venerdì 30 settembre 2011

CONTAMINAZIONI DIGITALI PER LA CULTURA AL CINECA

Il Cineca, in collaborazione con l'Università di Bologna e l'Area Cultura del Comune di Bologna, organizza un panel aperto al pubblico su: "Applicazioni culturali digitali e transmedialità - dalle app alla TV3D, passando per cinema e videogiochi".

L'incontro, che si terrà il 3 ottobre alle ore 15.00 al Cineca, sarà l'occasione per riflettere su cinema, TV, web, smartphone come canali di distribuzione per prodotti culturali ad alto contenuto tecnologico pensati per valorizzare territorio e produzioni a livello locale, nazionale ed europeo.

Al confronto parteciperanno anche l'Università Ca' Foscari, Lepida e la Cineteca di Bologna. L'evento sarà trasmesso in diretta su Internet, in streaming.

Maggiori informazioni sul sito del Cineca.

CARNEVALE DELLA FISICA E DELLA CHIMICA


Oggi è il 30 del mese, e come ogni mese viene annunciato dal blog ospitante il Carnevale della Fisica.

Questo mese l'ospite di turno è il blog Scientificando, di Annarita Ruberto, su cui potrete leggere tutti i contributi dei numerosi partecipanti.

Il tema del mese è "l'infintamente grande e l'infintamente piccolo. Come potrete immaginare il grande protagonista è lui: il neutrino.

La prossima edizione sarà iospitata da il piccolo friedrich, di Cristina Sperlari, a cui potrete inviare i contributi.

Il 23 del mese era anche il giorno di un altro Carnevale, quello della chimica. La chimica dei ricordi di scuola è il tema protagonista dell'edizione di settembre. Teresa Celestino ha ospitato l'edizione numero 9 sul suo blog Urto Efficace.

Ricordiamo infine l'edizione dei nostri amici di lingua spagnola del Carnaval de la Fisica, questo mese ospitato dal blog Astrofisica y fisica.


IG NOBEL 2011: L'ANTICAMERA DEL NOBEL, O QUASI

Come vi avevamo preannuciato, poche ore fa sono stati assegnati i premi Ig Nobel. Appuntamento ora a lunedì per l'assegnazione di quelli veri.





FISICA
Philippe Perrin, Cyril Perrot, Dominique Deviterne e Bruno Ragaru, e Herman Kingma, "per aver dimostrato il motivo per cui i lanciatori del disco soffrono di vertigini dopo il lancio, mentre i lanciatori di martello no".

CHIMICA
Makoto Imai, Naoki Urushihata, Hideki Tanemura, Yukinobu Tajima, Hideaki Goto, Koichiro Mizoguchi e Junichi Murakami "per aver determinato la quantità ideale di wasabi vaporizzato per svegliare una persona in caso di incendio o altra emergenza".


FISIOLOGIA
Anna Wilkinson, Natalie Sebanz, Isabella Mandl e Ludwig Huber per avere concluso  che non esiste "nessuna prova che lo sbadiglio sia contagioso tra le tartarughe a zampe rosse".

MEDICINA
Mirjam Tuk, Debra Trampe, Luk Warlop, Matthew Lewis, Peter Snyder, Robert Feldman, Robert Pietrzak, David Darby e Paul Maruff per aver dimostrato che "le persone prendono decisioni migliori su alcune cose, ma decisioni peggiori su altre, quando hanno l'impellente bisogno di urinare".

BIOLOGIA
Darryl Gwynne e David Rentz "per uno studio su un coleottero che si accoppia con un certo tipo di bottiglia di birra australiana".


PSICOLOGIA
Karl Halvor Teigen per uno studio condotto al fine di  "comprendere il motivo per cui, nella vita di tutti i giorni, le persone sospirano".

LETTERATURA
John Perry per la sua teoria della Procrastinazione Strutturata, secondo cui  per avere
successo bisogna lavorare sempre a qualcosa di importante per evitare di fare cose più importanti.


MATEMATICA
Dorothy Martin (che ha predetto che il mondo sarebbe finito nel 1954), Pat Robertson (che ha predetto che il mondo sarebbe finito nel 1982), Elizabeth Clare Prophet (che ha predetto che il mondo sarebbe finito nel 1990), Lee Jang Rim (che ha predetto che il mondo sarebbe finito nel 1992), Credonia Mwerinde (che ha predetto che il mondo sarebbe finito nel 1999), e Harold Camping of the USA (che ha predetto che il mondo sarebbe finito nel 1994 e poi ha predetto che finirà il 21 ottobre 2011) per "aver insegnato al mondo di fare attenzione quando si fanno ipotesi e calcoli matematici".

PREMIO PER LA PACE
Arturas Zuokas, sindaco di Vilnius, per "avere trovato una soluzione al problema dei parcheggi selvaggi: passare sopra alle auto in sosta vietata  con un carrarmato"

PREMIO PER LA PUBBLICA SICUREZZA
John Senders per "lo studio sulla sicurezza di un guidatore in autostrada, quando una visiera  gli  impedisce di guardare la strada".


Di seguito la cerimonia di premiazione.

DALLA FANTASCIENZA ALLA SCIENZA, UN PERCORSO IMPREVEDIBILE

Venerdì 14 ottobre alle ore 15.30 presso la Sala Consiglio del Villino Medievale Tecnotown di Villa Torlonia (ingresso da Via Lazzaro Spallanzani 1/a) a Roma, si terrà il convegno “Dalla fantascienza alla scienza, un percorso imprevedibile” organizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana e da Spacemag.




Programma

Benvenuto di MARIANO BIZZARRI
Responsabile del Comitato Tecnico dell’Agenzia Spaziale Italiana

GIANFRANCO DE TURRIS giornalista e scrittore
“FANTASCIENZA, UNA QUESTIONE ETIMOLOGICA”

CLAUDIO PASQUA giornalista scientifico, editore e fondatore della TV della scienza e di Gravità Zero
“BLOOPERS: GLI ERRORI SCIENTIFICI NEL CINEMA DI FANTASCIENZA”

FABIO PAGAN giornalista scientifico e conduttore di Radio3scienza
“CONTACT. DAL SETI AGLI ALIENI”

RICCARDO VALLA scrittore di fantascienza e collaboratore di fantascienza.com
“IL VIAGGIO NELLO SPAZIO NELLA PRIMA FANTASCIENZA”

GIUSEPPE LIPPI curatore della collana Urania
“LO SPAZIO NON E’ACQUA”

LUCA PARMITANO astronauta ESA
“VITA DA ASTRONAUTA”

MARCO LISI Galileo System Procurement Manager (ESA)
“ESPLORANDO IL FUTURO SENZA TEMERE IL CAMBIAMENTO”

Chiusura di ENRICO SAGGESE
Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana

Ingresso libero


giovedì 29 settembre 2011

FASTER THAN THE SPEED OF LIGHT: THE ECONOMIST RILANCIA

Domani, sulla prestigiosa rivista "The Economist" comparirà uno dei tanti articoli che in tutto il mondo sono nati sull'onda della sensazione prodotta dall'annuncio che i neutrini lanciati dal CERN sul rivelatore di OPERA sono arrivati ben 60 nanosecondi (1 nanosecondo = 1 miliardesimo di secondo) prima di quanto avrebbe impiegato la luce. Sicuramente una notizia che rimarrà nella storia, come nella storia è rimasta l'idea che Einstein dopotutto avrebbe potuto anche avere torto. 
Questa convinzione, seppur sopita per più di 100 anni, ora si è risvegliata con la potenza dirompente di cento atomiche rimbalzando dalla rete ai media di tutto il mondo. La mia personale convinzione è che eticamente parlando occorra fare molta attenzione nell'esprimere più che i semplici fatti sperimentali. Il rischio è di esprimere e divulgare idee che per la fretta e l'emozione del momento, esprimono un quadro alterato della situazione e che per la loro parzialità, compromettano la fiducia dell'intera umanità verso la scienza e i progressi che la ricerca in campo fisico e la stessa teoria della relatività, hanno prodotto e introdotto in campo tecnologico in questi cento anni.

