martedì 26 marzo 2019

LA VERSIONE "GROSSONE" DELL'HOTEL DI HILBERT E ALTRE UTILI RISORSE DI MATEMATICA

L'unità di misura dell'infinito
Molti conoscono il paradosso dell'Hotel di Hilbert, ma non molti conoscono la variante di quel paradosso quando entra in scena la nuova aritmetica dell'infinito, elaborata dal Prof. Yaroslav Sergeyev. Che cosa succede dietro la porta denominata grossone room? Scopritelo guardando questo divertente video.

Da molti anni cerco di divulgare il nuovo approccio alle quantità infinite e infinitesime e ho anche intervistato il Prof. Davide Rizza, che sta svolgendo un notevole lavoro per far conoscere il metodo innanzitutto agli insegnanti di matematica, che poi potranno divulgarlo agli studenti.

A tal proposito segnalo una pagina molto interessante, in cui - oltre al video dell'inedita versione dell'Hotel di Hilbert - troverete risorse piuttosto utili (a cura del Prof. Rizza e dei suoi collaboratori):
- 10 veloci slide sul metodo;
- Una trentina di pagine con esercizi, per fare i primi passi matematici nel nuovo metodo;
- Più di 100 pagine, per approfondire serie, successioni e paradossi;
- Un po' di esercizi (fra i quali anche "La lampada di Thompson") da fare in classe in 2 ore con gli studenti;
- Le slide per spiegare il paradosso di Ross;
- Le slide per spiegare l'applicazione del nuovo metodo ai frattali.

Buon lavoro a tutti gli insegnanti di matematica, ai divulgatori scientifici nell'ambito della matematica e a tutti gli coloro che vogliono curiosare su un tema che - forse - non hanno capito a scuola. E che ora possono rivedere sotto una nuova luce e trattare con strumenti molto più semplici, precisi ed efficienti.

Walter Caputo
Docente di Matematica
Divulgatore Scientifico



giovedì 21 marzo 2019

L'UMANIZZAZIONE DELL'ALGORITMO: IL NOSTRO FUTURO TRA SCIENZA E DISCIPLINE UMANISTICHE



Tecnologia, Sviluppatore, Tocco, Dito


Ernest Quintana, 79 anni, è ricoverato in gravi condizioni in un ospedale della California. I familiari fanno a turno per assisterlo. Durante uno di questi turni, alla nipote viene comunicato che sarebbe arrivato il dottore. Ma non si tratta di un medico in carne ed ossa, bensì di un robot che al posto della testa ha un video nel quale appare un medico che comunica al Signor Quintana che a causa della mancanza del polmone sinistro sarebbe stato sedato con la morfina ed accompagnato alla morte… Fortunamtamente il Sig. Quintana ha problemi di udito perciò chiede alla nipote di ripetere cosa stia dicendo il robot: “Il prossimo passo sarà probabilmente il ritorno a casa” è la pietosa bugia della nipote. 

Ma il robot insiste: “Non credo tornerà a casa…”
Non è fantascienza, nemmeno uno scenario dal quale ci separa un ampio lasso di tempo perché è cosa certa che l’intelligenza artificiale (IA) avrà un ruolo sempre maggiore nella sanità del futuro. E non solo nella sanità perché i robot dotati di intelligenza artificiale sono in grado di migliorare la nostra quotidianità grazie all’interazione con gli esseri umani. La loro caratteristica è infatti quella di apprendere e di interagire con noi. “Umanoidi” è l’altro termine con cui sono definiti perché in grado di agire nei diversi ambiti della nostra vita, da quello chirurgico a quello protesico, dalla riabilitazione alla collaborazione nelle case di riposo, in scenari di emergenza e in ambienti ostili per l’uomo, nella pubblica amministrazione o in aziende pubbliche o private, e così via. A voler approfondire, in Italia abbiamo presenze importanti per lo sviluppo della robotica, come l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), un’eccellenza internazionale che svolge attività di ricerca a livello interdisciplinare, visto che nella robotica confluiscono (convergono) ambiti diversi di ricerca: un robot infatti interagisce con l’ambiente grazie ad algoritmi su cui si sviluppa l’intelligenza artificiale.

La nostra esistenza futura sarà dunque sempre più affidata agli algoritmi. Occorre perciò riconfigurare il nostro futuro nel rapporto fra essere umano e intelligenza artificiale o intelligenza cognitiva. Compito non facile quello di stabilire i nuovi paradigmi di una relazione così complessa e prepararci ad organizzare l’esistenza dei prossimi anni. Occorre dunque riflettere fin d’ora per elaborare un modello di sviluppo di una società in cui la rigidità dell’algoritmo venga mitigata, quindi “umanizzata” se non vogliamo ripetere situazioni analoghe a quelle del Sig. Quintana. Questo l’intento del convegno su “Algoritmi, etica e diritto”, che si è svolto il 12 marzo scorso presso il Senato della Repubblica, organizzato con il supporto scientifico del Laboratorio CIRLab-Cyber Security and International Relations Laboratory del PIN (Polo Universitario “Città di Prato”).

