaboratori è in difficoltà. Una grande azienda, per essere vincente, risponderà a questo calo della prestazione lavorativa unendo cultura aziendale e formazione professionale e fornendo gli strumenti giusti, anche tecnologici, affinché possa recuperare e rientrare nelle performance attese. Il sistema del controllo delle performance è stato fondamentale per la gestione del lavoro da remoto durante il lockdown, perché i responsabili della gestione dei progetti sono stati costretti a controllare a distanza il lavoro e solo affidandosi a sistemi chiari di gestione, è stato possibile migliorare i processi decisionali e organizzare il lavoro in una nuova modalità.