venerdì 3 gennaio 2014

DENTRO IL CERVELLO: GRAVITÀ ZERO ALLA MOSTRA "BRAIN"


Walter Caputo, giornalista scientifico
per Gravità Zero, alla mostra Brain


Ieri una parte della redazione di Gravità Zero si è recata a Milano per visitare la mostra "Brain. Il cervello, istruzioni per l'uso" (Museo di Storia Naturale di Milano - Corso Venezia 55 - mostra aperta fino al 13 aprile 2014).

La mostra comincia facendo sperimentare al visitatore l'accesso all'interno del cervello, infatti - una volta scostate le tende - si apre il sipario.
Si entra subito nel cervello

E ci si trova al buio, squarciato solo da tanti fili elettrici colorati che simulano 100 miliardi di neuroni, ciascuno dei quali può connettersi almeno ad altri 1000. Si sente anche il crepitìo e si ha l'impressione di visitare un centro elaborazione dati in frenetica attività.

Si tratta di una vera e propria rete che, ad esempio, per consentirci di osservare un'immagine mette insieme molte informazioni visive. Il quadro rovesciato che ho davanti sembra composto da tanti piccoli pezzetti, ma quando guardo attraverso la lente compare la Gioconda, dritta!!!

Già da subito quindi ho l'impressione che il cervello non sia più quella sconosciuta black box di 30 anni fa. Oggi la tecnologia e la scienza stanno facendo luce sui processi cerebrali e ci permettono quindi di capire le basi del comportamento umano.

Rossano costruisce il cervello
Mentre visito la mostra mi diverto ad analizzare ciò che faccio dal punto di vista del mio cervello e i pannelli, le illustrazioni, le installazioni interattive servono perfettamente allo scopo. Innanzitutto sto respirando e il mio cuore batte: se ne sta occupando il tronco encefalico. Contemporaneamente sto pensando e scrivendo: grazie corteccia!!! Ora osservo le installazioni: la luce entra nei miei occhi, colpisce la retina e grazie a neuroni specializzati viene attivata la corteccia visiva. Ogni area del cervello ha la sua funzione.

Ma costruire un cervello è una cosa facile? Bè, qui ci riescono anche i bambini. Imparano subito a mettere insieme il tronco cerebrale e il cervelletto (producono movimenti e motivazioni di base), il sistema limbico (produce emozioni e memoria), la corteccia (elabora sensi e pensieri), la corteccia prefrontale (ci aiuta a pensare al futuro e a prendere decisioni). Per riuscire nel compito occorre ricordare ciò che si è imparato.

Ma possiamo ricordare tutto? Innanzitutto ricordare ogni cosa non sarebbe utile, nè efficiente. Ve lo immaginate un cervello intasato di inutili dettagli? Non potremmo più distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è; e allora non dimentichiamoci di acquistare souvenir: servono a riattivare la memoria su determinate esperienze. E lo faremo quando ci serve, prendendo il nostro souvenir e lasciando fluire i ricordi associati a quell'evento.
Luigina Pugno e Rossano indicano l'ippocampo, al
termine del quale è posta l'amigdala

Fortunatamente le cellule del cervello imparano, ma - alla prima esperienza - fra il neurone e i recettori vi sarà una connessione debole. Se ripetiamo l'esperienza quegli stessi neuroni saranno connessi ad un maggior numero di recettori, tramite livelli più elevati di neurotrasmettitori. Così la connessione sarà più forte e la nostra memoria più robusta.

Devo decidere ora come proseguire questo articolo, ma come faccio a scegliere quali concetti o argomenti includere? Innanzitutto i neuroni esecutivi, nella parte anteriore del cervello, dovrebbero aiutarmi a vagliare le informazioni, stabilire le priorità e tener fede agli obiettivi. Utilizzerò la corteccia prefrontale - dedicata alla logica - ma forse l'isola - un centro emotivo - mi spingerà a cambiare idea. Alla fine, se riesco a fregare corteccia e isola, assegnando loro una serie di compiti, potrò lasciarmi guidare dal nucleo accumbens ovvero dal principio del piacere. Ho deciso: scrivo ciò che mi piace.

Bene, ce l'ho fatta, ma devo tener conto che - prima o poi - avrò 50 anni, e a quell'età riuscirò ancora ad insegnare, scrivere articoli e libri? Sì, se farò adeguati esercizi, quindi pianifico già da ora una serie di attività di brain training.

Possiamo pensare a qualcos'altro per potenziare il nostro cervello? Un ippocampo artificiale potrebbe ripristinare la memoria in pazienti colpiti da ictus (o dalla Malattia di Alzheimer).

Anche persone sane potrebbero avere una supermemoria grazie ad un ippocampo artificiale. Ma la legge lo consentirà? Dobbiamo cominciare a chiedercelo già da ora. Perchè, in futuro, alcuni farmaci - già oggi in fase di sviluppo - potranno (forse) consentirci di eliminare il dolore, ridurre il bisogno di dormire (ah! Quanto lavoro arretrato potrei sbrigare dormendo meno...), controllare appetito ed obesità e migliorare la memoria. La nostra felicità dipende da questi fattori? Allora (forse) una pillola ci renderà finalmente felici...

Stimolazione cerebrale profonda
D'altronde, già oggi, a pazienti con patologie cerebrali gravi, può essere inserito nel cervello un filo elettrico per attivare o disattivare specifiche regioni cerebrali. Si tratta della stimolazione cerebrale profonda (DBS): ne usufruiscono oltre 80000 pazienti affetti da Parkinson. Infatti il tremore - tipico della malattia - può essere spento elettronicamente.

In futuro la DBS verrà utilizzata per curare la depressione? Certo, fa una certa impressione pensare di avere degli elettrodi nel cervello, i cui fili sono collegati ad una batteria nel petto.....

Ma non temete, esiste una metodologia non invasiva: si chiama stimolazione magnetica transcranica (TMS). In pratica, gli impulsi elettrici all'interno del cervello vengono indotti dalla creazione di un campo magnetico con passaggio rapido di corrente all'esterno della testa del paziente.

Mentre lo strumento nell'immagine a destra viene passato sul vostro cranio, potrete tranquillamente leggere o guardare la televisione....




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