lunedì 15 settembre 2014

FORMAZIONE SUL RISCHIO BIOLOGICO PER LA SICUREZZA DEI LAVORATORI

Il virus Ebola, di recente oggetto dell'attenzione dei mass media, ai sensi del D.lgs. n. 81/2008 e s.m.i. (testo di legge fondamentale inerente la sicurezza dei lavoratori), è classificato nel gruppo 4. Tale classificazione comprende quattro classi di pericolosità, dalla più lieve (gruppo 1) alla più grave (gruppo 4), sulla base dei danni che l'agente biologico può arrecare all'uomo, ma anche con riferimento ai rischi per i lavoratori e alle misure profilattiche e terapeutiche. I danni per i lavoratori possono essere più o meno gravi e i rischi più o meno seri, inoltre per alcuni agenti biologici pericolosi sono disponibili adeguate terapie, per altri – purtroppo – no.

Il gruppo 4, nel quale rientra il virus Ebola, ma anche – ad esempio – i virus delle febbri emorragiche, comprende agenti biologici che possono causare all'uomo malattie gravi, con seri rischi per i lavoratori. Inoltre tali virus possono propagarsi assai facilmente nelle comunità e non sono disponibili efficaci misure profilattiche e terapeutiche (in realtà Ebola difficilmente potrebbe diventare una pandemia ed alcune misure terapeutiche cominciano già ad essere disponibili).
Intonaco gonfio

Con riferimento al virus Ebola, si è parlato anche di misure di contenimento, ovvero di provvedimenti tecnici, organizzativi e procedurali che hanno come obiettivo quello di ridurre al minimo la possibilità di esposizione. Tutti abbiamo visto al telegiornale le immagini del quarto livello di contenimento, ovvero il massimo, previsto – appunto – per gli agenti biologici più pericolosi. Proprio quelle immagini, insieme a false affermazioni del tipo “Ebola si sta rapidamente diffondendo in Europa” hanno generato comportamenti tipicamente irrazionali.

Corso di formazione sul
rischio biologico
Solo la conoscenza, le basi scientifiche ed un'adeguata formazione possono ridurre i comportamenti irrazionali. Si può cominciare ad acquisire i fondamenti sui virus (e sul sistema immunitario) tramite un'ottima pubblicazione, che – tra le altre cose – tratta anche in modo equilibrato, ma divulgativo il virus Ebola. Se poi passiamo dall'ambito generale a quello della sicurezza sul lavoro, è senz'altro opportuna la lettura di “ABC del rischio biologico”. Successivamente, se volete approfondire l'argomento con un libro comunque facilmente accessibile, un'ottima risorsa è il “Corso di formazione sul rischio biologico”, scritto da Daniele De Grandis e Liliana Frusteri, pubblicato da EPC Editore e aggiornato al nuovo Titolo X-bis (punture e tagli), introdotto nel D.lgs. n. 81/2008 il 25/3/2014.

Perché parlo di un'ottima risorsa? Mettetevi per un attimo nei panni di un docente; se invece lo siete comprenderete benissimo l'importanza di ciò che sto per dirvi. Un formatore, che riceva l'incarico di erogare una docenza sul rischio biologico dovrà necessariamente preparare delle slide da proiettare in aula. In generale, si tratta di nottate passate a scrivere e i tempi non sono mai sufficienti, perché l'incarico giunge spesso all'ultimo momento. La bella notizia è che le slide ci sono già: il “Corso di formazione sul rischio biologico” comprende un CD con 237 diapositive in PowerPoint, personalizzabili. Tali diapositive sono stampate all'interno del testo, con l'aggiunta di note per i docenti e test di apprendimento con soluzioni. Non credo che un formatore possa desiderare più di questo.
Il bagno di una camera d'albergo

Ma il rischio biologico non riguarda soltanto i formatori o coloro che se ne occupano per professione, si tratta di un tipo di rischio che interessa moltissimi lavoratori, quindi anche voi che state leggendo. Se lavorate nell'ambito della sanità, delle case di riposo, in agricoltura, in allevamenti, nella raccolta, smaltimento e gestione dei rifiuti siete maggiormente esposti. Tuttavia il rischio biologico, ovvero la probabilità che agenti biologici pericolosi vi arrechino danni, è presente anche in scuole, uffici, alberghi, palestre e centri benessere.