Come ho già avuto l'opportunità di affermare in un precedente articolo, se le misurazioni di OPERA venissero confermate, si avrebbe la certezza che oltre alla materia, che per semplicità chiamiamo ordinaria e che abita le quattro dimensioni spazio-temporali descritte dalla relatività di Einstein, ne esista altra (tachionica) che ha la possibilità di abitare o trasferirsi oltre la barriera della velocità della luce attraverso una o più dimensioni ancora sconosciute. Questa possibilità non è nuova al mondo della fisica che fin dalla metà degli anni cinquanta ha tentato teoricamente e sperimentalmente di trovare indizi sull'esistenza di particelle superluminali, quindi con velocità superiori a quella della luce ben conoscendo i limiti imposti dalla teoria della relatività.

I tachioni avrebbero come caratteristica fondamentale quella di avere una massa "immaginaria" nel senso matematico del termine, quindi non visibile nel mondo reale (proprio come quella del neutrino) ma la cui energia è reale e misurabile proprio perché il fattore gamma di Lorenz è anch'esso immaginario (l'immaginario si semplificherebbe matematicamente dando origine ad una energia reale) quando la loro velocità è superiore a quella della luce.

I tachioni seguirebbero perciò regole speculari rispetto a quelle previste per la massa reale in relatività, cioè un tachione non può mai viaggiare a velocità inferiore a quella della luce nel vuoto e contrariamente a ciò che accade a particelle di massa reale, la sua velocità cresce sempre al diminuire dell'energia.

Comunque non è vero, come l'articolo di "The Economist" afferma, che dopo questa scoperta tutto dovrà essere cambiato, infatti se le misurazioni saranno confermate da nuovi esperimenti si aprirebbero nuovi interrogativi e nuovi spazi per la congettura, senza però alterare più di tanto lo stato delle conoscenze fisiche ormai sperimentalmente consolidate.
Una delle spiegazioni più gettonate del perché i neutrini viaggiano a velocità superiore a quella della luce è offerta dalla teoria delle stringhe menzionata anche dall'articolo di "The Economist".

Purtroppo però e contrariamente a quanto comunemente si afferma, anche la teoria delle stringhe a causa di questo inatteso risultato dovrebbe essere fortemente ripensata. Infatti, contrariamente a quanto comunemente affermato, le teorie delle stringhe crollerebbero tutte tranne una, quella associata alla stringa bosonica a 26 dimensioni, l'unica che ammetterebbe l'esistenza dei tachioni, ma in questo caso il nostro universo sarebbe abitato solo da bosoni e non da fermioni, quindi ci sarebbero solo forze e non materia, cosa che chiunque comprende essere impossibile.
Quindi piantiamola di dire che la relatività non è più valida, diciamo pittosto che d'ora in avanti ci aspetta un periodo di profonda riflessione dal quale anche la relatività di Einstein, sicuramente dopo una buona ristrutturata, potrebbe uscirne lustra e rinvigorita in un universo magari con qualche dimensione in più di quelle che fin'ora abbiamo conosciuto.

Qui di seguito l'articolo in edicola domani sul "The Economist"

What does an experiment that seems to contradict Einstein’s theory of relativity really mean?
In  1887 physicist where  feeling pretty smug about their subject. They thought they understood reality well, and that the future would just be one of ever more precise measurements. They could not have been more wrong. The next three decades turned physics on its head, with the discovery of electrons, atomic nuclei, radioactivity, quantum theory and the theory of relativity. But the great of in the pearl for all this was a strange observation made that year by two researchers called Albert Michelson and Edward Morley that the speed of light was constant, no matter how fast the observer was travelling.
  Some physicists are wondering whether their subject has just had another Michelson Morley moment. On September 23rd researchers at CERN, Europe’s main physics laboratory, theory postulates are hidden among the familiar four of announced that subatomic particles called neutrinos had apparently sped from the lab’s headquarters near Geneva, through the Earth’s crust, to an underground detector 730km (450 miles) away around 60 billionths of a second faster than light would take to cover the same distance (see page 85). The difference in speed is tiny, but the implications are huge.
  As every schoolboy (and journalist with access to Wikipedia) knows, this flies in the face of special relativity, a theory devised by Albert Einstein precisely to explain the observation of Michelson and Morley. Special relativity, which physicists thought they had tested almost to destruction, and found not wanting, states that as objects speed up, time slows down. Time stops altogether on reaching the 299,792,458 metres per second at which light zaps through a vacuum. Go any faster and you would be moving backwards in time.
  If CERN’s neutrinos really are travelling faster than light, it is therefore a big deal. Modern physicists, aware of the hubris of their 19th century predecessors, have never thought their subject closed. But nor have they found a chink in the armour of relativity that they could use to prise the whole thing open. This would be such a chink. Their caution in the face of the result the public statements that it is probably explained by ex perimental error, even though the researchers involved have been over their equipment with a fine-tooth comb-is under standable. No one wants to get egg on his face by having missed something obvious.

A theory of everything
If the result is true, though, it does change everything. In particular, the likely explanation is that the neutrinos are taking a short cut through one of the extra dimensions which string length, breadth, height and time. Measured along this five dimensional route, Einstein might still be right. (It would not so much be that he made a mistake as that he did not know the whole story.) Indeed, moving beyond four dimensions in this way would also allow physicists to try to integrate Einstein’s work with quantum theory, the other great breakthrough of 20th century physics, but one which simply refuses to overlap with relativity. A unified theory of everything, including perhaps as many as 11 dimensions, would then beckon.
  That is a lot to hang on a single, uncon rmed observation. But then, in 1887, no one could have foreseen the consequences of the Michelson Morley experiment. If a glitch is found in CERN’s result, the whole thing will rapidly be swept under the carpet and forgotten. If there is no glitch, an astonishing future of understanding beckons.

IG NOBEL: STASERA LA CERIMONIA DI APERTURA



Come ci ricorda Phil Gibbs, stasera assisteremo alla cerimonia di apertura dei premi Ig Nobel 2011. 
Invece i Nobel veri. medicina, fisica, chimica, economia e pace, saranno assegnati da lunedì a venerdì prossimi (nell'ordine elencato). 

Ig Nobel è un gioco di parole tra "Premio Nobel" e "ignobile premio", che in inglese hanno la stessa pronuncia ma andrebbe pronunciato IG-NO-BELL [ɪɡ-noʊ-ˈbɛl], per enfatizzare la sua relazione con i Nobel piuttosto che ignobile.
Il video seguente è il trailer del premio di quest'anno.



I premi sono sponsorizzati dalla rivista scientifica-umoristica statunitense Annals of Improbable Research (AIR), presentati al pubblico in una cerimonia che precede i veri Nobel, e che si tiene nel Sanders Theatre dell'Università di Harvard.

Ma non facciamoci ingannare: il premio non è nato, come alcuni in Italia pensano, per prendere in giro le ricerche improbabili, ma per attirare il grande pubblico in maniera divertente ad interessarsi alla ricerca scientifica. Al motto “make people LAUGH, and then THINK” (far ridere e poi far pensare il pubblico).

Inoltre l'Ig Nobel è stato infatti più di una volta l'anticamera per il Nobel .

Andre Geim che ha vinto il premio Ig Nobel 2000 per la levitazione delle rane è stato insignito del premio Nobel per la Fisica nel 2010 per i suoi studi sul grafene.

Altra "doppia vittoria" è quella un membro di un collegio internazionale nucleare che ha vinto il premio Nobel ordinario come membro del gruppo.

Fin dal 2001 è stato possibile assistere ai premi Ig Nobel in diretta su You Tube via webcast e in Italia su +5, intorno a mezzanotte e mezza.

Vi segnalo anche l'articolo su Il Sole 24 Ore che oggi ripercorre sinteticamente i premi assegnati nelle edizioni passate.


COME SI COMUNICA LA SCIENZA? OPPORTUNITÀ E RISCHI


Insieme a Beatrice Bressan (science writer e researcher) sono stato invitato a parlare al XXIII seminario della Scuola di Otranto su temi quali "Comunicazione scientifica, relazioni con media, pubblico e imprese". L'incontro era  moderato da Elisabetta Durante (DISTI)

In particolare mi è stato chiesto di spiegare come si comunica in maniera efficace e quali siano le nuove opportunità offerte dal Web e rischi connessi, nonché del ruolo della nuova figura del ricercatore comunicatore.



La conferenza ha permesso di analizzare gli errori commessi, soprattutto di recente, dagli uffici stampa di importanti istituzioni come i ministeri, le università e i centri di ricerca. Ma anche quelli di multinazionali. Quando la comunicazione viene affidata a persone con poca esperienza si può danneggiare l'immagine di una istituzione o di una azienda e, quel che è peggio,  si possono perdere solide opportunità di finanziamento.

