giovedì 8 novembre 2018

INTERVISTA AL PROF. PELLEGRINO CONTE, AUTORE DI "FRAMMENTI DI CHIMICA"

Prof. Pellegrino Conte
Ho recentemente letto il libro "Frammenti di Chimica", scritto dal Prof. Pellegrino Conte, Ordinario di Chimica Agraria presso l'Università degli Studi di Palermo, e pubblicato da C1V Edizioni. Ho poi scritto una recensione - inerente soprattutto le bufale sullo zucchero - sul blog Cibo al microscopio.

Successivamente ho pensato a delle questioni generali che interessano tutti i lettori non chimici, e quindi ho posto alcune domande al Prof. Conte. Qui sotto potete leggere le sue risposte. Spero vi siano utili per individuare le bufale, capire quando un articolo scientifico è attendibile e - infine - trovare una strada per comprendere la chimica

Quando leggiamo una qualunque notizia, quali sono i principali elementi che ci fanno sospettare che si tratti di una bufala?

Non è facile. Le bufale ben costruite mescolano notizie vere, verosimili e false in modo tale che l’insieme appaia molto credibile. Chi non ha una preparazione tecnica, non è in grado di distinguere il vero dal falso e, di conseguenza, non è in grado di capire se ciò che legge/sente sia reale oppure no. Un esempio molto noto è il mito della salubrità dello zucchero di canna rispetto a quello raffinato. Quante volte ci siamo sentiti dire che il primo è migliore del secondo in termini nutrizionali? Questo perché la melassa presente nello zucchero di canna contiene vitamine del complesso B, sali minerali e altri nutrienti indispensabili per la nostra sopravvivenza. Se le cose stanno così, non possiamo che accettare il fatto che lo zucchero di canna sia migliore di quello raffinato. Chiunque faccia una ricerca in rete o apra un qualsiasi libro di chimica alimentare può facilmente verificare l’attendibilità di ciò che ho appena detto. Tuttavia, manca un pezzo di informazione. La quantità di nutrienti contenuta in 100 grammi di zucchero di canna (in cui la melassa è solo il 4% in peso del totale, nel migliore dei casi) rappresenta molto meno dell’1% in peso di quanto noi abbisogniamo quotidianamente. Questo vuol dire che per assumere una dose di nutrienti che copra meno dell’1% della dose giornaliera media abbiamo bisogno di assimilare più di 100 grammi di zucchero di canna al giorno. Avete presente quanti sono 100 g di zucchero di canna? Considerando che ogni sacchettino di zucchero di canna al bar contiene dai 5 ai 6 grammi di prodotto, ne viene che 100 grammi corrispondono a circa 20 sacchettini. Quanti caffè/cappuccini dovremmo prendere ogni giorno per consumare questa quantità di zucchero di canna? E tutta questa caffeina ci farebbe bene, considerando che al massimo possiamo assumerne una quantità che corrisponde a circa cinque espressi al giorno senza tener conto che, in questo modo, non dovremmo assumere altri alimenti che ne contengano (dati EFSA - Autorità europea per la sicurezza alimentare)?

Ma non basta. Se seguissimo le indicazioni che ci vengono date dall'organizzazione mondiale della sanità (OMS) per evitare obesità e problemi ad essa correlati, dovremmo consumare ogni giorno (considerando tutte le possibili fonti, incluse pane, pasta, dolci etc.) una quantità di zucchero che deve fornire un ammontare di energia termica inferiore al 10% del totale di cui abbiamo bisogno quotidianamente. Questo vuol dire che io che faccio un lavoro intellettuale ho bisogno di circa 2000 kcal al giorno; di queste meno del 10 % devono venire dagli zuccheri, ovvero circa 200 kcal al giorno; questa quantità di energia termica corrisponde a 10 sacchettini di zucchero di canna, cioè circa 50 grammi. Insomma, per farla breve, senza mangiare né pane, né pasta ne altri alimenti che possono contenere altre forme di zucchero, io dovrei mangiare 50 grammi di zucchero di canna al giorno solo per assimilare una quantità di nutrienti veramente irrisoria. Lo ripeto: molto meno dell’1% del mio fabbisogno giornaliero. Direi che è molto meglio mangiare un frutto, della verdura e qualche altro alimento che non solo è in grado di riempirmi di più lo stomaco (e, per questo, soddisfa meglio il mio senso di fame) ma mi apporta nutrienti in quantità ben maggiori.

