martedì 26 luglio 2016

ENERGIA E CRISI FINANZIARIA: L'EQUAZIONE DEL BENESSERE ESISTE!

di Carmen D’Auria

Nell’epoca contemporanea una delle maggiori sfide che l’umanità sta affrontando è quella relativa alla crisi finanziaria sviluppatasi negli USA nella seconda metà del 2007 e diffusasi in buona parte del resto del mondo. 


crisi finanziaria - Shutterstock 


.
Già nel 2000 si era rivelato qualche contraccolpo all’economia, seguito allo scoppio della bolla delle dot-com, start-up impegnate nel settore informatico. 

Le aziende dot-com videro in breve tempo un aumento anomalo del valore delle loro azioni, poiché quello informatico era un settore fortemente sovrastimato. Ciò comportò numerosi investimenti, frutto dei quali non furono i profitti sperati, bensì una crisi finanziaria, dal momento che molte start-up fallirono. Nel 2007 esplose poi la crisi causata dallo scoppio della bolla del mercato immobiliare e la contemporanea impossibilità di pagamento dei mutui subprime da parte dei debitori, dato l'innalzamento dei tassi di interesse, con la nota conseguenza del fallimento di numerose banche. Ancora oggi le estreme conseguenze di questo evento - considerate da molti studiosi più dannose rispetto a quelle della nota crisi del 1929 - gravano su gran parte delle economie globali.

Occhi meno esperti attribuiscono le ragioni di tale crisi ai meccanismi che soggiacciono alle ormai affermate logiche del breve periodo e alle attuali dinamiche di policy, ma studi più approfonditi indicano che le vere ragioni della crisi sono fortemente legate alle correnti modalità di produzione dell’energia.

Autorevoli linee di pensiero osservano, infatti, che il benessere di una società è correlato alla quantità di energia di cui essa dispone. 

Ciò può essere facilmente compreso ripercorrendo le riflessioni di noti economisti che hanno studiato tale correlazione. Tra questi emerge sicuramente il pensiero di Tim Morgan – economista specializzato in analisi finanziarie dei problemi energetici, nonché ex capo ricerche di Tullett- Prebon - secondo il quale la vera equazione esplicativa del benessere di una società è rappresentata dalla formula “ricchezza=energia”. 

Al fine di comprendere chiaramente il legame diretto tra energia e ricchezza risulta estremamente esemplificativo il concetto di EROEI - Energy Return On Energy Investment - ovvero il rapporto tra l’energia prodotta dallo sfruttamento di una fonte energetica e l’energia impiegata per produrla. Se l’EROEI di una determinata tecnologia di produzione energetica è maggiore di 1 allora mediante il processo di produzione energetica è stata ricavata una quantità di energia maggiore di quella che è stata investita per produrla; al contrario, se esso è minore di 1 allora mediante il processo di produzione energetica è stata ricavata una quantità di energia minore di quella che è stata investita per produrla. 

Pertanto, è evidente che più le tecnologie di sfruttamento dei giacimenti energetici sono caratterizzate da un alto valore dell’EROEI, più esse consentono un forte abbattimento dei costi di produzione, determinando un aumento della ricchezza che a sua volta potrà essere investita nel miglioramento dello stile di vita di una società. 

Alla luce di tali riflessioni, dunque, è possibile osservare che il paradigma energetico vigente nell’epoca contemporanea, caratterizzato dalla sostituzione delle fonti energetiche fossili - non sostenibili dal punto di vista ambientale - con le fonti energetiche rinnovabili (FER), non giova alla crescita economica delle società, dal momento che le FER, essendo caratterizzate da valori dell’EROEI generalmente bassi, non consentono la produzione di ricchezza al loro interno. 

Non risulta riduttivo, pertanto, dedurre che, al di là della diffusione delle logiche del breve periodo e degli odierni meccanismi di policy, lo sfruttamento di fonti energetiche con un basso valore di EROEI si configura come la principale causa che ha condotto alla crisi globale attuale. 

Ciononostante, è necessario non incorrere nell’errore di lasciare affermare una prospettiva pessimistica in merito, dal momento che una speranza per uscire dalla crisi planetaria in corso esiste. L’economia, infatti, può essere rilanciata attraverso l’investimento in ricerca e sviluppo di tecnologie che consentano lo sfruttamento di giacimenti di energia ad alto EROEI, alcune delle quali compaiono tra quelle che il cofondatore della Breakthrough Energy Coalition, Bill Gates, ha definito “Energy Miracles” - Self-Driving Vehicles, Fuel Cell Cars, Advanced Nuclear Reactors, Wave/Tidal Power, Efficient Solar, Tall Wind, Better Batteries, Home Automation. 

