mercoledì 19 novembre 2014

MATT TAYLOR: PERCHÉ HA SBAGLIATO A INDOSSARE QUELLA MAGLIETTA

"We Don't Get Strung out by the way He looks.
We don't Judge a book by Its Cover".
But the World does.
Liberamente tratto da The Rocky Horror Picture Show

L'astrofisico dell'ESA Matt Taylor
Facciamo una premessa: l'articolo non è contro l'astrofisico più tatuato al mondo, il Prof. Matt Taylor, che stimiamo come professionista. E non è un giudizio per il suo, diciamo così, "originale" modo di presentarsi. 

Tra l'altro ci è pure simpatico, tanto più ora che è scoppiato in lacrime come un bambino scusandosi che l'accaduto possa avere offeso i sentimenti di qualcuno.

La sua maglietta, decorata con donne succinte, è stata indossata in un luogo di lavoro dove l'esposizione mediatica dovrebbe imporre maggiore cautela: Taylor era in mondovisione, giudicabile da oltre 700 milioni di contribuenti europeiognuno dei quali può avere sentimenti e sensibilità molto diversi, e non nel chiuso del suo laboratorio.

Taylor ha indossato la maglietta con intenzioni sessiste? Nelle sue intenzioni probabilmente no, chi può saperlo?
La sua maglietta può essere giudicata sessista? Si.
È responsabile del suo comportamento? Assolutamente si. 

E soprattutto, cito una donna inglese che ha scritto a Women in Astronomy:
Quest'uomo non ha fatto atterrare una sonda su una cometa (come molti fanno credere ndt). Piuttosto faceva parte di un vasto team internazionale di scienziati e ingegneri che hanno lavorato insieme per decenni per fare in modo che questa missione potesse accadere. Philae non è la "sua" realizzazione personale.
[...]
Quella camicia era inadeguata. Punto. Fine della storia.
[...] Essere uno scienziato o un "geek" non ti giustifica. Ho un collega che arriva regolarmente in ufficio in pantaloncini a quadri e un altro che indossa un logo da supereroe tre giorni su cinque.Entrambi sanno che cosa richiede la professionalità. Questo non è al di là della comprensione di uno "scienziato".

Leggetela tutta. Merita avere un altro punto di vista.

E con questo abbiamo risposto a chi ci ha lasciato questo commento.




PRIMA DI TUTTO UN ERRORE DI COMUNICAZIONE

Con il suo comportamento ha danneggiato colleghi  e colleghe altrettanto capaci (senza il quale lavoro oggi non staremmo qui a parlare di Rosetta), focalizzando l'attenzione su di sé invece che sulla missione, ben più importante. E sappiamo quanto la comunicazione al pubblico sia importante nell'ambiente scientifico.
Inoltre è una vera occasione sprecata: giocando meglio le carte di "scienziato fuori dagli schemi" avrebbe potuto diventare la vera icona di questa missione.

Ovvio che non sia compito di Taylor quello di sapere se una maglietta va portata e come. Ma se ha subito critiche e attacchi evidentemente ha infastidito qualcuno. Parte della responsabilità ce l'ha anche l'ESA, per il quale Taylor lavora, che permettendo un comportamento poco cautelativo ha permesso che il mondo giudicasse più per le apparenze che per la sostanza. Ci sono delle regole all'ESA? Cosa accadrebbe se sulla maglietta apparissero ad esempio frasi inneggianti l'uso di armi? O l'appartenenza all'ISIS? L'ESA è responsabile in toto con quello che viene presentato dai suoi dipendenti.

Il brand ESA associato a una immagine sconveniente


Un obiettivo sicuramente l'Agenzia Spaziale Europea l'ha raggiunto: innalzare nel mondo dei bikers Hell's Angels  della Harley il livello di profondo rispetto per ciò che avviene all'interno dei palazzi e laboratori dove si fa ricerca.

LA MAGLIETTA È OFFENSIVA? 

Si.  Lo è. Punto.
Ma facciamo prima un passo indietro, perché Taylor è egli stesso un sintomo di un malessere più ampio: la discriminazione lavorativa presente anche e soprattutto nei settori scientifici delle donne.

