lunedì 18 aprile 2016

BANDA LARGA PER TUTTI ENTRO IL 2020: L'AMBIZIOSO PIANO DEL GOVERNO

Dopo il Decreto fibra ottica, Matteo Renzi presenta il piano per la banda ultralarga che vede protagonista Enel e il suo progetto Open Fiber.

Network connection concept - Shutterstock


Per anni il Governo italiano ha ricevuto numerose critiche per la mancanza di lungimiranza quando prendeva decisioni che riguardavano il mondo di internet, delle tecnologie di rete e del problema del digital divide. Non c’è mai stata la volontà di risolvere veramente la situazione e ciò ha portato alla situazione odierna: l’Italia è al 25° posto su 28 per quanto riguarda la diffusione della banda larga rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. Ma da qualche tempo la musica sembra cambiata e con il Decreto fibra ottica e il nuovo piano per l’ultrabroadband, se vengono rispettate le disposizioni, il nostro Paese farà un bel balzo in avanti in quella classifica. 


Il termine “ultrabroadband” indica la tecnologia di rete che permette agli utenti  di navigare a una velocità in download di almento 30Mbit/s ed è quella che si vuole portare in tutto il paese con questa iniziativa governativa. Abbiamo quindi chiesto agli esperti di telefonia del comparatore online SuperMoney, l’unico servizio di confronto tariffe telefoniche accreditato dall’Agcom per la veridicità dei suoi risultati, quali sono e cosa comportano queste nuove decisioni.
Gli sforzi del Governo per la banda larga e contro il digital divide
Sono state diverse le iniziative che il Governo ha messo in atto negli ultimi tempi per affrontare e risolvere il problema del digital divide e della mancanza di banda larga per molti cittadini italiani. Un paio di mesi fa, per esempio, sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il cosiddetto Decreto fibra ottica (Dlgs 33/2016), che prevede procedure più snelle e sgravi fiscali per chi effettuava lavori di cablaggio per conto delle compagnie telefoniche. 

Anche il Decreto Salva Italia, di qualche tempo prima, inseriva incentivi volti ad aumentare gli investimenti nelle cosiddette “aree a fallimento di mercato” grazie a un credito di imposta sul 30% del costo di investimento. In più, ci sono stati anche il Piano nazionale Banda ultralarga e il Piano Crescita Digitale, voluti dal Governo e finanziati dall’Unione Europea, per raggiungere più territorio con l’ADSL e la fibra ottica, anche nelle zone più remote e impervie.

Dagli stessi principi viene ispirata l’ultima iniziativa governativa: il piano per l’ultrabroadband. Dalla collaborazione con Enel, Wind e Vodafone, nasce il progetto Open Fiber che conta di coprire tutto il territorio nazionale entro il 2020. Ma non solo: Telecom e Fastweb non stanno a guardare e hanno in atto i propri progetti per cercare di risolvere gli stessi problemi.
Il piano per l’ultrabroadband ed Enel Open Fiber
Il piano per l’ultrabroadband ha obiettivi molto ambiziosi: portare la fibra ottica al 50% del territorio italiano e coprirne il 100% con l’ADSL. Il tutto, grazie all’aiuto di Enel, Wind e Vodafone e del loro progetto Open Fiber. Di suo, il Governo italiano, tramite il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica), stanzierà 4,9 miliardi di euro.

In questo modo tutti gli italiani potranno navigare con una connessione stabile che arriva almeno a 30Mbit/s di velocità. Almeno metà territorio, invece, raggiungerà i 100Mbit/s. Il progetto di Enel, Wind e Vodafone prevede investimenti per 2,5 miliardi di euro mentre il Cipe ha già stanziato 2,2 miliardi di euro e fatto partire le gare di appalto per le aree a fallimento di mercato.


Grazie agli incentivi messi in campo dallo Stato, tutte le principali compagnie telefoniche guardano con favore a questi investimenti e il trio Enel-Vodafone-Wind dovrà scontrarsi con i progetti di Telecom e Fastweb che di certo non si tireranno indietro e non staranno a guardare. Non a caso, Enel ha già dichiarato che Telecom sarebbe più che benvenuta a unirsi al gruppo. Questa “guerra” per la banda larga non può che portare benefici per il Paese, con uno sprint nella lotta al digital divide e un regime di sana concorrenza che si tradurrà, probabilmente, in tariffe più convenienti per i consumatori.

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