Le decisioni importanti che riguardano il lavoro di un ricercatore sono sempre più spesso il frutto di una complessa negoziazione con una serie di soggetti sociali: politici, imprese, associazioni, gruppi di influenza e i media.

Spesso tali decisioni sono sottoposte all'attenzione del grande pubblico, le cui opinioni si riflettono sulle decisioni dei politici.
La qualità della comunicazione della scienza è dunque sempre più spesso il fattore determinante per il successo di un settore di ricerca e misura il successo di qualunque iniziativa o progetto.

Oggi comunicare bene con la società, per chiunque, è diventata una necessità.

BIBLIOGRAFIA UTILE PER INIZIARE

In lingua italiana
Giovanni Carrada, Comunicare la scienza, Sironi, 2005
Castelfranchi Pitrelli, Come si comunica la scienza, Laterza, 2007
Piero Bianucci, Te lo dico con parole tue, Zanichelli
Annamaria Testa, Farsi Capire, Rizzoli, 2000

In lingua inglese
Deborah Blum, Mary Knudson, A filed guide for science writers, Oxford University Press
Jane Gregory e Steve Miller, Science in Public: Communication, Culture and Credibility,  Basic Books, 1998


PER CAPIRE COME STA CAMBIANDO IL MONDO DEL GIORNALISMO

Vittorio Sabadin, L'ultima copia del "New York Times", Donzelli, 2006
Giulio Sensi, Informazione, istruzioni per l'uso, Altraeconomia, 2010

NUOVE STRATEGIE DIGITALI

Tamar Weinberg, Il marketing nel social web, O'Reilly - Tecniche nuove
Paola Peretti, Marketing Digitale, Apogeo

RIVISTE

LA STRATEGIA SCIENTIFICA DI ROBERTO CINGOLANI

"I ricercatori dovrebbero iniziare a essere formati dall'età di 6 anni e non da 20"
"Il vero limite del nostro paese è l'imprecisione". L’Italia insomma ha tutte le capacità per competere a livello internazionale nel settore della ricerca ma, per farcela davvero, è necessario lavorare tutti insieme su due problemi che affliggono il nostro Paese: l’imprecisione e il mancato rispetto delle regole.
Questa sono alcune delle riflessioni dell'intervento di Roberto Cingolani, svoltosi a Torino alle officine Grandi Riparazioni nel marzo 2011.





Durante i 9 minuti del suo monologo,  Cingolani ha parlato di come sarà la prossima generazione di robot. Una generazione che  dovrà basarsi su architetture fatte di polimeri, materiali soffici e cellule nervose tridimensionali: l’obiettivo è costruire dei sistemi che, emulando i modelli di funzionamento degli organismi umani, possano raggiungere un’efficienza energetica ottimale.

L’interdisciplinarietà della ricerca scientifica è un aspetto fondamentale: secondo Cingolani bisogna mettere insieme meccanica quantistica, tecnologie di supercalcolo e biotecnologie per migliorare la vita quotidiana delle persone. Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessario un cambiamento culturale, a partire del sistema educativo: l’Italia infatti dovrebbe allinearsi agli standard mondiali, cominciando a formare i suoi ricercatori ben prima dei vent’anni.

Roberto Cingolani ha partecipato pochi giorni fa con noi al XXIII Seminario di Fisica Nucleare e Subnucleare di Otranto


mercoledì 28 settembre 2011

TAVOLETTE DI CIOCCOLATO PER LA RICERCA SCIENTIFICA

Si rinnova la collaborazione tra Oxicoa e Fondazione Veronesi, insieme a favore della ricerca.

La fabbrica piemontese Oxicoa Cioccolato è una nostra conoscenza, in quanto protagonista alcuni mesi fa della produzione dei gianduiotti marchiati  Gravità Zero (qui il video). 

In questo caso  però si tratta di un set composto da una tavoletta di cioccolato fondente, da una tavoletta fondente aromatizzata all’arancia e una ultima con olio essenziale di menta e curcuma, tutte e tre sono realizzate con un ingrediente speciale, ossia con un cioccolato fondente ricco di antiossidanti naturali.

Le tavolette Oxicoa a sostegno della Fondazione Umberto Veronesi sono reperibili presso il canale distributivo Coop e per ogni acquisto una quota del prezzo sarà destinata alla Fondazione Umberto Veronesi, con l'obiettivo di supportare le molteplici attività in cui la Fondazione è concretamente impegnata: dall’erogazione di borse di studio per giovani ricercatori al finanziamento di importanti progetti di ricerca; dall’organizzazione di convegni sugli argomenti scientifici più attuali alla distribuzione di materiale informativo e pubblicazioni gratuite; dalle campagne di prevenzione sulla salute ai progetti destinati a bambini e ragazzi per avvicinarli alla scienza e agli stili di vita più sani e corretti.

NESPOLI-VITTORI: INTERVISTA DOPPIA

Su Zero Gravity, vita da astronauta, prima e seconda parte della doppia chiacchierata con i due ambasciatori spaziali di casa nostra: Roberto Vittori e Paolo Nespoli. In esclusiva su AsiTV il canale dell'Agenzia Spaziale Italiana.

CHI HA UNA LAUREA SOFFRE MENO L'IMPATTO DELLA CRISI

Dal 13 settembre sono in rete i dati del rapporto annuale dell’Ocse Education at glance. Molte le novità su cui bisognerà tornare. Ai membri ordinari dell’Ocse se ne aggiungono altri nuovi, come il Cile.

È confermato l’avvio del Programme for international assessment of adult competencies (Piaac). Dopo le due importanti ma limitate indagini pionieristiche promosse negli anni passati da Statistics Canada, il Piaac offrirà nel 2013 un quadro ben più ampio delle competenze alfabetiche e di calcolo della popolazione in età di lavoro (16-64 anni) nei 36 paesi dell’Ocse e in altri associati. Alle preziose tabelle generali ora si aggiungono profili focalizzati per paesi, tra questi l’Italia.

Guardando le cose da una visuale limitata, quella del tornaconto personale, si nota che in tutti i paesi gli individui con un’istruzione terziaria (diploma o laurea) soffrono meno gli effetti della crisi economica. In tutti i paesi i laureati guadagnano mediamente il 13 per cento in più dei non laureati, in Italia e Portogallo addirittura il 46 per cento in più. In Italia e Turchia si registra tuttavia una resistenza a dar lavoro ai laureati, occupati tra il 79 e il 74 per cento, contro la media Ocse dell’84.

Ma dappertutto, anche in Italia, chi ha una laurea trova lavoro molto più facilmente di chi ha solo un’istruzione di base. E trovano lavoro con retribuzioni ancora più alte i laureati dopo una prima esperienza di lavoro. Dappertutto le donne guadagnano meno dei maschi, mediamente il 72 per cento, in Italia e Brasile il 65.


Internazionale, numero 916, 23 settembre 2011



NUMERI 

Entro il 2020 il 35 per cento dei posti di lavoro nei paesi dell’Unione europea richiederà una laurea. Ma oggi in Europa solo il 26 per cento dei lavoratori è laureato. Negli Stati Uniti è il 41, in Giappone il 44, in Canada il 50 per cento. E in Italia? Il 15. Siamo terzultimi. Peggio di noi solo Romania e Malta. Combinando investimenti pubblici e privati, i paesi europei spendono in media per l’università l’equivalente dell’1,3 per cento del loro prodotto interno lordo. I due estremi sono la Danimarca, in testa, con il 2,27 e la Slovacchia, in coda, con l’1,06. Gli Stati Uniti spendono il 2,7 per cento. E l’Italia? Fa poco meglio della Slovacchia, con appena l’1,08 per cento del pil investito per l’università. Forse, più che il downgrading di Standard & Poor’s, sono questi i numeri che dovrebbero fare paura.

Giovanni De Mauro



COPYLEFT
Tutto il materiale scritto dalla redazione di Internazionale  è disponibile sotto la licenza Creative Common Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0. Significa che può essere riprodotto a patto di citare Internazionale, di non usarlo per fini commerciali e di condividerlo con la stessa licenza. 

