venerdì 12 settembre 2014

I MASCHI SONO MIGLIORI DELLE FEMMINE IN MATEMATICA?

Affermare che i maschi sono più bravi in matematica rispetto alle femmine è uno stereotipo che può influenzare notevolmente le ragazze. Sono i risultati di uno studio su una rilevante rivista internazionale che dimostra gli effetti negativi sull’apprendimento delle ragazze sottoposte a stereotipi negativi. 

Donne e matematica via Shutterstock

Andreste a vedere una commedia di Pirandello in cui tutti i ruoli femminili fossero interpretati da attori travestiti da donne? Ai giorni nostri sembrerebbe quanto meno bizzarro, se non del tutto ridicolo e senza senso. Cosa direste se alle prossime elezioni si decidesse che possono partecipare al voto solo gli uomini? Una proposta simile suonerebbe assurda, offensiva e, probabilmente, scatenerebbe una rivoluzione. Ai tempi di Shakespeare però non era concepibile che le donne potessero recitare: i ruoli femminili erano effettivamente ricoperti da attori travestiti. In Italia il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto solamente nel 1945. Ci sono voluti secoli per conquistare una parità di diritti tra uomini e donne, però molti pregiudizi e false convinzioni stentano ancora a scomparire.

LA PRIMA DONNA A VINCERE LA MEDAGLIA FIELD

Qualche settimana fa Maryam Mirzakhani, matematica iraniana che lavora negli Stati Uniti, ha vinto la Medaglia Fields (l’equivalente, per la matematica, del premio Nobel). È stata la prima donna a ottenere tale riconoscimento e la notizia ha avuto grande risalto sui media di tutto il mondo. Perché tanto risalto? Perché le femmine sono meno brave dei maschi in matematica?

La concezione che ritiene i maschi più bravi e dotati delle femmine nel dominio matematico può ritenersi uno “stereotipo di genere”. Il problema è che possedere questo stereotipo può influenzare negativamente non solo le competenze e l’apprendimento matematico delle femmine, ma anche influire sulle loro future scelte scolastiche e lavorative e su come esse affrontano una sfida matematica. Ritenersi competenti e dotati in un determinato dominio rafforza la propria autostima, l’impegno e la persistenza al compito. Se anche erroneamente non ci si ritiene all’altezza, difficilmente si deciderà di affrontare una prova che mette in difficoltà.

I RISULTATI DELLA RICERCA 

Una ricerca appena pubblicata su una rilevante rivista internazionale, Learning and Individual Differences (Volume 34, Agosto 2014, Pagg 70–76) frutto di un lavoro di collaborazione fra l’Università di Trieste e quella di Bologna e coordinata da Maria Chiara Passolunghi, ha analizzato la presenza dello stereotipo di genere nella matematica in bambini e adolescenti italiani.

I risultati hanno messo in luce che lo stereotipo “i maschi sono migliori delle femmine in matematica”, risulta assente a livello esplicito in entrambi i generi. Pur tuttavia le misurazioni tramite opportuni test (che valutano le associazioni automatiche fra i concetti di genere e matematica), provano che lo stereotipo è invece presente a livello implicito e inconsapevole nelle femmine, già a partire dai primi anni della scuola primaria ed è quindi ancora più insidioso in quanto influenza il comportamento in modo involontario. Un ulteriore risultato della ricerca rileva come lo stereotipo agisca sulla percezione dell’abilità: se da un lato nei maschi l’adesione alla concezione stereotipica aumenta la considerazione della loro abilità, viceversa nelle femmine influisce negativamente, svalutandola.

I risultati ottenuti sottolineano la necessità di agire sin dalla prima infanzia per evitare gli effetti negativi degli stereotipi. Il ruolo svolto dagli insegnanti e dai genitori è certamente molto importante. La percezione di competenza e fiducia nelle proprie capacità è determinante nei processi d’apprendimento e si promuove e alimenta con un positivo clima d’apprendimento, volto a evidenziare e sostenere le attitudini di ogni individuo.