La complessità della materia trattata è riflessa dal programma estremamente corposo, nel quale s’intrecciano competenze assai diversificate per poter discutere di una serie di questioni vitali quali ad es. a chi tocchi stabilire le regole etiche destinate ad orientare lo sviluppo e l’azione dell’intelligenza artificiale: ai singoli Stati, alla Comunità internazionale o al mercato; chi sia legittimato a costruire gli algoritmi che regoleranno le nostre esistenze e quali saranno le implicazioni sulla visione del nostro mondo; quali le conseguenze sui cittadini e nei processi decisionali; chi risponderà delle scelte e delle azioni condotte dall’algoritmo e quanto questo dovrà rispondere alle esigenze della trasparenza…
Per avere un’idea del numero di materie coinvolte basta dare un’occhiata al programma dal quale emergono personalità con competenze nei settori più disparati che vanno da quelli più strettamente scientifici (A. Cesta, ingegnere, dirigente di ricerca  dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, nonché Vicepresidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale) a quelli accademici relativi a materie umanistiche e sociali (S. Cacciari, antropologo e insegnante presso il laboratorio di Cyber security e relazioni internazionali del Polo universitario “Città di Prato”; M. Fioravanti, Presidente del Polo Universitario Città di Prato; M. Luciani, ordinario di Diritto pubblico e costituzionale della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Sapienza” di Roma; A. Gambino, ordinario di Diritto Privato dell’Università Europea di Roma; P. Benanti, Professore presso la Pontificia Università Gregoriana; B. Leucadito, ricercatrice di Filosofia del diritto dell’Università “Sapienza” di Roma; C. Agosti, Capo progetto ALEX dell’Università di Amsterdam); a personalità della politica e delle istituzioni (L. Attias, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale; G. Scorza, responsabile del team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; F. Marzano, Assessore Roma semplice; F. Martini, Assessore Comune di Livorno, G. Vianello, Deputato e componente Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici);  a responsabili di aziende internazionali (F. Moioli, Direttore Divisione Enterprise Services di Microsoft Italia).

La vera natura del problema risiede proprio nella complessità della tematica e nella sua trasversalità, che esige l’associazione della cultura umanistica con quella   tecnologica – rileva il Prof. Gambino. Le intelligenze artificiali non sono infatti soggetti previsti dalla Carta costituzionale ma soggetti nati dal mercato. Decisioni elettroniche, automatiche, informatiche, prevarranno sempre più sul singolo. Benché la verità informatica per motivi di efficienza porti a soluzioni estremamente pratiche, i rapporti personali difficilmente riescono ad essere incasellati in un algoritmo. “Il nostro problema non sono le competenze, ma il bisogno della persona in quanto tale; dobbiamo andare verso la persona” è il commento del Prof. Fioravanti, che annuncia il varo di un corso di master nell’ambito del Polo Universitario Città di Prato, in cui convergeranno materie ingegneristiche, sociologiche e filosofiche, così da ottenere nuove figure professionali con competenze nelle scienze a contenuto altamente tecnologico e a carattere squisitamente umanistico.

Volendo in effetti approfondire, è recente l’annuncio del lancio a Londra di un corso di laurea misto in materie umanistiche e filosofiche. La “London Interdisciplinary School”, che ha fra i suoi sponsors gruppi come McKinsey e Virgin, punta a sviluppare le capacità di risolvere i problemi più importanti e complessi del mondo attuale attraverso figure professionali con capacità trasversali in ragione dell’insufficienza dei profili tecnici specializzati.

Ma se gli esiti dei software al servizio del pubblico sono destinati ad incidere in misura sempre maggiore sui diritti dei cittadini, dovremo volgerci verso un “algor-etica”, affinché la macchina sia sempre al servizio dell’uomo perché se l’algoritmo deve decidere per noi, è bene che siamo noi a mantenerne il controllo.







mercoledì 20 marzo 2019

FEMINILITY: UN PROGETTO PER STUDIARE STORIE DI CORAGGIO, FORZA E UNIONE

In occasione del giorno della poetessa della primavera, Alda Merini, presso la Casa delle Artiste (Naviglio, Milano) si lancerà il progetto FEMINILITY (www.feminility.it) che mette al centro i bisogni del mondo femminile. Sarà offerto un pranzo di beneficenza per l'Associazione La Casa delle Arti - Spazio Alda Merini accompagnato da musica jazz, in onore alla poesia, alla primavera e alla Feminility.




Feminility nasce come centro di ricerca per analizzare gli stili di vita delle donne in Italia, il loro ruolo nella casa, nel lavoro e nella società oggi.







L’Osservatorio sulla Feminility verrà lanciato il 21 marzo 2019 per studiare i numeri sulle donne che raccontano storie di coraggio, di forza, di unione.