DI CHI SI FIDA LA GENTE? IL RUOLO DEL RICERCATORE COMUNICATORE



In alto una delle numerose slide che sono state illustrate ieri al seminario "Comunicazione scientifica, Relazioni con media, pubblico e imprese" alle  Officine Cantelmo di Lecce.

Una occasione per valutare come è cambiata nel tempo la percezione dei cittadini verso la scienza rispetto ai dati presentati da Eurobarometro  in occasione del Primo forum europeo sul giornalismo scientifico, tenutosi a Barcellona (Spagna) il 3 e 4 dicembre 2007, insieme ad altri due studi che hanno raccolto le opinioni di ricercatori e professionisti dei media sulle loro esperienze e punti di vista in materia di comunicazione scientifica e mezzi di comunicazione.

Alla luce delle difficoltà riscontrate da molti giornalisti nel comprendere quanto scritto o affermato dai ricercatori, una delle conclusioni principali dell'Eurobarometro aveva infatti sorpreso molti partecipanti del forum. Alla domanda: «Preferisce che le informazioni scientifiche le vengano presentate da giornalisti o da scienziati?», il 52% ha scelto gli scienziati, mentre solo il 14% ha optato per i giornalisti. Chi ha scelto gli scienziati l'ha fatto perché riteneva che le informazioni sarebbero state più affidabili e precise.

Ma alla domanda se gli scienziati si sforzano di informare i cittadini del loro lavoro, il 62 % degli intervistati italiani risposero negativamente.

Una situazione che sta lentamente cambiando, e di cui si è parlato ieri alla Scuola di Otranto, in quanto sta nascendo una nuova figura  dedicata alla formazione in comunicatori scientifici. Un tema già sollevato anche dalla Commissione europea (European Guide to Science Journalism Training) che  ha anche sottolineato il fatto che molti contratti di finanziamento a titolo del Settimo programma quadro prevedono proprio attività di comunicazione per gli scienziati.

Gli atti dei due interventi di Beatrice Bressan (CERN) e Claudio Pasqua, moderati da Elisabetta Durante (DISTI, UGIS, ITWIIN),  verranno a breve pubblicati su Gravità Zero, oltre che sul sito ufficiale del seminario, e si inseriscsono nello scenario della XXIII edizione del   Seminario Nazionale di Fisica Nucleare e Subnucleare, più noto come Scuola di Otranto.


Pubblicato anche su giornalismo scientifico

LA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE IN 3D CON PAOLO NESPOLI

[Per vedere in 3D occorrono gli occhialini blu-rosso].



Paolo Nespoli ha trascorso 6 mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dal dicembre 2010 fino al maggio 2011. In questo video,  da lui girato con una fotocamera stereoscopica (ERB-2 è la prima telecamera per trasmettere immagini in 3D dal vivo dallo spazio) durante le varie fasi della sua missione MagISStra, alcuni momenti che ritraggono gli astronauti al lavoro sulla ISS: dalle attività educative per esperimenti scientifici alla preparazione fisica, mostrando il modo in cui gli astronauti si muovono in assenza di gravità attraverso i vari moduli. 

Nel film: Catherine (Cady) Coleman, Ron Garan, Scott Kelly e l'equipaggio delle spedizioni ISS 26-27 e STS-134 tra cui l'astronauta Roberto Vittori.

martedì 27 settembre 2011

PORTIAMO UNA DIVULGATRICE SCIENTIFICA AL WEBIT 2011 MOST INFLUENTIAL PEOPLE ONLINE

Votate e fate votare in modo che a Sofia sia presente una rappresentante dell'Italia.

Al primo posto attualmente c'è  una nostra conoscenza: Annarita Ruberto, docente di matematica e fisica e autore del blog scientificando.


Noi la sosteniamo volentieri, perché riteniamo che una persona come lei,  attiva nella divulgazione scientifica sul web rivolta ai più giovani sia una garanzia per le nuove generazioni.

Se volete potete farlo anche voi (un clic qui per votare),   inserite il codice sicurezza alla vostra sinistra e poi cliccate il rettangolo dove sta scritto " PLEASE CLICK TO CONFIRM".

Mancano pochi giorni per votare: c'è tempo fino al 1 ottobre
E potete diffondere questo messaggio anche agli amici.

Il Webit 2011 Most Influential People Online è un concorso a livello Europeo che cerca di stabilire quanto una persona è influente online, grazie anche all'aiuto dei social network come facebook e simili... oltre all'aiuto dei blog o siti...

Il vincitore parteciperà a Sofia al Webit Congress, importante appuntamento per chi si occupa di web e IT, che si svolgerà a fine ottobre a Sofia (Bulgaria). I primi cinque influenti per nazione, invece, vincono un pass per l’evento e la nomination a Webit Consuls 2011.


domenica 25 settembre 2011

NEUTRINI PIU' VELOCI DELLA LUCE? FORSE, MA EINSTEIN CONTINUA AD AVERE RAGIONE

Chi crede che ad ogni nuova scoperta della scienza di oggi corrisponda la cancellazione delle conoscenze di ieri si sbaglia. La scienza progredisce passo dopo passo verso un sapere che difficilmente potrà mai dirsi assoluto. Per la prima volta OPERA è stata in grado verificare l'oscillazione del neutrino da neutrino mu a neutrino tau, per la prima volta oggi è stato in grado di misurare la velocità dei neutrini dalla sorgente (il CERN) al bersaglio (il rivelatore di OPERA). Si, teniamo presente questa affermazione. Mai prima di OPERA è stato possibile far questo. Prima si rivelavano i neutrini solari, i neutrini emessi da collassi gravitazionali di stelle e si studiavano le loro interazioni con la materia nei rivelatori o il loro modo di emissione dalla sorgente, ma per i neutrini cosmici si conosceva la posizione del sistema di rivelazione, cioè del punto di arrivo, ma mai la posizione esatta della sorgente e l'istante della loro emissione, mentre per gli acceleratori si trattava di piccole distanze. Ora per la prima volta si è potuta misurare la velocità di un neutrino lungo un percorso di 730Km, precisamente dal punto A al punto B e sorpresa delle sorprese i neutrini sono più veloci della luce.

Di sicuro l'analisi compiuta dai ricercatori di OPERA è corretta ma è possibile, come loro stessi ammettono, che possano esistere degli errori sistematici per il momento ancora sconosciuti che abbiano prodotto questo sensazionale risultato. Il neutrino è una particella di massa inferiore a 2 eV, quindi con poca inerzia e ha una piccolissima probabilità di interagire con la materia: per lui la materia è praticamente trasparente. Quindi il laboratorio rispetto al neutrino non è fermo ma ha un moto di deriva che segue una traiettoria complessa ad altissima velocità prodotto dalla composizione dei moti di rotazione intorno all'asse terrestre, di rivoluzione intorno al Sole, di moto nella galassia e così via. Neutrino e laboratorio hanno quindi una velocità relativa variabile non trascurabile che si dovrebbe comunque valutare, cosa che mi sembra non sia stata fatta. 

Comunque quanti conoscono un po' di storia della scienza sanno che Max Planck prima che Einstein dimostrasse l'esistenza dei fotoni con l'effetto fotoelettrico, aveva proposto la quantizzazione dell'energia, idea che ha poi dato vita alla Meccanica Quantistica, solo per giustificare lo spettro della radiazione di corpo nero che con la sola teoria elettromagnetica non sarebbe stato spiegabile. Lorentz invece, aveva proposto delle trasformazioni matematiche che coinvolgevano spazio e tempo (proprio le trasformazioni di Lorentz poi dimostrate da Einstein nella relatività ristretta), per giustificare l'invarianza della velocità della luce in funzione della velocità della sorgente nell'esperimento di Michelson e Morley, esperimento che invece aveva il compito di dimostrare l'esatto contrario. In nessuno dei casi è però crollato l'elettromagnetismo di Maxwell o si è assistito ad uno scricchilio della meccanica newtoniana, si è semplicemente fatto un passo avanti, si è imparato qualcosa che prima non si conosceva.

Ora, sotto la spinta dell'emozione, stiamo assistendo da parte di giornalisti, gente comune, ma anche da parte di colleghi a delle affermazioni a volte insensate a volte grottesche.

Da RAI NEWS
" La scoperta per la prima volta mette in crisi la Teoria della relatività ristretta di Einstein. Pubblicata oltre 100 anni fa, nel 1905, questa teoria contiene due affermazioni rivoluzionarie: le leggi fisiche hanno la stessa forma sia nello stato di quiete che in quello di moto uniforme e la velocità della luce è la stessa, di 300.000 chilometri al secondo, indipendentemente dal sistema di riferimento, sia che venga emessa da un corpo in quiete che da un corpo in moto uniforme.

