lunedì 29 settembre 2014

DIVULGARE LA SCIENZA? PER MOLTI MA NON PER TUTTI

"Non si parla mai abbastanza del contributo di Galileo alla divulgazione scientifica".
È quanto affermava il Premio Nobel Carlo Rubbia in un suo illuminante scritto del 1996. Secondo il prof. Rubbia, accanto ai grandi meriti di Galileo ci fu proprio quello della chiarezza.

Luna e firmamento shutterstock
Rappresentazione artistica di Luna e firmamento -  Shutterstock

Galilei utilizzò l’italiano come lingua, scegliendo così di rivolgersi agli studenti e a potenziali utenti di strumenti scientifici, invece che alla comunità scientifica del tempo.
La sua volontà era andare al di là delle cerchie accademiche per far partecipare il maggior numero possibile di persone all’avventura scientifica.
Anche allora però c'era chi remava contro: la pubblicazione di un libro divulgativo sull'uso di un compasso militare (scritto appositamente in lingua italiana) scatenò infatti una serie di polemiche, in particolare quella di Baldassare Capra, sul problema della priorità. Ma Capra scriveva in latino che lo separava da un pubblico più vasto. Per questo Galilei è un grande esempio nell’arte del divulgare; da questo punto di vista, egli fu l’abile iniziatore di un processo di cui c’è oggi una grande esigenza. [1] 

LA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA BRILLANTE

Fu solo nel XVIII secolo però che nacque la cosiddetta "divulgazione scientifica brillante": un genere letterario di stampo illuministico, nato all'inizio del secolo, che come obiettivo cercava di semplificare e rendere gradevole la spiegazione delle nuove scoperte scientifiche, spesso giudicate incomprensibili o tediose dal pubblico, a causa della radicata carenza di cultura tecnica nella popolazione europea dell'epoca.

I divulgatori scientifici brillanti erano per lo più letterati appassionati di scienza che, attraverso esempi pratici e paragoni, conditi da aneddoti e divertissement, cercavano di rendere meno ostica la comprensione di quelle osservazioni scientifiche che, già si prevedeva, avrebbero cambiato radicalmente il comune modo di pensare ed intendere le cose.

In Italia, il primo esponente di questa saggistica fu lo scrittore Francesco Algarotti che con la sua operetta Neutonianismo per le dame (1737) immaginava di esporre i principi dell'ottica di Newton ad una nobildonna curiosa dell'argomento. 
Dalla metà del Nocevento e l'avvento di nuovi media, questo genere letterario è stato affiancato con successo da opere cinematografiche e televisive. Ma non senza problemi.

QUANDO L'ACCADEMIA BOICOTTAVA CHI DIVULGAVA 

Non sempre la divulgazione era accettata dall'Accademia Scientifica, anzi spesso veniva osteggiata.

Carl Sagan
Carl Sagan
Capitò anche al grande astrofisico e divulgatore Carl Sagan, che per avere realizzato una serie televisiva di enorme successo oltre che un film per Hollywood si vide rifiutare l'ingresso nella National Academy of Science. Troppi colleghi storsero il naso per la sua instancabile attività di divulgatore, che ne aveva fatto lo scienziato più famoso degli Stati Uniti.

Due anni più tardi la National Academy of Science ci ripensò, onorandolo con al Public Welfare Medal.

Sagan aveva brillantemente smentito due grandi pregiudizi che circondano gli scienziati che scelgono di comunicare con i grande pubblico: l'idea che chi lo fa sottragga energie al suo "vero" compito - la ricerca - e l'idea che il ricercatore non sappia mai farsi capire, come se il suo universo mentale fosse così lontano da quello dell'uomo comune da avere almeno il bisogno di un traduttore. [2]

Big Bang Theory
"Big Bang Theory". Tramite Wikipedia.

Fortunatamente oggi le cose sono cambiate, e solo pochi anni dopo il rifiuto opposto a Carl Sagan, la situazione è completamente opposta. Oggi sono le stesse istituzioni scientifiche (dalla Royal Society inglese all'Académie del Sciences francese, dalla Commonwealth Scientific and industrial Research Organisation australiana alla American Association for the Advancement of Science) ad invitare i propri membri a raccontare il loro lavoro. La divulgazione non viene più giudicata una perdita di tempo ma addirittura un "dovere".  [3]

Brian Cox
Prof Brian Cox
Licensed by cellanr under Creative Commons   
E così non è raro nel mondo anglosassone vedere Premi Nobel come George Smoot partecipare come attori a sit-com come The Big Bang Theory o il giovane e brillante Brian Cox diventare tanto celebre da competere con i divi dello star system, con i suoi milioni di fan su canali social come twitter.

