lunedì 5 dicembre 2016

DALLA LUNA ALLA TERRA CON IL PROF. GIOVANNI DE MARIA

Da sinistra: Luigina Pugno, Giovanni De Maria, Walter Caputo
Tanti anni fa partì da Tricarico, un piccolo paesino della Basilicata. Andò prima a salutare gli amici e i parenti. Il contadino Pancrazio gli chiese: "Ma dove vai?" e lui rispose: "Vado in America a studiare". Il contadino allora disse: "Io mi toglierò il pane di bocca per far studiare mio figlio!".

Giovanni De Maria, oggi 85enne Professore Emerito di Chimica Fisica presso l'Università La Sapienza di Roma, partì da Tricarico per fare ricerca di base al di là dell'Oceano. Così come Rocco Petrone che - sempre dalla Basilicata - giunse a dirigere il centro di controllo della Missione Apollo, quella storica, quella che regalò al mondo il primo allunaggio, il 20 luglio 1969.

E proprio negli anni delle Missioni Apollo, il Prof. Giovanni De Maria ebbe un'idea straordinaria: distruggere delle rocce lunari per capire la composizione della nebulosa primordiale, dalla quale si originò il Sole, la Terra e il nostro Sistema solare. L'idea era folle e lui non pensava che sarebbe stata accettata. E invece sì.

E così, nel 1970, uno storico servizio del Tg1 annunciò che il Prof. De Maria, con il suo staff, cercava l'ossigeno nelle rocce lunari, perché l'ossigeno sarebbe servito agli astronauti per sopravvivere sulla Luna. 20 Kg di roccia sarebbero bastati ad un astronauta, per una giornata. Giovanni De Maria vaporizzò la roccia e trovò l'ossigeno. E i suoi studi - ancora oggi - rappresentano lo stato dell'arte di una ricerca che, pur essendo di base, ha prodotto moltissime ricadute tecnologiche (qui De Maria è a Superquark, l'11 giugno 2015).

Purtroppo, dell'ossigeno delle rocce lunari non c'è stato bisogno, perché abbiamo abbandonato la Luna per rivolgere verso Marte i nostri desideri di esplorazione.

La mattina di sabato 5 novembre 2016, in occasione della prima edizione del Festival della Divulgazione di Potenza, il Prof. De Maria ha intrattenuto moltissime persone raccontando la sua vita intrecciata con la scienza. Proprio in quell'occasione io e Luigina Pugno, presenti al Festival come relatori, ma anche come divulgatori scientifici, abbiamo avuto la possibilità di porre un quesito a Giovanni De Maria.

Perché ha scelto i reperti lunari e non quelli terrestri?

Il reperto lunare rappresenta una situazione primordiale. Mi spiego meglio: la Luna è nata dall'impatto di un corpo roccioso con la Terra. Detto in maniera semplice, i sassi dispersi nell'impatto si sono poi aggregati per attrazione gravitazionale. Quindi la Luna è nata calda, come una sfera caratterizzata da temperature dell'ordine dei 1300 °C. Poi però, dopo la fase gassosa, si è passati alla fase condensata per raffreddamento. E il mio obiettivo è stato proprio questo: in un certo senso, tornare indietro nel tempo, ovvero vaporizzare la roccia lunare per capire la composizione della nebulosa primordiale.

E infine, una curiosità. Durante la conferenza, Giovanni De Maria ha raccontato di essere stato invitato a mangiare a casa del famoso fisico Enrico Fermi. La moglie di Fermi ha servito delle pizzette, che evidentemente erano molto dure. Di fronte alla titubanza di De Maria la moglie di Fermi ha detto: "Se sono proprio troppo dure può anche lasciarle nel piatto...".






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