Nonostante ciò sia noto ai più, perché si è così tanto restii a credere e ad investire in tale direzione? Perché si continua a celare la non sostenibilità economica e ambientale dell’attuale mix energetico? Perché esiste così tanta disinformazione circa i vantaggi delle tecnologie di produzione energetiche all’avanguardia? È la risposta a questi e altri quesiti che occorre trovare se si desidera che l’uscita dalla crisi globale non resti soltanto una mera utopia. 

13 commenti:

Felice Celestino ha detto...

Tutto condivisibile,ma mi domando : nel conteggio dei costi relativi a un certo tipo di energia si devono aggiungere anche quelli relativi agli effetti collaterali ?In altre parole,se per produrre energia elettrica col carbone ( alto EROEI ) devo mettere in conto anche le bronchiti dello smog che produce, l'EROEI crolla a valori minori di quelli del fotovoltaico (EROEI modesto, ma zero bronchiti ).
Anche il nucleare possiede un EROEI elevato ( ufficialmente ) se non si conteggiano i costi ( a carico dello Stato )della costruzione e dello smantellamento della centrale,oppure qualche tsunami.
Finora il rapporto EROEI è stato considerato quello giusto per stabilire la convenienza al ricorso a un modo di produrre energia, trascurando - però - la visione complessiva ,che invece non deve essere nascosta.

Carmen D'Auria ha detto...

Nonostante io sia una sociologa, recentemente mi sono appassionata al tema dell’EROEI - http://www.mdpi.com/1996-1073/2/1/25/htm - e ritengo interessante adottare tale tematica da un punto di vista socioeconomico al fine di estenderlo ad analisi affini all’ambito sociale e, in particolare, ai fattori relativi allo sviluppo delle società contemporanee.
Avvicinandomi al tema della produzione energetica mi sono accorta che il vero problema che grava su questa tematica consiste nella presenza di molti report contraddittori tra loro che documentano questo parametro fondamentale che è l’EROEI.
Incuriosita dalla contraddittorietà della documentazione esistente ho posto varie domande in merito ai miei colleghi ingegneri e fisici e le loro risposte mi hanno permesso di comprendere che il valore dell’EROEI dipende dai confini entro cui si svolge l’analisi: se si guarda solo la cella fotovoltaica l’EROEI sale, se si includono i fattori di contesto e le esternalità esso scende drasticamente.
Da un punto di vista tecnico si osserva che questi fattori limitano il valore dell’EROEI. Per comprendere facilmente tale concetto, consideriamo ad esempio proprio il fotovoltaico in rete. In tal caso basti pensare ai processi energivori presenti dietro la produzione di un pannello fotovoltaico: esso è composto da molti materiali, tra i quali vetro, alluminio e silicio cristallino, il quale per essere lavorato deve essere sottoposto molte volte ai processi termici. Senza contare che la produzione dei pannelli avviene in Cina che industrialmente alimentata dal carbone a poco prezzo ed ha combattuto grazie ad esso una guerra commerciale contro tutte le fabbriche mondiali portandole quasi tutte al fallimento.
Il mio studio sociologico mi ha spinta a considerare i valori di EROEI nell’ambito della letteratura scientifica più conservativi in quanto approssimano meglio la visione sociale e di utilità collettiva che intendo formarmi.

Carmen D'Auria ha detto...

Da un punto di vista socio-economico, inoltre, ritengo sia indispensabile osservare ed aggiungere gli effetti collaterali anche locali del fotovoltaico in rete sulla società e sull’ambiente, con i relativi costi.

Tra tutti gli effetti che abbiamo elencato eccone alcuni. Tra i più gravi vi sono i frequenti incendi dovuti al funzionamento dei pannelli: semplici difetti nel circuito, nativi o indotti, possono creare archi voltaici che innescano la plastica di supporto. – gli incendi distruttivi ed i costi di riparazione annichiliscono il valore di molta produzione elettrica, tra gli effetti più sfuggenti è lo spreco di risorse che si cela dietro la propaganda del fotovoltaico dal lavoro dei call center alla pubblicità in Tv, affissa e cartacea. I pannelli fotovoltaici, poi, dipendono, ovviamente, dalla presenza del sole: di notte e quando il clima non è favorevole si deve ricorrere ancora una volta alle centrali alimentate a fonti fossili. Ed inoltre le numerose morti bianche che si verificano durante l’installazione e la manutenzione: non è inquinamento, è vero, ma è un costoso fenomeno sociale di non poco conto.

