martedì 19 maggio 2015

GEOLOGIA E ARCHEOMETRIA: INTERVISTA AL PROF. DAVIDE LENAZ


Uno degli aspetti più interessanti delle grandi scoperte scientifiche attuali è sicuramente quello che non avvengono nell’isolamento di un laboratorio, ma racchiudono in sè i saperi di molte discipline specialistiche, sono interdisciplinari.


Difatti l’archeologo triestino Federico Bernardini è stato coadiuvato nella eccezionale scoperta archeologica degli accampamenti romani risalenti al I sec. a. C., luoghi di origine dell’antica Tergeste (vedi post precedente) anche da esperti geologi, come il Prof. Davide Lenaz (nella foto nel suo laboratorio all'Università degli Studi di Trieste).


Laureatosi in Scienze Geologiche ha conseguito il dottorato di ricerca in Geofisica della Litosfera e Geodinamica, diventando infine ricercatore confermato presso il Dipartimento di Matematica e Geoscienze all’Università di Trieste. Si occupa di Mineralogia in senso lato, più precisamente di cristallochimica di minerali, quali ossidi con tre cationi e quattro ossigeni in cui i cationi possono essere molto vari come ad esempio Mg, Fe2+, Al, Cr, Fe3+, che si possono trovare in molti contesti terrestri, tra cui inclusioni nei diamanti e in noduli rocciosi provenienti dal mantello, ma anche presenti in meteoriti. Attualmente è docente del Corso di Petrografia del sedimentario per la Laurea magistrale in Geoscienze, del Corso di Metodi spettroscopici di analisi per la laurea magistrale in Ingegneria di Processo e dei Materiali e del Corso di Geologia Ambientale per la laurea triennale in Ingegneria civile ed ambientale. Da una decina di anni tuttavia si occupa anche di Archeometria, cioè dello studio del materiale archeologico in collaborazione appunto con Federico Bernardini dell’ICTP di Trieste.


Che cosa è l’Archeometria?

L’Archeometria si occupa di tutte le tecniche scientifiche che vengono applicate allo studio di reperti archeologici. Misura scientificamente ciò che è antico, quindi analizza in laboratorio i materiali di cui i beni archeologici sono costituiti. Si serve di discipline sostanzialmente geologiche come la Mineralogia, la Petrografia e la Fisica.

La Mineralogia in quanto i reperti archeologici sono dei materiali e quindi sono costituiti da minerali che possono essere studiati tramite l'utilizzo di diverse tecniche di analisi come la diffrattometria, la fluorescenza, la microsonda elettronica e diversi tipi di spettroscopie.

La Petrografia in quanto in molti casi si è in presenza di materiali lapidei (asce, pavimentazioni, macine e altri materiali "rocciosi") e di conseguenza un'analisi petrografica può servire a tracciare la storia di quella roccia intendendo sia la sua provenienza che, eventualmente, il degrado avvenuto nel tempo. Inoltre materiali ceramici possono essere considerati come rocce "sintetiche" e di conseguenza essere analizzati tramite metodi propri della Petrografia, come le analisi in sezione sottile al microscopio.

La Fisica con in particolare a 2 metodi :Il LiDAR cioè il radar ottico e la Geofisica di esplorazione in quanto molto materiale archeologico si trova ancora sepolto e tale disciplina ci permette di indagare tutto quello che sta al di sotto della superficie del terreno, senza rovinare i materiali archeologici.


Quale è stato il suo contributo a questa grande scoperta archeologica?

Ho analizzato dei frammenti di anfora che sono stati rinvenuti nel sito di San Rocco a Trieste. Nell'impasto di questi frammenti sono ben visibili anche a occhio nudo una serie di minerali. Il mio compito è stato quello di tentare un riconoscimento al microscopio e successivamente di prelevarli senza arrecare danni particolari all'anfora per poterli analizzare chimicamente in modo da dire con la maggiore precisione possibile da dove potessero provenire. Il fatto di trovare una particolare associazione di minerali vulcanici, assenti nel Friuli Venezia Giulia e che questi avessero delle composizioni peculiari mi ha permesso di determinare come la loro provenienza fosse da ricercarsi nella provincia magmatica romano-campana. Ciò indica che in quel periodo le anfore si importavano dal Lazio e dalla Campania.


Può spiegare anche quali strumenti ha utilizzato per scoprire la provenienza delle anfore?

Ho anche utilizzato la microsonda elettronica, che viene comunemente usata nell’analisi dei materiali geologici, quindi le rocce e minerali, ma che spazia nell’applicazione anche in Biologia o in Archeologia. E’ uno strumento in cui un fascio di elettroni va a colpire il materiale che si vuole analizzare. Interagendo con il campione anche di pochi micron, si possono produrre raggi x di determinate lunghezze d'onda caratteristiche di ogni elemento. Comparando le lunghezze d'onda e le intensità si arriva alla determinazione quantitativa dell'elemento e di conseguenza all'analisi chimica del materiale analizzato. 


Tiziana Brazzatti

Altri post sull'Archeologia:

- Archeologia: intervista a F. Bernardini che ha scoperto il più antico forte romano in Italia
- La morte dell'Archeologia e della Paleontologia in Italia 

Fonti:
http://www.pnas.org/content/112/13/E1520

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