Alla velocità della luce, spiega l'astrofisico Paolo De Bernardis dell'università La Sapienza di Roma, si propagano tutti i segnali di tipo elettromagnetico (oltre alla luce, i raggi X, raggi gamma, ultravioletti, infrarossi e microonde) e le onde gravitazionali, le increspature nello spazio tempo previste sempre dalla relatività di Einstein e generate da eventi cosmici violentissimi come collisioni fra stelle.

Secondo la relatività ristretta, la velocità della luce non può essere superata ed è la velocità di particelle senza massa come le particelle della luce (i fotoni) nel vuoto."


Teniamo presente che i neutrini non sono luce, quindi non sono fotoni, perciò hanno una massa piccola ma non nulla che potrebbe fare la differenza e che le onde gravitazionali, seppur previste nel quadro della teoria della relatività generale, non sono ancora state osservate, per cui nulla si può ancora dire sulla loro velocità di propagazione nel vuoto che non sia solo teoria.

Perché voler applicare allora ai neutrini le stesse proprietà dei fotoni e soprattutto la stessa velocità? Forse perché fino a pochi anni fa per semplificare (pur sapendo che la cosa creava problemi) si diceva che i neutrini avevano massa nulla? Anche se la scoperta venisse definitivamente confermata non è corretto affermare che non vale più la relatività, come non è corretto affermare che la relatività è in crisi. La teoria di Einstein vale perché se non valesse non saremmo arrivati dove siamo arrivati oggi, non si potrebbe comunicare con le sonde che viaggiano ai confini del Sistema Solare, non potremmo avere un GPS sul nostro cellulare e come queste cose apparentemente elementari tante e tante altre ancora. La relatività di Einstein continua ad essere valida, ma forse, dico forse, si sono scoperti dei limiti che prima non si conoscevano. Quanti sanno per esempio cosa sono i tachioni? Sono particelle superluminali (cioè che viaggiano a velocità sempre superiore a quella della luce) con massa immaginaria "im" ( dove i è la radice quadrata di -1 e m e la massa) che "forse" fino ad oggi non sono mai state osservate ma che potrebbero esistere senza violare la relatività di Einstein. I tachioni per loro natura potrebbero viaggiare solo a velocità superiore a quella della luce senza mai poter scendere sotto tale valore limite di 300.000 km/s, insomma sarebbero, relativisticamente parlando, speculari alle particelle di massa reale, ma prima di prendere in esame la teoria dei tachioni proviamo per favore a vedere se esiste un errore sistematico che porti involontariamente a questo inatteso risultato. Solo dopo si potrà dire di aver scritto un nuovo capitolo della storia della scienza e avere fatto un passo avanti nella conoscenza.

Per chi fosse interessato l'articolo originale relativo alla misura fatta dai ricercatori di OPERA lo potete trovare qui.

venerdì 23 settembre 2011

I NEUTRINI BATTONO IN VELOCITA' LA LUCE? SEMINARIO ALLA SCUOLA DI OTRANTO

Il risultato è talmente clamoroso da richiedere nuove indagini e misure indipendenti.
Se ne discute nel Seminario di Fisica in svolgimento ad Otranto in questi giorni.

Il CERN ha ufficialmente confermato il risultato ottenuto dall’esperimento CNGS (Cern Neutrino Gran Sasso): l´esperimento consiste nel lanciare un fascio di neutrini prodotto dagli acceleratori del CERN verso i Laboratori Nazionali (facility underground più grande e importante del mondo)) del Gran Sasso dell’INFN dove, dopo un viaggio sotterraneo di 730 km, sono raccolti e analizzati dai rivelatori dell´apparato "Opera".

Se i neutrini viaggiassero alla velocità della luce impiegherebbero 2,4 millesimi di secondo per coprire la distanza (appunto 730 KM) che separa il CERN di Ginevra dal Gran Sasso. Ma i dati raccolti negli ultimi tre anni dimostrano che i neutrini percorrono tale distanza in un tempo più breve (circa 60 miliardesimi di secondo): ciò prova che essi viaggiano ad una velocità superiore, sia pure di poco, a quella della luce.

Come osserva Sergio Bertolucci, Direttore scientifico del CERN, il risultato è talmente clamoroso da apparire incredibile: proprio per questo occorre ora un´ indagine più ampia, condotta con misure indipendenti, per essere assolutamente sicuri che non vi siano altre spiegazioni: "Una conferma del risultato potrebbe cambiare la nostra visione della Fisica".

Ma intanto la comunità scientificA è in gran fermento e in attesa della presentazione ufficiale dei dati che avverrà oggi al CERN.

Si intensifica la gara con gli scienziati americani che ripeteranno le misure in un esperimento tra il Fermilab di Chicago e un laboratorio underground vicino al confine canadese: il risultato è atteso tra circa tre anni.





COME COMUNICA LA SCIENZA? 

Lunedì 26 settembre sempre al Seminario di Fisica della Scuola di Otranto si prosegue con i temi legati alla comunicazione scientifica e all'Outreach.

Elisabetta Durante (DISTI, UGIS, ITWIIN) introduce e coordina gli interventi di Beatrice Bressan (CERN) e Claudio Pasqua (Gravità Zero e Università di Milano)

  • “Il ricercatore comunicatore. Una sfida strategica per l´economia e la società"
  • Cambia il ruolo del ricercatore nella societa´ della conoscenza: tra i suoi compiti, anche quello di comunicare.
  • Attraverso la comunicazione passa la valorizzazione degli skills e dei risultati della ricerca, il knowledge & technology transfer, il finanziamento dei progetti.
  • Lo spettro delle applicazioni e delle ricadute tecnologiche (il caso della Fisica e del CERN)
  • “Web e Web 2.0: luogo della comunicazione scientifica”
  • Le nuove opportunita´ offerte dal Web e Web 2.0. E rischi connessi...


Beatrice Bressan: Gli elementi della comunicazione che intervervengono a rendere il messaggio scientifico e technologico corretto, diversificato ed adattabile a diversi recipienti sono già noti nell’ambito di varie discipline. Ciò che resta ancora materia di indagine è l’utilizzo adeguato di questi in modo da soddisfare una strategia di comunicazione mirata ed efficace nel trattare i contenuti delle scienze, quale la fisica, talvolta ardui e poco atti alla fluidità del linguaggio, benché carichi di contenuto concettuale, filosofico e scientifico. La teoria del trasferimento della conoscenza, ben nota negli ambienti economico-commerciali, è stata integrata e applicata alla strategia di comunicazione adottata nei settori del trasferimento tecnologico dei centri di ricerca scientifica come il CERN, apportando elementi innovativi in tale approccio.
Si tratta di una teoria, sviluppata nell’ambito di lavori di ricerca, volta a modellizare il processo della conoscenza tecnologica e scientifica, dall’apprendimento individuale allo scambio in un contesto organizzativo (creazione, acquisizione e trasferimento), al fine di analizzare l’impatto benefico sulla società. Tali studi evidenziano che il processo sociale, incoraggiando la progressione evolutiva dei processi scientifico e tecnologico, rappresenta uno degli elementi chiave nelle procedure di apprendimento e così facendo mette le basi per creare nuova conoscenza e innovazione. Il modello del processo di conoscenza così come sviluppato può essere considerato universalmente applicabile.
Diverse sono le conseguenze e le trasformazioni derivanti dalle ricadute tecnologiche legate alla ricerca fondamentale che hanno cambiato la vita. Si pensi all’impatto sociale e politico senza precedenti del WWW. Nell’era elettronica ogni adattamento deve tener conto della relazione dinamica che intercorre tra gli sviluppi tecnologici e la varietà dei fattori strutturali e psicosociali che operano in modo interdipendente al di là del contesto. Le nuove tecnologie di comunicazione lanciano altre sfide all’adattamento ed influenzano il linguaggio, la cultura e le relazioni interpersonali. Internet e le sue applicazioni hanno rivoluzionato l’acquisizione della conoscenza nonché il processo comportamentale, educativo e di socializzazione.