I calcoli dettagliati eseguiti su queste basi allargate mostrano che il fotovoltaico produce 6 – 10 volte in meno energia del carbone a parità di costo ed esternalità negative e sociali.
Anche la creazione di lavoro si è esaurita mentre restano debiti imponenti.
A questo punto è facile osservare che analogamente al carbone il fotovoltaico produce le bronchiti ed esse sarebbero 6 volte maggiori: ma forse a noi questo dato non interessa troppo, perché in fondo ciò si verifica principalmente in Cina! Se solo ricordassimo che l’atmosfera del pianeta è unica, forse riusciremmo ad essere più lungimiranti.
Risulterebbe evidente, fatti salvi errori grossolani ma che posso escludere, che tecnologie di produzione energetica come il fotovoltaico non sono rinnovabili ed abbassano il livello della qualità della vita nelle società contemporanee date le molteplici ripercussioni sulla società e sull’ambiente. Queste a loro volta producono dei costi cui far fronte riducendo inevitabilmente la ricchezza di cui il sistema sociale dispone.
Pertanto, le mie domande si ripetono: perché si è così tanto restii a credere e ad investire in direzioni innovative? Perché si continua a celare la non sostenibilità economica e ambientale dell’attuale mix energetico? Perché esiste così tanta disinformazione circa i vantaggi delle tecnologie di produzione energetiche all’avanguardia?

Queste sono le mie convinzioni sorte nel corso del mio studio, tuttavia sono desiderosa di incontrare anche posizioni diverse dalle mie deduzioni.

Massimo Ippolito ha detto...

Bill gates ha appena ribadito questo stesso concetto a Pretoria.

http://www.businessinsider.sg/bill-gates-africa-needs-a-breakthrough-energy-miracle-2016-7/#d4gI45IYacVFqSEQ.97

Felice Celestino ha detto...

Gentile Carmen D'Auria,i suoi commenti mi lasciano perplesso.
" Processi energivori presenti dietro la produzione di un pannello fotovoltaico .."
E' quello che viene immesso al denominatore nel calcolo dell'EROEI.
" Frequenti incendi dovuti al funzionamento dei pannelli ";
" Spreco di risorse che si cela dietro la propaganda del fotovoltaico, dal lavoro dei call center, alla pubblicità.....";
" E inoltre le numerose morti bianche che si verificano durante l'installazione e la manutenzione ";
" Il fotovoltaico produce 6-10 volte in meno dell'energia del carbone " ;
" ...analogamente al carbone,il fotovoltaico produce le bronchiti ed esse sarebbero
6 volte maggiori..." ;
"...tecnologie di produzione energetica come il fotovoltaico non sono rinnovabili..".
Neanche l'A D di EXXON.
Sarebbe interessante conoscere le fonti da cui trae queste informazioni e mi auguro che le sue affermazioni non siano " stimolate".
Avevo trovato interessante nel suo articolo l'accostamento tra energia a basso costo e crescita e avevo cercato di mettere in evidenza alcuni limiti del valore dell'EROEI.
Trovo perlomeno discutibili le sue conclusioni. Si può non credere al
riscaldamento globale antropogenico, ma se si considera la finitezza delle risorse del Pianeta,significa solo spostare nel tempo il problema e pensare all'attuale mix energetico mondiale come indefinito nel futuro
è una follia che faremmo pagare alla sua generazione e a quelle future.
Sul suo accanimento contro il fotovoltaico,poi,faccio una sola considerazione :
i primi modelli di automobili avevano prestazioni ridicole in confronto a quelli recenti; lo sviluppo e la ricerca hanno prodotto miglioramenti stupefacenti. Non crede che la stessa cosa possa accadere al fotovoltaico ,all'eolico di superficie e troposferico e altre future forme di produzione di energia che non danno luogo ...a
bronchiti ?

Carmen D'Auria ha detto...

