martedì 23 novembre 2010

MEDAGLIA PLANCK AL FISICO GIORGIO PARISI

Ne avevamo parlato non molto tempo fa, in occasione della vincita del prestigioso premio Lagrange, assegnatogli a Torino. Ma se andiamo indietro nel tempo ricordiamo il premio della Royal Society per la Scienza in Europa, il premio Galileo, la medaglia Boltzmann, e il premio Dirac, il premio Dannie Heineman per la fisica matematica, solo per citare i più prestigiosi.


Ora il fisico Giorgio Parisi mette a segno un nuovo riconoscimento, uno tra i più prestigiosi al mondo, una sorta di anticamera al Premio Nobel: la Medaglia Max Planck, il riconoscimento assegnato annualmente dal Deutsche Physikalische Gesellschaft (Istituzione fisica tedesca).

Il premio, una medaglia d'oro, sarà consegnato durante l'annuale conferenza a Dresda.

Un curriculum di punta mondiale per il professore che insegna al dipartimento di fisica teorica dell'Università la Sapienza di Roma, e che vanta circa 500 pubblicazioni scientifiche su riviste e 50 titoli per contributi offerti a congressi e ad università.

Numerosissimi i suoi campi di ricerca dalla biologia ed immunologia passando per l'antropologia e scienze cognitive, la finanza e le scienze sociali, ma la sua attività principale rimane il settore della cromodinamica quantistica.

Considerato uno dei migliori scienziati italiani viventi, è l'unico del suo indirizzo ad essere membro della National Academy of Science degli Stati Uniti d'America.

Giorgio Parisi si è laureato all'Università La Sapienza di Roma nel 1970, sotto la guida di Nicola Cabibbo, scomparso questa estate.

È stato ricercatore presso l’INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati dal 1971 al 1981. Ha lavorato presso la Columbia University (1973-1974), l'Institut des Hautes Études Scientifiques (1976-1977) e all’École normale supérieure de Paris (1977-1978).



1 commento:

Anonimo ha detto...

Il prestigioso riconoscimento a Parisi riempie di orgoglio la cultura italiana ed in particolare la fisica e la sua scuola.Ciò detto qualche ragionevole dubbio sorge allorchè il professor Parisi nella bella interv. a Gnoli su Repubbl. del 31, estendendo la sua visione delle cose a questioni filosofiche come l'esistenza di Dio e la metodologia in fisica teorica, dichiara perentoriamente ( quindi in modo non probabilistico ) che Dio non è nemmeno un'ipotesi quando è proprio la più semplice che può spiegare la più ampia quantitià di fenomeni. Vero è che credere per vivere meglio sa di interessato ripiego ma nella stessa caoticità ineriscono probabilità di coordinamento come nel mazzo di carte una 'n' possibilità di giochi.Piccole perturbazioni producono grandi cambiamenti: ciò può significare che il tutto pre-biologico opera sul 'mentre' ossia sulla vastità contemporanea di 'n' interazioni' là dove noi procediamo col prima e il dopo.Il massimo di possibilità contiene il minimo di ordine determinato ma la piccola rottura di simmetria fra materia e anti-materia genera quel che ha generato solo perchè è stata piccola od anche perchè ha attivato le 'n' coordinazioni potenziali di cui il vuoto kaos era pieno? Ritorno al famigerato 'intelligent design'? Eppure occorrerà appurare come mai il kaos si presti a letture di logica euclidea e non euclidea fino a verità contro-intuitive rispetto alle quali le nostre scoperte arrivano 'dopo'. A meno di intendere che il bosone,mione etc. comincino ad esistere quando noi li testiamo. La mia persuasione è che c'è più mente o manas nel kaos che nel nostro cranio e che ciò apre anzichè chiudere l'ipotesi Dio. Sinceramente da mauro la spisa