Claudio Pasqua: L'evoluzione del mondo digitale ha portato la nostra società a dover affrontare una sfida nuova e complessa. E' dai tempi di Gutenberg che non assistiamo a una rivoluzione così radicale nel modo di comunicare l'informazione.
Dal punto di vista di chi fa ricerca la rivoluzione digitale implica, in tempi rapidi, un cambiamento epocale del modo con cui comunicare il proprio lavoro e fare outreach. Un modo che vede la relazione e l'interazione al centro di uno scambio di messaggi bilaterali costanti. Un vero e proprio dialogo che mette il ricercatore e la sua organizzazione nella condizione di aprirsi a un mondo in cui le parole chiave sono ascolto, partecipazione, interazione, velocità e trasparenza.
Le decisioni importanti che riguardano il lavoro di un ricercatore sono sempre più spesso il frutto di una complessa negoziazione con una serie di soggetti sociali: politici, imprese, associazioni, gruppi di influenza e i media.
Spesso tali decisioni sono sottoposte all'attenzione del grande pubblico, le cui opinioni si riflettono sulle decisioni dei politici. La qualità della comunicazione della scienza è dunque sempre più spesso il fattore determinante per il successo di un settore di ricerca e misura il successo di qualunque iniziativa o progetto. Oggi comunicare con la società è diventata una necessità. Come siamo arrivati a questo punto? Come è cambiato il ruolo del ricercatore e del divulgatore? E cosa si intende esattamente per "comunicare" all'alba del XXI secolo?




Programma generale del Seminario

  • SuperB factory (La macchina - La fisica - Le applicazioni)
  • Fisica ad LHC
  • Applicazioni della Fisica alla Medicina
  • Tecniche nucleari per la protezione ambientale
  • Tecniche nucleari per i beni culturali
  • Astrofisica Particellare
  • Fonti energetiche: stato, prospettive e progetti futuri
  • Comunicazione scientifica,Relazioni con media, pubblico e imprese


Docenti:
Marco Anni, Beatrice Bressan, Roberto Cingolani, Roberto Bellotti, Elisabetta Durante, Marcello Giorgi, Paolo Giubellino, P. A. Mandò, Marcello Maggi, Antonio Masiero, Victor Peskov, Claudio Pasqua, Pantaleo Raimondi, Alberto Rotondi.

Il Seminario Nazionale di Fisica Nucleare e Subnucleare svolge un ruolo pionieristico nell´affrontare sia tematiche scientifiche di base sia argomenti di interesse applicativo,socio-economico ed industriale. Il Seminario, noto anche come Scuola di Otranto, adotta un approccio interdisciplinare e sensibilizza i giovani ricercatori sull´importanza crescente della comunicazione scientifica e della valorizzazione economica dei risultati di ricerca (in particolare, attraverso il trasferimento di conoscenze e tecnologie al mondo produttivo e la creazione di start-up).

Nella foto, la copertina del libro "Knowledge Management in an International Research center" di Beatrice Bressan

GOSSIP E SCIENZA: NEUTRINI PIÙ VELOCI DELLA LUCE?


La notizia rimbalza da diversi giorni e da diverse parti e ci è arrivata prima dei neutrini stessi. E' la prova che le confidenze tra fisici sono superluminali: qui, qui, qui e qui (nei commenti).

E siccome pensiamo con Wilde che "il fondamento di ogni pettegolezzo sia una certezza immorale", via con le citazioni!
Zichichi infatti ne parla su il Giornale, Piergiorgio Odifreddi nella sua rubrica Il non senso della vita.
A voi trarre le dovute conclusioni.

Una cosa è certa: scrivere come fa Repubblica o il Corriere che "il CERN mette in discussione Einstein" (la relatività non prevede infatti che la velocità della luce non possa essere superata) o come fa La Stampa, che usa una immagine dell'esperimento CMS, invece di una foto di Opera [1], sono leggerezze che un giornale nazionale non dovrebbe commettere.
Ma si sa: titoli e foto li sceglie il caporedattore, persona di solito poco informata sui fatti.

Così mentre aspettiamo i risultati dal CERN, quelli veri, questa volta da fonti sicure, eventualmente in live streaming, sentiamo cosa dice una persona ben informata: Tommaso Dorigo, ricercatore del CERN.

"Quindi, come avevo annunciato un po' prematuramente tre giorni fa, l'esperimento Opera è in procinto di rilasciare i risultati di una misura che è destinata a suscitare discussioni infinite. Se andate a leggere il pezzo che ho pubblicato in basso (per soddisfare una richiesta proveniente da un altro post), o anche dal blog di Lubos Motl, saprete a cosa mi riferisco, ma ormai non è un mistero in ogni caso, dal momento che molti giornali stanno ora diffondendo la notizia, anche se spesso travisano le cose, come al solito (diamine, "La Stampa", giornale ha un breve brano nella sua versione online stasera, dove riescono a sostenere che Einstein aveva torto e che la teoria della relatività è sotto scacco: in più, l'immagine che mostrano è ... l'esperimento CMS)!"

"Ri-pubblicherò il mio pezzo, leggermente aggiornato, domani. Ma sono sicuro che si possano trovare ormai un sacco di informazioni in materia su blog e siti in giro sul web. Il cuore della questione è che i neutrini muonici che partono dal CERN a 730 km di distanza, per arrivare al laboratorio sotterraneo del Gran Sasso nel centro Italia, sembrano viaggiare più veloce della luce."
"Cerchiamo quindi di collegarci domani alle 16:00 ora di Ginevra al seminario del CERN. Puoi farlo a questo link. E poi tornare qui per una discussione!".

Aggiornamento di venerdì 23 settembre

OPERA experiment reports anomaly in flight time of neutrinos from CERN to INFN Gran Sasso.
http://www.infn.it/comunicati/detaileng.php?id=621

OPERA experiment reports anomaly in flight time of neutrinos from CERN to Gran Sasso
http://press.web.cern.ch/press/PressReleases/Releases2011/PR19.11E.html

Measurement of the neutrino velocity with the OPERA detector in the CNGS beam
http://arxiv.org/abs/1109.4897



Ulteriori informazioni



NOTA aggiunta il 24 settembre 2011


[1] OPERA è stata progettata e viene gestita da un team di ricercatori provenienti da Belgio, Croazia, Francia, Germania, Israele, Italia, Giappone, Corea, Russia, Svizzera e Turchia.
 L'esperimento costituisce un'impresa complessa che è stata possibile grazie alla partecipazione di un gran numero di scienziati, ingegneri, tecnici e studenti, e con il forte impegno dei vari attori del progetto. In particolare si segnalano  LNGS / INFN e i laboratori del CERN, e il maggior sostegno finanziario di Italia e Giappone con il contributo sostanziale da Belgio, Francia, Germania e Svizzera.
La Collaborazione OPERA include attualmente circa 160 ricercatori di 30 istituzioni e 11 paesi: IIHE-ULB Bruxelles, Belgio; IRB Zagabria, Croazia; LAPP Annecy, Francia; IPNL Lione, Francia; IPHC Strasburgo, in Francia, Amburgo, Germania; Technion di Haifa, Israele, Bari, Italia, Bologna, Italia; LNF, Italia, L 'Aquila, Italia; LNGS, Italia, Napoli, Italia, Padova, Italia, Roma, Italia, Salerno, Italia, Aichi, Giappone, Toho, Giappone, Kobe, Giappone, Nagoya, in Giappone; Utsunomiya, in Giappone; GNU Jinju, Corea; INR RAS di Mosca, Russia; LPI RAS di Mosca, Russia; ITEP Mosca, Russia; SINP MSU Mosca, Russia; JINR Dubna, Russia, Berna, Svizzera; ETH di Zurigo, Svizzera; METU Ankara, Turchia.

giovedì 22 settembre 2011

GARR IN DIRETTA ONLINE CON LA NOTTE DEI RICERCATORI


Il 23 settembre cinque città diverse collegate insieme per accendere la luce sulla scienza in un unico grande evento distribuito in più regioni.

Nella notte in cui in tutta Europa la ricerca si mostra al pubblico, la rete GARR avvicina i luoghi e gli attori della ricerca.
Spettacoli, laboratori, dimostrazioni ed eventi interattivi andranno in scena in cinque città italiane nella manifestazione “Light-Accendi la luce sulla scienza” organizzata dal CNR in collaborazione con il PON Ricerca e Competitività.