Qual è la morale di tutto ciò? Semplicemente che senza una preparazione adeguata non è possibile riconoscere le bufale. La preparazione adeguata fornisce gli strumenti per farsi le domande giuste e poter separare ciò che è vero da ciò che è verosimile o palesemente falso, come nel caso della leggenda dello zucchero di canna vs quello raffinato.


Quando leggiamo un articolo di fonte scientifica, quindi tendenzialmente affidabile, quali criteri dobbiamo usare per verificare la sua effettiva attendibilità?

Non necessariamente un articolo di fonte scientifica è affidabile. Sono tanti i lavori scientifici, soprattutto pubblicati da premi Nobel, in cui sono riportate sciocchezze. Vogliamo, per esempio, parlare di quanto scritto da Linus Pauling, due volte vincitore del premio Nobel nel 1954 e nel 1962, in merito alle proprietà taumaturgiche della vitamina C? E cosa dire della memoria dell’acqua, le prove della cui validità sono state riportate in un paio di lavori di Montagnier, vincitore del premio Nobel nel 1983 per la scoperta del virus HIV? Vogliamo dimenticare Kary Mullis, premio Nobel nel 1993 per aver apportato i miglioramenti che hanno consentito alla tecnologia PCR (Polymerase Chain Reaction) di diventare importantissima nella biochimica e nelle biotecnologie, per le sue posizioni critiche in merito alla relazione causa/effetto tra HIV e AIDS, al riscaldamento globale e al buco dell’ozono?

In effetti nel mio blog più volte ho descritto le sciocchezze scritte da diversi scienziati quando arrivano alla fine della loro carriera. Nel 2008 fu coniata anche la locuzione “Nobel disease” (che si potrebbe tradurre come “morbo da Nobel”) per indicare gli errori in cui i vincitori del famoso premio incorrono quando si addentrano in campi che non sono strettamente legati alla loro specializzazione. In realtà, non esiste un modo immediato per riconoscere l’affidabilità di un lavoro scientifico. A meno che non ci siano chiari errori nell'impianto sperimentale (ma questo è qualcosa che solo chi lavora nel settore può riconoscere), l’attendibilità di un lavoro scientifico, e delle teorie ivi esposte, si misura nel tempo.

In altre parole, una volta pubblicato, un lavoro diventa patrimonio dell’intera comunità scientifica che si attiva per riprodurlo, confermarne le conclusioni e valutare le capacità predittive delle ipotesi in esso formulate. Solo dopo anni e tante ripetizioni, che aggiungono valore a quanto riportato nel lavoro scientifico, quest’ultimo può ritenersi attendibile. Si pensi, per esempio, che il lavoro di Wakefield, che correlava autismo e vaccini, è stato ritirato dalla letteratura solo dopo una decina di anni dalla pubblicazione. Tutto questo tempo è stato necessario per capire i motivi delle incongruenze di quanto dichiarato dagli autori e quanto, invece, trovato da ricercatori nei vari laboratori sparsi in giro per il mondo.

Per divulgare la chimica è più utile un libro (come "Frammenti di Chimica") che punta a smascherare le bufale oppure un libro di divulgazione chimica generale, molto semplificato ed accessibile a tantissime persone?
Secondo me non esiste un unico modo per fare corretta divulgazione. Ognuno sceglie l’approccio che gli è più congeniale. Nel mio caso ho scelto di semplificare senza banalizzare. Non sono un divulgatore di professione, ma un docente universitario che fa ricerca in ambito ambientale. Come “istruttore” di giovani menti ho il dovere di progettare un percorso didattico che possa prima scavare le fondamenta e, poi, consentire la costruzione delle enormi impalcature rappresentate dalla nostra conoscenza scientifica. Cercando di non essere banale, è quello che ho tentato di fare nel mio libro. In ogni capitolo ho prima fornito le informazioni necessarie per scavare le fondamenta, poi ho costruito le impalcature sulle quali ci si può muovere con relativa sicurezza per porsi le domande in autonomia e cercare di costruirsi una propria conoscenza avendo come riferimento le cose attualmente note.

