giovedì 18 agosto 2011

INATTESI SPUNTI SCIENTIFICI IN UN TESTO DI NARRATIVA: IL FUNAMBOLO


"Allora? Come stanno veramente le cose? Qual è la verità? Che cosa può nascondersi dietro una frase, dietro un pensiero scritto?". Si tratta di domande che tutti, prima o poi, si sono posti. E' capitato anche a me, quando -in vacanza- ho scoperto di avere un cugino scrittore (non che non sapessi di avere quel cugino, ma ignoravo che si dedicasse, tra le altre cose, alla letteratura). L'incipit di questo articolo è tratto dal suo romanzo "Il funambolo", pubblicato nel 2008 da Giraldi Editore.

Gerardo Caputo, autore del testo in oggetto, ha scritto un'opera diversa dai romanzi che generalmente si leggono sotto l'ombrellone. Ed io non ho ancora finito di leggerlo, ma sento il bisogno di scriverne perchè ho fatto una prima lettura scientifica del testo, scoprendo che anche la fisica può coniugarsi con la letteratura.Inserisci link

Innanzitutto l'autore si dichiara "costantemente insoddisfatto" perchè il tempo è troppo prezioso per riuscire a sfruttarlo in maniera adeguata. Molti "trascorrono il loro tempo in chiacchere, in passatempi noiosi, in lavori alienanti (...)" e non si rendono conto che stanno gettando via la propria esistenza. Il tempo è ben speso se viene utilizzato per accrescere le proprie conoscenze (e questa è anche la mia personale filosofia di vita). Ognuno dovrebbe chiedersi, magari a fine giornata, "ho capito di più le cose del mondo, sono riuscito a penetrare anche soltanto di un millimetro nel mistero dell'universo"?

Il tempo è la risorsa più scarsa che possediamo e dobbiamo quindi impiegarlo al meglio, impegnadoci nella ricerca -anche letteraria- della verità. Ciò è quanto -ad una prima parziale lettura- sembra dirci l'autore. Che calca la mano su questo argomento, immaginando che in metropolitana il tempo trascorra soltanto per gli altri, che in breve diventano "carne marcia". La natura farà il suo corso e la fine sarà uguale per tutti. "Quanto tempo durerà ancora questo viaggio? Il viaggio di ognuno di noi, che facciamo tutti insieme, nella stessa direzione, verso quel disordine da cui proveniamo", scrive l'autore. Anche qui fa capolino la fisica, tramite il concetto di "entropia": detto molto alla buona, una volta cessata l'energia per mantenere l'attuale ordine si ritornerà al caos. Ed è proprio dal caos del Big Bang che tutto ha avuto origine. D'altronde, in un certo senso, la memoria del Big Bang si conserva tramite la radiazione cosmica di fondo. Proprio a tale importante scoperta astronomica pare riferirsi l'autore quando, sognando ad occhi aperti, immagina un "deserto buio e interminabile" in cui "non c'è traccia di parola umana", ma si sente "solo il sottile rumore cosmico, quello iniziale (...)".

Ecco dunque il tempo e la conoscenza che sembrano rappresentare un unico filo conduttore. Ma come acquisire conoscenza? La risposta più immediata è: frequentando l'università. A tal proposito l'autore descrive Giuliana, docente universitario che non comunica passione, ma solo nozioni fredde e distaccate. Tra le righe si legge una critica indirizzata ai docenti universitari italiani, che non sarebbero in grado di trasmettere entusiasmo. Ma il problema è insito nel linguaggio: "credo che a voler immaginare una lingua perfetta bisognerebbe pensarla fatta soltanto di nomi. Senza verbi, senza aggettivi, senza preposizioni. Nomi, nient'altro che nomi. Sarebbe tutto più facile. Sarebbe come ridurre tutto all'essenziale" scrive Gerardo Caputo. Mi fa venire in mente la matematica: la lingua perfetta è essenziale, come lo sono i simboli matematici, che rappresentano anche il linguaggio naturale della Fisica.

