martedì 8 marzo 2011

EUGENIA SACERDOTE DE LUSTIG: UNA VITA PER LA SCIENZA



Oggi andare a scuola è semplice, la cosa forse difficile è fare la scelta giusta fra tanti tipi di Licei, Istituti professionali, Università.
Oggi a scuola si incontrano ragazzi e ragazze di tutte le etnie e le parti del mondo, e i professori insegnano a capire e a guardare il mondo con occhi nuovi e propositivi.

Nel 1900 non era così.

Le ragazze dovevano frequentare il “Liceo femminile” e i ragazzi quello “maschile”, alle ragazze si insegnava il “bon ton”, cucinare, fare il corredino, la letteratura; ai ragazzi naturalmente le scienze, l’economia, la matematica.
Una ragazza che vuole studiare Scienza, Matematica? Impensabile!


Eugenia Sacerdote de Lustig nasce a Torino nel 1910, cugina di Rita Levi-Montalcini.
E proprio come per la cugina, la sua passione è la scienza.

Perciò frequenta il Liceo Femminile, unico modo per accedere all’Università, costretta a studiare privatamente tutte le discipline scientifiche, studiando anche 12 ore al giorno fra matematica, scienza, chimica, fisica.

Ma solo così ottiene la soddisfazione più grande: iscriversi alla Facoltà di Medicina.
Provate a pensare il primo giorno di lezione all’Università: 4 donne e 500 uomini!

Una di quelle donne era Eugenia Sacerdote de Lustig.

La vita Universitaria non iniziava nei migliore dei modi, con i ragazzi che cercavano in tutti i modi di impedirgli di studiare: «Eravamo cinque mosche bianche tra cinquecento ragazzi, soggette ad ogni sorta di scherzi pesanti e gli stessi professori ci guardavano con un certo disprezzo» ricorda la Sacerdote.

Eugenia si trova a vivere una situazione per l’epoca molto difficile:essere donna con la passione per la medicina e di fede ebraica.
Ma è grazie ad una donna, Herta Mayer assistente del prof. Levi, che Eugenia avrà la possibilità di lavorare in vitro su cellule vive nel laboratorio dell’università di Torino.

Sarà il punto di partenza comune delle due diverse linee di ricerca alla quale si applicheranno Rita ed Eugenia.
Nel 1938 le leggi razziali fasciste costringono le due donne a abbandonare l’Italia: il destino di Herta sarà il Brasile; quello di Rita, gli Stati Uniti d’America, quello di Eugenia l’Argentina.
E l’Argentina sarà la sua casa per molti anni e lo è tutt’oggi: Eugenia ha 101 anni, e se non fosse che la sua vista negli ultimi anni si è affievolita fino a quasi cecità, oggi sarebbe ancora attenta ad osservare al microscopio il cambiamento delle cellule per scoprire nuove cellule, nuovi vaccini, nuove possibilità di cura.

E’ grazie anche alle sue ricerche che oggi è stata sconfitta la Poliomelite, e con il suo coraggio di donna e di madre ha dimostrato al mondo intero, vaccinando i suoi figli e sé stessa, che la vaccinazione era un modo sicuro per sconfiggere la terribile malattia.
Prima dell'introduzione delle vaccinazioni, intorno agli anni 50, la Poliomielite era una malattia comune presente nella maggior parte della popolazione e nel 95% dei casi era asintomatica, cioè si presentava senza sintomi particolari ma era altamente contagiosa e si manifestava nella sua forma più grave, con paralisi anche molto gravi.

Nel 1955, poco prima della messa a punto del vaccino, gli Stati Uniti registravano 35.592 casi di poliomielite, la Svezia 5.090, l'Inghilterra 2.976 e l'Italia 5.010.
Nel 1952 scoppia anche in Argentina come in altre parti del mondo un’ epidemia di poliomelite ed Eugenia viene chiamata dall’Istituto Malbrán per diagnosticare le possibili vittime della terribile malattia che colpisce soprattutto i bambini.

Ogni giorno compie un pellegrinaggio quotidiano fra i reparti ospedalieri di maternità per raccogliere i tessuti e l’istituto Malbrán dove lavora sempre col terrore di contagiarsi ed infettare i propri figli. L'Organizzazione Mondiale della Sanità la invita negli Stati Uniti, dove svolge ricerche sulle scimmie per confermare i risultati di un vaccino promettente, creato dal professore Salk.

Tornata a Buenos Aires, affronta non solo lo scetticismo verso il vaccino delle autorità ma anche e specialmente il timore e la diffidenza della popolazione. Davanti ai giornalisti vaccina i propri figli per dimostrare la innocuità del siero e può così avviare la campagna di vaccinazione che vincerà l’epidemia.

Eugenia ci ha aiutato con le sue ricerche a capire che cos’è la “cellula madre”, quali sono le sue applicazioni, come usarla per preparare vaccini, rigenerare tessuti, per studiare virus e cellule del cancro.

La sua carriera di ricercatrice le ha permesso di ascoltare professori illustri in Italia, Giuseppe Levi, Dulbecco, Luria, ma anche in Argentina dove ha collaborato con Bernardo Houssay premiato per le sue scoperte con il Nobel nel 1947.

Nel 1959 grazie al nuovo rettore dell’Università di Buenos Aires che promuove nuovi concorsi per i docenti all’Università, le viene assegnata la Cattedra di biologia cellulare, ma durerà poco. Nel 1966 i professori antiperonisti vengono allontanati dall’Università ed Eugenia torna al dipartimento di oncologia sperimentale dell’Istituto Roffo insieme con i suoi allievi.
Nell’ultimo periodo della sua attività di laboratorio studia la crescita delle cellule nervose coinvolte nei processi dell’Alzheimer.

Dopo essere andata in pensione, ha continuato le sue ricerche fino a pochissimi anni fa presso l’Istituto come ricercatrice del CONICET (Consiglio Nazionale per le Ricerche Scientifiche e Tecniche).

Oggi Eugenia Sarcedote De Lustig vive in Argentina circondata dall’affetto dei suoi tre figli, dei nove nipoti e della cugina Rita Levi-Montalcini che le telefona ogni domenica, onorata da molti premi e onorificenze - che le importano poco -, ascolta gli amici che leggono per lei saggi su riviste della sua specialità e anche libri di storia, materia della quale è appassionata. «Sono stata cacciata via molte volte dai posti nei quali lavoravo», ricorda quasi ridendo dimostrando di aver risposto alla stupidità con magnanimità.

Non ha mai dimenticato ciò che suo padre era solito ripeterle quando era piccola:
Eugenia vuol dire “la ben nata”.



Per Approfondire :

PIERA LEVI-MONTALCINI: un ricordo sulla cugina Eugenia Sacerdote De Lustig






Di seguito la prima parte del video: "Un ejemplo de vida a los 98 años"

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