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venerdì 22 ottobre 2010

LA SCIENZA E I GIOVANI: COSA PROPONI PER MIGLIORARE LE COSE?

Si sa che che l’insegnamento scientifico in Italia lascia a desiderare. Lo dimostrano chiaramente le sconfortanti prestazioni offerte dai nostri studenti nelle indagini internazionali quali l’OCSE-PISA, per citarne una.

Come mai, secondo voi? Perché la didattica delle Scienze, e della Fisica in particolare, non funziona qui da noi?

Inviateci le vostre idee per migliorare: quali argomenti potrebbero risultare particolarmente accattivanti per i giovani studenti o quali metodi di approccio preferire, o...

Partecipate al Carnevale della Fisica 12 su Scientificando

(e leggete qui le regole) oppure inviate i vostri contributi a: annaritar5@gmail.com



COME SI PARTECIPA AL CARNEVALE DELLA FISICA?

E' sufficiente pubblicare sul proprio blog, ed entro il 27 del mese, un testo divulgativo su un argomento che abbia relazione con la fisica.

Fisica teorica, meteorología, nanotecnologíe, biofísica, astrofisica, ma anche storia, poesia, teatro, musica: materie che possano avere relazione con la scienza e la fisica in particolare.

Ogni 30 del mese il blog ospitante pubblicherà un post con tutti i links ai blog che si sono uniti all'iniziativa, con l'obiettivo di fare conoscere e apprezzare la fisica in tutti i suoi aspetti e aumentare la visibilità dei blog e degli autori che partecipano e desiderano stimolare, soprattutto nei i giovani, la curiosità verso la fisica, per scoprirne tutto il fascino.

Nei mesi successivi, a turno, anche altri blogger e autori potranno proporsi per ospitare il carnevale sulle proprie pagine.

Il prossimo Carnevale della Fisica n° 12 è ospitato su Scientificando

La pagina del gruppo Carnevale della Fisica
www.carnevaledellafisica.ning.com

Le regole del Carnevale della Fisica.



4 commenti:

Unknown ha detto...

E' necessario migliorare la cultura scientifica fin dalle elementari,insegnare alle maestre come si insegna la matematica. Bruno d'Amore docet!!! I mali degli studenti italiani vengono dalla scuola primaria molto debole

Anonimo ha detto...

Perché se per le materie umanistiche è facile trovare docenti con una spiccata inclinazione alla divulgazione, non fosse altro che tali materie sono già di loro "auto-divulganti", in quelle scientifiche sono rari gli episodi nei quali incontri un professore che sappia parlare, comunicare: INSEGNARE.

La mia esperienza è piena di insegnanti di matematica, chimica e fisica, senza nessuna passione per la loro professione e la loro disciplina. Ricordo ancora con immenso piacere il prof. Piergiorgio Fusco (Fisica) o la prof.ssa Luigia Di Terlizzi (Matematica Discreta). Due dei professori che più hanno saputo far amare le loro discipline a noi studenti. Oltre che avere una naturale propensione ad instillare curiosità in chi ascolta, c'è anche un discorso di "sano lavoro duro" per la preparazione di un corso.

Quanto lavoro hanno profuso Halliday e Resnick per scrivere il loro famoso libro di fisica? E quanto, invece, per scrivere il Mazzoldi? L'Halliday riuscirebbero a studiarlo tutti (970 pagine), il Mazzoldi (420 pagine) in pochi. Il primo è pieno di esempi, esercizi, aneddoti divertenti... tutti elementi che avvicinano la disciplina (di per sè ostica) allo studente ed offrono un maggior numero di occasioni per attrarre, affascinare.

Fa parte di una concezione tutta italiana della scienza: la divulgazione intesa come "trasmettere la magia" è qualcosa che non sappiamo fare molto bene.

Scusate per la lunghezza del post. :)

Saluti,
michele.

Gabriele ha detto...

Sono pochi gli insegnati e professori che sanno spiegare scienza: basterebbe fare più spesso esempi di vita quotidiana (anche se non sempre è possibile farli). E come ha detto Daniela, è necessario insegnare scienza fino dalle elementari, e perchè no, qualche accenno base negli asili.

Anonimo ha detto...

Gabriele gli insegnamenti scientifici cominciano a passarteli i genitori fin dalla tenera età, solo che quando lo fanno, non ti dicono che è scienza.
La scienza cominciano a spiegarla i genitori quando rispondono ai perchè dei bambini. Poi arriva la scuola.