Gentile Felice Celestino, davvero non riesco a comprendere la sua perplessità! Non credo di aver espresso un concetto troppo complicato: produrre energia col fotovoltaico inquina più che produrla col carbone dal momento che – come afferma anche il Post Carbon Institute – per costruire un pannello occorrono tra 1 e 4 tonnellate di carbone e tale consumo di non verrà recuperato nel tempo

https://www.youtube.com/watch?v=VOMWzjrRiBg&feature=youtu.be

Il mio non è un “accanimento” contro il fotovoltaico, ma una pura opinione emersa sulla base delle informazioni che sto raccogliendo nel corso della mia ricerca: da buona sociologa interessata allo studio della relazione tra energia e ricchezza della società sto raccogliendo le informazioni e i materiali attraverso interviste aperte sottoposte ad esperti del settore circa i loro studi in merito.

Attraverso questo percorso sono giunta all’idea che è improponibile pensare di celare così facilmente i gravi effetti collaterali del fotovoltaico sull’ambiente e sull’economia e, dunque, sull’intero sistema sociale.

Tuttavia, tengo a sottolineare che incuriosita e anche io perplessa inizialmente, mi è bastata una rapida e semplice ricerca sul Web per trovare conferma delle informazioni raccolte. Basti pensare all’incendio dello scorso 19 aprile in una cascina di Villafranca Piemonte che ha provocato la morte di centinaia di maiali, incendio che non è un unico caso

http://www.ecodelchisone.it/news/2016-04-19/villafranca-incendio-azienda-agricola-morti-asfissiati-700-maiali-23051

http://www.romagnanoi.it/news/forli/742644/Rogo-all-allevamento-maiali--pannelli.html

Inoltre, lungi da me una preferenza per le fonti energetiche non rinnovabili, piuttosto che per le FER: ho specificato nel mio articolo che entrambe queste direzioni vanno superate al fine di favorire la ricerca, lo sviluppo e la realizzazione di tecnologie di produzione energetica ad alto EROEI che “davvero” abbattono i danni collaterali da me elencati giovando sul sulla ripresa e la crescita del sistema economico contemporaneo e, dunque, sulla vita del sistema sociale nel suo complesso.

Claudio D'Angelo ha detto...

Tralasciando alcune questioni nei commenti che mi lasciano perplesso (bronchiti, incendi, pubblicità etc), sono sostanzialmente d'accordo sull'impostazione dell'articolo.
Per quanto concerne il fotovoltaico è abbastanza chiaro che si è rivelato un boomerang e anche volendo immaginare un futuro sviluppo tecnologico (sarà mai tale da renderlo sostenibile economicamente?) si fa realmente fatica ad accettare ed a rendere razionalmente comprensibili le grosse fette di incentivi statali erogati al FV in funzione della produzione energetica. Se proprio si volesse insistere su questa strada bisognerebbe comunque invertire immediatamente questo trend, eliminando le forme di incentivazione alla produzione energetica da FV a favore di finanziamenti nel campo della ricerca. Meglio ancora se ci si decidesse ad investire seriamente nell'eolico troposferico e nell'eolico off-shore che possono raggiungere risultati sicuramente più promettenti già nel breve-medio periodo, sia in termini di sostenibilità ambientale sia economica.

Felice Celestino ha detto...

Gentile signora,lei "non ha espresso un concetto troppo complicato" e per fortuna sono riuscito a capire cosa intende.In ogni caso, non condivido la sequenza logica del suo ragionamento : Il video afferma che occorre l'energia da 1 a 4 tonnellate di carbone per costruire un pannello fotovoltaico ;che tale consumo non venga recuperato nel tempo, lo ha aggiunto lei e contrasta con i risultati di una ricerca della Stanford University
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rinnovabili/2013/04/11/Foto
Non mi sembra scientifico l'uso che lei fa degli aggettivi ( vedi il mio primo commento )e le amplificazioni di eventi funzionali ai suoi pregiudizi Quanto ai due incendi che hanno ucciso diversi suini( quando si dice il caso e la sfortuna, poveri maiali ) per colpa del fotovoltaico,le sue conclusioni equivalgono ad affermare che bisogna rivedere la politica dei trasporti privati perché... mio cognato è morto in uno scontro frontale automobilistico, mentre andava a comprare il giornale.
Detto questo,ci tengo a precisare che non sono un costruttore di impianti fotovoltaici,né eolici, che mi dispiace di essere stato tirato dentro una polemica che non mi interessa, che sono anch'io un sociologo, seriamente preoccupato per le conclusioni molto serie che il video sottolinea e - infine- che, come spesso ho avuto modo di rimarcare,spesso facciamo scelte su base emotiva ( in amore, in politica, nelle opinioni....) e poi ci arrabattiamo a trovare la dimostrazione che la nostra decisione è giustificata.Sarà consolatorio,ma non diciamolo in giro.
Claudio D'Angelo, sulla grid parity, anche senza incentivi, trova abbondanti riferimenti sulla rete.

