giovedì 16 agosto 2018

IFA 2018: COSA CAMBIA NEL MONDO DELL'ELETTRONICA DI CONSUMO?

Tutti pronti a fine Agosto per il consueto appuntamento dell’estate Berlinese per gli amanti della tecnologia, l’Internationale Funkausstellung (IFA)


I vari produttori di Smartphone, Televisori, Tablet, Notebook, Console di gioco, Cuffie, Droni e Smartwatch sono pronti a darsi appuntamento in quella che sappiamo essere una delle più interessanti fiere del mercato. Tutti sono pronti a illustrare come i nuovi dispositivi innovativi entreranno nelle nostre vite, migliorando la nostra quotidianità. Cosa sappiamo fino ad ora sull'evento? Quali appuntamenti sono un must da non perdere?

mercoledì 15 agosto 2018

LA COMUNICAZIONE DEL RISCHIO PER LA SALUTE E PER L’AMBIENTE


Tutti abbiamo a che fare con il rischio, quasi tutti i giorni. Mio figlio non ha ancora compiuto 10 anni e quando gli dico: “Stai attento perché può succedere questo….”, lui risponde: “ma papà, non è mai successo!”. Poi arriva mia madre che mi dice: “Mi raccomando, non prelevare al bancomat di sera, è pericoloso!”. E non parlo di mia suocera, che mette fuori dal frigo molti alimenti che andrebbero conservati all’interno. Anche lei ignora molte cose sui rischi e sulla sicurezza alimentare. Mi sono laureato in Scienze Statistiche con una tesi di risk management, cioè di gestione del rischio e mi occupo (anche) di formazione per la sicurezza sul lavoro. “La comunicazione del rischio per la salute e per l’ambiente”, scritto da Giancarlo Sturloni e pubblicato da Mondadori Università è perfetto per gli RSPP (Responsabili Servizio Prevenzione e Protezione). Per queste figure professionali la comunicazione del rischio è molto importante; non è facile infatti far capire ai lavoratori che corrono rischi effettivi, reali e che devono indossare determinati DPI (Dispositivi di Protezione Individuali), anche quando non ne hanno voglia oppure fa caldo.


Ma il libro di Sturloni non è un libro destinato solo ai professionisti del rischio, in quanto è scritto in modo che sia comprensibile da chiunque. E’ infatti un’opera divulgativa, organizzata come un piccolo manuale, corredato da utili sintesi a fine capitolo, check list, spazi per le note a margine, una sintesi finale ed un’ampia bibliografia. Non manca neanche l’indice analitico, ma soprattutto è chiaro, asciutto e fornisce il quadro generale sia della teoria che della pratica della comunicazione del rischio.

Ci sono alcuni elementi del libro che mi hanno particolarmente colpito. Innanzitutto il fatto che, soprattutto in caso di rischi nuovi ed emergenti, dobbiamo accettare di non sapere o di sapere poco e che si cercherà di fare il possibile per capire ed intervenire. E sono proprio i grandi disastri (come Chernobyl, Seveso, Fukushima) che ci portano a normare una serie di regole di comunicazione del rischio. Qui occorre dire che l’onestà paga, nel senso che le istituzioni non devono negare, né sminuire il rischio, ma comunicarlo così com’è, anche ammettendo di non sapere tutto. D’altronde, le persone non reagiscono soltanto sulla base del calcolo delle probabilità, di conseguenza all’aspetto tecnico del rischio occorre associare quello “psicologico”: qual è il rapporto fra cittadini ed istituzioni? Si tratta di un rapporto di fiducia? E poi i rischi, in che modo sono distribuiti?

Ci sono quindi altri fattori da considerare, come ad esempio se il rischio è almeno parzialmente controllabile, se è associato a cause naturali oppure antropiche, se ha implicazioni moralmente rilevanti e se i danni saranno reversibili o irreversibili. Eppure molti sono ancora legati al cosiddetto “modello deficitario”, cioè pensano che il comportamento – apparentemente inspiegabile – delle persone rispetto ai rischi sia semplicemente e soltanto dovuto ad una scarsa o scarsissima alfabetizzazione scientifica. 

È questo il motivo per cui (e qui concludo) si tratta di un libro che svela nuove chiavi di lettura per comprendere i grandi dibattiti attuali: dai vaccini alla sicurezza alimentare, passando per il nucleare, gli OGM e la tecnica CRISPR.