L’intento è stato quello di far capire che una semplice ricerca su Google, su Wikipedia o altri data base non è sufficiente per ottenere risposte complete. Oggi chiunque può scrivere di qualunque cosa anche senza avere alcuna conoscenza specifica. Come si può, senza alcuna base, riconoscere le sciocchezze di chi dice che è possibile sciogliere 150 mg L-1 di ossigeno in acqua? Per poter smascherare questa sciocchezza è necessario conoscere la chimica fisica dei gas, la legge di Henry e molto altro ancora. Quindi, prima di dire che non si possono sciogliere 150 mg L-1 in una bottiglia di acqua, bisogna fare una disamina su ciò che già si sa e, sulla base di questo, portare il lettore alle più logiche conseguenze. Se qualcuno non è d’accordo, deve portare le prove di ciò che afferma perché l’onere della prova spetta a chi fa affermazioni straordinarie, non a chi trae le proprie conclusioni sulla base di ciò che è già noto.

Dato il comportamento scorretto di alcune persone sul web (che attaccano direttamente senza argomentazioni valide) e gli scarsi (o nulli) compensi sul mercato, perché un divulgatore scientifico dovrebbe continuare a svolgere la propria attività?

Non ho una risposta che abbia validità generale. Posso solo rispondere in merito a quelle che sono le mie scelte. Penso che parte delle responsabilità in merito alla diffusione delle fake news sia di noi accademici. Per troppo tempo ci siamo disinteressati di quanto accadeva in rete convinti che le fake news fossero solo un passatempo innocuo e non fosse importante mettersi a dare tante spiegazioni; “è importante fare didattica, ricerca e pubblicare” era il nostro leitmotiv. In effetti è vero. Siamo pagati per insegnare, fare ricerca e pubblicare. Ma questo atteggiamento ci ha fatto sottovalutare il ruolo della rete nei meccanismi di diffusione delle notizie (vere o false che fossero) con la conseguenza che oggi è sotto gli occhi di tutti.

Mi sono chiesto: è possibile che il nostro ruolo nella società si limiti a farci restare chiusi nei nostri uffici/laboratori per produrre una conoscenza comprensibile solo agli addetti ai lavori? È possibile che ci dobbiamo limitare a trasferire conoscenza ai soli studenti che, per scelte legate alle loro passioni, si iscrivono all'università? E mi sono dato una risposta negativa.

Come accademici dobbiamo divulgare non solo quello che facciamo ma anche ciò che sappiamo; dobbiamo coinvolgere il pubblico che ci paga per pensare in quelli che sono i risultati delle nostre conoscenze acquisite mediante il nostro lavoro di ricerca. Il problema è che divulgare non è facile. Non posso utilizzare il linguaggio che uso in un’aula universitaria quando mi rivolgo ad un pubblico eterogeneo fatto di professionisti di ogni settore e da persone con grado di istruzione medio-basso. Cosa fare, allora? Come comportarsi? Non ci sono soluzioni di carattere generale. Si impara per tentativi ed errori anche grazie ai “comportamenti scorretti” delle persone che si sentono toccate personalmente dalla razionalità scientifica e dalla smitizzazione delle loro convinzioni. Per fortuna ho incontrato Alessia, che è diventata la mia compagna, che non solo mi insegna a modulare le mie espressioni e ad usare il linguaggio corretto a seconda delle circostanze, ma gestisce anche il mio blog in cui io metto i contenuti e lei li organizza per renderli appetibili a tutti.

Grazie Prof. Pellegrino Conte, anche questa intervista è un modo per divulgare la scienza. E voglio ricordare a tal proposito il ruolo di Gravità Zero, perché con Gravità Zero ho iniziato nel mese di novembre 2008 la mia attività di divulgatore scientifico. Ed oggi festeggio 10 anni di scienza divulgata.