Carmen D'Auria ha detto...

Gentile Felice Celestino, le chiarisco nuovamente che la mia opinione e, di conseguenza, le mie affermazioni sono frutto della conoscenza degli studi di colleghi esperti del settore e comunque verificabili attraverso semplici ricerche sul Web o partecipando a convegni e seminari.

Tuttavia, non mi dispiaccio del fatto che non sia d’accordo col mio ragionamento (mi piace conoscere le idee diverse dalle mie), anche perché nonostante la sostanziale differenza ambedue abbiamo a cuore le sorti della società e delle generazioni future e l’obiettivo è quello di salvaguardarle.

Mi dispiaccio, però, nell’osservare che esistono dei ragionamenti troppo riduttivi, come quello di accostare le stragi degli incendi a mere fatalità. Bisognerebbe talvolta slegarsi dagli stereotipi diffusi e dalle teorie divulgate da terzi, fermandosi ad analizzare in prima persona i fatti, senza accettare in maniera passiva e inerte tutte le informazioni che ci vengono trasmesse circa l’attuale mix energetico lasciando affermare una sorta di “teoria dell’ago ipodermico dell’energia”.

Tuttavia, io non considero questa sequenza dei commenti un insieme di polemiche, bensì un interessante scambio di pensieri che, a mio modesto avviso, non è mai un male ed è sempre funzionale per iniziare a vedere oltre l’orizzonte che spesso viene imposto nella nostra visuale.

Gentile Claudio D’Angelo, mi fa piacere che condivida l’idea secondo cui occorre investire maggiormente nella ricerca di nuove tecnologie di produzione energetica ad alto EROEI, però perché si stupisce dinanzi agli effetti collaterali provocati dal FV? Lei stesso afferma che il FV si è rivelato un boomerang e non poteva trovare una metafora più appropriata, poiché con i pannelli solari si inquina di più rispetto al carbone. Ma occorre andare oltre e osservare la serie esternalità negative che essi producono incidendo sulla qualità della vita delle società contemporanee.

Massimo Auci ha detto...

Gentili lettori,
pur trovando positivo il dibattito sulla sostenibilità energetica e sul rapporto tra ricchezza e produzione energetica, scorgo in questo scambio di commenti delle posizioni ferme a prescindere, che non prendono in considerazione ciò che Carmen D'Auria sostiene.
Immaginate un frigorifero superefficiente in grado in pochi minuti vi farvi sorseggiare un magnifico bicchiere di vino fresco a bassissimo costo energetico. Quanto vi costerebbe? Per produrre un frigorifero simile occorre investire in ricerca e in nuovi materiali, occorre smaltire il calore sottratto in modo efficiente surriscaldando però l'ambiente esterno. Se si guastasse la sua riparazione potrebbe essere non conveniente e il suo smaltimento e riciclo essere laborioso ed economicamente poco conveniente. Alla fine, quanto costerebbe a noi e alla società quel bicchiere di vino fresco? Quante risorse economiche assorbirebbe?

