giovedì 15 dicembre 2016

ALLA RICERCA DELL'IGNOTO PROGENITORE COMUNE

"Sulle tracce degli antenati" insieme ad un
libro pubblicato nel 1970 e un manufatto di
ceramica realizzato da Rossano
Circa 6 milioni di anni fa ci siamo separati dal nostro antenato comune, ma in realtà non sappiamo chi sia. Eppure 6 o forse anche 7 milioni di anni fa è vissuto qualcuno da cui tutto ha avuto inizio: qualcuno da cui discendono sia gli scimpanzé e i bonobo che vivono ancora oggi, sia quel ramo - più o meno intricato - da cui è saltato fuori il sapiens. Sì, perché in realtà le cose non sono così semplici come possono essere i nostri sbiaditi ricordi scolastici. I nostri antenati non sono tutti barbuti e pelosi, né tutti dediti a cacciare prede di grosse dimensioni e neppure uno discendente dall'altro in un'unica linea che - dall'ignoto progenitore comune - sarebbe arrivata dritta dritta fino al 2016.

L'evoluzione ha disegnato un cespuglio pieno di ramificazioni e quando un Homo o un Australopithecus ha qualche milione di anni di vita sulle spalle ha potuto adattarsi ai cambiamenti ambientali che - nel passato come oggi - non hanno mai avuto riguardo per nessuno. Così troviamo chi ha un naso quasi umano e chi ha una faccia più gorillesca; così come c'è chi è effettivamente pelosissimo (con i capelli che vorrebbero partire direttamente dalle sopracciglia...) e chi invece dei peli non se ne fa nulla, perché trascorre il tempo correndo dietro alle prede. Quest'ultimo si chiama Homo ergaster e ha la parte superiore del corpo sproporzionatamente corta, ma possiede gambe lunghe e buoni piedi per correre, con un cervello piccolo, che quindi consuma poco. Perché le energie servono per raggiungere la preda, e può anche capitare che - dopo averla ferita - ci si debba fermare in quanto il cuore sembra scoppiare, e si debba vedere la preda nelle fauci di un altro predatore....

Nella nostra grande famiglia c'è chi cammina eretto e chi si muove ancora a quattro zampe, ma - all'occorrenza - può ergersi. Ed ha ancora gli alluci opponibili, perché la sua casa è sugli alberi, dove si sta (abbastanza) al sicuro. Avventurarsi negli spazi aperti ha richiesto molto tempo, come ci è voluto tempo per studiare e ricostruire il percorso dell'evoluzione umana, che continua a riservarci molte sorprese. Sì, perché è proprio in questo modo che procede la scienza: le nuove acquisizioni, i nuovi dati e i nuovi studi possono mettere in discussione ciò che è avvenuto milioni di anni fa e che ci sembrava ormai un fatto assodato.

E' proprio di oggi la notizia di un'eccezionale scoperta - alla quale ha contribuito un team di ricercatori italiani - in base alla quale dovremo (probabilmente) rivedere le nostre conoscenze sull'Australopithecus afarensis. Nella sua organizzazione sociale, forse adottava più le usanze dei gorilla che non quelle degli esseri umani: l'immagine di una coppia di australopitechi davanti al tramonto dovrà forse essere sostituita da un gruppo con un unico maschio dominante, alcune femmine ed alcuni cuccioli...

Ecco perché è opportuno per tutti fare questo viaggio per riscoprire le nostre origini. A vostra disposizione c'è un bambino di 9 anni, che vi porterà in giro per il mondo con la macchina del tempo e intervisterà tutti i nostri antenati. Vi assicuro che ha posto le stesse domande che vorreste fare voi se vi trovaste faccia a faccia con Homo neanderthalensis... Non a caso "l'avventurosa storia dell'umanità" è il sottotitolo dell'ottimo libro: "Sulle tracce degli antenati", scritto da Telmo Pievani e pubblicato da Editoriale Scienza. Ebbene, si tratta di un libro per ragazzi, ma io l'ho letto con mio figlio di 8 anni ed entrambi abbiamo imparato molto. La passione di un bambino si unisce facilmente con quella di un papà, divulgatore scientifico di mezz'età (come il sottoscritto), e allora non si può smettere di leggere. Finché non si arriva all'ultima pagina, che è anche la prima della nostra storia.




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