Walter Caputo




NON SALVEREMO IL PIANETA NON MANGIANDO CARNE

A quattro anni dalla pubblicazione del primo rapporto sulla sostenibilità del settore zootecnico italiano, l’Associazione Carni Sostenibili ha fatto un passo avanti diffondendone l’ultima versione, ampliata e aggiornata, non solo sul Web, ma anche nelle librerie. Il libro “La Sostenibilità delle carni e dei salumi in Italia”, edito da Franco Angeli, presentato oggi a Bologna in collaborazione con ANA - Accademia Nazionale di Agricoltura, si propone come un punto di riferimento nel panorama mediatico italiano nel dibattito sulla produzione e il consumo di carne e salumi


Sono intervenuti all’evento di presentazione Giorgio Cantelli Forti, Presidente ANA, Accademia Nazionale di Agricoltura; Giuseppe Pulina, Agronomo, Professore Ordinario di Zootecnica Speciale, Università di Sassari, Presidente di Carni Sostenibili; Elisabetta Bernardi, Nutrizionista, Biologa con specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, Docente Università di Bari; Ettore Capri, Professore Ordinario di Chimica Agraria, Università Cattolica del Sacro Cuore; Massimo Marino, Ingegnere ambientale e Amministratore di LCE. Ha moderato l’incontro Carlo Alberto Pratesi, Professore di Marketing, innovazione e sostenibilità, Università Roma Tre.



Analizzare la sostenibilità̀ delle carni e dei salumi vuol dire infatti studiare nel modo più oggettivo possibile diversi argomenti che riguardano sia il consumatore sia la produzione zootecnica. Questo volume presenta uno studio interdisciplinare per descrivere i “5 volti” della sostenibilità̀ delle carni, rappresentati da altrettanti capitoli: la nutrizione, gli impatti ambientali e l’economia circolare applicata agli allevamenti e all’industria, la sicurezza alimentare e il benessere animale, gli aspetti economici delle filiere e la lotta allo spreco del cibo. 
Un testo di facile lettura, nonostante la complessità di alcuni degli argomenti trattati, in cui vengono affrontate in modo rigoroso alcune tematiche molto care all’opinione pubblica, spesso banalizzate in luoghi comuni se non trasformate in vere e proprie fake news.
Qualche esempio? La carne e la dieta nei Paesi mediterranei, i consumi reali di carne in Italia e nel mondo, l’utilizzo di antibiotici sugli animali, il rapporto tra carne e alcune malattie; o ancora, vista tutta la disinformazione che circola sulla questione, cosa hanno detto davvero IARC e OMS sulle carni rosse e trasformate; e, ovviamente, l’impatto ambientale degli allevamenti.
Si scopre così che la zootecnia non è la principale causa di emissioni di gas serra nell’atmosfera: ad esempio, un solo volo a/r da Roma a Bruxelles genera emissioni maggiori rispetto al consumo annuo di carne e salumi di un solo individuo che si alimenta secondo le indicazioni dei nutrizionisti (500kg vs 400kg di CO2equivalente).

“Non salveremo il pianeta non mangiando carne” – commenta Ettore Capri, Professore Ordinario di Chimica Agraria, Università Cattolica del Sacro Cuore. “Le emissioni di gas serra relative alla produzione zootecniche (carne, latte e uova) pesano per il 14% di tutte le emissioni, di cui solo il 10% attribuibile alle sole carni bovine, suine e avicole (FAO). Generalmente si omette di dire che il 65-70% deriva dai combustibili fossili utilizzati per i trasporti e per produrre energia. È importante sottolineare che l’Italia vanta uno dei modelli zootecnici più sostenibili del pianeta anche grazie all’impegno nel promuovere le buone pratiche.”

“La sfida delle produzioni zootecniche è diventata quella di “produrre di più con meno risorse” – ha commentato Giuseppe Pulina, Agronomo, Professore Ordinario di Zootecnica Speciale, Università di Sassari, Presidente di Carni Sostenibili. “L’obiettivo che il settore delle carni deve affrontare, oggi, è quello di una maggiore offerta “sostenibile” che sappia garantire una produzione efficiente, attenta all’ambiente e al benessere degli animali, degli allevatori e di tutti coloro che partecipano alla creazione del valore delle filiere italiane.”

