venerdì 22 ottobre 2010

COME SI OTTENEVA UN TEMPO CARBONE DA LEGNA


A Montalto, nelle Marche, e precisamente nell'estremo nord del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, si trova il Museo delle Carbonaie.

Dopo aver consultato vari depliant, non avevamo la più pallida idea di dove si trovasse esattamente tale museo. Il nostro obiettivo era semplicemente quello di capire cosa sono e come funzionano le carbonaie, perché - quando andiamo in vacanza - siamo soprattutto interessati agli aspetti scientifici dei luoghi e alla natura piuttosto che a noiose mostre d'arte contemporanea o a musei archeologici (che possono anche essere interessanti, ma ne abbiamo visti troppi!). Così abbiamo chiamato il Comune di riferimento, che ci ha dato un cellulare inizialmente irraggiungibile. Poi siamo riusciti a contattare la persona giusta, ma eravamo convinti che il museo si trovasse a Cessapalombo. Infine, grazie a corrette indicazioni telefoniche e all'aiuto del navigatore siamo riusciti a raggiungere il posto, scoprendo che tutti i cartelli con le indicazioni erano concentrati soltanto sul posto.

Nella tarda mattinata del 5 agosto entriamo nel museo e scopriamo innanzitutto che è gratis. Mia moglie comincia a chiedere all'incaricata cosa possiamo visitare, mentre mio figlio si getta senza ritegno su tutti i depliant disponibili, sistemandoli in rigoroso disordine. "Mentre arrivavamo abbiamo visto la Casa delle Farfalle", dice mia moglie, "di cosa si tratta?". "E' un posto in cui sono state collocate delle piante aromatiche per attrarre farfalle, ma ora lo stiamo sistemando. Abbiamo appena ricevuto i finanziamenti per farlo. Proprio ieri ho fatto un interessante corso sulle farfalle tenuto da un entomologo". Altro che corso di inglese o di aggiornamento su qualche software, penso, questo sì che deve essere stato interessante.

In una stanza ad hoc, l'incaricata ci mostra alcune teche con delle farfalle e ci fa notare che una farfalla ha - al culmine delle ali - dei disegni che riproducono teste di serpenti, e ciò serve a scoraggiare gli uccelli predatori. Stesso fine hanno delle appendici al termine delle ali: quando l'uccello afferra le appendici crede di aver conquistato il suo pranzo; in realtà le appendici si staccano e l'uccello resta... con un pugno di mosche. Purtroppo, una volta staccate, le appendici non ricrescono, di conseguenza la polizza assicurativa della farfalla è in grado di risarcirla una sola volta per un solo evento. Altro aspetto oltremodo curioso è che le farfalle non hanno bisogno di alcun processo di imbalsamazione. A fini di studio, vengono catturate con un retino - esattamente come si vede nei cartoni animati - poi vengono stordite con cloroformio o etere e infine uccise. E' sufficiente predisporre la teca, stendere le ali della farfalla e fissarla con uno spillo speciale che non arrugginisce. Occorre però inserire nella teca anche della comune naftalina, che funzioni da antiparassitario. In questo modo i cadaveri delle farfalle si conservano e possono essere studiati: si pensi che solo nei Monti Sibillini ne esistono più di 800 specie diverse !

Al piano superiore c'è una mostra sul lupo e finalmente, a piano terra, troviamo il museo delle carbonaie! Qui capiamo innanzitutto che una carbonaia è uno strumento - che va costruito - e serve a produrre carbone a partire dalla legna. Non va bene qualunque tipo di legna, né qualunque dimensione (lunghezza e diametro); inoltre occorre seguire una procedura per costruire il nucleo, la base e la copertura della carbonaia. Come se non bastasse occorre accenderla e governare attentamente il fuoco: una volta finito il processo bisogna smontare la copertura, recuperare il carbone, infilarlo nei sacchi e trasportarlo fino al luogo di vendita. Questo non è altro che il mestiere del carbonaio,fino a pochi decenni fa diffuso in questa zona e praticato da circa 50 famiglie. Ora non restano che 5 famiglie e la carbonaia non è più fatta di legno, ma di lamiera (quindi non viene ricostruita ogni volta, si veda foto a sinistra), d'altronde il carbone non è più essenziale come un tempo.

