sabato 20 febbraio 2021

Come riconoscere i sintomi della mononucleosi


La mononucleosi è sempre stata chiamata “malattia del bacio”, ma in realtà questa malattia può colpire anche i bambini piccoli, fermo restando che è nella fascia di età compresa dai 15 ai 35 anni che diventa più frequente. Il contagio nella maggior parte dei casi è dovuto al contatto con giochi o oggetti che sono stati contaminati: i bambini li avvicinano alla bocca e, in questo modo, favoriscono l’ingresso nell’organismo dell’agente patogeno. Il colpevole è il virus Epstein Barr, un microrganismo che fa parte della famiglia degli herpesvirus.

Come si sviluppa la malattia

Tale virus, in realtà, impiega un po’ di tempo prima di manifestarsi: nei bambini piccoli la mononucleosi ha un periodo di incubazione di più o meno un mese, e negli adulti può arrivare fino a un mese e mezzo. L’infezione può essere anticipata da una febbre più o meno alta, dai 37 ai 40 gradi, che può durare una o due settimane; l’aumento della temperatura corporea è accompagnato da perdita di appetito e spossatezza. Nei bambini di meno di cinque anni, tra i sintomi vanno annoverati anche la gastroenterite e l’edema palpebrale. Quando la malattia raggiunge la fase acuta, si soffre di mal di gola e possono comparire lesioni sulla pelle simili a quelle del morbillo. Le tonsille in molti casi aumentano di dimensioni, al punto da rendere difficoltoso l’atto del deglutire, e presentano delle placche gialle o bianche. Solo in alcune circostanze ci possono essere problemi di respirazione dovuti al fatto che le alte vie aeree sono ostruite in parte. Le lesioni cutanee scompaiono in meno di una settimana, mentre un altro sintomo che si può riscontrare è l’aumento delle dimensioni dei linfonodi del collo, della milza e del fegato.

Il trattamento di Biomedic

Per il trattamento della mononucleosi, così come di tutte le altre patologie, l’approccio che viene adottato dagli specialisti di Biomedic è quello di una medicina di precisione e personalizzata. Il centro medico polispecialistico, infatti, si avvale di professionisti della medicina complementare, in modo da mettere a disposizione dei pazienti dei servizi di medicina integrata. I tecnici e i medici che lavorano presso la struttura vantano una lunga e approfondita esperienza nei diversi ambiti della medicina, e fanno riferimento a rimedi naturali in tutti i casi in cui essi possano assicurare risultati certi.

La trasmissione della mononucleosi

La mononucleosi è conosciuta come malattia del bacio perché può essere trasmessa attraverso la saliva. Questo è un tipo di contagio per via diretta, ma in realtà esso si può verificare anche per via indiretta, come succede quando si beve da un bicchiere che prima è stato utilizzato da una persona contagiosa. Negli adulti l’infezione può essere asintomatica, ma anche in questo caso si può essere contagiosi. Se è vero che nella maggior parte dei casi la presenza di virus nella saliva si riduce in modo significativo a una settimana di distanza dall’insorgere dei sintomi, è altrettanto vero che a volte tracce dell’agente patogeno si possono riscontrare nella saliva delle persone che si sono ammalate anche a distanza di tempo dall’infezione.

Come si cura

La terapia antibiotica non serve a niente per la mononucleosi, che è una infezione di tipo virale; il problema è che non esistono antivirali ad hoc, anche se comunque la malattia quasi sempre passa da sola. Tuttavia la durata è variabile, e la sola terapia utile è il riposo. Al tempo stesso, è importante idratarsi con costanza e seguire un regime alimentare equilibrato; eventualmente si può ricorrere al paracetamolo per abbassare la temperatura corporea e a dei Fans.

venerdì 19 febbraio 2021

PERSEVERANCE È ARRIVATO SU MARTE

Il rover della missione NASA Mars 2020, con a bordo anche uno strumento  italiano, è approdato sul pianeta rosso.  Gli “occhi” italiani del Sardinia Deep Space Antenna, situato in provincia di  Cagliari, hanno monitorato l’ammartaggio 


 

 Perseverance tocca Marte. Nella serata del 18 febbraio il  rover della missione NASA Mars 2020 è atterrato con successo sul suolo marziano. Il sito scelto per l’ammartaggio è il cratere Jezero, un grosso bacino che un tempo ospitava un lago marziano, in cui si pensa possano essere state preservate antiche forme di vita.