E che dire a tal proposito dell'intuizione? Come sui può trasmettere l'intuizione scientifica? Mi verrebbe da rispondere: tramite una perfetta e semplice equazione matematica. Ma non è facile. Gerardo scrive: "Trasportare un pensiero sul piano del linguaggio è già impresa non facile ed equivale ad un'alterazione; se il pensiero in questione, poi, è del tipo abissale, se è uno di quei pensieri che in una frazione di secondo sono capaci di aprire uno squarcio sul tutto, allora ogni tentativo di tradurlo in linguaggio sarà destinato non soltanto a fallire, ma a cadere miseramente nel ridicolo. Il linguaggio è una costruzione, è una struttura con le sue regole, con i suoi elementi, che si compongono a poco a poco. Quel tipo di pensiero, invece, è un'intuizione".

Concludo qui le mie riflessioni e continuo a leggere.

10 commenti:

Giordano ha detto...

Ciao Walter,
È interessante il tuo Post, mi suggerisce alcune considerazioni,

- ma siamo sicuri (concetto di entropia) che una volta cessata l’energia per mantenere l’attuale ordine si ritorna al caos?

- il post è rassicurante per chi crede nel Big Bang, giustamente si può interpretare la radiazione cosmica di fondo come un cordone ombelicale che ci unisce all’inizio di tutto l’esistito, ci si può guardare dentro ed immaginare i primi secondi di vita dell’Universo.

- per descrivere un intuizione scientifica l’equazione matematica è solamente una risoluzione schematica di un problema senza ulteriori spiegazioni. Solo la perfetta dialettica (che noi umani non abbiamo sviluppato fino in fondo) può spiegare al meglio la natura, le nostre formule matematiche sono immancabilmente imprecise.

forse la fisica ( www.lafisica.info )si può spiegare con meno formule e più logica, ragionando come fece Galileo Galilei, che riuscì a mettere da parte la fisica aristotelica per provare a vedere oltre con la sua logica intuitiva.
Un caro saluto
Giordano

Walter Caputo ha detto...

Gentilissimo Giordano,
hai ragione: non siamo sicuri di un ritorno al caos, in quanto anche ammettendo la morte termica dell'universo qualcuno(?) potrebbe scoprire in un futuro molto molto lontano che magari la teoria del "Big Bounce" è vera, nel senso che morto un universo si ricomincia tutto da capo.
Sull'intuizione è stato scritto molto: talvolta una formula spiega meglio di cento pagine di testo, talaltra una semplice metafora dà una bella idea della scoperta e funziona meglio di una serie di dimostrazioni matematiche.
Anch'io ho fiducia nella possibilità di spiegare a parole e far capire (altrimenti non farei né l'insegnante nè il divulgatore scientifico).
Grazie ancora per il tuo ottimo commento.
Walter

Giordano ha detto...

Caro Walter,
ti ringrazio per la tua risposta cordiale, io ti volevo far notare che la teoria del Big Bang come dice la parola è solo una teoria, non è una legge fisica confermata solo da studiare, a questa teoria oggi si cercano tante conferme e quando si trovano si decantano, ma non si esaminano le forti contraddizioni che ne scaturiscono nel suo studio, tutto qui.

Se vuoi un mio parere (per quanto conta http://www.lafisica.info/il_big_bang_e_luniverso.html), l’Universo non è in una fase di espansione ne in una fase di implosione, come non è in uno stato stazionario.

Noi oggi guardiamo l’Universo e lo immaginiamo controllato dalla forza gravitazionale, forse questo è un “metro sbagliato”, la risposta potrebbe già venire da come consideriamo le galassie: dei grandi insiemi di stelle, cioè dei motori gravitazionali rotanti pieni di stelle, ma se invece le guardassimo come delle enormi dinamo piene di stelle rotanti, in altre parole le galassie vivono del moto proprio che le stelle eseguono, a queste distanze la forza gravitazionale passa in secondo piano, tutto qui.