Decidiamo di approfondire la conoscenza delle carbonaie affrontando il "percorso delle carbonaie", ovvero 12 chilometri a piedi che ci consentiranno di scoprire e toccare con mano gli alberi da cui si ottiene la legna per costruire le carbonaie e tutte le fasi di preparazione delle stesse. Impariamo i nomi degli alberi (maggiociondolo, corniolo, acero d'ungheria, roverella), grazie ad utili cartelli posti in corrispondenza degli alberi stessi: ciò consente di conoscerli in maniera pratica (e non solo teorica). Ad un certo punto ci rendiamo conto di essere gli unici visitatori del percorso delle carbonaie: non c'è proprio anima viva! Eppure per un istante restiamo immobili con la faccia a forma di punto interrogativo, quando - a poca distanza da noi - un qualcosa di alto circa mezzo metro sfiora le piante in maniera vistosa e sufficientemente rumorosa da farci rabbrividire. E' probabile che si tratti di un cinghiale: cosa si fa quando ci si trova faccia a faccia con un cinghiale? Francamente non lo sappiamo e speriamo di non doverlo sperimentare!

Piomba di nuovo il silenzio nel bosco, infranto solo da tante farfalle (ma veramente tante!) e ci possiamo godere con tranquillità tutte le fasi di costruzione della carbonaia. E' interessante vedere come si costruisce il nucleo, cioè un castello di legna inchiodata (si veda la foto a sinistra) che deve essere ben saldo poiché reggerà l'intera copertura e il peso del carbonaio, quando vi salirà sopra per accenderla e poi ricoprirla. Quel castello di legna sarà poi anche il camino della carbonaia: quando - dopo 8/10 giorni - il fumo diventerà acre e di colore azzurro, significherà che il processo di combustione è pressoché esaurito. Lo spiazzo dove viene collocata la carbonaia non va scelto a caso: è opportuno che a monte dello spiazzo si trovi il bosco dal quale si attinge legna, perché ciò ne agevolerà il trasporto. Inoltre è meglio riusare sempre gli stessi siti, poiché la terra, già "cotta", non si muove e non si fessura, così da impedire l'ingresso di aria all'interno della carbonaia.

Una volta scelta la "piazza carbonaia" e costruito il castelletto di sostegno, occorre predisporre la legna per costruire la copertura. La base verrà sostenuta da pietre, mentre la copertura avrà un certo spessore, quindi legna più lunga all'esterno e più corta all'interno, dal momento che la forma della carbonaia è quella di una cupola(si veda la foto a destra). Fino a questo punto la bocca del camino della carbonaia è aperta. Si inizia la carbonizzazione gettando della brace all'interno, insieme con piccoli frammenti di legno; poi la bocca viene chiusa con legna più grossa e frasche. Nei giorni successivi la bocca va riaperta perché la carbonaia sia alimentata con nuovi pezzi di legno. A partire dal quarto/quinto giorno non viene più alimentata.

Inizialmente il fumo che esce dal camino è biancastro, poi - con la diminuzione dell'umidità - diventa marrone, successivamente torna ad essere chiaro: ciò significa che la carbonizzazione è iniziata. Quando il fumo diventa celeste e l'odore si fa pungente per la presenza di acido acetico, il processo di carbonizzazione è a buon punto. Esso finirà quando non ci sarà più fumo, cioè dopo circa 5 o 6 giorni per le carbonaie piccole e dopo 8 o 10 giorni per quelle grandi. La legna si è trasformata in carbone quando, facendo pressione sulla carbonaia con le mani, questa scricchiola. Alla fine del percorso siamo stremati, non tanto per i 12 chilometri, né per la pendenza,
e neanche per il sole, piuttosto per i 15 chili di mio figlio sulle spalle (mie e quelle di mia moglie a rotazione, cioè finché ci si riesce....).

Tutte le foto pubblicate in questo articolo sono state scattate dall'autore e da sua moglie il 4 agosto 2010.

2 commenti:

Michele Filannino ha detto...

Bellissimo racconto di una bellissima esperienza. Questo tipo di posti meriterebbe più risonanza, ed in parte è, penso, lo scopo del tuo splendido articolo. Io non vedo l'ora di visitarlo.

Perché non hai inserito delle foto? Non avendo mai visto una carbonaia, le foto sarebbero state un sussidio in più. :)

Saluti,
Michele.

Walter Caputo ha detto...

Carissimo Michele,
come puoi vedere, grazie all'aiuto di mia moglie, ho aggiunto le foto. Effettivamente ora l'articolo è più gradevole. Qui (http://www.gravita-zero.org/2010/08/il-lupo-cattivo.html) trovi il primo articolo della serie "VIAGGI E SCIENZA".
Grazie ancora per il tuo commento.
Walter