domenica 3 agosto 2014

TREKKING SCIENTIFICO A MARCIANA (ISOLA D'ELBA)

Marciana, Isola d'Elba, 2 agosto 2014. Abbiamo seguito le indicazioni per la Fortezza Pisana e abbiamo parcheggiato lì vicino. In prossimità di una grande terrazza ci sono delle scale che portano alla Casa del Parco di Marciana, dove incontriamo Federica Ferrini, guida ambientale escursionistica del Parco Nazionale Arcipelago Toscano.

L'inizio del sentiero verso la Madonna del Monte
Il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, istituito nel 1996, riveste un ruolo importante nella salvaguardia e nella difesa dell'ambiente marino.

L'area protetta, inserita in un contesto internazionale di protezione della natura come SIC (Sito di Importanza Comunitaria), ZPS (Zone di Protezione Speciale) e Riserva della Biosfera dell'Unesco, ha un'estensione a mare di circa 60000 ettari, distribuita su cinque (Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo e Giannutri) delle sette isole dell'Arcipelago Toscano.

La protezione è suddivisa fra aree protette terrestri e marine. La “Zona 1 Marina” corrisponde al livello di protezione massimo, in quanto in quell'area vengono tutelati habitat sensibili e specie marine rare.
Su per il sentiero...

Le Case del Parco sono centri visita allestiti a Marciana e Rio nell'Elba e costituiscono un importante strumento per la presentazione dei valori ambientali e culturali dell'Area Protetta. Il visitatore viene sollecitato all'incontro diretto degli ambienti e del territorio protetto anche grazie alla presenza di Guide Ambientali che gestiscono le strutture.

Ci troviamo nella Casa del Parco di Marciana, centro visita nato nel 2000, e qui Federica ci racconta una serie di interessanti aspetti inerenti il territorio: geologia, flora, fauna e storia. Ne riporto alcuni stralci più avanti, mentre vi descrivo il trekking scientifico che abbiamo potuto scoprire proprio grazie alla disponibilità di Federica.
Elicriso

In un pomeriggio di sole, mentre tutti i turisti erano probabilmente stesi sulle spiagge elbane, solo noi della redazione di Gravità Zero abbiamo scelto di conoscere divertendoci, passeggiando nella natura, in piena coerenza con il concetto di “viaggi e scienza”, che è anche una rubrica del nostro sito.

Iniziamo il percorso che ci condurrà al Santuario della Madonna del Monte, incamminandoci su quella che una volta era “l'autostrada dell'Isola d'Elba”. Siamo circondati da pini e – a tal proposito – Federica ci spiega che il rimboschimento con pini venne fatto poiché si riteneva che si trattasse di alberi che crescevano velocemente. All'epoca non si tennero in considerazione le regole dell'ecologia.
Residuo della lavorazione del ferro

Infatti questo terreno è piuttosto granitico e il granito è acido. Gli aghi di pino sono acidi, quindi quando cadono rendono il terreno ancora più acido. A questo punto, è difficile che cresca qualcosa in un terreno così acido e – non a caso – sotto i pini non c'è sottobosco. Inoltre, per difendersi dai parassiti, i pini rilasciano delle resine che sono una sorta di antibiotici naturali. Queste resine però creano problemi ad altre piante.

Erica scoparia
Come se non bastasse, i pini lasciano filtrare molta luce e quindi il terreno si inaridisce, rimanendo di conseguenza più indifeso contro gli incendi. I terreni umidi e con humus invece, dopo gli incendi, consentono alla vegetazione di ricrescere più rapidamente.

Peraltro qui, sul Monte Capanne (1019 metri), grazie alla ricchezza d'acqua e all'abbondanza di granito, già i Romani staccavano facilmente l'utile roccia, poiché – in orizzontale – era già naturalmente sezionata. Il granito è una roccia composta essenzialmente da minerali di quarzo, feldspato alcalino e plagioclasio. Se si osserva la fotografia di una sezione sottile di granito si nota che i vari minerali non sono cementati fra di loro e che i cristalli sono orientati a caso. Purtroppo, come per le miniere di ferro, anche l'estrazione di granito è stata abbandonata, sempre per lo stesso motivo: l'alto costo della manodopera.
Sorbo (albero)

Con il turismo si guadagna di più, di conseguenza le nuove generazioni hanno abbandonato i lavori pesanti e poco retribuiti (fra i quali anche agricoltura e pastorizia). Eppure i primi abitanti che giunsero sull'Isola d'Elba costruirono caratteristici ripari di tipo ovoidale, simili alle nuraghe sarde. E quei ripari si mantennero finché i contadini e i pastori continuarono ad usarle. Quel mondo è ormai finito.

Con Federica discutiamo anche di ecologia, ovvero di come ogni pianta sia collegata con un'altra o con un determinato tipo di animale. Ogni volta che l'uomo toglie o modifica un tassello del puzzle, cambia tutto. La soluzione può essere il concetto di parco integrale, che consiste essenzialmente nel proteggere l'ambiente e non portar via nulla.
Sorbo (frutto)

Mentre camminiamo Federica ci fa notare l'elicriso, molto profumato e peloso, simile al rosmarino ma più morbido e poi un'interessante poltiglia nera che è un residuo della lavorazione del ferro. D'altronde furono gli Etruschi ad iniziare questa attività, utilizzando forni di pietra (esposti al Museo Etrusco). E poi è nota la denominazione di “oro degli stolti” associata con la luccicante pirite, dovuta al fatto che i pirati fondevano la pirite credendo che fosse oro. Risultato ottenuto: una poltiglia nera.

Più avanti ci soffermiamo sull'Erica Scoparia, diversa dall'Erica Arborea che, come dice il nome, può diventare un albero. Non meno interessante è un bell'albero di sorbo con il frutto (commestibile).
Montagna con massi erratici (coti)

Ad un certo punto il panorama si apre su una montagna caratterizzata da rocce particolarmente levigate: si chiamano “coti” e sono il risultato dell'erosione eolica. Il vento trasporta goccioline d'acqua marina che si asciugano a causa del fatto che la montagna è esposta al sole tutto il giorno. Resta il sale, che sgretola le rocce e forma le “coti”. Le coti formano curiose figure, simili ad aquile e scarabei: questo è il motivo per cui l'associazione culturale che cura la manutenzione di questo sentiero, lo ha anche battezzato “mostri di pietra”.
Corbezzolo

Siamo quasi giunti alla fine del nostro percorso (nel senso che ormai è pomeriggio inoltrato e bisogna pur ritornare giù). Ci soffermiamo ancora su un corbezzolo e poi giungiamo al Santuario della Madonna del Monte.
"Telegrafo ottico di Napoleone"

Ci dissetiamo ad una fontana e l'acqua sembra ancora più buona, dopo un dislivello di circa 300 metri (dal Comune di Marciana, non rispetto al livello del mare).

Prolunghiamo la nostra camminata fino al punto in cui si vede il luogo in cui un tempo funzionava il “telegrafo ottico di Napoleone”.

Sulla cima di quella montagna esisteva un palo con braccia mobili, tramite il quale si rappresentavano lettere e numeri. Il “messaggio” veniva decodificato a distanza tramite cannocchiale e poi ritrasmesso ad una successiva stazione.




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