lunedì 6 luglio 2015

LA GRECIA SCEGLIE IL NO: COSA ACCADE ORA?

Domenica 5 luglio in Grecia abbiamo assistito a un voto di un referendum sulle più recenti proposte dei creditori internazionali per affrontare la crisi economica del paese. La vittoria è andata al No al referendum: una sconfitta politica per i leader europei che hanno sostenuto la linea più dura, come la cancelliera tedesca Angela Merkel.

grecia europa
Grecia ed Europa - Shutterstock


Abbiamo rivolto alcune domande  a uno dei nostri  più autorevoli redattori, esperto di economia, docente,  formatore e analista  bancario: il Prof. Marco Grappeggia.

Secondo le opinioni di analisti e osservatori internazionali, il governo di Alexis Tsipras esce dal referendum apparentemente rafforzato. Sembra che si presenterà frontalmente alle autorità europee con una nuova legittimazione popolare, chiedendo di ottenere modifiche favorevoli alle richieste dei creditori per ottenere un nuovo prestito. 

Non proprio: la Grecia gode ormai da anni di una scarsa credibilità nei confronti dei creditori. In futuro sarà molto difficile ottenere prestiti e la situazione economica del Paese potrebbe peggiorare velocemente e gravemente. Le faccio un esempio: un amico le chiede 100 euro, promettendo che le restituirà la somma entro un anno. L'anno successivo non solo le chiede un ulteriore prestito, ma spiega che non ha nessuna intenzione di restituire il precedente  e neppure il reddito che lei avrebbe avuto se la somma lei l'avesse investita in altro modo (tasso di interesse). Non solo non ha intenzione di restituirmeli, ma mi sfida. Lei come si comporterebbe? Presterebbe ancora soldi al suo amico?

E attenzione: molti non sanno che  oltre il 61% del debito greco di 317 miliardi di euro non è in mano a banche e investitori ma ai partner euro, e con un costo ben inferiore ai tassi di mercato (la durata media dei prestiti è 30 anni con un interesse medio del 2,5%, contro il 2,7% dell'eurozona e il 4,7% dell'Italia) Dunque è con il denaro delle nostre tasse, mediante il programma europeo di assistenza,  che stiamo finanziando a tassi di favore un paese che paga la metà degli interessi che paghiamo noi. Chi obbietta la Grecia è oppressa dal pagamento di interessi esorbitanti non è bene informato.



Cosa può succedere dunque nei prossimi giorni?

Beh, la scadenza fondamentale è il 20 luglio. La Grecia entro tale data deve restituire una nuova rata di un prestito contratto in precedenza (e ne ha già mancata una alla fine di giugno): ma le banche greche esauriranno probabilmente prima il contante, a meno di un intervento della BCE.
La Grecia tra poche settimane potrebbe non avere più soldi per pagare stipendi, pensioni e servizi, e il suo sistema bancario collasserebbe.

Dunque la Grecia, e l'Europa, dovrebbero preoccuparsi? 

Purtroppo quello che molti non comprendono è che il "No" non rende più vicino un accordo favorevole alla Grecia: ogni giorno che passa rende più difficile per la Grecia rifiutare le condizioni dei creditori.
In queste ore Mario Draghi, capo della Banca Centrale Europea, deve decidere se ripristinare la liquidità verso le banche greche, chiuse da una settimana.

Cosa può fare la Grecia per salvarsi da una crisi irreversibile? 

Se interesse uscire dall’euro non sarebbe istantaneo, non esistono precedenti simili. Potrebbe stampare una propria moneta, e le due monete potrebbero coesistere per un certo tempo. Ma un ritorno alla Dracma  comportebbe un deprezzamento enorme del valore della moneta: ma la cosa non porterebbe vantaggi ai greci perché i debiti internazionali del Paese rimarrebbero in euro, così come le cifre da pagare per ottenere energia e comprare beni dall’estero.

Insomma, la valuta subirebbe una svalutazione continua che renderebbe necessari nuovi prestiti internazionali e tutto cadrebbe in un pericoloso loop senza precedenti per il Paese, che porterebbe a una spirale negativa senza ritorno. 
Purtroppo la situazione che si è venuta a creare (e sono pochi quelli che in questi giorni lo dicono chiaramente) non è un problema delle banche, ma l'enorme evasione fiscale ultradecennale che oltretutto ha generato un tasso di disoccupazione altissimo nel Paese.


PER APPROFONDIRE 



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