martedì 2 settembre 2014

EBOLA: LA VIA ITALIANA VERSO IL VACCINO

Sta per essere sperimentato un vaccino per debellare EBOLA, il micidiale virus che continua a mietere migliaia di vittime in Africa Occidentale e non solo.
Una sperimentazione promettente è in corso in un laboratorio italiano che  è sulla giusta via per un vaccino contro il virus. Lo stesso laboratorio l'anno scorso, lo ricordiamo,  è stato vittima di incivili attacchi di presunti animalisti supportata purtroppo da una propaganda antiscientifica.
Fortunatamente la razionalità ha avuto la meglio, e possiamo per questo essere orgogliosi dei nostri ricercatori italiani.

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A poca distanza da Roma prende dunque  forma il primo vaccino contro EBOLA, Chad3Ebola-Zaire è il suo nome tecnico, che sarà sperimentato nelle prossime settimane negli Usa e poi in Gran Bretagna.

Almeno 10 mila le dosi previste per la sperimentazione e realizzate nei prossimi due mesi a Pomezia, negli stabilimenti di Okairos/Advent, presso l’IRBM Science Park coordinato da Riccardo Cortese.

«Siamo gli unici in grado di produrlo. Lo realizzeremo e lo invieremo, via aerea in contenitori refrigerati e controllati, negli Usa e dove sarà necessario», ha spiegato all’Adnkronos Salute Riccardo Cortese, ceo Okairos, azienda venduta a GlaxoSmithKline lo scorso anno per 250 milioni di euro. «Abbiamo lavorato 5 anni a questo vaccino — ha continuato — e quando abbiamo capito che era maturo per poter essere testato sugli animali, ci siamo rivolti all’unico laboratorio al mondo dove è possibile fare esperimenti con il virus ebola, visto che in Europa non si può fare. Così abbiamo cominciato a collaborare con i National Institutes of Health: inviavamo loro i vaccini prodotti negli stabilimenti di Pomezia e Napoli per la sperimentazione sugli animali».

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE 

«Siamo orgogliosi di questa eccellenza italiana nel Lazio — ha dichiarato in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti —. Orgogliosi di averli sostenuti, grazie ad un finanziamento di Cnr, Istituto Superiore di Sanità e la stessa IRBM, per la ricerca sulle malattie rare. Continueremo così perché crediamo nel Lazio. Questa è l’Italia che ci piace». 


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