Occorre ricordare un principio base: l'energia né si distrugge né si crea ma si trasforma da una forma ad un'altra. Per energia bisogna considerare ogni fonte enegetica coinvolta, non solo energia elettrica, meccanica, termica, elastica, di forma e altre ancora, ma anche ofni risorsa impegnata nel raggiungimento del prodotto. Quando si produce qualcosa, che sia un prodotto industriale o energia, si deve partire dal presupposto che si sta trasformando una forma di energia in un'altra forma di energia e la trasformazione è sempre a rendimento istantaneo minore di uno (secondo principio della termodinamica). La convenienza scatta quando le spese degli impianti di produzione sono rapidamente ammortizzate e il rapporto in termini energetici tra bene prodotto e risorse consumate è maggiore di uno, trascurando però qualunque altra forma di energia strumentale o costo economico e sociale futuro.
L'uso di combustibili fossili è ad alto rendimento perché per produrre 1 KWh di energia occorre consumare molto meno di 1 KWh, cioè l'energia spesa è minore dell'energia prodotta e questo a livello sociale produce ricchezza perché si ha più energia di quella che si consuma. Un pannello fotovoltaico ha invece un costo extra produzione in termini di: ricerca, sviluppo, materia prima, diffusione, smaltimento, riciclo, impatto ambientale, impatto di superficie ambientale occupata altissimo, non ammortizzabile. Quando è operativo produce enegia a basto costo per un certo periodo, ma anche se consideriamo in termini enegetici solo il costo di impianto, nella sua vita operativa produce meno energia di quanto è costato, perciò il rapporto tra energia consumata e energia prodotta è molto minore di uno, non produce quindi nessuna ricchezza ma consuma risorse economiche e ambientali attuali e future, infatti nessuno monterebbe pannelli FV se non fossero convenienti e la convenienza è fittizia, in quanto è lo Stato che interviene con sgravi fiscali dando la possibilità di pagare solo l'energia consumata riimmettendo in rete l'energia in eccesso. Il giorno che i pannelli in uso si dovranno dismettere, sarà un problema ambientale non da poco.
Se in termini ambientali l'energia fossile è inquinante subito, l'energia FV se non si trovano rapidamente metodi a basso costo per il loro riciclo lo saranno domani, il problema non è allora legato a cosa è buono e cosa è cattivo ma solo a cosa produce maggior ricchezza oggi. Poi è ovvio che nessuno vorrebbe né oggi e né domani trovarsi in un mondo invivibile, perciò occorrerà impegnare risorse per studiare metodi di produzione e smaltimento di sistemi ecosostenibili a basso impatto economico e questo per il momento non produce ricchezza sociale


Massimo Auci
Dir. Sci. Gravità Zero

Claudio D'Angelo ha detto...

Gentile Felice Celestino,

Le consiglio, se me lo consente, di dare uno sguardo, qualora non l'abbia già fatto, ad una pubblicazione non troppo lontana nel tempo di RSE relativa ai vari costi di produzione dell'energia per i vari tipi di impianti potenzialmente installabili in Italia - http://www.rse-web.it/applications/webwork/site_rse/local/doc-rse/Energia%20Elettrica%20anatomia%20costi/files/extfiles/downloadURL.pdf.
Sicuramente non Le sfuggiranno i dati relativi al fotovoltaico e quelli relativi alle altre fonti rinnovabili.
Mi permetterei di sottolinearLe, inoltre, che la grid parity non è inquadrabile come un utile strumento per valutare la costruzione di benessere collettivo. Per valutare l'apporto di ricchezza che una tecnologia di produzione può apportare alla società bisogna confrontare le tecnologie tra loro e paragonare i vari LCOE. Eventuali disfunzioni/funzioni del mercato possono solo distrarci e portarci a conclusioni erronee. Valutazione diversa, pertanto, potrebbe esserci in caso di generation parity del FV ma purtroppo, ad oggi, l'obiettivo non sembra vicino. Inoltre non dimentichiamo che la grid parity del FV è raggiunta in Italia anche in funzione dell'esistenza di sistemi di regolazione/restituzione della produzione che comunque viziano/aiutano il normale flusso produttivo e di utilizzo dell'energia (scambio sul posto). Ritengo utile sottolinearLe, infine, che i prezzi dei moduli fotovoltaici sono diminuiti – e ciò ha inevitabilmente inciso sul relativo LCOE – in funzione della realizzazione degli stessi in Cina dove , è risaputo, non vi è grossa attenzione alle tematiche relative al rispetto del lavoro e dell'ambiente. Alcuni studiosi hanno stimato che tra emissioni inquinanti evitate con l'energia prodotta dai moduli fotovoltaici e quelle emesse durante il ciclo produttivo dei moduli stessi vi sia un saldo nullo o addirittura negativo, con la differenza però che gli agenti inquinanti emessi sono già in atmosfera, quelli evitati lo saranno qualora non vi sia alcun problema durante l'arco di vita produttiva del modulo.

Gentile Carmela D'Auria,
non mi stupisco affatto. Ritengo solo un pò esagerate alcune esternalità da Lei elencate. Comunque sono, in linea di principio, d'accordo con la prospettiva da Lei adottata.

Emiliano Abhinav Boccia ha detto...