Immaginare tantissima materia oscura che riempia l’Universo, solo per giustificare le formule matematiche in nostro possesso è sbagliato nel merito, perché tantissima materia oscura creerebbe più problemi di logica di quelli che dovrebbe invece risolvere, è come utilizzare una medicina sbagliata ci sono troppe controindicazioni.

A mi scordavo, in matematica nelle formule per descrivere l’infinito lo si indica ∞, che pensi forse è un po’ troppo riduttivo (è solo una provocazione per far pensare).
Cordialmente ti saluto e buon lavoro.
Giordano,

Indamix ha detto...

Il tempo è ben speso, imho, se lo si spende per creare valore, il più alto valore possibile... Accrescere le proprio conoscenze fine a se stesse senza poi mettere in pratica quelle conoscenze per qualcosa di pratico è inutile; sarebbe un peccato morire pieno di conoscenza ma non averla utilizzata per qualcosa di utile.

Walter Caputo ha detto...

Gentilissimo Indamix,
apprendere conoscenze come attività non finalizzata, diciamo solo per amore del sapere non è un fatto che riguarda solo me. Se non esistesse la ricerca di base non potrebbe esistere quella applicata, poichè molti strumenti (ad es. tecnologici) nascono solo perchè in un passato più o meno remoto qualcuno si è messo a studiare un quesito cercando una soluzione, senza sapere a cosa gli sarebbe servita. Insomma la conoscenza è un po' come il maiale: non si butta via niente. Spesso inoltre coloro che si dedicano alla ricerca di base (ad es. i fisici teorici) non si dedicano a quella applicata, ma l'applicazione beneficia sempre della teoria. Ti lascio uno spunto di riflessione: se fosse vero quello che hai detto perchè al CERN hanno speso montagne di milioni di euro per cercare il fantomatico Bosone di Higgs?

Giordano ha detto...

Caro Walter,
sono d’accordo con te al 99%, perché hai ragione è fondamentale investire nella conoscenza, anche se questa non è finalizzata ad un ritorno immediato, anzi qui gli investimenti pubblici devono fare la differenza per una società sempre più evoluta.

Però lasciami solo l’1% di disaccordo, perché se fosse per me per trovare il fantomatico Bosone di Higgs, avrei speso solo due euro per un bel cartello con sopra scritto Wanted vivo o morto da attaccare fuori alla porta del centro di ricerche.

Spero vivamente che LHC di Ginevra non l’abbiano costruito solo per questo.
Cordialmente ti saluto e buona conoscenza a tutti.
Giordano,

Indamix ha detto...

Sono concorde con te al 100%; bada che il mio "creare valore" non significa "guadagnare più soldi possibili"; a volte le 2 cose coincidono,'a volte sono sproporzionalmente lontane; ad esempio un professore che diffonde il suo sapere ai proprio studenti crea moltissimo valore Perche contribuisce ad accrescere la qualità delle persone che compongono una società, e da questo tutta la comunità ne beneficherà enormemente. A volte un'azione crea un valore immenso ma indirettamente e difficilmente riconducibile direttamente ad essa; il fatto di studiare cose che apparentemente non portano ad un'utilita immediata è parte di questo discorso. Cerco spesso di far capire questo concetto per me fondamentale di "valore" ma a volte vengo frainteso, nell'articolo fai riferimento al tempo, prezziosissimo, penso che il tempo speso per ricercare cercare di conoscere, innovare sia il tempo speso meglio con il più alto rapporto valore/tempo.

Claudio Pasqua ha detto...

Rispondo a Giordano, che ringrazio perché ci dà modo di affrontare un argomento che è sempre molto interessante e a noi caro: quello dei ritorno, anche economico, dei soldi investiti in ricerca.

