venerdì 25 maggio 2018

A TORINO IL PRIMO "SPACE CENTER" D'ITALIA - MUSEO NAZIONALE DELL'AEROSPAZIO

Nascerà a Torino il primo museo nazionale dell'aerospazio su suolo italiano.


Foto per gentile concessione dello Space Center di Houston

Progettato da Altec (Aerospace logistics technology engineering company), società partecipata da Asi (Agenzia spaziale italiana) e Thales Alenia Space Italia che si occupa di fornire servizi di ingegneria, logistica e supporto alla stazione spaziale internazionale, il "Torino Space Center" sarà allestito probabilmente tra corso Marche e corso Francia dove già si trovano le sedi Altec e Leonardo Thales.

Della realizzazione del progetto si occuperanno gli architetti di Camerana & Partners che ideeranno il concept e Guido Guerzoni, docente di management museale alla Bocconi di Milano, che dovrà studiare un piano gestionale che garantisca l'autosufficienza della struttura. L'idea di Benedetto Camerana è quella di un museo non convenzionale, ricco di percorsi interattivi e proiezioni. Secondo quanto dichiarato dal presidente di Altec Fabio Massimo Grimaldi, il "Torino Space Center" sarà un luogo dove i giovani potranno "sporcarsi le mani", cimentandosi in laboratori pratici e dialoghi sull'aerospazio.

Per quanto riguarda la gestione dei costi e le tempistiche, Altec ha intenzione di completare la realizzazione del museo entro tre o quattro anni. Il progetto, che potrebbe avere in futuro lo stesso impatto che il Museo dell'auto di Torino ha avuto negli anni Trenta, si ispirerà al National air and space museum dello Smithsonian Institution di Washington, struttura museale da 7 milioni di visitatori. L'investimento economico, ancora non chiaramente stabilito, potrà consistere in qualche decina di milioni di euro e non prevederà finanziamenti pubblici. La spesa coinvolgerà invece una newco o una fondazione, con il solo patrocinio di Regione e Comune.

giovedì 24 maggio 2018

STEFANO PIGOLOTTI SPIEGA COME MIGLIORARE IL PROPRIO CURRICULUM PER RENDERLO VINCENTE

Una delle condizioni che più di ogni altra ci mette in difficoltà è presentare noi stessi. Se poi dobbiamo presentarci addirittura per trovare un posto di lavoro, aumenta ancora di più la pressione e lo stress. Perché? Prima cosa perché non siamo abituati a presentarci. Seconda cosa, perché non abbiamo il coraggio di emanare noi stessi. Terza cosa perché ci concentriamo su degli schemi che gli altri hanno già preconfezionato per noi, cioè dobbiamo spiegare quali sono le nostre competenze. Oggi come oggi bisognerebbe avere maggiore coraggio per dire quali sono le nostre attitudini, perché le competenze potrebbe averle anche qualcun altro.

"Per selezionare il profilo più adatto per una posizione - spiega Stefano Pigolotti, Personal Coach  e imprenditore -  non serve concentrarsi sulle hard skill, come i titoli di studio, ma sulle attitudini, cioè la capacità di mettere in pratica le hard skill. È importante dire quante lingue si parlano, è importante dire le esperienze fatte, perché possono sicuramente delimitare e delineare ancor meglio ciò che appariamo, ma non delineano ciò che siamo. Ciò che siamo lo definisco con “mi piace stare con gli altri”, “non ho mai avuto problemi di relazione”, “non ho mai avuto problemi di public speaking”. Il selezionatore penserà sicuramente alle vostre competenze, chiamiamole “di base”, le hard skills, ma avrà bisogno di quel tipo di persona, definita dalle attitudini. Le attitudini sono il valore aggiunto che è possibile inserire nel curriculum per delineare meglio la vostra essenza e farla emergere in maniera forte e chiara".




Mettere in evidenza le proprie attitudini significa fare Personal Branding, impostando una strategia per individuare o definire i tuoi punti di forza, quello che ti rende unico e differente rispetto ai tuoi concorrenti e comunicare in maniera efficace cosa sai fare, come lo sai fare, quali benefici porti e perché gli altri dovrebbero sceglierti. Fare Personal Branding significa puntare finalmente sul proprio asset principale: se stessi! Vuol dire “farsi comprare” in anticipo, attrarre più opportunità congruenti rispetto a quello che sai fare meglio.