Nel dibattito a Bologna si è inoltre confermato il dietrofront dei vegani (dal 3% 2017 allo 0,9% 2018 – Fonte Dati Eurispes): la scelta di rinunciare alla carne crea infatti scompensi nutrizionali, soprattutto nelle categorie più fragili della popolazione, bambini ed anziani. 

“Riguardo al dietro-front dei vegani – continua il Professor Pulina -  la cui percentuale è in continua discesa fra i consumatori, basta fare un excursus della storia dell’alimentazione umana fin dagli albori della storia dell’uomo per capire quanto la carne sia un nutriente fondamentale ed indispensabile. L’evoluzione della dieta e della cottura dei cibi sono infatti due elementi fondamentali dell’evoluzione umana. Dopo la scoperta del fuoco è stata proprio la dieta carnivora a confermare il primato della nostra specie su altre, consentendoci uno sviluppo fisico e cerebrale senza pari, rispetto agli altri mammiferi.”

"Il ruolo della carne e delle proteine animali, all’interno di una dieta sana ed equilibrata, è essenziale in ogni fase della vita: dalla gravidanza della donna, alla crescita dei bambini fino alla terza età per mantenersi in forza e attivi” - aggiunge Elisabetta Bernardi, Nutrizionista, Biologa con specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, Docente Università di Bari. “I consumi italiani pro capite sono sotto la soglia di rischio dei famosi 500 grammi di carne a settimana. A tal proposito la monografia pubblicata dallo IARC lo scorso giugno, a tre anni di distanza dalle anticipazioni allarmistiche pubblicate dal Lancet nel 2015, ha evidenziato che su 800 studi solo 14 sono stati giudicati attendibili e di questi solo 7 hanno messo in relazione un eccessivo consumo di carni rosse con il tumore al colon retto. Gli studi epidemiologici considerati dallo IARC, prendono in considerazione, come detto, un consumo quotidiano di carne rossa in dosi molto superiori a quelle che consumiamo abitualmente: parliamo di 500 grammi di carne cotta a settimana, l’equivalente di 800 grammi di carne cruda. Una soglia che ci fa stare tranquilli, perché in Italia tra pasta e verdure è impossibile raggiungere quote così alte di carne.”
All’interno del libro, la prospettiva per valutare gli impatti del settore nel nostro Paese è guidata da parametri oggettivi e su cui esiste consenso scientifico allargato. È il caso della “Clessidra ambientale”, che valuta gli impatti degli stili di vita alimentare dal punto di vista della sostenibilità. La Clessidra Ambientale, ottenuta dalla moltiplicazione dell’impatto ambientale degli alimenti (per semplicità il Carbon Footprintper le quantità settimanali suggerite dalle linee guida nutrizionali INRAN, ora CREA, mostra graficamente che se si seguono i consigli di consumo suggeriti dal modello alimentare della Dieta Mediterranea, l’impatto medio settimanale della carne risulta allineato a quello di altri alimenti, per i quali gli impatti unitari sono minori, ma le quantità consumate generalmente maggiori. “La Clessidra ambientale rappresenta il carbon footprint degli alimenti consumati in una settimana”, dichiara Massimo Marino, Ingegnere ambientale e Amministratore di LCE, “e dimostra che un regime alimentare equilibrato è positivo sia per la propria salute che per l’ambiente.”

Carni Sostenibili è il progetto promosso da tre associazioni di categoria - Assocarni, Assica e Unaitalia rappresentanti tutte le filiere delle carni in Italia (bovino, suino e avicolo) che ha l’obiettivo di trattare in modo trasversale tutti gli argomenti legati al mondo delle carni: un progetto senza precedenti in Italia che, con un approccio formativo, vuole contribuire ad una informazione equilibrata su salute, alimentazione e sostenibilità. www.carnisostenibili.it     

mercoledì 7 novembre 2018

AIRTAME LANCIA IL SUO NUOVO PRODOTTO, AIRTAME 2

Negli ultimi 4 anni, la startup danese Airtame si è affermata come capofila nel mondo HDMI wireless. E da poco ha lanciato un nuovo hardware.



