martedì 6 febbraio 2018

INTERVISTA AL PALEOPATOLOGO DEI DINOSAURI, DR. FILIPPO BERTOZZO


In occasione della celebrazione dei 180 anni del Museo Civico di Milano si è appena inaugurato nella sala dei dinosauri un nuovo diorama che rappresenta un grande dinosauro nel momento della sua scoperta. La scena raffigura in dimensioni reali il Paleontologo George F. Stenberg nel 1922 mentre scava le ossa dello scheletro di uno dei più grandi dinosauri erbivori vissuto nel Nord America, all'incirca 76 milioni di anni fa, un griposauro ovvero un adrosauro, per intenderci un lontano parente del Thetyshadros insularis italiano.

La scoperta è incredibile poichè testimonia la fragilità di questi grandi rettili che erano affetti da patologie ossee come rivelano gli studi pubblicati dal dr. Filippo Bertozzo. Laureato con il massimo dei voti alla facoltà di Scienze Naturali di Bologna nel 2012, dopo aver conseguito nel 2015 un Master in Paleobiologia all'Università di Bonn in Germania, nel 2017 ha svolto un anno di ricerca collaborando con il Paleontologo Pascal Godefroit del Royal Belgian Institute of Natural Science  di Bruxelles (qui l'intervista "Tutti i dinosauri avevano le piume?") che lo ha portato ha vincere quest'anno un dottorato presso la Queen's University di Belfast per un progetto sulle paleopatologie dei dinosauri cerapodi (ornitopodi e ceratopsidi), un ambito scientifico della Paleontologia ancora poco approfondito. 

Quando, da chi e dove è stato scoperto il griposauro?

Il nostro dinosauro, protagonista del nuovo studio appena pubblicato nelle Memorie della Società italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano (per ora la monografia è in solo formato cartaceo), fu scoperto nel 1922 durante una spedizione organizzata dal Chicago Field Museum, capitanata da George F. Stenberg. L’esemplare fu rinvenuto e scavato specificatamente da J. B. Abbott, sotto la supervisione di Stenberg. L’esemplare viene dalla Dinosaur Park Formation (Belly River Group, Red Deer River, Alberta, Canada), da sedimenti di 76 milioni di anni fa.

Per quale motivo si trova al Museo di Milano e chi l’ha trovato? 

Purtroppo il Museo di Storia Naturale di Milano venne bombardato dagli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, e gran parte della collezione venne perduta. Si decise quindi di iniziare la rinascita museale con esemplari provenienti dall’estero, e proprio il primo fu il nostro griposauro, scambiato con il Chicago Field Museum con alcuni pesci fossili provenienti da Bolca (Veneto). Lo scheletro arrivò nell’Ottobre del 1958, via nave, all’interno di 12 casse dal peso complessivo di 1900 chili, ancora inglobate nei 68 involucri di tela gessata. Il vero contenuto degli involucri fu quindi scoperto in Italia quando questi vennero aperti, rivelando un esemplare ben più completo di quello previsto!

Quali sono il suo nome scientifico e le sue caratteristiche fisiche?

MSNM V345 è un esemplare di Gryposaurus notabilis, una specie di adrosauro (i cosiddetti dinosauri dal becco d’anatra) che visse in Nord America nel Tardo Cretaceo. L’olotipo fu studiato nel 1914 da Lambe che nominò la specie, il cui nome significa “lucertola dal prominente naso aquilino”, chiaro riferimento alla caratteristica più evidente della specie: l’osso nasale è espanso a formare una protuberanza a forma di “ascia”. Il perchè non ci è ancora dato saperlo: era per distinguersi fra sessi? Fra diverse popolazioni? Sorreggeva una qualche struttura carnosa? Solo nuovi reperti ce lo diranno.
Il griposauro era un dinosauro erbivoro quadrupede, ma aveva la capacità di muoversi sulle due gambe, probabilmente per sfuggire ai predatori (era preda di dinosauri carnivori come Gorgosaurus, un parente piu’ antico del Tyrannosaurus rex). Inoltre, come tutti gli adrosauri, era dotato di batterie dentarie: la sua bocca conteneva centinaia di denti, pronti a rimpiazzare la fila di denti attiva nella masticazione qualora i denti si usurassero. Di fatto, gli adrosauri (e I loro parenti più stretti, i ceratopsidi come Triceratops), erano gli unici dinosauri in grado di masticare efficacemente.

Da quali malattie era affetto?