Specialista in Comunicazione strategica di impresa Stefano Pigolotti, ha avuto la possibilità di formare oltre 30.000 persone (di diversa estrazione e professionalità) in ambito commerciale, nonché di condividere esperienze imprenditoriali come consulente strategico per importanti aziende italiane.  Relatore ai corsi Skills Empowerment, è in grado di formare chiunque desideri migliorare le proprie skills personali per crescere a livello lavorativo e imprenditoriale attraverso un percorso di crescita e sviluppo con Corsi di Formazione di successo, che aiutano le persone a conseguire risultati lavorativi e imprenditoriali di eccellenza. 

GDPR: TUTTO CIÒ CHE DEVI SAPERE SUL NUOVO REGOLAMENTO PRIVACY. ECCO COME METTERSI IN REGOLA

Grazie al nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), i cittadini europei avranno maggior controllo sulle modalità con cui i loro dati personali sono raccolti e utilizzati e migliore protezione in caso di fuga d’informazioni. 



Quando navighi online per fare acquisti, presentare la dichiarazione dei redditi o connetterti ai social, d’ora in poi potrai stare più tranquillo su tutto ciò che accade alle informazioni personali che fornisci, perché il GDPR tutela i tuoi diritti fondamentali, garantendoti la possibilità di controllare come le società usano i tuoi dati personali e imponendo loro di mettere in atto nuove procedure per proteggerli. 

Stanco di ricevere pubblicità di prodotti e servizi che non ti interessano? Puoi chiedere di essere rimosso dalle liste di marketing dell’azienda da cui le ricevi. Un contenuto online ti imbarazza? È possibile, in alcune circostanze, farlo eliminare. Vuoi cambiare fornitore? Hai il diritto di ricevere una copia di tutti i tuoi dati dal tuo vecchio fornitore, per passare così più agevolmente al nuovo. Regole più severe rispetto alle violazioni dei dati implicano inoltre che devi essere informato qualora la violazione metta a rischio i tuoi diritti e la tua libertà. 

Le nuove regole si applicano in tutta l'Unione Europea, indipendentemente dal luogo dove vengono elaborati i dati e dove è basata l'organizzazione. Si applicano anche alle società che non hanno sede nell'UE, ma che offrono servizi ai cittadini europei. Che tu scelga di acquistare “local” o di comprare dall’estero, potrai beneficiare degli stessi diritti e della stessa protezione. 

La Commissaria responsabile per la Giustizia, la tutela dei consumatori e l'uguaglianza di genere Věra Jourová ha dichiarato: "Il regolamento generale sulla protezione dei dati garantisce ai cittadini dell’Unione europea un maggiore controllo sui propri dati personali. Le nuove regole assicurano una migliore tutela delle informazioni personali, indipendentemente dal luogo di invio, elaborazione o archiviazione delle stesse, anche al di fuori dell'UE." 

Sebbene il GDPR riconosca ai cittadini diritti specifici, spetta al singolo individuo farli rispettare. Se ritieni che i tuoi diritti in materia di protezione dei dati siano stati violati, puoi prendere contatto direttamente con l'organizzazione che li detiene, che è tenuta a rispondere alla tua richiesta in tempi brevi e gratuitamente. Inoltre, hai il diritto di presentare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali, che è l’autorità nazionale incaricata, o di rivolgerti a un tribunale. 

Nuove regole per l'era digitale 

Il GDPR sostituisce la direttiva europea sulla protezione dei dati, adottata nel 1995, molto prima che Internet e il cloud computing introducessero nuove modalità di trattamento dei dati personali. Da allora, il modo in cui condividiamo e utilizziamo i dati è mutato radicalmente, per questo era necessario modificare e adeguare la normativa UE. 

Ogni giorno oltre 250 milioni di cittadini europei usano Internet. Mentre sono online, gli utenti condividono enormi quantità di dati personali, quali ad esempio il proprio nome e cognome, l'indirizzo di casa, il numero di carta d'identità e le informazioni sul proprio stato di salute. In particolare, il 52% degli italiani dichiara di farlo per accedere a un servizio generico, mentre il 25%, la percentuale più alta dell'UE, lo fa per ottenere un servizio adattato alle proprie esigenze e il 14% per ricevere offerte studiate ad hoc. 