Prendiamo ad esempio il bagno di una stanza d'albergo: la pulizia accurata riduce il rischio biologico per i clienti, ma chi si occupa della pulizia e della disinfezione dei servizi igienici compie l'attività più a rischio. Rischio non soltanto biologico, ma anche chimico: gli agenti chimici disinfettanti possono essere nocivi, tossici, corrosivi o addirittura cancerogeni.
Un piccolo pomodoro dimenticato
in una camera d'albergo

Gli addetti possono essere molto scrupolosi, ma cosa succede se sotto il letto matrimoniale resta un piccolo pomodoro? Si forma la muffa. In generale le muffe si trovano in luoghi bui, caldi e umidi come seminterrati, falegnamerie, cantine, bagni, lavanderie e archivi. Possono formarsi ad esempio nella rientranza “ad elle” di un bagno, proprio perché in quella rientranza non vi è sufficiente circolazione d'aria, quindi l'umidità ristagna e l'intonaco gonfia

Esistono diversi generi di muffe: tra le più pericolose citiamo Aspergillus, che produce allergeni e/o tossine. Certo, non stiamo parlando di Ebola, ma gli effetti delle muffe sulla salute non sono da trascurare: asma, polmoniti, riniti, congiuntiviti, aspergilloma. I lavoratori più a rischio sono gli immunodepressi. E, naturalmente, i soggetti allergici.
Pedana per doccia

Spostiamoci ora in una palestra o in una piscina. L'utilizzo di una pedana nella doccia e delle ciabatte (ad esempio a bordo vasca) può ridurre il rischio di contrarre qualche componente della famiglia dei papillomavirus.

Dalla piscina trasferiamoci in un ambiente agricolo. C'è un palo arrugginito e voi lo toccate con le mani senza guanti. Non sapete di avere una piccola ferita su un dito. Spero che abbiate fatto il richiamo della vaccinazione antitetanica.... Siamo sempre in un ambiente agricolo, ma ora c'è un allevamento: fate molta attenzione soprattutto alla rimozione delle deiezioni fecali, dei liquami e delle acque di scarico....

Palo arrugginito
Il rischio biologico – per certi aspetti – può essere assimilato al rischio cancerogeno. Quest'ultimo è uno dei più gravi, tanto che, in generale, non esiste una dose minima al di sotto della quale si può essere certi di non sviluppare il cancro. In maniera analoga, il rischio biologico implica il fatto che anche una sola particella infettante può essere pericolosa. Di conseguenza occorre tendere ad eliminare completamente (o nella misura in cui è possibile) il rischio biologico. A tal fine, come prescritto dalla legge, innanzitutto occorre informazione e formazione.


Allevamento = alto rischio biologico
Ma quanto è grande il rischio biologico nel luogo in cui lavorate? Per rispondere a questa domanda occorre valutare il rischio tramite l'identificazione degli agenti biologici, la classificazione di pericolosità degli stessi e le loro modalità di trasmissione, senza sottovalutare le sinergie fra diversi tipi di rischi. 
Muffa in una stanza spesso chiusa

L'essenza della valutazione del rischio biologico è una semplice formula: R = P x G, ovvero Rischio uguale Probabilità per Gravità. In un'apposita matrice possono essere incrociati 4 livelli di probabilità (evento improbabile – evento possibile, ma non molto probabile – evento probabile – evento molto sicuro o inevitabile) con 4 livelli di gravità (nessun danno o danno trascurabile – danni modesti – danni gravi – danni molto gravi). Il risultato finale può essere un rischio basso, medio o alto. Dal risultato ottenuto derivano misure di prevenzione e protezione soltanto generali o anche specifiche.

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