giovedì 29 settembre 2011

COME SI COMUNICA LA SCIENZA? OPPORTUNITÀ E RISCHI


Insieme a Beatrice Bressan (science writer e researcher) sono stato invitato a parlare al XXIII seminario della Scuola di Otranto su temi quali "Comunicazione scientifica, relazioni con media, pubblico e imprese". L'incontro era  moderato da Elisabetta Durante (DISTI)

In particolare mi è stato chiesto di spiegare come si comunica in maniera efficace e quali siano le nuove opportunità offerte dal Web e rischi connessi, nonché del ruolo della nuova figura del ricercatore comunicatore.



La conferenza ha permesso di analizzare gli errori commessi, soprattutto di recente, dagli uffici stampa di importanti istituzioni come i ministeri, le università e i centri di ricerca. Ma anche quelli di multinazionali. Quando la comunicazione viene affidata a persone con poca esperienza si può danneggiare l'immagine di una istituzione o di una azienda e, quel che è peggio,  si possono perdere solide opportunità di finanziamento.

Le decisioni importanti che riguardano il lavoro di un ricercatore sono sempre più spesso il frutto di una complessa negoziazione con una serie di soggetti sociali: politici, imprese, associazioni, gruppi di influenza e i media.

Spesso tali decisioni sono sottoposte all'attenzione del grande pubblico, le cui opinioni si riflettono sulle decisioni dei politici.
La qualità della comunicazione della scienza è dunque sempre più spesso il fattore determinante per il successo di un settore di ricerca e misura il successo di qualunque iniziativa o progetto.

Oggi comunicare bene con la società, per chiunque, è diventata una necessità.

BIBLIOGRAFIA UTILE PER INIZIARE

In lingua italiana
Giovanni Carrada, Comunicare la scienza, Sironi, 2005
Castelfranchi Pitrelli, Come si comunica la scienza, Laterza, 2007
Piero Bianucci, Te lo dico con parole tue, Zanichelli
Annamaria Testa, Farsi Capire, Rizzoli, 2000

In lingua inglese
Deborah Blum, Mary Knudson, A filed guide for science writers, Oxford University Press
Jane Gregory e Steve Miller, Science in Public: Communication, Culture and Credibility,  Basic Books, 1998


PER CAPIRE COME STA CAMBIANDO IL MONDO DEL GIORNALISMO

Vittorio Sabadin, L'ultima copia del "New York Times", Donzelli, 2006
Giulio Sensi, Informazione, istruzioni per l'uso, Altraeconomia, 2010

NUOVE STRATEGIE DIGITALI

Tamar Weinberg, Il marketing nel social web, O'Reilly - Tecniche nuove
Paola Peretti, Marketing Digitale, Apogeo

RIVISTE

3 commenti:

Gianluigi Filippelli ha detto...

Sono argomenti estremamente delicati, questi. Spero che quelli di Otranto si siano resi conto soprattutto di una cosa: quando in Italia ci sono concorsi per posti di questo genere, non c'è nessun bando che indichi come laurea necessaria una scientifica nella disciplina che poi si andrà a divulgare.
Se questi errori vengono fatti già dai soggetti istituzionali, che speranze ci possono essere per possibili ricercatori, che magari così hanno anche la possibilità pure di fare ricerca classica?

Claudio Pasqua ha detto...

Certo Gianlugi, è stato uno degli argomenti che sono stati dibattuti: quello della "serietà" e professionalità di certi uffici stampa in enti di ricerca.

Ma il mio intervento e quello di Beatrice Bressan verteva piuttosto sul ruolo del "ricercatore comunicatore", ruolo che prevede già in partenza la presenza di una laurea scientifica e un dottorato di ricerca.

entanglement68 ha detto...

Molto interessante questo articolo!
Grazie, Claudio!! :)