lunedì 30 novembre 2020

Il futuro del mondo del lavoro con le professioni digitali

Il settore del web, delle applicazioni e dell’hi tech offre oggi numerose possibilità di crescita anche dal punto di vista professionale per molte persone, soprattutto i giovani. In grande spolvero sono ambiti lavorativi quasi sconosciuti fino a pochi anni fa, come per esempio quelli relativi alla gestione e lo sviluppo dei big data.

Il settore iGaming

Oltre a offrire ottime promozioni per i giocatori, il settore dell’iGaming e quello degli eSport (le competizioni sportive virtuali) sono anche un punto di riferimento per chi è alla ricerca di un’occupazione divertente, stimolante e remunerativa. La metà abbondante dei posti di lavoro nel settore del gioco online sono rappresentati da una serie di figure tecniche: come per esempio sviluppatori e programmatori dei giochi e delle piattaforme, amministratori dei server, esperti di marketing e ingegneri. Ma c’è un’altra possibilità per chi invece non è amante dei numeri e della matematica: diventare un croupier di casinò online. Infatti, le piattaforme di gioco più all’avanguardia come https://librabet.com/it/ hanno una sezione Live Casino, dedicata ai giochi con croupier dal vivo, che regalano un’esperienza molto realistica. In questo caso, le qualità più richieste sono – oltre alla conoscenza delle regole dei giochi più classici – un’ottima capacità di relazione con le persone, che si collegano via webcam con il tavolo verde.


FonteFlickr

La trasformazione digitale

Secondo una recente inchiesta condotta dall’Università Cusano di Roma, che riprende analoghe ricerche europee, sei studenti su dieci troveranno impiego grazie alla digital transformation. Qualche idea? Il data scientist, che si occupa di gestire i big data ricavandone informazioni importanti per il proprio business, il digital HR, che ricerca talenti e personale per le aziende puntando soprattutto sui social network e il legal tech, una sorta di consulente legale capace di muoversi nell’ambito del diritto del web. Nell’ambito dello sviluppo e gestione delle ultime tecnologie le nuove professioni si chiamano: Artificial Intelligence Engineer, IoT Software Manager e Robotics Engineer.


Infine, un ambito in forte crescita è quello relativo all’assistenza dei clienti. Gran parte dei casinò online offre infatti ai propri utenti un servizio attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dove poter ricevere tutte le informazioni necessarie a un’esperienza di gioco facile e divertente. Si tratta in sostanza di fornire aiuto con diverse formule – via telefono, email o live chat – per quanto riguarda il funzionamento del sito, le modalità di deposito e di prelievo e tutte le altre domande che un giocatore può rivolgere a un settore, quello del gioco online, che negli ultimi anni ha continuato a crescere, anche in Italia.


Per lavorare in questi ambienti servono competenze specifiche, alcune delle quali si possono ottenere studiando: altre, invece, solamente sul campo. L’aspetto fondamentale è la voglia di mettersi in gioco e di non smettere mai di formarsi e d’imparare. Infatti, spesso è possibile costruire la propria carriera in maniera indipendente trovando con il passare del tempo il settore giusto per le proprie peculiarità. 


In un mondo così fluido e dinamico come quello dell’hi tech, dell’iGaming e degli eSports, non mancano di certo le occasioni giuste!


martedì 17 novembre 2020

Diventare avvocato con un quiz a crocette: il caso




La discussione sulle modalità di svolgimento dell’esame di abilitazione per diventare avvocato diventa un caso, dopo la proposta della senatrice Sandra Lonardo di trasformare la prova in un quiz a crocette.
L’idea nasce dalla necessità di trovare soluzioni più snelle per non lasciare indietro le attività forensi durante l’emergenza Covid. L’esame di abilitazione ad avvocato nella forma attuale richiede infatti 3 prove scritte ed una orale, che devono essere corrette da una commissione.
Dato l’obbligo di distanziamento e l’annullamento di tutte le prove concorsuali in presenza, questa tipologia non è più attuabile e quindi il prosieguo delle attività e dell’inserimento nel mondo del lavoro dei laureati all’università di Giurisprudenza rischiano un lungo rallentamento.
Cosa fare dunque? Bisogna pensare a soluzioni più veloci che riescano comunque a garantire la verifica accurata  della preparazione dell’aspirante professionista e delle sue capacità di gestire un processo o la redazione di un atto giudiziario.

Perchè il quiz non va bene

Da queste premesse nasce l’invito alla creazione di un test a crocette, che però ha destato molti dubbi sulla sua reale validità. Secondo la
presidente dell'Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici (Unaep), Antonella Trentini, questa modalità infatti è errata e rischia di rendere la prova non solo poco efficace ma non idonea a accertare le reali conoscenze del candidato e la sua idoneità a cominciare la professione.
La proposta infatti prevede il superamento della prova con 70 risposte esatte su 90 in 3 ore di valutazione. Passare da un esame, sicuramente complesso e farraginoso come quello attuale, ad uno troppo semplice creerebbe un divario troppo esagerato.
Sappiamo infatti che il corso di laurea per diventare avvocato, che negli ultimi anni si può seguire anche online grazie alle Università telematiche come Unicusano, richiede un impegno pluriennale importante e soprattutto l’apprendimento di materie e modalità di gestione delle attività che bisogna acquisire in maniera completa.
Non si può quindi ridurre l’abilitazione ad una verifica a crocette, al fine di evitare l’ingresso nella professione forense di persone non ancora pronte o che devono ancora colmare alcune lacune.
L’esame di abilitazione, ricordiamolo, arriva dopo 18 mesi di praticantato in un ufficio legale o presso enti pubblici accreditati, e quindi ridurre tutto questo impegno alla sorte di una scelta multipla è demotivante anche per l’aspirante avvocato.