Contatti:
Prof. Maria Chiara Passolunghi
Dipartimento di Scienze della Vita
Psychology Unit "Gaetano Kanizsa"
Università degli Studi di Trieste


IL COMMENTO DI GRAVITÀ ZERO
(Scrive il dottor Walter Caputo, statistico)

In un'indagine statistica di tipo censuario viene presa in considerazione tutta la popolazione, di conseguenza - salvo errori di elaborazione dati - i risultati sono deterministici, non probabilistici. In altri termini sono quelli e non sono discutibili. È noto a tutti che un'indagine censuaria costa un sacco di soldi e richiede moltissimo tempo. Quindi spesso le indagini sono campionarie, ovvero si limitano ad estrarre informazione utile da un determinato campione.

Esistono opportune tecniche statistiche che possono essere utilizzate per "estendere" (in modo probabilistico, quindi non in modo certo) i risultati del campione alla popolazione da cui il campione è stato estratto. Tuttavia si presentano due problemi: il primo consiste nel fatto che non tutte le tecniche sono applicabili a qualunque genere di dati (quindi un'applicazione corretta di una tecnica scorretta può generare falsi risultati. Tali eventi possono essere rilevati solo da esperti di statistica); il secondo problema riguarda il piano di campionamento utilizzato. Le tecniche in questione "funzionano bene" solo se il campionamento è di tipo probabilistico: ciò significa che le unità vengono estratte dalla popolazione in modo casuale, secondo il modello dell'urna.

Il campionamento probabilistico può risultare costoso: questo è - in generale - il motivo per cui (spesso) si procede ad effettuare un'estrazione di unità statistiche in funzione di particolari esigenze conoscitive, quindi in modo non casuale. È questo il caso dell'indagine in oggetto: 240 soggetti "located in a town in northeastern Italy". Se fosse stato utilizzato un piano di campionamento probabilistico, ciascuna unità statistica avrebbe avuto la stessa probabilità di essere estratta: quindi poteva andare a comporre il campione uno studente milanese, ma anche uno sardo, un siciliano ed un pugliese (magari residente non in un capoluogo, ma in una provincia).

Occorre quindi evidenziare che i risultati della ricerca non possono essere considerati definitivi, né generalizzabili a tutto il nostro Paese, e gli organi di stampa dovrebbero divulgare la notizia rilevando anche i limiti dell'indagine effettuata.

Naturalmente i miei rilievi non sono rivolti agli autori dell'indagine, ma a coloro che divulgano con troppa superficialità risultati statistici non definitivi, facendo sì che la gente comune continui a pensare che la Statistica non sia affidabile.
Infatti nel loro lavoro gli autori sottolineano che: 
"As with most studies on gender stereotypes in children, a limitation of the present work stems from a lack of generalizability to the whole Italian population, as well as to other socio-cultural contexts. Although one may compare our findings with evidence obtained using similar methods in other regions or countries, even recently published data may reflect the extent to which gender stereotypes about math were present in those countries 5 or 10 years ago. Societal stereotypes continually evolve, and larger transnational studies should be conducted to compare data obtained from the same cohorts but in different sociocultural contexts".
O che con la Statistica si possa dire tutto ciò che si vuole ed anche l'esatto contrario. La Statistica fa parte della Matematica. Nel caso dell'applicazione di tecniche di inferenza si tratta di Matematica dell'incerto. Ma è pur sempre Matematica.

1 commento:

Giovanni C. ha detto...

veramente nello studio che hai linkato viene dimostrato che lo stereotipo di cui parli non è così presente, anzi. Tutt'al più bisogna dire la verità. Si è ormai palesato abbastanza che le donne siano generalmente meno portate per le materie scientifiche rispetto agli uomini, tuttavia, se la cavano decisamente meglio in materie umanistiche. Inoltre va specificato con generalmente che si intende prevalentemente, il che non esclude che non ci possano essere una minoranza di donne particolarmente portate per materie scientifiche e che conseguano determinati risultati. L'intero articolo è fuffa.