domenica 18 agosto 2013

MICRORGANISMI ESTREMI IN FONTI TERMALI SOTTOMARINE

Nell'arcipelago delle Azzorre, e precisamente sull'isola di "Sao Miguel", tra i molti posti scientificamente rilevanti, ce n'è uno di particolare interesse geologico. Si chiama Furnas.

Il vulcano di Furnas è uno dei tre vulcani potenzialmente attivi dell'isola, nonostante abbia eruttato l'ultima volta nel lontano 1630. In effetti un vulcano può essere in attività anche senza eruttare. Si tratta di fenomeni di vulcanismo secondario, come ad esempio le fonti termali e le fumarole.

Le fonti termali sono acque sotterranee scaldate dal calore tipico delle regioni vulcaniche, o semplicemente dovute all'incremento di temperatura associato con l'aumento della profondità. Si tratta di acque mineralizzate, che emergono in superficie tramite fratture della crosta terrestre.

Le fumarole sono aree localizzate sulla superficie terrestre da cui fuoriescono vapori caldi e gas.
Furnas, che si trova nella parte est dell'isola di Sao Miguel, a circa 40 chilometri da Ponta Delgada, deve il suo nome proprio all'esistenza di parecchie fumarole in quell'area che divenne città il 31 dicembre 1791. Nelle foto che ho scattato in loco se ne vedono parecchie. Alcune, dette "Caldeiras da Lagoa das Furnas", che sono appunto caldere localizzate in prossimità del Lago di Furnas, sembrano piccole piscine, che raccolgono l'acqua piovana e la scaldano fino a circa 105 gradi centigradi (ma la temperatura a circa 100/200 metri di profondità è di 160° C). Il vapore che ne fuoriesce brucia sulla pelle e l'olfatto avverte subito il caratteristico odore di uova marce associato principalmente allo zolfo. Non a caso il colore predominante intorno alle caldere è il giallo.


Dopo che avrete ammirato il lago di Furnas, che copre un'area di circa 2 chilometri quadrati e raggiunge la profondità massima di circa 12 metri, vi consiglio di chiedere indicazioni per recarvi all'OMIC, "Observatorio Microbiano dos Acores" che non è lontano, ma non è segnalato.

Si tratta di un centro scientifico il cui scopo è promuovere l'importanza della vita dei microrganismi sulla Terra, con particolare enfasi sulla biodiversità esistente nelle fonti termali delle Azzorre.

Due cose mi hanno particolarmente colpito in questo centro: i "microrganismi estremi" e gli utilizzi sorprendenti delle acque termali.
Per quanto riguarda i microrganismi estremi, ho letto sui pannelli informativi che, in prossimità di fonti idrotermali marine, a profondità di 200 metri, con temperature fino a 100°C, la biodiversità degli habitat non è endemica (delle Azzorre), ma è possibile trovare alghe, diatomee e batteri.
Ma il fatto più sorprendente è costituito dalla comunità biologica delle fonti idrotermali marine di profondità. Infatti, in questo caso, dai camini naturali emergono in superficie acque termali alla temperatura di 350°C, molto acide e ricche di metalli pesanti ed elementi radioattivi.


Nonostante condizioni decisamente estreme, le fonti idrotermali marine di profondità sono abitate da batteri ed archeobatteri, che sono le basi della catena alimentare di questi habitat, producendo nutrienti utili per altri organismi.

Per quanto invece riguarda le acque tipiche delle "caldeiras" ho scoperto che:
- la cosiddetta "Agua do Pego", con temperatura di circa 16°C e PH di circa 6, acidula e contenente anidride carbonica è tradizionalmente usata per preparare limonate già "gasate";
- la cosiddetta "Agua Santa", con temperatura di circa 87°C e PH di circa 8, leggermente alcalina, è tradizionalmente usata per preparare tè e caffè termali.

Per me la scienza è sempre una scoperta, anche in viaggio.


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