Il griposauro qui studiato deve aver avuto una vita difficile, a giudicare dalle patologie osse fossilizzate. Innanzitutto, il predentale (l’osso tipico del suo clade, gli ornitischi, che forma la parte inferiore del becco) presenta una profonda cavità nel lato posteriore, probabilmente dovuto a osteomielite, una infezione batterica probabilmente causata da una ferita nell’apparato boccale. Poi, la quinta vertebra della schiena presenta una fusione con la propria costola, seguita da un accrescimento anomalo di tessuto osseo, probabilmente dovuto ad un forte trauma, forse una collutazione con un altro griposauro. Infine, la 26sima vertebra caudale presenta una spina neurale rotta e poi rinsaldata, e una “lingua” d’osso che parte dal proprio centro vertebrale andando a coprire il centro della vertebra precedente. Probabilmente, in vita, le due ossa erano fuse tra di loro, e solo successivamente, durante il processo di fossilizzazione, I due centri si sono separati. Le patologie nelle vertebre caudali sono molto comuni in questi animali, e le ipotesi proposte vedono questi dinosauri difendersi dai predatori utilizzando la coda, oppure, vivendo in branchi, "pestarsi" le code a vicenda.
Ovviamente queste ipotesi devono essere supportate da dati, soprattutto statistici, ma il nostro lavoro è solo agli inizi!

Come e con quali metodi sono state scoperte queste patologie?

Innanzitutto, le patologie sono state individuate dalla semplice analisi “a occhio nudo”. Grazie ad internet si ha completo accesso a tutte le pubblicazioni su questi animali, e le comparazioni con esemplari provenienti da tutto il mondo ci hanno aiutato a capire che nelle ossa in nostro possesso vi erano delle anomalie. Successivamente, abbiamo portato le ossa all’Ospedale Maggiore di Milano per una TAC, e abbiamo fatto l’analisi istologica della cavità nel predentale.
Questa parte di ricerca però non è ancora conclusa! Abbiamo tutti i dati del nostro animale, ma abbiamo bisogno di confrontarlo con quelli di altri dinosauri che presentano simili patologie per poter arrivare ad una diagnosi più mirata, e poter capire come queste patologie potessero aver afflitto la vita dell’esemplare.



Vuole aggiungere qualche altra informazione all’intervista?


Nel nostro articolo abbiamo aggiunto una parte alquanto “anomala” nell’ambito delle pubblicazioni paleontologiche. Grazie al lavoro di Fabio Manucci, abbiamo analizzato l’”evoluzione iconografica” del Gryposaurus, dal momento della sua scoperta fino ai giorni nostri. Paleontologia e paleoarte (o paleoillustrazione che dir si voglia) sono sempre andate di pari passo, e l’una ha sempre influenzato l’altra. Noi abbiamo proposto una nuova illustrazione della specie (basata sul disegno scheletrico di Marco Auditore, e realizzata da Davide Bonadonna) utilizzando I risultati del nostro studio, ma prendendo spunto anche dalla storia delle ricostruzioni. E’ stato interessante analizzare come alcuni artisti, già all’inizio degli studi dei dinosauri, avessero prodotto su carta alcune ipotesi (come dinosauri corridori) anticipando di molti anni gli studi scientifici. Inoltre, le continue scoperte e studi di pelle fossilizzata degli adrosauri ci permette di ricostruire sempre meglio l’aspetto di questi animali, riassunto appunto dalla nostra tavola. Tavola che ovviamente non possiamo considerare definitiva, magari domani verrà scoperta una mummia di griposauro che ribalterà completamente la nostra ipotesi visiva, ma al momento è la ricostruzione più aggiornata presente ad oggi!


Infine, vorrei ringraziare ovviamente tutti i miei coautori che hanno aiutato enormemente la riuscita di questo lavoro! E’ stata una bella avventura!


Quando e come è nata in Lei la passione per la Paleontologia?


Le persone nate negli anni ’90 si suddividono in due categorie: la prima risponderebbe con “Jurassic Park”, la seconda con “Piero Angela”. Ecco, io faccio parte della seconda. Sono nato nel 1990, e stando ai racconti di mia madre, già ai primi anni di vita ero appiccicato alla tv quando Piero (e Alberto) Angela passava in tv. E, se posso azzardare un ipotesi, direi proprio che la mia passione sia nata grazie alla serie televisiva “Il Pianeta dei Dinosauri” degli Angela, passione successivamente alimentata dai documentari inglesi e americani. Ricordo particolarmente l’emozione di vedere e sentire la sigla di Paleo World, una serie realizzata dalla Discovery Channel tra il 1994 e il 1997!



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