Per quanto riguarda l'LHC si tratta di ricerca di base e non applicata. Dunque le scoperte saranno utilizzate dai rispettivi paesi che partecipano tra anni, o decine di anni.

Ma esiste un ritorno anche immediato: i 6 miliardi di euro, racimolati con fatica in 20 anni con numerosi tagli alla ricerca, sono briciole spalmate su 40 paesi ... oltretutto se confrontate con la spesa militare che ogni anno - ad esempio - effettua la sola Italia: 30 miliardi di euro/anno! O pensiamo ai 500 miliardi di euro spesi in armamenti dagli USA nel solo 2006 (fonte SIPRI).

L'Italia ha investito circa il 12% nell'LHC del CERN e dunque circa 800 milioni di euro.
Questo non soldi persi perché il Cern ha ordinato all'Italia commesse al di sopra della contribuzione italiana al CERN. Vale a dire che i ritorni economici per le imprese del Bel Paese sono superiori all'investimento effettuato!

Non è compito della ricerca quello di definire i bisogni e le applicazioni delle scoperte scientifiche. A quello ci penseranno gli ingegneri e gli imprenditori.

Le spese pubbliche per finanziare i grandi progetti di ricerca hanno comunque spesso ricadute tecnologiche positive di rilievo anche in settori diversi da quelli che le attività di ricerca hanno come finalità principale.

Tra le numerosissime applicazioni che sono nate dall'ambiente di ricerca della fisica delle particelle ricordiamo solo:

- Il World Wide Web, creato da due ricercatori del CERN per migliorare gli strumenti di comunicazione scientifica, il protocollo http ed il linguaggio html

- rivelatori di particelle utilizzati per diagnostica medica

- L'adroterapia, per la cura del cancro

- La tomografia ad emissione di positroni, o PET, uno strumento di diagnostica medica che utilizza l'antimateria.


Che scopo hanno queste ricerche? Che scopo hanno i viaggi spaziali? Che scopo ha avuto andare sulla Luna e spendere miliardi di dollari? Me lo sento spesso chiedere...

Prendiamo ad esempio l'investimento più costoso mai realizzato da un singolo paese: le 6 missioni Apollo costarono miliardi di dollari americani.

Ma una stima fatta sulle ricadute tecnologiche che hanno portato agli USA queste 6 missioni parla di 30.000 brevetti.
E che per ogni dollaro speso dalla NASA ne siano stati prodotti almeno tre.

Investire in ricerca, alla lunga, rende sempre.

Giordano ha detto...

Gentilissimo Claudio,
le rispondo nel merito sugli investimenti nella ricerca di base.

Premesso che il mio parere è totalmente favorevole nell’investire in ricerca, perché non riesco a pensare diversamente, una società evoluta dovrebbe investire molto di più, dato che è in gioco il nostro futuro, cioè il presente dei nostri figli.

Si afferma che LHC di Ginevra è stato costruito per riprodurre le condizioni primordiali del Big Bang e per trovare la fantomatica particella di Higgs; sicuramente questa affermazione è molto, ma molto riduttiva sul completo operato dell’LHC, ma se questi fossero i veri ed unici motivi, l’investimento a me sembra spropositato.

Io sono sicurissimo che LHC sarà utilissimo per capire migliaia di fatti sperimentali ora solo ipotizzati, in più da questi esperimenti si potrà capire meglio la fisica di base, aiutandoci a trovare la giusta strada per le prossime ricerche applicate, se invece sarà un fallimento comunque ci aiuterà a crescere tecnologicamente.

Detto questo lei capirà il mio disappunto quando si sbandierano grandi scoperte come grandi conquiste, mentre queste invece sono avvenute solo per sbaglio, la ricerca non si fa al buio, i soldi dei cittadini per i grandi progetti utili all’umanità devono essere spesi al meglio supportati da una spiegazione dettagliata, se un equipe di ricercatori mi proponesse di spendere 7 miliardi di euro per riprodurre il fantomatico Big Bang e trovare l’ipotetico Bosone di Higgs, io un progetto così oneroso non l’approverei.