L’edizione di quest’anno sarà ancora più ricca perché si moltiplicano le sedi degli eventi: Bari, Benevento, Palermo, Rende (CS) e Roma. Cinque città, ma un solo grande evento. Sarà la rete ad unire le varie regioni in un palcoscenico virtuale. Grazie alla rete della ricerca GARR sarà possibile la trasmissione in diretta streaming online: le esperienze e i protagonisti in scena nelle diverse location saranno visibili anche attraverso l’installazione di maxischermi che daranno ai visitatori la sensazione di trovarsi nello stesso posto.
Non è altro che la coniugazione spettacolare e di intrattenimento di ciò che la rete GARR fa ogni giorno per l'università e la ricerca italiana: avvicinare la ricerca e i ricercatori, facilitare le collaborazioni e permettere lo scambio di conoscenza fornendo sempre connessioni ad altissima velocità.


Particolare attenzione è rivolta quest’anno alle Regioni della Convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) che l’iniziativa PON Ricerca e Competitività 2007-2013 ha voluto rendere protagoniste dello sviluppo e dell’innovazione in campo scientifico; anche con l’aiuto delle infrastrutture digitali per la ricerca che hanno un’importanza chiave nella riduzione del digital divide e nella spinta verso una maggiore competitività internazionale. E non solo per una notte.

La diretta online dell’evento è possibile grazie ai collegamenti a banda ultralarga della rete GARR in collaborazione con ENEA e SAET.
Per seguire gli eventi e gli spettacoli di Light 2011 è possibile collegarsi al sito della manifestazione: www.eventolight.it oppure alla pagina web dedicata da GARR: www.garr.it/eventi/light-2011

Maggiori informazioni:

mercoledì 21 settembre 2011

MICHAEL SHERMER SUL CREDERE A COSE STRANE


Vi presento Michael Shermer, direttore della Skeptics Society, editore della rivista Skeptic.
In una delle celebri TED CONFERENCE (ora tradotte anche in italiano) indaga sulle rivendicazioni del paranormale, della pseudo-scienza, dei gruppi complottisti, con culti e idee di tutti i tipi.
I settori sono quelli della scienza, pseudo-scienza, non-scienza, scienza spazzatura, scienza voodoo, scienza patologica, cattiva scienza.
E a meno che ultimamente non abbiate vissuto su Marte, vedrete che ce n'è parecchia in giro di questa robaccia, in TV come sui quotidiani. Fenomeni pseudoscientifici e soprannaturali da ricollocare dove devono stare: sugli scaffali del reparto scemenze e fesserie di ogni libreria o edicola.
Il suo intervento? Semplicemente geniale!











SCALDATE I CERVELLI: C'E' LA NOTTE DEI RICERCATORI





L'appuntamento è in 44 città italiane e in più di 300 città europee: venerdì 23 settembre dalle 15 in poi i ricercatori scientifici incontrano il pubblico in un'atmosfera formale e festosa nella Notte dei Ricercatori

Giunto alla sesta edizione, l'evento, promosso e finanziato dalla Commissione Europea e da istituzioni ed enti pubblici e privati sarà un'occasione speciale in cui grandi e piccoli potranno scoprire l'affascinante lavoro dei ricercatori scientifici.

Laboratori, giochi, dibattiti, esperimenti interattivi, performance teatrali, musica dal vivo e talk show per spaziare dalle matematica alla biologia, dalla fisica alle scienze umane e sociali, sempre fedeli al motto Pensa che ti diverti.

Tutte le informazioni e il programma di ogni città si trovano su http://www.nottedeiricercatori.it

Qualche interessante anticipazione sul canale youtube Notte dei Ricercatori con le interviste di "Guarda chi ricerca" ad alcuni dei protagonisti della notte.


LA CHIMICA DEI RICORDI DI SCUOLA

Vi ricordate quando studiavate chimica alle superiori? Piaceri o dolori? Vi ricordate qualche aneddoto curioso?

La nona edizione del Carnevale della Chimica  ha come tema i nostri ricordi di scuola. Cosa ci è rimasto di quelle interminabili giornate passate sui banchi quando il professore o la professoressa insegnava la Chimica a noi studenti?

La domanda ho voluto rivolgerla  a un gruppo di amici, che dopo quelle lezioni hanno preso strade diverse, ma che nei loro ricordi è rimasto qualcosa... vediamolo!










Eleonora Rossi è architetto, lavora a Torino ed è titolare di habitat decor, un portale ecommerce di complementi di arredo di design.

Ho frequentato il liceo classico, e di chimica ho fatto solo un anno e pochissime ore, con un'insegnante pessima che non ci insegnava nulla e ci provava tutto tempo con i più belli della classe.
Passava quasi tutta la lezione a civettare con il fighetto della classe detto Checco... 
Chimica all'Università non l'avevamo nel programma. Quindi potrei dire che la mia esperienza come studentessa di chimica sia molto risicata. Anche se mi ricordo la tabella degli elementi e gli esercizi con le trasformazioni chimiche che mi venivano molto bene.Non avevamo un laboratorio, facevamo lezione in un aula apposita nello scantinato della scuola che però non aveva attrezzature, ma solo un poster con la tabella degli elementi e uno di geografia astronomica e qualche immagine di biologia (erano le tre materie di competenza della stessa insegnante e insegnate nella stessa maniera!).


Chiara Agresta è laureata in scienze naturali. Suo il blog L'albero dell'ecoscienza.

Il mio ricordo della chimica è legato al mio professore delle scuole superiori.
Ci fece fare un progetto, ricordo ancora il nome “Con la plastica è possibile”, riguardante la sua composizione chimica e tutti i suoi derivati. Ovviamente tutto cartaceo, al massimo con l’ausilio di cartelloni su cui attaccavamo foto.
Ci portava spesso in laboratorio, una cosa anomala per la nostra scuola, anomala proprio come lui, considerato da tutti un professore che “perdeva tempo” portandoci in laboratorio e mettendo troppa passione nell’insegnamento. Cercava di farci avvicinare al mondo della chimica divertendoci, coinvolgendoci attivamente in quello che era un argomento freddo, da imparare a memoria e tutto scritto, con poche immagini e pochi grafici.
Penso di essere stata fortunata ad incontrare un professore del genere, anche se all’epoca non apprezzavo ciò che faceva, lo consideravo anche io un professore strano.
Ma adesso, a distanza di anni, anche se ricordo ben poco dei legami chimici, ricordo però benissimo quali sono i derivati della plastica e tutte le cose che con questi si possono fare.
Ed ho una laurea scientifica.



Dante Bianchi è biologo, iscritto all'albo dei giornalisti e fondatore di Oxicoa, fabbrica di cioccolato di Torino.

Ho frequentato l’Istituto tecnico agrario. Stiamo parlando del 1994. Ricordo che in seconda superiore l'impatto della mia classe con la chimica fu traumatico: atomi, molecole, legami covalenti, orbitali... Concetti che richiedevano un buon grado di astrazione per ragazzi di 14-15 anni. Infatti il primo compito in classe fu disastroso.
Fortunatamente per me fu un po' più semplice. Quand'ero bambino trascorrevo molto tempo con Bruno, il mio unico cugino, che ai tempi frequentava l'Università alla Facoltà di scienze e per aiutarsi nello studio costruiva modellini di molecole con palline di cartapesta colorata che univa con lunghe bacchette di legno, come quelle degli spiedini. 
Io ebbi la fortuna di maneggiare gli atomi di Bruno e di giocare con quei manufatti. E così che familiarizzai presto con le parole molecola, carbonio, ossigeno, idrogeno. 
Fu un ingresso dolce nella chimica.



Claudia Terzaghi è laureata in Architettura ed Interior Designer. Appassionata, oltre che di design, anche di cinema, ne scrive sul blog Design e Mass Media.