Airtame, una startup danese che produce una soluzione HDMI wireless per i settori del business e dell’educazione, ha annunciato il lancio del suo nuovo prodotto hardware di seconda generazione, Airtame 2.

Il nuovo prodotto è molto più che una semplice soluzione senza cavi. Infatti offre servizi di digital signage e permette l’utilizzo di app. Mentre l’Airtame di prima generazione era principalmente una soluzione di screen mirroring, con Airtame 2 il modo di utilizzare gli schermi è stato reinventato, rendendo i display smart e utili.
Le principali differenze tra il primo prodotto Airtame e Airtame 2:

Componenti migliori: la RAM quattro volte più potente permette di avere un firmware più veloce, di fare aggiornamenti del software più velocemente, e di avere un prodotto meglio equipaggiato per aggiornamenti futuri.



Chip WiFi nuovo di zecca: Il nuovo chip è circa cinque volte più veloce del precedente, e fornisce agli utenti una connessione internet più veloce e affidabile.

Raggio d’azione del WIFi wireless doppio, rendendo così più facile il girare per l’ufficio o per la classe liberamente.

Foro per il lucchetto di sicurezza Kensington: protegge il dispositivo in ambienti semi-pubblici come scuole e sale di attesa.

LED intuitivo: la luce mostra lo stato corrente del dispositivo, indicando se sta facendo un update, o se è in standby, o se è in stato di utilizzo.

Setup flessibile: l’utente può montare il dispositivo con il supporto da parete magnetico incluso nella confezione. In questo modo, non c’è bisogno di fare buchi sul muro!

“Airtame 2 fa un enorme passo avanti in termini di design e funzionalità” dice Brian Kyed, CPO e cofondatore di Airtame. “Se lo scopo principale del nostro primo prodotto era di liberarsi dei cavi, ora Airtame 2 darà la possibilità alle persone di usare gli schermi e proiettori a pieno potenziale negli ambienti professionali - creando migliore collaborazione. Dopo anni di sviluppo del prodotto e feedback degli utilizzatori, siamo felici di presentare Airtame 2, che non è solo estremamente facile da usare, ma migliorerà anche qualunque spazio di lavoro innovativo.”

Airtame 2 è venduto a 399$ a dispositivo. Airtame ha recentemente rilasciato quattro Homescreen apps, semplici app integrations per creare collaborazione in gruppo migliore e per il digital signage. Airtame ha raddoppiato il suo fatturato per due anni di fila.


Info su Airtame



Airtame è una soluzione di screen mirroring wireless che permette di mostrare all’istante contenuto da qualunque laptop o dispositivo mobile, a qualunque display. La sua multifunzionalità significa che può anche essere usato come soluzione per il digital signage.

Airtame ha iniziato come campagna di crowdfunding da record nel 2014, in cui sono stati raccolti 1.3M $. Da quel momento, Airtame è cresciuta diventando una compagnia di oltre 90 persone provenienti da tutto il mondo, e ha consegnato più di 100,000 dispositivi.

La missione di Airtame è di aiutare gli ambienti professionali ad utilizzare gli schermi meglio.

La compagnia ha sede a Copenhagen, e ha altri uffici a New York e San Francisco.

martedì 6 novembre 2018

IL MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA È IN RECUPERO, E NON ACCENNA A SMETTERE

A differenza di quanto si potrebbe credere, il mercato immobiliare in Italia è in ottima salute. A certificarlo sono i dati di una ricerca europea, che illustra come in Italia, dal 2001, il mercato della compravendita e degli affitti di immobili ha fatto registrare un aumento del 50%: un dato di tutto rispetto, se si tiene conto dei periodi di forte flessione economica generale, dal 2008 in poi, a causa delle crisi che ha colpito tutte le economie occidentali.


Un trend positivo che si fa sentire in tutto il continente europeo. Nel 2017, il settore immobiliare del vecchio continente ha raggiunto i 118 miliardi di euro, con una crescita del 4% rispetto all'anno precedente. Per il 2018, le previsioni prospettano un aumento ulteriore, e il raggiungimento di quota 126 miliardi.