Sempre in Europa ci pensano i festival musicali come lo Starmus a mettere insieme spettacolo e scienza: Brian May, chitarrista dei Queen e anche lui astrofisico a fianco di celebrità come Stephen Hawking e  Richard Dawkings.  

In Italia si susseguono da anni iniziative che si legano a processi che escono dai canoni tradizionali.

Teatro e Scienza è una di queste: giunta alla settima edizione, patrocinata da istituzioni come la Presidenza della Repubblica, è un modo di avvicinare il pubblico attraverso il teatro. Al termine di ogni evento grandi scienziati i cui nomi sono spesso solo noti a un numero ristretto di appassionati (Mario Rasetti, Attilio Ferrari) e giornalisti scientifici come Piero Bianucci ma anche ex ministri come Francesco Profumo (già rettore del Politecnico di Torino) dedicano il loro tempo a illustrare come scienza e vita quotidiana siano strettamente connesse.

I RAGNI VIVI DI LALANDE 

Lalande
Lalande
Rimane aperta una domanda: come fare per avvicinare lo zoccolo duro? Il pubblico meno incline a interessarsi alla grande e affascinante avventura che è la Scienza?
Ce lo racconta proprio Piero Bianucci, nel suo libro "Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire"  [4],  ricordando un aneddoto di un grande scienziato e divulgatore scientifico del Settecento: Joseph-Jérôme Lefrançais de Lalande.

Lalande è noto per molti lavori astronomici. Tra questi spicca la prima misura di alta precisione della distanza tra la Terra e la Luna con il metodo delle parallasse. La eseguì nel 1752, quando aveva vent’anni.
Ma ciò che più rende memorabile Lalande è l’uso insolito che faceva della sua tabacchiera: si dice vi tenesse dentro dei ragni vivi. Per farne che? La finalità era didattica. Nelle notti serene, Lalande si appostava con un piccolo telescopio vicino a un ponte sulla Senna (dopo la Rivoluzione era diven- tato direttore dell’Osservatorio di Parigi), e mostrava ai passanti le meraviglie celesti: gli anelli di Saturno, i satelliti di Giove, le fasi di Venere, i crateri lunari.
Se i parigini tiravano di lungo, ignari del fascino del cielo stellato, Lalande estraeva dalla tasca la ta- bacchiera, l’apriva con un gesto teatrale, ne cavava un ragno pizzicandolo tra il pollice e l’indice e se lo mangiava. Vivo. Presto si formavano fitti capannelli di curiosi. A questo punto Lalande, messi da parte i numeri da saltimbanco, tornava al suo cannocchiale e iniziava il popolo alle meraviglie dell’astronomia.

A quella tabacchiera - conclude Bianucci - spetterebbe un posto d’onore nella storia della cultura, persino qualora l’aneddoto non fosse vero. Perché in ogni caso Lalande fu un pioniere della divulgazione: scriveva regolarmente su giornali a larga diffusione come il Mercure de France e il Journal de Paris, e fu autore di libri divulgativi più volte ristampati. La sua tabacchiera, reale o immaginaria, rimane il perfetto emblema delle astuzie tecniche per rendere accattivante il discorso scientifico.

DIVULGAZIONE SCIENTIFICA E MEDIA DIGITALI

Le vie della divulgazione sono infinite: e così la tabacchiera di Lalande si è fatta ipermedia.
Può diventare un dono multimediale da trasmettere: comprare una stella e regalarla è un modo simpatico, divertente e ironico di avvicinare persone indifferenti alla astronomia e alla scienza. Addirittura grazie a questo "cavallo di troia" del pensiero  è stato provato come le persone imparino a utilizzare un planetario online come "Stellarium", nel quale potrete semplicemente inserire il numero della stella "donata", ed il risultato sarà un grafico aggiornato con le informazioni dettagliate rispetto alla localizzazione dell'astro. E molte più informazioni si troveranno sul blog collegato.

Lalande sarebbe affascinato dalle opportunità che la tecnologia offre oggi ai nuovi divulgatori, e siamo sicuri che avrebbe messo da parte la sua tabacchiera per approdare a nuove forme di comunicazione.


NOTE

[1] Carlo Rubbia 
Galileo e la divulgazione della scienza 
Pubblicato il 01 Aprile 1996 su Galileo

[2][3] Giovanni Carrada
Comunicare la Scienza - Il mestiere di Scrivere 
Kit di sopravvivenza per ricercatori 
La prima edizione del testo è scaricabile qui 

[4] Piero Bianucci
Te lo dico con parole tue
La scienza di scrivere per farsi capire
Zanichelli