Gentili lettori, leggo attentamente i vostri commenti e li ritengo tutti validi e degni di note positive. Riguardo al punto di partenza, da cui vedo scaturire l'accorata discussione, mi riferisco alla formula ricchezza = energia, è chiaro che le due entità sono lapalassiamente equivalenti. Ricchezza è energia così come energia è ricchezza. Il concetto è così ovvio che trovo inutile spiegare il perché d tale equivalenza. Un esempio per tutti potrebbe essere il seguente: se posseggo una tonnellata di petrolio o conservo qualche megawatt in un'ipotetico accumulatore elettrico è evidente che posseggo una determinata ricchezza. Il punto su cui intendo concentrarmi e che rappresenta il motivo per cui commento è rapportarmi ad un assioma della fisica che ci indica che così come non è possibile costruire un sistema a moto perpetuo (che sia autosufficiente energeticamente parlando) allo stesso modo è chiaro che ogni processo di produzione di energia non può produrre più energia di quanta ne viene impiegata. Questo per dire che il concetto di EROI, se i calcoli sono accurati, se vengono prese in considerazione tutte le variabili del processo, non potrà mai essere superiore ad 1. Le considerazioni di quanto appena detto riportano ad una cruda realtà a cui a volte, anche i ricercatori più arguti, vorrebbero sottrarsi: non esiste un processo fisico che produca più energia di quanto se ne impiega. Per cui ogni processo fisico di trasformazione dell'energia da una forma all'altra porta inevitabilmente a produrre meno energia di quanto impiegata e la differenza (surriscaldamento, effetti collaterali, svantaggi a lungo termine, smaltimento, scorie) è il costo da pagare. L'illusione che le nuove tecnologie possano aiutarci a superare le barriere della fisica è il frutto di una cultura consumistica sostenuta da politiche in cui a guadagnarci sono sempre gli stessi (multinazionali, governi forti). La variabile ricchezza associata all'energia, non essendo sottoposta alle medesime leggi della fisica, è suscettibile di incrementi ad ogni passaggio (scambio si prodotto/servizio contro valuta) a patto che ci siano dei vantaggi per gli operatori coinvolti nello scambio: se cedo 1 unità di moneta per ricevere in cambio un prodotto/servizio ed ne ottengo anche un miglioramento delle mie condizioni sociali, economiche, fisiche, insomma un aumento del mio benessere, allora è chiaro che questo scambio produce più energia di quanto ne ha impiegata. Da qui l'equazione ricchezza=energia è vera solo nel senso che queste variabili sono sinonimi l'una dell'altro, ma le leggi a cui sono sottoposte sono diverse. La questione su cui dovremmo incominciare a ragionare per far fronte alla crisi, se quel che ho affermato fin qui trova fondamento nella realtà sociale-economica-politica che abbiamo creato, è che abbiamo bisogno di un ulteriore sforzo per imparare a trasformare in energia quel benessere di cui al punto precedente (qualcuno lo chiama plusvalore) e rimetterlo nel processo produttivo per far fronte alla crisi. Ma qui non è una questione di fisica quanto di buona volontà.

Claudio D'Angelo ha detto...

Gentile Emiliano Abhinav Boccia,
non sono d'accordo rispetto alle Sue considerazioni. Le premetto che non sono un fisico ma mi sembra alquanto arduo considerare l'EROEI alla stregua di un processo di conversione energetica. Per EROEI si intende il rapporto tra l'energia investita e quella ottenuta al netto dei rendimenti di conversione energetica che ne sono alla base. Faccio un esempio per spiegarmi meglio. Se voglio calcolare l'EROEI di una pala eolica devo considerare da un lato l'energia investita per la realizzazione della stessa (quindi la quantità di ricchezza investita), dall'altra parte l'energia ottenuta durante l'arco di vita della tecnologia (ricchezza ottenuta) al netto dei relativi rendimenti di conversione energetica. Su tale rapporto si è costruito lo sviluppo economico-sociale della società contemporanea. La sfida di oggi è proprio quella di mantenere o aumentare il quantitativo di energia prodotta facendo ricorso a giacimenti di produzione rinnovabili (data la finitezza dei giacimenti fossili) facendo leva su tecnologie di produzione con alto EROEI. Da qui scaturisce la necessità di investire in ricerca e sviluppo onde evitare un declino sociale, anche definito come "decrescita felice".
Le consiglio di dare uno sguardo ai seguenti link per approfondire:

http://euanmearns.com/eroei-for-beginners/



http://youtu.be/VOMWzjrRiBg