Dalla condivisione di informazioni personali derivano numerosi rischi potenziali, come le divulgazioni non autorizzate, il furto o l’abuso di identità online. Poco meno di otto italiani su 10 ritengono di non avere il controllo completo dei propri dati personali, mentre 6 su 10 dichiarano di non fidarsi delle aziende che operano online. Inoltre, 5 italiani su 10 esprimono preoccupazione in merito alle app dei telefoni mobili che raccolgono dati senza il loro consenso e più di 6 cittadini su 10 si preoccupano dell'uso che le organizzazioni potrebbero fare delle informazioni divulgate.

Qual è il grado di consapevolezza dei nostri diritti? Esaminando nel dettaglio la situazione italiana, preoccupa il dato secondo cui solo il 31% delle persone (contro una media europea del 37%) ha sentito parlare di un’autorità pubblica deputata alla protezione dei diritti dei cittadini in materia di dati personali. A ciò si aggiunge che solo il 37% degli intervistati si rivolgerebbe al garante in caso di necessità (contro il 67% dei finlandesi); l’Italia è l’unico paese in cui la maggior parte dei cittadini opterebbe per il tribunale (46%).

Eppure, la protezione dei dati personali è non soltanto una preoccupazione forte per molti europei, ma anche un diritto fondamentale e in quanto tale deve essere pienamente salvaguardata. Il regolamento generale sulla protezione dei dati risponde proprio a questa esigenza.

Per ulteriori informazioni

mercoledì 23 maggio 2018

UN CAVALLO DI TROIA PER STUDIARE L’EVOLUZIONE STELLARE


Misurata per la prima volta, in modo indiretto, la reazione di fusione tra due nuclei di carbonio 12 alle energie di interesse astrofisico: si tratta del processo che governa la combustione del carbonio nel cuore delle stelle e rappresenta un punto chiave dell’evoluzione stellare. La ricerca realizzata ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN è pubblicata sulla rivista Nature. La misura, resa possibile grazie a un metodo innovativo per lo studio delle reazioni stellari chiamato “Cavallo di Troia” è stata realizzata utilizzando l’acceleratore Tandem van de Graaf dei LNS.

“Abbiamo scoperto”, spiega Aurora Tumino, professore ordinario di Fisica Sperimentale presso l’Università Kore di Enna e associata INFN, “che il fenomeno si verifica con una frequenza notevolmente più alta di quanto ipotizzato. I risultati ottenuti rappresentano il punto di partenza per comprendere alcuni misteri dell’Universo. In particolare” prosegue Tumino, “grazie all’elevata probabilità che il fenomeno si verifichi, la combustione del carbonio può rappresentare la sorgente di calore che alimenta i cosiddetti “Superbursts”, violente e prolungate emissioni di raggi X prodotte in sistemi binari di stelle dove almeno una delle due è una stella di neutroni che risucchia massa dalla compagna”.

Il metodo del cavallo di Troia è un metodo per lo studio di reazioni nucleari di interesse astrofisico che utilizza una reazione alternativa e più facile da misurare in laboratorio.E’ così chiamato perché per studiare, ad esempio, questa particolare reazione di fusione è necessario nascondere un nucleo di carbonio 12 in un nucleo di azoto 14, in modo da eludere la repulsione elettrostatica tra nuclei.

Questo tipo di ricerca è condotta dal gruppo di ricerca di astrofisica nucleare dei Laboratori Nazionali del Sud fondato dal professor Claudio Spitaleri negli anni ’90.

martedì 22 maggio 2018

BLACK MIRROR, UN LIBRO SULLA DISTOPIA E ANTROPOLOGIA DIGITALE


Questa sera il bookshop del monastero dei Benedettini a Catania ospiterà la presentazione del libro “Black mirror. Distopia e antropologia digitale” curato da Davide Bennato professore associato all'Università di Catania.

Un incontro organizzato dal dipartimento di scienze umanistiche dell’università di Catania in collaborazione con Villaggio Maori editore.

L’incontro punta al dibattito sul tema delle tecnologie e la società contemporanea analizzata attraverso la lente di ingrandimento delle serie tv distopica e tragica Black mirror arrivata alla quarta stagione.

Le storie raccontate negli episodi di Charlie Brooker sono una rappresentazione estrema degli effetti e non delle cause in un’era post mediatica in cui il corpo sociale si è ammalato, è danneggiato poiché non ha ancora sviluppato sufficienti anticorpi per ritrovare un equilibrio tra le parti in gioco. La serie dà l’opportunità di comprendere le conseguenze del mondo tecnologico sugli individui estremizzando e mescolando pulsioni umane e contenuti digitali.