I dati (citiamo un documento dell'Unione Europea) danno torto a chi afferma il contrario: le donne sono pagate meno degli uomini in tutto il mondo e in Europa indipendentemente dal loro livello di istruzione a causa di attività discriminatorie. Ambienti scientifici compresi 

Cercate su Web e leggete il documento PDF dell'EU "Colmare il divario retributivo di genere nell’Unione europea"

E se usciamo dai confini europei anche in USA il presidente Obama fa riferimento alle discriminazioni del mondo femminile sui posti di lavoro (rif. sue dichiarazioni del 1 nov 2014) .
«Anche se siamo nel 2014, ci sono donne che ancora guadagnano meno degli uomini per fare lo stesso lavoro. E in questo Paese non ci possono essere cittadini e lavoratori di seconda classe»: lo ha detto il presidente Usa Barack Obama nel tradizionale messaggio del sabato alle famiglie.
Tornando alla maglietta è un sintomo, dicevamo, molto grave, che dimostra come anche nel mondo scientifico questa discriminazione sia tuttora in atto. Senza citare caso per caso ognuno di noi conosce almeno un caso in cui italiane hanno avuto il coraggio di denunciare veri atti discriminatori che hanno dovuto affrontare in settori lavorativi come geologia, ingegneria, matematica, e anche il settore del giornalismo scientifico... dove la discriminazione è sempre dietro l'angolo.

LA DISCRIMINAZIONE IN ITALIA È COME LA MAFIA: PER ALCUNI NON ESISTE O NON È IL CASO DI PARLARNE

Negli USA un anno fa proprio a Scientific American è successo uno scandalo a sfondo sessuale che ha avuto delle conseguenze disastrose. ScienceOnline ha chiuso un anno dopo per tali conseguenze. Ne erano coinvolte decine e decine di PhD donna che non denunciavano per timore delle conseguenze. Quando la prima lo ha fatto, molte altre sono uscite allo scoperto.

Pensate che qui in Italia, nonostante la celebrità e l'autorevolezza del personaggio coinvolto, qualcuno ne abbia parlato? Ecco a cosa alludevamo sul sommerso. È come per la mafia, in certi ambienti è meglio far finta che non esista.


DONNE E UOMINI NON VENGONO GIUDICATI ALLO STESSO MODO SUL LUOGO DI LAVORO 

Qualsiasi esperto di risorse umane concorderà con noi sul fatto che in generale un uomo che si presentasse a un colloquio di lavoro in veste, diciamo così, "artistica", venga in media giudicato "un macho" se indossasse una maglietta come Taylor. Viceversa come "una donna di facili costumi", o comunque poco seria, nel caso opposto.

Proviamo a pensare se la stessa maglietta (ma per analogia con uomini succinti) l'avesse indossata una Fabiola Gianotti, pensate che nel proprio intimo la maggioranza l'avrebbe apprezzata come molti stanno facendo con Taylor? E che diciamo delle allusioni di certa stampa rivolti a politici come la Madia?

Fino a che non si saranno risolti certi pregiudizi, il problema resterà.


CHI NON HA DECORO NON DANNEGGIA SOLO SE STESSO 

E per quanto riguarda la maglietta di Taylor, torniamo a insistere: è un dipendente ESA! E quando è in ESA rappresenta l'ente per cui lavora. Taylor è una persona intelligente e avrebbe dovuto prevedere le conseguenze (pensate se da noi l'avesse indossata un Berlusconi, quanti lo avrebbero insultato). Che il mondo sia fatto così lo sa anche lui (oppure, altra ipotesi, è un povero nerd che non esce mai dal laboratorio). In entrambi i casi le regole nei luoghi pubblici impongono decoro, altrimenti l'attenzione dei media sarà focalizzata sui suoi usi e costumi invece che sul motivo più importante del contendere: la missione Rosetta.

Il premio Nobel per la fisica Richard Feynman si travestiva da donna durante le feste private ma quando era di fronte ai media e in aula conservava una sobrietà vestito in giacca e cravatta. Eppure lui stesso era contro le "divise" come ha più volte accennato nelle sue memorie. Ma sapeva anche che quando sei di fronte a una platea eterogenea vieni giudicato anche per come ti presenti.

DANNO DI IMMAGINE 

In conclusione ha sbagliato lui, e ha sbagliato l'ESA a permettergli di indossarla in diretta video come rappresentante di un Ente Pubblico, pagato con le tasse dei contribuenti che hanno tutto il diritto di arrabbiarsi (fosse pure per bigottismo).

L'ESA ha speso più di un miliardo e mezzo di euro per l'intera missione non certo per fare pubblicità alle sue magliette (che tra l'altro hanno avuto, da quanto ne sappiamo, una impennata di vendite)

Si chiamano inferenze in psicologia e le utilizziamo tutti per giudicare qualcuno che non conosciamo se non dal suo aspetto fisico. Se ti vesti da spaventapasseri qualcuno potrebbe pensare che tu lo sia.

C'è stato un errore di sottovalutazione. E chi non conosce il lavoro di Taylor (sono oltre 700 milioni di europei contribuenti della missione, con sensibilità molto diverse) è normale che si possa essere sentito offeso. 

Per finire, e per chi volesse approfondire, è stata presentata ieri alla Camera dei Deputati un’importante indagine sulla parità di genere nella pubblicità italiana, condotta da Massimo Guastini (Presidente dell’Art Directors Club Italiano) e Giovanna Cosenza, con Jennifer Colombari ed Elisa Gasparri del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università Alma Mater di Bologna.     