Walter Caputo
Formatore e Divulgatore

BIG MIND: L’INTELLIGENZA COLLETTIVA CHE PUÒ CAMBIARE IL MONDO


Questo libro è in preparazione da decenni” scrive Geoff Mulgan, autore di: "Big Mind: l'intelligenza collettiva che può cambiare il mondo", recentemente pubblicato da Codice Edizioni. Si tratta effettivamente della sintesi di un lavoro fatto sul campo e di molte ricerche volte ad aiutare imprese, istituzioni ed organizzazioni ad “agire in modo più smart” per risolvere i problemi. 

Molti libri dello stesso autore hanno preceduto “Big Mind”, l’ultimo dei quali è “L’ape e la locusta – Il futuro del capitalismo tra creatori e predatori” (Codice Edizioni 2014) nel quale già venivano illustrati i rimedi per espandere l’intelligenza collettiva. Ci sono infatti domande a cui non è facile dare una risposta: ad esempio, come mai alcune organizzazioni pur essendo composte da persone brillanti, dotate di costose tecnologie, finiscono per autodistruggersi? La mancanza di intelligenza collettiva può portare a questo risultato.

Per intelligenza collettiva si intende collaborazione on line (in senso ristretto), fino a qualunque tipo di intelligenza che si manifesti su vasta scala (nell’accezione più ampia). “La tesi centrale è che ogni individuo, organizzazione o gruppo può trarre vantaggio dal rapporto con una mente più grande, avvalendosi del potere intellettivo di altre persone e di altre macchine” scrive l’Autore. Posta questa premessa, come si può procedere per espandere l’intelligenza collettiva? Basta disporre di strumenti sofisticati per produrre automaticamente risultati migliori? No. Evidentemente la complessità di un’organizzazione non è riducibile alla tecnologia. Tuttavia, in qualunque ambito si voglia sviluppare un’intelligenza collettiva, si tratta sempre di una questione di scelta. Infatti “intelligenza” deriva dalla combinazione di due parole latine: “inter” (= tra) e “legere” (= scegliere), d’altronde l’intelligenza non è altro che la capacità di scelta. Che strada dobbiamo seguire? Di chi dobbiamo fidarci? Che cosa è opportuno fare?

Quando pensiamo ad una collettività tendiamo a credere che un buon coordinatore possa fare la differenza nel funzionamento efficace ed efficiente dell’organizzazione stessa. E ciò è vero per un’equipe di lavoro, ma non lo è per Wikipedia, né per un’organizzazione i cui componenti sono fermamente convinti di dover realizzare una certa missione. D’altronde è sempre più facile valutare l’intelligenza individuale rispetto a quella collettiva, perché in una collettività ci sono molti obiettivi, e non di rado sono diversi e in conflitto fra loro.

In maniera analoga è sotto gli occhi di tutti lo sviluppo tecnologico-informatico senza precedenti degli ultimi anni, che ha reso molto più intelligente ogni forma di automazione, dai computer alle automobili. Cominciano ad essere numericamente importanti anche i successi connessi ai tentativi di mobilitare l’intelligenza umana su vasta scala. 
Ma l’intelligenza collettiva è comunque una combinazione di uomini e macchine, un assemblaggio di molte competenze diverse che, ad esempio, mancavano a Google quando decise di realizzare Google Maps.

Purtroppo gli algoritmi (che sono sempre scritti da persone) sono ben lontani dalla perfezione, ma un errore in un consiglio su un libro da parte di Amazon è una cosa, un errore di un’auto a guida automatica è tutt’altro.
In ogni caso, l’intelligenza collettiva può progredire solo se vi è una proficua collaborazione fra uomini e macchine. Siamo quindi lontani da quel futuro (scritto nel passato) secondo il quale le macchine avrebbero sostituito alla fine le persone. Naturalmente, l’intreccio fra decisioni umane e decisioni degli algoritmi può anche potenziare le peggiori inclinazioni delle persone (si pensi ad esempio alle bufale o fake news). E il rovescio della medaglia dell’intelligenza collettiva si verifica (anche) quando le macchine smettono di funzionare oppure non abbiamo corrente.

Di quali elementi è dunque composta l’intelligenza collettiva? La prima cosa che ci occorre è un modello del mondo: senza un’idea di come funziona il mondo nei suoi elementi essenziali, di tanti dati non ce ne facciamo nulla. Con un modello – che va testato, verificato e continuamente aggiornato – possiamo ragionare. E poi dobbiamo osservare, ricordando che : “quel che vediamo dipende da quel che sappiamo (non solo il contrario)”.