Ho fatto chimica sia alle superiori sia in un corso al Politecnico.I ricordi delle superiori sono un po' labili. Chimica, al liceo scientifico, viene insegnata solo al quarto anno. Il problema della mia professoressa era che essendo laureata in biologia, non sapeva fare le reazioni chimiche nè a livello teorico con i calcoli nè tanto meno in laboratorio. Quindi purtroppo l'immagine di me con il camice, gli occhialini e le ampolle a fare "intrugli magici" sarà solo una fantasia...per di più di chimica non mi ricordo assolutamente nulla: il libro era un tomo di più di 300 pagine ma gli argomenti che abbiamo affrontato sono stati veramente pochi. Due anni dopo, sono approdata al Politecnico, corso di Materiali diviso in tre sezioni: Polimeri, Ambiente, Materiali per Architettura. La parte inerente ai polimeri era praticamente un corso ristretto di chimica, insegnato da Marta Rink, una donna che del suo lavoro sapeva moltissimo ma che spiegava in modo così difficile da far sembrare tutto molto molto complicato: struttura atomi, del polimeri, le catene, ecc. La signora Rink, nonostante sia laureata in chimica e abbia scritto parecchi libri è l'incubo di tutte le matricole, perchè il suo esame se passato con il 20 è già ringraziare il cielo.

Carlo Ferri è Ph.D. in Astrofisica e lavora presso l'Università di Barcellona. Il suo blog è Gravedad Cero.

mmmmhhhh.... chimica chimica....a dire il vero del liceo non ricordo gran cose... forse perchè mi piaceva molto la materia e alle interrogazioni e nei compiti in classe ottenenvo sempre dei buoni voti....

Dell'università invece... a parte il ricordo più fresco, ricordo la mia sorpresa quando scoprii che quello che si studiava all'università aveva poco a che vedere con quanto studiato al liceo!Fu il mio primo esame universitario.. e fui bocciato! Però fu anche l'unico che non riuscii a superare ;-) però immaginate il trauma! Comunque mi presentai al secondo appello e lo superai con gran soddisfazione, come dopo aver superato un'impresa!
L'aneddoto è che, stranamente, per la prima volta entrai in contatto con la fisica quantica, di cui avevo tanto sentito parlare e che non avevo "toccato" con mano, visto che si studia al III anno, per lo meno a Bologna... "conobbi" Schrödinger e così imparai cos'è una funzione d'onda.
Adesso, a posteriori, credo che la bocciatura mi abbia "fatto bene". Imparai realimente cosa vuol dire uno stato quantizzato di energia per un fotone, la famosa E=13.6 eV. che poi ho ritrovato mille volte non solo negli esami seguenti ma persino durante il mio dottorato, fino all'ultimo giorno in cui ho difeso pubblicamente la mia tesi di Ph.D.



Walter Caputo è laureato in Economia e in statistica. Insegna in corsi di contabilità e bilancio ed è autore di numerosi libri sull'argomento. Il suo blog personale è  paghecontributi.

Il punto è che non ricordo più ciò che ho fatto la settimana scorsa, figuriamoci cosa mi ricordo delle superiori! Tuttavia, benchè abbia fatto ragioneria, mi sembra di aver fatto qualcosa di chimica nel primo biennio. E, cosa strana, mi piaceva e la capivo, soprattutto grazie alla bravura dell'insegnante. 
Esattamente al contrario di ciò che è successo per matematica: in quel caso non la capivo a causa della docente. Tuttavia oggi insegno proprio matematica! 

Luigina Pugno è psicologa e psicoterapeuta. Membro della Associazione ECO

La Chimica la studiai quando frequentai il Liceo Scientifico .
Non capivo assolutamente nulla! L'unica cosa che capii erano le trasformazioni, in quel compito presi 9+ e mi salvai dall'essere rimandata a settembre.
Credo che insieme ad un 9 di fisica sia stato il voto più alto che io abbia mai preso.
Eppure di chimica e fisica non ricordo quasi nulla, ma ricordo di altre materie dove andavo in modo sufficiente.


Marco Cameriero, 16 anni. Studente di Liceo. Il suo sito web è www.marcosroom.it

Purtroppo ancora non facciamo Chimica, cominceremo l'anno prossimo. La mia esperienza quindi si riduce al pochissimo fatto alle scuole medie. Alle medie ho avuto la fortuna di avere un ottimo professore di Scienze e Matematica. Cravatte di Star Wars (ne avrò contate almeno una ventina diverse), sorriso sempre pronto e voce profonda.   Chimico per qualche anno in Canada prima di dedicarsi, per scelta, all'insegnamento.  Ed è stata una fortuna perché per lui l'insegnamento era ed è una vera missione. 
I tempi che imponeva alla lezione erano spesso: mezzora di spiegazionee successiva pausa che iniziava più o meno sempre con la stessa domanda:"Allora? Che mi dite? ". Se partiva la discussione l'ora scivolava via tra molte domande ma poche risposte; quelle le centellinava nella speranza che arrivassero da noi, sbagliate, bizzarre, assurde... poco importava purché ci si privasse. Se la discussione non partiva attendeva in silenzio cinque minuti e poi riprendeva la spiegazione o peggio le interrogazioni. Non c'è bisogno che dica che, guarda caso, eravamo sempre pieni di domande da fare! 
Non ricordo con precisione se fosse la prima o comunque una delle prime lezioni,ma l'approccio con la Chimica alle medie è avvenuto tramite Peter Parker e la visione di Spider-Man. Ottima soluzione per noi maschietti, un po' meno per le ragazze che per almeno una settimana si sono ritrovate sfilate di ragni sul banco (le più fortunate). Il mio approccio con la Chimica è stato quindi ottimo, pieno di curiosità accennate, fino ad ora, ancora non soddisfatte (III Liceo Scientifico...  tanto Latino, niente Chimica). 
E lo chiamano Liceo Scientifico...


Silvia Caruso è chimico farmaceutico. Ha fondato il portale ResVet.
e per l'occasione ha scritto un pezzo che parteciperà al Carnevale della Chimica.
"Chimica, perché studiarla? "



Claudio Pasqua, giornalista scientifico, tra le altre cose si diletta a scrivere articoli di matematica ricreativa su una rivista per ragazzi dai 10 ai 14 anni: MondoErre

Ricordo come fosse ieri le lezioni di stechiometria in quarta Liceo Scientifico. Anche perché poi ristudiai l'argomento al corso di chimica generale del Politecnico alcuni anni dopo. Ricordo che mi piaceva "far quadrare le formule": mi dava una sensazione di controllo sulla materia, come se avessi scoperto la chiave che regola l'universo. In quinta liceo studiai Astronomia. O meglio non la studiai perché sapevo già quasi tutto quello che c'era da sapere dall'eta di 9 anni, dal momento che l'Astronomia è stata la mia passione fin da ragazzo. Feci però conoscenza della natura delle trasformazioni chimiche all'interno delle stelle. 
La nostra insegnante del triennio era molto preparata e spiegava in modo eccellente. Era impossibile non capire. Si era laureata in chimica farmaceutica e ricordo che arricchiva le lezioni con esperimenti di laboratorio (il liceo scientifico Alessandro Volta aveva uno dei laboratori più attrezzati del Piemonte) invitando talvolta esperti per approfondire le tematiche in aula. Pesavamo le sostanze con le bilance di precisione, effettuavamo misure, rilievi ed analisi.  
Ma il periodo in cui feci per la prima volta  l'ingresso nel mondo della chimica (organica) fu  durante il secondo anno di liceo. La materia era biologia, che amai moltissimo, e la docente ci faceva disegnare a memoria le formule di struttura delle basi azotate, del gruppo fosfato, del deossiribosio, fino alla costruzione dell'acido deossiribunucleico: il DNA. Fu il mio primo impatto con la chimica, e la trovai affascinante: sapere che da quelle molecole veniva generata qualsiasi forma vivente sul nostro pianeta mi rendeva euforico. 
Fu grazie a questi meravigliosi docenti, e al sostegno dei miei genitori, che la mia passione per la scienza prese la giusta strada: furono loro a consigliarmi dove documentarmi. Da questo compresi  come la passione con cui viene insegnata sia determinante per farci innamorare di una materia di studio. Furono anni, per me,  di continue scoperte: le riviste l'Astronomia e Le Scienze. Gli anni, ero appena quattordicenne, in cui per la prima volta frequentai  conferenze di astrofisica (dove si parlava molto di chimica) che si tenevano presso la Camera di Commercio di Torino. Ricordo ancora i nomi di alcuni relatori: Marcello Fulchignoni, Pino Zappalà, Margherita Hack, Tullio Regge, Piero Galeotti. Tuttora attivi nella divulgazione. E' anche per merito di queste persone (appassionati docenti e insegnanti eccellenti) che Gravità Zero deve la propria nascita. 


PER FINIRE

E voi, c'è qualche ricordo curioso che avete piacere raccontare?
Lasciate il vostro ricordo scrivendolo nei commenti.