Quando si parla di “numeri di donne” si associano i dati soltanto alla violenza, dimenticando quanto è importante oggi la figura femminile nella società. Non solo femminicidio: si andranno a studiare i fenomeni del cosmo femminile, per parlarne in termini positivi e valorizzare la figura della donna oggi. Le analisi dell’Osservatorio studieranno gli stili di vita, con l’obiettivo di evidenziarne la pluralità dei ruoli femminili nella nostra società, facendo emergere i risultati conseguiti nell’istruzione, la fruizione culturale, il rapporto con le nuove tecnologie, il ruolo nel mercato del lavoro, la divisione dei ruoli, le strategie di conciliazione del lavoro e dei tempi di vita, le condizioni economiche, la salute.
Feminility, il lato positivo del mondo femminile.



IL SITO WEB www.feminility.it 


La pagina Facebook con invito all'evento del 21 marzo 2019


sabato 16 marzo 2019

COS'È IL BUCO NELL'OZONO?

Non fate questa domanda agli studenti “ambientalisti” per #FreeDaysForFuture. La maggior parte di loro ammette infatti di non sapere cosa sia. Forse anche perché se ne parlò tanto 30 anni fa, quando  questi ragazzi non erano ancora nati. Cerchiamo allora di fare chiarezza. 

Fonte: NASA




Il buco dell’ozono descrive quella progressiva diminuizione dello strato di ozono presente nella stratosfera che, se dovesse scomparire, provocherebbe danni inimmaginibili alla vita sulla Terra come la conosciamo oggi.

L'ozono forma uno dei 5 strati di cui è composta l’atmosfera terrestre e che protegge dai pericolosissimi raggi cosmici e solari, o almeno dalla loro componente più critica come i raggi gamma e raggi x. La stratosfera infatti assorbe i raggi dannosi del Sole e, proprio grazie allo strato di ozono, ne trattiene la maggior parte. Questo gas è quindi fondamentale per garantire la vita sulla Terra: senza di esso infatti i raggi ad alta energia non sarebbero filtrati e arriverebbero a noi in grandissime quantità. Come vedremo tra poco, questo avrebbe delle conseguenze devastanti, sia sull’ambiente che sulla nostra salute e sopravvivenza.


A ROMA RAGAZZI CHE MANIFESTANO IN QUESTI GIORNI NON SANNO SPIEGARE COSA SIANO I CAMBIAMENTI CLIMATICI, NON DISTINGUONO CLIMA DAL TEMPO O DALL'INQUINAMENTO E NON SANNO COSA SIA IL BUCO NELL'OZONO 




Se lo strato di ozono dovesse scomparire  piante e animali con il passare del tempo smetterebbero di crescere, di riprodursi. Le piante esistenti morirebbero e noi, se non malati, saremmo comunque impossibilitati a sopravvivere in un mondo desertico e privo di verde.

Lo scenario che si prospetta sul lungo periodo è quindi apocalittico: per questo motivo il fenomeno del buco dell ozono è ancor oggi sul tavolo di discussione di tutti i Paesi più industrializzati. Importante trovare misure per limitare la produzione di agenti inquinanti pericolosi, al più presto.

Le sostanze inquinanti responsabili del buco dell ozono, non appena entrano in contatto con i raggi ultravioletti si degradano e rilasciano nell’atmosfera atomi di cloro e di bromo, che danneggiano lo strato di ozono.

SE NE PARLÒ MOLTO 30 ANNI FA 


Lo strato di ozono non è sempre stato come lo vediamo oggi: durante il corso dei secoli ha subito variazioni, assottigliandosi in alcuni periodi ma senza destare preoccupazioni. Si è iniziato a parlare di buco dell’ozono negli anni ’70 proprio perché gli scienziati hanno notato che lo strato di ozono si andava assottigliando in maniera molto preoccupante, e per la prima volta nella storia del nostro pianeta questo era dovuto al comportamento dell’uomo.   Il motivo era da ricercarsi nell'emissione di altri gas, i famigerati cloroflourocarburi o Cfc contenuti nelle bombolette spray o usate nei refrigeratori. A trent'anni di distanza il buco si sta richiudendo, una buona notizia per l'intera Terra, che fa ben sperare anche nella capacità umana di intraprendere azioni comuni a livello planetario di fronte a situazioni di emergenza.


mercoledì 13 marzo 2019

APPELLO SCIENZIATI SU NATURE: STOP ALLA SPERIMENTAZIONE CLINICA DELL'EDITING GENETICO SU GAMETI ED EMBRIONI UMANI

Tra i firmatari anche il direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica Luigi Naldini


Una moratoria di almeno 5 anni che per il momento blocchi qualsiasi sperimentazione clinica dell’editing genetico su gameti ed embrioni umani destinati all’impianto nell’uomo: a proporlo oggi su Nature è un gruppo internazionale di scienziati e bioeticisti che invita la comunità scientifica a una presa di responsabilità di fronte alle controverse applicazioni di una tecnica di modificazione genica dalle grandi potenzialità ma su cui c’è ancora tanto da studiare. L’invito a tutti i Paesi del mondo è di aderire normativamente alla sospensiva e avviare un processo di valutazione che, pur rispettandone l’autonomia rispetto alle scelte finali, garantisca cautela, trasparenza e condivisione internazionale anticipata dell’eventuale decisione di aprire questa strada.