Dove ci porterà questa esperienza? Tanto lavoro e tanta ricerca ci farà capire che il Big Bang forse non si è mai verificato e il bosone non è un bosone e forse non è neanche la famigerata particella di Dio.

Capirà la mia perplessità!
Sicuramente da questa esperienza si faranno dei grandi passi avanti nella ricerca, sapremmo riprodurre nuove particelle con un uso smisurato di energia, è vero i suoi beniamini scienziati ci faranno fare sempre grandi passi avanti nella conoscenza ma a caro prezzo.

Io capisco che Lei essendo un giornalista scientifico non si preoccupa molto di quale sia la strada da percorre per arrivare, l’importante è ricercare, io le chiedo solo di comprendere la mia solitaria amarezza per le strade che non saranno mai percorse.
Cordialmente la saluto e buona conoscenza a tutti.
Giordano,

Claudio Pasqua ha detto...

Gentile Giordano.
Parlo da imprenditore (non da giornalista).
I ritorni economici in termini di investimenti verso industrie italiane dal CERN sono stati rilevanti (460 milioni di euro dal 2000 ad oggi), e ci hanno premiato anche rispetto ad altri paesi. Sotto questo aspetto l’Italia si colloca al secondo posto dietro la Francia, ma davanti alla Germania e alla Gran Bretagna, che contribuiscono in misura maggiore al bilancio del CERN. Questi investimenti sono per lo più in attività di elevato spessore tecnologico, e contribuiscono a far crescere il know-how tecnologico ed in ultima analisi la competitività del settore industriale negli anni a venire. Tra le imprese italiane che sono state maggiormente coinvolte ricordo l'Ansaldo Superconduttori, che ha realizzato circa un terzo dei 1200 dipoli magnetici di LHC, Simic (criogenia), CAEN (elettronica), Renco (ingegneria civile), Cecom e Zanon (meccanica di precisione), OCEM (elettronica di potenza) , Saes Getters (tecnologia del vuoto).

Che poi all'LHC non si studi solo il bosone di Higgs è cosa ovvia, e non scenderò in dettagli (ne abbiamo parlato parecchie volte, gli esperimenti sono numerosissimi e ognuno ha diverse applicazioni)

Per quanto riguarda infine la serendipity, la ricerca pura funziona proprio come lei non vorrebbe. Senza investimenti la ricerca "al buio" (come lei la chiama) non ci sarebbe progresso.

Le spiego con un ottimo esempio che fece un fisico non molto tempo fa.

Supponga di stare guidando un'automobile. Lei ha una meta da raggungere.
In questo caso lei sta facendo "ricerca applicata"!

Ma supponga ora di essere seduto sul sedile posteriore di quella macchina. Lei non guida, ma può concentrarsi sul panorama che sta alla sua destra e alla sua sinistra, precluso al guidatore che è concentrato solo sulla direzione di guida.
Lei però ha un grande vantaggio: concentrandosi sul panorama vede (e scopre) molte più cose e più rapidamente di quanto non faccia il guidatore.
Ecco... lei sta facendo ricerca pura.

Senza il guidatore il passeggero non potrebbe andare da nessuna parte, ma senza il passeggero il guidatore non potrebbe sapere quelli che dovrebbero essere i prossimi obiettivi da indagare con la ricerca applicata.
Entrambi si completatano e senza l'uno l'altro non avrebbe ragione di esistere.

Così procede la scienza.

Poi c'è un ultima chiave di lettura. Un po' più sottile.

E' possibile infatti dimostrare che anche la scienza applicata si fa "al buio" e trova risultati "al buio".
E' possibile dimostrare che non c'è nessuna differenza tra ricerca pura e ricerca applicata. Si tratta soltanto di un ossimoro.