Possibili soluzioni
Una delle soluzioni caldeggiate dall’Unaep è quella di ridurre le prove ad una scritta e una orale, con la redazione a scelta tra un atto processuale civile, penale o amministrativo per la prova scritta e la discussione di una causa per la prova orale, con l’estrazione telematica della domanda tra le materie relative al tipo di praticantato che ha svolto il candidato, così come stabilito nell’ultima sessione 2019/2020, che ha introdotto anche nuove materie da studiare.
Ciò snellirebbe di molto le procedure e i tempi, velocizzando così l’ingresso di nuovi professionisti nel mondo dell’avvocatura ed evitando un ingolfamento delle prove quando la situazione si sarà stabilizzata. È questa una soluzione che sembra la giusta mediazione in questo momento di necessità, che lascia comunque al centro l’obiettivo delle prove di abilitazione: accertare la preparazione del professionista.

MINISTERO DELLA SALUTE: I PRESERVATIVI POSSONO ESSERE PUBBLICIZZATI SENZA AUTORIZZAZIONE MINISTERIALE







Milano, 17 Novembre 2020 – “Abbiamo accolto con entusiasmo la notizia della firma del provvedimento che elimina l’autorizzazione preventiva da parte del Ministero della Salute per la pubblicità sui preservativi. Finalmente si dà spazio all’informazione libera, un elemento fondamentale ai fini dell’educazione sessuale, soprattutto tra i giovani. Adesso, anche in Italia, Durex potrà sostenere pienamente la prevenzione in ambito sessuale: potremo comunicare in modo veloce e con un linguaggio nel quale le persone possano riconoscersi. Crediamo infatti che una promozione del preservativo più esplicita e funzionale ai bisogni, soprattutto dei più giovani, aiuti a diffondere efficacemente la cultura della prevenzione in ambito sessuale e, di conseguenza, a salvare delle vite”commenta così Laura Savarese, Direttore Regulatory & Medical Affairs per il Sud Europa di Durex, leader mondiale nel mercato del benessere sessuale, il recente annuncio del Ministero della Salute sulla firma del provvedimento con cui si escludono i preservativi dall’obbligo di autorizzazione ministeriale a fini pubblicitari e comunicativi. 


“Un plauso agli onorevoli Gilda Sportiello e Riccardo Magi che nel corso di quest’anno hanno portato la questione dei limiti pubblicitari dei preservativi all’attenzione della Commissione Affari Sociali della Camera e un ringraziamento particolare al Viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri per aver accolto le istanze e firmato il provvedimento – prosegue Savarese. Riconoscere l’esclusione dei preservativi dall’attuale iter autorizzativo favorisce l’azione di contrasto alle infezioni a trasmissione sessuale, permettendo all’Italia di fare un passo avanti verso il futuro, un futuro in cui ci impegneremo per far sentire le persone ancora più supportate e informate sui rischi e sulle responsabilità delle loro scelte. Il nostro auspicio è che le Istituzioni accolgano la necessità di fare squadra con un brand come Durex, da sempre impegnato nella prevenzione, al fine di realizzare una vera e propria alleanza e per poter raggiungere insieme tutti gli obiettivi sanitari di prevenzione in ambito sessuale”.


Negli ultimi anni in Italia l’attenzione sul tema dell’educazione sessuale e, in generale, sulle infezioni sessualmente trasmissibili è diminuita. Questo, insieme ad altri fattori, ha contribuito ad un aumento graduale del numero delle malattie contratte, specialmente tra i più giovani (15-24 anni) che ad oggi hanno una scarsa consapevolezza del rischio delle IST.


Con l’approvazione del decreto e l’esclusione dall’obbligo di autorizzazione ai fini pubblicitari, adesso anche le aziende potranno supportare le istituzioni nel contrastare e prevenire HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili, incentivando l’utilizzo del preservativo e favorendo l’adozione di nuove abitudini sessuali più consapevoli.


Da una recente ricerca di Durex, condotta in Italia su 500 persone comprese tra i 16 e i 55 anni, è emerso che prima del Covid-19 solo una persona su 2 era solita utilizzare il preservativo come contraccettivo: questo dato è allarmante, perché il preservativo è l’unico contraccettivo in grado di combattere efficacemente la diffusione di malattie a trasmissione sessuale. Uno dei nemici più grandi è ancora oggi la vergogna, infatti più della metà degli intervistati dice di sentirsi in imbarazzo a comprare i preservativi in farmacia.


Durex, nei mesi di lockdown, ha lanciato la campagna ‘Safe is the new normal’, incentrata sulla promozione di messaggi positivi di cambiamento e superamento di una “vecchia normalità” rappresentata da scarsa educazione sessuale, scelte poco consapevoli, sottostima dei rischi.


La campagna trasmette un messaggio di rottura rispetto alla normalità in fatto di abitudini sessuali tipiche del periodo precedente al lockdown, sensibilizzando la popolazione sul ruolo cruciale che gioca la prevenzione anche in questa sfera. 


L’informazione più accessibile ed efficace potrebbe essere un buon veicolo per superare la vergogna e incoraggiare un cambiamento culturale, facendo prevalere la consapevolezza dei rischi delle IST ed il dialogo, eliminando, a poco a poco, la paura e il pregiudizio.


Investire sulla consapevolezza e sulla prevenzione sociale e sanitaria, è una possibilità che oggi va a vantaggio delle persone, soprattutto i più giovani, affinché possano sentirsi supportate, siano rese edotte dei rischi e delle responsabilità delle loro scelte e, di conseguenza, protette.