A questi elementi va associata la creatività -  anche tramite il gioco, che è da vedere come antidoto alla noia – che può portare a risultati straordinari. Come quando August Kekulé si rese conto che la molecola del benzene aveva una forma ad anello, dopo averla vista – in una fantasticheria diurna – come un serpente che si mordeva la coda.

Dalla lettura di “Big Mind” si deduce che l’intelligenza collettiva è composta da molti elementi non facilmente assemblabili, eppure pare proprio che sia una strada che dobbiamo intraprendere. Perché oggi il mondo è diventato molto complesso e da soli non possiamo farcela a risolvere i grandi problemi.

Walter Caputo
Formatore e Divulgatore

SCOPERTA UNA GALASSIA ELEGANTE E VORACE



Grazie alle riprese del VLT Survey Telescope (VST) dell’ESO in Cile con il rivelatore OmegaCAM, che si trova nel cuore del telescopio, un team internazionale di astronomi guidato da Marilena Spavone, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Napoli, ha ottenuto immagini molto dettagliate di un folto gruppo di galassie ellittiche. Una di queste è NGC 5018, che si trova nella costellazione della Vergine: a prima vista potrebbe sembrare solo una macchia indistinta, ma esaminandola con più attenzione mostra una tenue striscia di stelle e gas - quella che viene definita una ‘coda mareale’ - che fuoriesce dalla galassia. Queste deboli strutture galattiche, come code mareali e filamenti di stelle, sono segni caratteristici delle interazioni tra le galassie, e forniscono indizi essenziali sulla struttura e sulla dinamica delle galassie primordiali.

SATISPAY ORA FUNZIONA ANCHE SU OLTRE 30.000 TERMINALI POS

Satispay è l’applicazione gratuita di una Startup tutta italiana per pagare nei negozi convenzionati fisici e online, per effettuare ricariche telefoniche e inviare denaro ai contatti della propria rubrica telefonica. Ora Satispay sarà integrato anchsugli oltre 30.000 POS delle Banche Clienti.

I fondatori di Satispay: da sinistra Dario Brignone, Alberto Dalmasso e Samuele Pinta

Noi di Gravità Zero utilizziamo la App quasi dal suo ingresso sul mercato, avvenuta a gennaio 2015. La startup fintech ora continua un percorso di crescita che le ha garantito finora un aumento i capitale  di 37 milioni di euro e una valutazione che supera i 100 milioni.

Questa volta parliamo invece di un accordo con Cse (Consorzio servizi bancari),  che permette ora di vedere integrata l’app sugli oltre 30mila Pos delle banche clienti del consorzio.

Satispay (www.satispay.com) è una startup ad alta innovazione fondata e diretta da Alberto Dalmasso, ceo, Dario Brignone, It & organization director e il direttore operativo Samuele Pinta, tutti con meno di quarantanni. La app permette di avere con sé sempre un "portamonete" nel proprio smartphone  ed è pensata  soprattutto per piccoli-medi pagamamenti quando non si vuole o non si può usare il bancomat o la carta di credito, pagando nei negozi convenzionati direttamente dal cellulare.




Per usare Satispay è sufficiente scaricare l’app sullo smartphone e registrarsi inserendo l'iban del proprio conto corrente. Una volta iscritti si imposta la somma prepagata di cui si desidera disporre e si può iniziare a spendere presso gli esercenti convenzionati (ormai 44mila in tutta Italia, in crescita di 120 unità al giorno, fra i quali Esselunga, Coop, Eataly, Pam, Yamamay, Trenord, Benetton, Motivi, Venchi, Grom, Arcaplanet e Kasanova), effettuare ricariche telefoniche, pagare i servizi della pubblica amministrazione (multe, tasse e bolli con PagoPa), scambiare denaro con i contatti della propria rubrica telefonica.

Il servizio è completamente gratuito per i privati, mente per gli esercenti la commissione è di 20 centesimi ma solo sui pagamenti superiori a 10 euro. L'ultima novità si chiama Risparmi ed è una funzionalità che consente di creare dei salvadanai personalizzati (in questo settore è attiva anche un'altra app creata da italiani, Oval) e che da questo autunno consentirà di aderire a un servizio di previdenza, di sottoscrivere una polizza assicurativa, un piano pensionistico o un fondo di risparmio gestito.

Per saperne di più potete leggere il nostro approfondimento su Finanza & Business