lunedì 12 ottobre 2015

IL PREMIO NOBEL PER L'ECONOMIA? UNA MEZZA BUFALA

Sapevate che il Premio Nobel per l'Economia non era mai stato nelle intenzioni di Alfred Nobel ma è una invenzione (autopromozionale) di una Banca.

Il Premio viene assegnato dalla Banca di Svezia e non dalla Fondazione Nobel.  Dunque non è un vero Premio Nobel come vorrebbero farci passare i media.  







Oggi è stato assegnato il " Premio Nobel" (che in realtà non è un vero Premio Nobel) per l'economia a uno Scozzese di nascita, ma docente negli Stati Uniti a Princeton dal 1983. Insignito del riconoscimento per i suoi studi su consumi, povertà e welfare. Nel 2009 scoprì che la soglia della felicità è a quota 75mila dollari.


CHI FU L'INVENTORE DEL PREMIO NOBEL?

È Stato Alfred Nobel, un industriale e chimico svedese inventore della dinamite.

Pare che le sue idee filantropiche siano nate negli ultimi anni della sua vita, tormentato dal pensiero che il suo nome fosse associato a una delle scoperte più devastanti in guerra.

Un po' come il personaggio di Tony Stark (alias Iron Man), l'invenzione che tanto l’aveva reso ricco, aveva trovato molte applicazioni nell’industria bellica trasformandosi in uno strumento di morte.

E le persone non mancavano di farglielo notare. Secondo l’Enciclopedia Britannica, alla morte di suo fratello Ludvig, nel 1888, un quotidiano francese aveva riportato erroneamente la notizia della morte dell’inventore e aveva titolato così: «Il mercante di morte è morto». Al senso di colpa si aggiungeva quindi anche il danno d’immagine. E cosa c’è di meglio di un generoso premio per chi apporta «considerevoli benefici all’umanità» per ovviare al problema?

E IL NOBEL PER L'ECONOMIA?

Tale riconoscimento non ha nulla a che vedere con gli altri Nobel: l’inventore della dinamite non aveva neanche preso in considerazione l’idea di dare un premio all’economista dell’anno.


Come già osservato, quello che viene usualmente definito come Nobel per l’economia, in realtà non è esattamente tale: viene attribuito dalla Banca di Svezia, sebbene le procedure ricalchino quelle dei Nobel “ufficiali”; anche l’importo del premio, che viene regolarmente indicizzato, è lo stesso. Ma allora perché non aggiungere un “altro” premio ai cinque già indicati da Alfred Nobel? Su questa decisione ha certamente pesato un certo conservatorismo della Fondazione che gestisce il lascito di Alfred: probabilmente nessuno ritiene di avere l’autorità di modificare la natura di tale lascito. Quella di accettare la proposta della banca centrale svedese deve essere sembrato un buon punto di mediazione.

Queste ipotesi sulla natura del “premio” Nobel per l’economia permettono alcune

considerazioni che vanno oltre il merito del premio stesso: è l’economia una scienza? Si merita, l’economia, lo stesso peso scientifico di fisica, chimica, medicina? Fisici, chimici, medici si sono dedicati alla scoperta della natura nascosta di materia, energia e corpo umano: questo può valere anche per gli economisti? Quale è stato il loro apporto specifico al miglioramento della società?

Certo: se rivolgete queste domande ad un economista vi verrà risposto che l’economia ha la funzione determinante di indagare e scoprire meccanismi e dinamiche del comportamento umano e sociale che hanno permesso nel corso del tempo di migliorare la comprensione della realtà. Verissimo, ma se questo vale per l’economia, vale allo stesso modo per sociologia, psicologia, ecc. Perché attribuire maggior peso scientifico all’economia al punto di attribuirle un premio sotto l’egida, di fatto, della Fondazione Nobel? 
PER APPROFONDIRE  


I NOBEL PER L'ECONOMIA SBAGLIANO 

Prendiamo ad esempio Paul Krugman, Premio Nobel per l'economia nel 2008 per la sua analisi degli andamenti commerciali e del posizionamento dell'attività economica in materia di geografia economica. Uno degli economisti più affermati e osannati del mondo.

Qualsiasi cosa lui scriva sul New York Times diviene vangelo economico.


Eppure, nonostante certe sue critiche al sistema siano condivisibili, in certe cose anche lui prende grossi abbagli. Per approfondire

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