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INNO DI MAMELI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Il 12 ottobre 1846 è la data di fondazione dell'Inno di Mameli, che diventa presto l'inno nazionale della Repubblica Italiana.  Sapevate che il Canto degli Italiani nacque a Torino?  Ne parla approfonditamente oggi Mole 24 





Seppure c’è il rischio di confondersi (in vetrina è scritto che Mameli “scrisse in questo palazzo l’inno”, mentre in realtà esso fu solamente musicato da Novaro in quel luogo), questa è l’ennesima dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di quale importanza abbia avuto Torino nella creazione del Regno d’Italia e di quante sorprese siano ancora capaci le vie del nostro austero centro cittadino.

CURIOSITÀ

Il Canto degli Italiani, conosciuto anche come Fratelli d'Italia, Inno di Mameli, Canto nazionale o Inno d'Italia, è un canto risorgimentale scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, inno nazionale de facto della Repubblica Italiana, sancito implicitamente dalla legge nº 222 del 23 novembre 2012, che ne prescrive l'insegnamento nelle scuole insieme agli altri simboli patri italiani. 

Mameli, che era repubblicano, giacobino e sostenitore del motto nato dalla Rivoluzione francese Liberté, Égalité, Fraternité, per scrivere il testo del Canto degli Italiani si ispirò all'inno nazionale francese, La Marsigliese. Ad esempio, «Stringiamci a coorte» richiama il verso, presente ne La Marsigliese, «Formez vos bataillon» ("Formate i vostri battaglioni").

Nel ritornello è citata la coorte, un'unità militare dell'esercito romano corrispondente alla decima parte della legione. Con «Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, l'Italia chiamò» si allude alla chiamata alle armi del popolo italiano con l'obiettivo di cacciare il dominatore straniero dal suolo nazionale e di unificare il Paese, all'epoca ancora diviso in sette Stati preunitari. "Stringersi a coorte" significa infatti serrare metaforicamente le file tenendosi pronti a combattere. La storia romana repubblicana è poi ripresa anche nella prima strofa del componimento.

In origine era presente, nella prima versione del Canto degli Italiani, un'ulteriore strofa che era dedicata alle donne italiane. La strofa, eliminata dallo stesso Mameli prima del debutto ufficiale dell'inno, recitava: «Tessete o fanciulle / bandiere e coccarde / fan l'alme gagliarde / l'invito d'amor».

ECCO IL TESTO 

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò

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