venerdì 13 ottobre 2017

IL GIALLO DA AVVELENAMENTO DA TALLIO: CRESCE IL NUMERO DELLE VITTIME

L'articolo è stato aggiornato il 15 ottobre 2017 

Sale il numero delle vittime questo mese per un presunto avvelenamento da Tallio: dopo i recenti casi che hanno portato in coma la 62 enne di Nova Milanese, in Brianza, ricoverata in coma all'ospedale di Desio insieme alla sorella di 58 anni, muore anche una donna di 87 anni,  dopo il marito (94)  e la figlia (62), morti a poche ore di distanza l'uno dall'altra in ospedale a Desio (Monza) il 2 ottobre scorso.  



La casa per le vacanze nascondeva forse un’insidia mortale? Le analisi avevano subito rivelato che nel sangue di tutti i parenti c’era un’elevata percentuale di tallio. Gli inquirenti dirigono dapprima l'attenzione sul fienile, infestato da piccioni, i cui escrementi potrebbero contenere tallio, metallo dovuti probabilmente alla presenza di topicidi. 
A confermare la presenza accidentale di tallio anche negli escrementi di piccione è Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di Informazione Tossicologica della Fondazione Maugeri di Pavia. "Nel nostro centro abbiamo al massimo un caso l'anno, anzi forse meno - spiega Locatelli -. È una sostanza che una volta era una causa più frequente di avvelenamento perché veniva usato come topicida, poi è stato proibito dall'Ue.
Tuttavia questa è una delle ipotesi che ha perso velocemente quota: gli investigatori hanno anche analizzato i cibi che le vittime hanno assunto prima di sentirsi male.  Si è passati poi alle analisi dell'acqua e ai condizionatori. Nel caso di Santa Marizza di Varmo (Udine) in cui la famiglia aveva trascorso le ferie estive, i carabinieri, accompagnati dai tecnici dell'Azienda sanitaria 3, hanno prelevato i filtri di un deumidificatore e di un condizionatore dell'abitazione, che saranno analizzati per verificare un'eventuale contaminazione da tallio. Secondo quanto riferito dai familiari delle vittime, i due impianti sarebbero stati tenuti costantemente accesi durante il periodo delle ferie estive in Friuli.  Dalle analisi, si potrà capire se l’avvelenamento della famiglia è avvenuto per inalazione. La pista più quotata, però, rimane quella del contagio per ingerimento. E il topicida, trovato ai piani alti della casa, resta in cima alla lista degli indiziati.

 
Un caso complesso che, dopo dieci giorni, ha raccolto tante ipotesi (poi smentite) e pochissime certezze. Il fascicolo aperto è per omicidio colposo e lesioni.
C'è anche un precedente Richard Nolan Gonsalves, architetto americano di 33 anni, rimase vittima di un misterioso avvelenamento nella casa della suocera a Camino al Tagliamento. La distanza tra quella casa e Santa Marizza è di appena sei chilometri.

Ma di cosa è fatto questo elemento, dove si trova e perché è così pericoloso?

IL TALLIO: COSA C'È DA SAPERE

Che cos’è il tallio? Si tratta di un metallo grigio e malleabile (può essere tagliato con un coltello); somiglia allo stagno e scurisce per ossidazione quando è esposto all’aria, come il piombo. È stato scoperto nel 1861 dai chimici William Crookes e Claude-Auguste Lamy. Il nome deriva dal greco thallos, che significa germoglio verde o ramoscello, ed è stato coniato da Crookes.

Il 60-70% della produzione di tallio viene utilizzato nell’industria elettronica, il restante è destinato all’industria farmaceutica e alla produzione di vetro.

I sali di tallio solubili, altamente tossici, sono utilizzati per la produzione di insetticidi, ma in molti Paesi l’uso di questi composti è stato vietato o limitato, a partire dagli Stati Uniti (1972) e poi anche in Europa. In particolare il solfato di tallio, inodore e insapore, è usato come veleno per i topi. In passato il solfato di tallio è stato utilizzato, come i composti dell’arsenico, per commettere omicidi tramite avvelenamento della vittima.  La sua tossicità deriva dalla sua capacità di sostituirsi ai cationi dei metalli alcalinipresenti nell'organismo, principalmente sodio e potassio.  In pratica questa sostituzione scombina molti dei normali processi cellulari.

I casi di avvelenamento più comuni sono quelli di natura accidentale per ingestione di ratticidi o insetticidi a base di solfato o acetato. L’assorbimento gastrico è rapido, mentre l’eliminazione renale è piuttosto lenta. La dose letale per ingestione di tallio è di 1 g circa di metallo assorbito.

Il tallio raggiunge diversi organi (rene, pancreas, milza, fegato, polmoni, muscoli e cervello) ed è in grado di attraversare la placenta. I segni e sintomi immediati sono nausea, vomito, dolori addominali, diarrea ed ematemesi. Le manifestazioni intermedie sono per lo più neurologiche, sia centrali che periferiche.

Quelle tardive riguardano la perdita dei capelli, calo della memoria, atassia, tremore e piede cadente.

Fu spesso usato in passato per perpetrare omicidi, fino a quando non ne vennero compresi gli effetti e non ne venne individuato un antidoto (il Ferrocianuro ferrico noto anche come Blu di Prussia). La scrittrice inglese Agatha Christie ne fece l'arma del delitto in uno dei suoi romanzi (Un cavallo per la strega), traendo l'idea dalla sua esperienza di farmacista. Uno dei casi di cronaca criminale più noti è invece quello degli avvelenamenti effettuati con il tallio dalla criminale austriaca Martha Marek negli anni trenta del Novecento.



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