Claudio Pasqua


AGGIORNAMENTO del 20 novembre 2014: TESTIMONIANZE 

Questo articolo non è nato per caso. Sono partito da alcuni casi di discriminazione sul luogo di lavoro a me noti in campo scientifico di cui però non posso parlare per deontologia, non volendo loro esporsi personalmente.

L'articolo ha ricevuto numerosi elogi da parte di colleghe e anche qualche critica, cosa normale quando si tocca un tema spinoso come la discriminazione. Qualcuno (uomo) mi ha detto che non avremmo dovuto parlare di questo argomento, che in Italia non esiste la discriminazione. Sono abituato a commenti di persone che negano l'evidenza di fronte a dati statistici che dicono il contrario. Del resto c'è anche chi si permette di negare l'Olocausto... 

Quando una donna affronta l'argomento discriminazione viene tacciata di portare avanti ideali femministi, ed è quello che è successo alla giornalista britannica che ha sollevato il caso. E a varie donne che hanno commentato la vicenda in maniera critica nei confronti dell'atteggiamento di Taylor. Dunque sapevo bene contro chi mi sarei dovuto schierare, conscio che mi sarei fatto dei nemici.

Ecco uno dei commenti più gentili trovati in rete rivolti alla giornalista che ha sollevato il caso


Di nuovo si intende implicitamente che l'uomo sia stato da solo l'intero artefice del programma spaziale. E che per questo debba essere rispettato. Fallacia argomentativa.

Successivamente ho chiesto ad alcune colleghe cosa pensassero dell'intera vicenda, e ho fatto leggere loro sia quello che avevo scritto io sia i commenti contrastanti. Non posso rivelare la loro identità, perché loro stesse sono troppo esposte e potrebbero subire delle ritorsioni. Posso solo dire che sono donne informate sui fatti e che lavorano per il mondo Accademico.. Ecco i loro commenti. 

Lettrice 1.  
Sicuramente il nocciolo della questione riguarda la discriminazione di genere nell'ambito scientifico e non solo.
Errata l'interpretazione dei vari "commentatori" al suo/tuo articolo.
Di secondaria importanza il cattivo gusto di Taylor, in fatto di look.
Per carità, liberissimo di sfoggiare "orrori" nel suo laboratorio e di mettersi in mutande a casa sua, ma mai libero può essere, chi deve rappresentare altro da se stesso, che sia Istituzione, Azienda, Comunità...
Le affermazioni di [omissis] poi, sono del tutto fuori luogo. Cosa vuole negare la disparità di genere? Vuole negare una realtà? Affermarla è una sorta di rancido femminismo?
Povera anima, questo illustre signore non vede, non sente, non legge, ma parla, anzi straparla.
Sugli altri commenti, alcuni "eufemisticamente pungenti", stendiamo un velo pietoso, anzi di compassione e timore. Timore di chi non capisce quel che legge e vuole solo dare fiato alla bocca. E ce n'è tanta di gente così. 

Lettrice 2.  

Ho letto il tuo articolo... è fantastico, hai colto in maniera puntuale quello che la maggior parte delle donne laureate pensa ... detto tra noi... ma si è mai vista una maglietta per donne con machi nudi?... no, gli uomini si devono rispettare! Mi sembra che [omissis, un commentatore] sia un maschilista doc e dop... la maternità si deve pagare..! uno shock. Dicevano già i romani "o tempora o mores", ci vuole decoro sempre in ogni posto di lavoro.
Hai la mia solidarietà... e poi che argomenti può significare un Homo faber.. o tempora o mores...


Lettrice 3.  
Ho letto con attenzione quello che ti hanno scritto su FB. Pensandoci bene,  sono giunta alla conclusione che hai fatto centro. Per molti uomini questo articolo è una minaccia. Perché? Beh semplice, sei un uomo che ha seminato pubblicamente dei pensieri che molti uomini non vogliono far crescere dentro di se. È più comodo far finta di niente, tanto dicono "io sono uomo che mi importa". Quel tipo su FB è stato particolarmente duro proprio perché hai brecciato un muro di silenzio.

Sii contento di quello che hai scritto, denota una sensibilità che tanti non hanno...
e comunque, complimentissimimissimi ☺️☺️☺️☺️☺️☺️☺️  bravooooooo


ALL'ESTERO SONO MOLTO CRITICI SULL'ACCADUTO E CONDANNANO APERTAMENTE ANCHE I SUCCESSIVI COMMENTI A SFONDO SESSISTA DA PARTE DI ALCUNI COMMENTATORI 

A cura di Kirk Englehardt, Director of Research Communication and Marketing at Georgia Institute of Technology



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venerdì 25 novembre 2016
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