I dati inviati da Perseverance nella fase di atterraggio sono stati monitorati anche dal Sardinia Deep Space Antenna (SDSA), l’unità scientifica dell’Agenzia Spaziale Italiana, situata nella località di San Basilio, in provincia di Cagliari. I segnali sono stati ricevuti grazie al Sardinia Radio Telescope (SRT) dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), con il quale SDSA condivide parte delle dotazioni e delle infrastrutture pur avendo un suo equipaggiamento ed un centro di controllo specifico per comunicare con i veicoli spaziali

Entrata a far parte del Deep Space Network nel settembre 2017, il Sardinia Deep Space Antenna nasce per fornire servizi di navigazione e comunicazione per le missioni interplanetarie e lunari di esplorazione robotica ed umana e supportare ambiziosi esperimenti scientifici. Durante la discesa del lander, nel corso dei cosiddetti sette minuti di terrore - ovvero il tempo che intercorre tra l’entrata in atmosfera e il touchdown –, i dati sono stati correttamente registrati dall’antenna.

Perseverance possiede un intero set di strumenti scientifici nuovi - dai microfoni, che ci permetteranno per la prima volta di ascoltare i suoni di Marte, al primo elicottero marziano, Ingenuity - tra cui uno strumento italiano: il microriflettore LaRA (Laser 

Retroreflector Array), realizzato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana. LaRA consentirà di aggiungere tasselli importanti alla conoscenza della struttura interna del pianeta rosso.

A bordo del rover anche alcuni dispositivi dimostrativi, le cui tecnologie sono state ideate nella prospettiva della futura esplorazione umana di Marte. Obiettivo finale della missione sarà portare a casa un pezzetto del pianeta rosso, grazie a un trapano installato su Perseverance che preleverà una serie di campioni che poi saranno recuperati e portati a terra con una missione successiva.

martedì 16 febbraio 2021

Cannabis legale: un settore in crescita

 Nonostante la pandemia sia all’origine di una crisi economica molto consistente, c’è almeno un settore che può prevedere un aumento dei ricavi e dell’occupazione. Si tratta del settore della cannabis light, che secondo le stime del MEF rilasciate in occasione dell’ultima legge di bilancio, potrebbe portare nelle casse dello Stato sotto forma di introiti fiscali l'incredibile cifra di 950 milioni di euro l’anno: risorse fondamentali e che potrebbero essere reinvestite in sanità pubblica, istruzione e sostegno all’occupazione.



Per permettere al settore della cannabis legale un incremento delle capacità produttive e dei posti di lavoro, da diverso tempo i produttori richiedono allo Stato interventi decisi a favore di una filiera produttiva giovane, sia come nascita sia per l’età media degli addetti. La filiera della cannabis light e dei suoi derivati incentiva l’agronomia e riporta i giovani a lavorare nei campi recuperando spesso terreni agricoli abbandonati (stimati per oltre 3,5 milioni di ettari).

Il settore della cannabis legale, che riunisce realtà come Rollo CBD, che coltiva le sue piante legali con le tecniche biologiche, subisce ancora i pregiudizi legati allo “sballo”, nonostante in realtà sia totalmente legale e in espansione e già oggi conta centinaia di aziende attive e un indotto occupazionale di oltre 10mila addetti tra imprese agricole e commerciali. Il settore però aspetta dalla politica l’ultima norma necessaria, quella che regolamenti l’uso umano del fiore di canapa, operazione che in altri paesi europei e la vicina Svizzera, ad esempio, è avvenuta anni fa. L’occasione potrebbe essere il tavolo di filiera della canapa istituito presso il MIPAAF, fortemente voluto dal sottosegretario Giuseppe L’Abbate per “Lavorare su un piano di settore che possa incentivare la produzione, sostenendo la ricerca e l’innovazione tecnologica nonché rafforzando le politiche di filiera” a partire dall’utilizzo di parte dei fondi messi a disposizione per il 2021 dall’ultima Legge di Bilancio, pari a 10 milioni di euro.

Alla fine del 2016 in Italia, a seguito della legge 242/16 che prevede una tolleranza fino allo 0,6% di THC (principio attivo psicotropo della Cannabis) nelle coltivazioni di Canapa industriale, è iniziato il commercio di queste infiorescenze. Questi “fiori”, denominati “canapa legale”, “cannabis light”, “cannabis CBD” o “marijuana light”, presentano un contenuto di THC esiguo (leggero o light), non hanno effetti psicotropi, non sono quindi da considerarsi “droga” non rientrando nel D.P.R. 309 del 09.10.1990 sulle sostanze stupefacenti e sono dunque legali in Italia.

La produzione e il commercio dell’infiorescenza di Canapa in Italia, in seguito al “boom” di acquisti e di apertura dei negozi a partire dal 2017 che vendono Cannabis legale, è stato ormai accettato e poi regolamentato dalle varie circolari ministeriali uscite nel 2017 e 2018 che sostanzialmente identificano la Cannabis light con la Canapa industriale che presenta un basso contenuto di THC.

Quello che ancora è controverso è la destinazione d’uso della Cannabis light. Infatti a differenza della Cannabis con THC (venduta legalmente in Italia per uso terapeutico solo in farmacia dietro stretta prescrizione e controllo medico), la Cannabis leggera è venduta liberamente come “fiore reciso” ovvero come prodotto tecnico non destinato al consumo.