La ripresa, nel nostro paese come all'estero, è dovuta non solo a una maggior fiducia generale nel mercato e a un miglioramento delle condizioni economiche degli acquirenti, ma anche (e soprattutto) a un ribasso medio dei prezzi per affitti e acquisti di immobili. In molte città italiane, soprattutto nei centri medio-grandi, il costo di un immobile al metro quadro durante la crisi degli anni passati ha subito diminuzioni importanti, in alcuni casi anche del 30%. Situazione che ha convinto molti a tornare a investire nel mattone, settore considerato sicuro e dal valore costante nel tempo, oltre che fruttifero in termini di rendita dell'investimento. 

E' inutile dire che buona parte del giro d'affari del settore gravita intorno al mondo degli affitti. Se da un lato il vero boom è quello degli affitti brevi (ossia per periodi limitati a pochi giorni o a poche settimane, soprattutto per motivi turistici, di studio o di lavoro), il trend delle locazioni nel nostro paese continua a dare segno positivo. 

Con l'incremento degli investimenti e la nascita di nuove start up o piccole aziende, si sono moltiplicati gli affitti di locali commerciali. Sempre più professionisti e imprenditori decidono infatti di prendere in affitto spazi commerciali nelle grandi città. Un dato che non stupisce: la locazione di un immobile rappresenta un investimento meno rischioso, che può avere un valore positivo per la crescita di una nuova realtà commerciale. 

Una risorsa importantissima per chi è alla ricerca di affitti commerciali è internet. Sul web è infatti possibile trovare moltissimi annunci di tutti i tipi, e adatti a tutte le esigenze. I lati positivi? Innanzitutto il risparmio di tempo: invece di dover cercare in bacheche o in agenzie immobiliari, basta avere un computer o uno smartphone per poter accedere ad annunci per qualunque città si voglia. Inoltre, grazie alle foto è possibile visionare il locale e decidere se può fare al caso nostro, in modo da sfoltire le possibilità e arrivare a una decisione in maniera più semplice e veloce. Si tratta di una tendenza ormai consolidata: online negli ultimi anni si sono moltiplicati i portali, come ad esempio Matchoffice, che raccolgono migliaia di annunci di affitti commerciali in tutte le città europee e italiane.

Insomma, gli ultimi dati fotografano una situazione estremamente positiva per il mercato immobiliare del nostro paese. Nei prossimi ci si aspetta una crescita ulteriore. Segno che la ripresa dalla crisi passa anche (e soprattutto) dagli investimenti immobiliari.

ASI, REVOCATO L'INCARICO DI PRESIDENTE A ROBERTO BATTISTON

Il ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca, Marco Bussetti ha disposto la revoca immediata dell'incarico di presidente dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) al fisico trentino Roberto Battiston.



Lo ha annunciato su Twitter lo stesso scienziato, non senza una punta di amarezza."Oggi - ha scritto - il Ministro Bussetti con mia sorpresa mi ha comunicato la revoca immediata dell'incarico di Presidente Asi. È il primo spoil system di Ente di Ricerca. Grazie alle migliaia di persone con cui ho condiviso quattro anni fantastici di spazio Italiano. Roberto Battiston".

EPURAZIONE POLITICA 

L'incarico dello scienziato, che  sarebbe scaduto nel 2022,  vacillava già da tempo per volere del governo giallo-verde, che è noto da tempo avesse intenzione di rimuovere Battiston: nel luglio scorso era stata insediata presso la Presidenza del Consiglio un Comitato interministeriale per le politiche spaziali e, a sorpresa, il presidente dell'Asi era stato tenuto fuori da tale comitato, mentre il coordinamento era stato affidato al sottogretario Giancarlo Giorgetti, leghista, come il ministro dell'Istruzione, Università e Rierca, Bussetti che oggi ha revocato il mandato a Battiston. E sempre a luglio il governo non ha rinnovato il Cda dell'Asi, di fatto bloccando le attività dell'Agenzia.

Il secondo mandato di Battiston era iniziato, come prevede la legge, con una valutazione da parte di una commissione di Miur, di cui faceva parte anche il Direttore generale del Cern Fabiola Gianotti, di una lista di cinque candidati.