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IL LUPO CATTIVO?

A Massimo Dell'Orso non mancano certo le capacità divulgative. Lo incontro all'Ecomuseo del Cervo di Castelsantangelo sul Nera, poco distante da Visso (Macerata), nelle Marche. La prima cosa di cui si preoccupa è che mio figlio, che ha quasi due anni, non si metta ad urlare, quando - dopo aver visitato l'Ecomuseo - andremo nell'Ecocentro Faunistico per vedere, tra gli altri, il lupo. (di cui l'orma è riportata nella foto). "Se sente rumori, non si farà vedere" afferma Massimo, "al lupo non interessa il pubblico".
Aggiunge poi che "ha un rapporto un po' meno freddo solo con me, perché rappresento colui che gli porta il cibo tutti i giorni". Mentre paghiamo (sono con mia moglie e mio figlio) i biglietti per iniziare la visita guidata, scopriamo che Massimo ha scritto (insieme ad Alessandro Rossetti e Paolo Tescarollo) il libro che stiamo cercando dal primo giorno in cui abbiamo messo piede nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Si tratta de "Il giardino della Sibilla - Guida ai fiori del Parco Nazionale dei Monti Sibillini". Perchè a noi interessa sapere che cosa stiamo osservando, come mai un certo fiore ha un aspetto così strano, e soprattutto quale sia il nome - prima di tutto volgare, e poi anche scientifico - di ogni fiore. Sfogliando il libro, io e mia moglie, che da un po' di giorni camminiamo sui monti con nostro figlio sulle spalle, capiamo che è proprio ciò che fa per noi: splendide immagini corredate da nome scientifico, nome volgare, famiglia, ambiente, fioritura, distribuzione e diffusione sui Monti Sibillini. Tra gli altri, finalmente identifichiamo la "calcatreppola ametistina", un fiore viola pieno di spine, molto comune nei prati collinari e montani dei Monti Sibillini. D'altronde nostro figlio, Rossano, chiede che cos'è davanti ad ogni oggetto che incontra, quindi è un continuo e non puoi rispondere: "questo è un fiore", "quest'altro è un fiore"....
Dell'Ecomuseo Massimo ci fa notare soprattutto alcune particolarità, a cui francamente non avremmo mai pensato senza una visita guidata. Innanzitutto ci fermiamo di fronte ad una vetrina, al di là della quale è posto uno splendido lupo imbalsamato. "Guardate i suoi occhi" ci dice Massimo. "Sono piuttosto inquietanti" dico io. "Ma è necessario che facciano paura?" ci chiede. E ci fa vedere una foto di un lupo che ha uno sguardo "buonissimo": ci spiega che è ora di finirla di rappresentare il lupo in atteggiamento feroce o aggressivo. Quel lupo venne imbalsamato da un cacciatore che resistette alla tentazione di sistemarlo ad esempio mentre sbranava un agnello, ma non riuscì a resistere alla tentazione di rendergli lo sguardo inquietante con un trucco del tipo "contorno occhi" che evidenziasse il giallo dell'iride.
Più avanti nell'Ecomuseo Massimo ci fa notare la differenza, pressoché irrilevante, fra animali veri (imbalsamati) e finti (riprodotti). E allora perché imbalsamarli?

Nel Centro faunistico osserviamo un capriolo maschio di tre anni (di nome Sirio), chiuso in un recinto. E' tranquillo e si fa osservare da vicino, soprattutto mentre Massimo (nella foto con il capriolo Sirio quand'era piccolo) gli porge il pranzo: avena, mais e carrube. "Perché non lo liberate?" gli chiedo. "Perchè quando è stato trovato era troppo piccolo, e non ha imparato a cavarsela da solo, per cui liberarlo significherebbe ucciderlo" risponde Massimo. Poi aggiunge che molte persone arrivano al Centro Faunistico con dei caprioli neonati pensando di aver compiuto un nobile gesto, in quanto li hanno trovati abbandonati. In realtà non sanno che la madre resta a distanza di circa 500 metri da loro perché sa benissimo che, se venisse aggredita da un predatore, per il cucciolo sarebbe la fine.

Invece, dato che il capriolo neonato è un po' come l'acqua: incolore e inodore, nel senso che si mimetizza molto bene con l'ambiente e non rilascia odori che possano attirare predatori, è evidente che il cucciolo è al sicuro "lontano" dalla mamma. Se qualcuno lo raccoglie quando non ha ancora potuto formare gli anticorpi grazie al latte materno, sostanzialmente lo uccide. Anche per evitare cose di questo genere è necessaria la divulgazione scientifica, e Massimo è perfettamente d'accordo con la filosofia di Gravità Zero. Stiamo per iniziare a discuterne quando un temporale ci prende in pieno. Ci rifugiamo sotto la tettoia che copre la mangiatoia dei cervi e ci accordiamo per rivederci la sera. "Vi farò vedere il lupo" promette Massimo.

Alle 18:30 siamo di nuovo davanti all'Ecomuseo, proprio quando escono i visitatori.
Ciascuno segue, con la propria auto, quella di Massimo. Obiettivo: lupo. Sul posto Massimo ci spiega che se il lupo viene portato al loro centro prima dei 6/7 mesi di età non potranno più reintrodurlo in natura, perché il lupo è un animale sociale. vive cioè in società con gli altri lupi. Durante i primissimi mesi di vita la madre insegna al suo cucciolo come cacciare sì, ma anche come stare con gli altri lupi e come comportarsi quando se ne incontra uno: il rango, la cooperazione ecc. Se il cucciolo arrivasse al centro prima di aver maturato le sue competenze sociali, nessuno gliele potrebbe insegnare e per lui quel sapere sarebbe perso per sempre.

Percorso un breve tratto cominciamo a camminare per un sentiero che si inerpica sulla montagna. Formiamo un gruppo rigorosamente silente, mentre continuiamo a salire con le nuvole che stanno occupando tutto il cielo. E sono sempre più nere.
Finalmente giungiamo di fronte ad un recinto ricoperto di teli e canne. Cerchiamo piccoli fori e sbirciamo all'interno. Non dobbiamo parlare, altrimenti il lupo non si farà vedere, se faremo rumore non importa, lui non ci vede: penserà che siamo dei cervi.

Massimo colpisce leggermente il recinto e dopo un po' il lupo esce. E' davvero magnifico.
Cerco di guardarlo negli occhi. E' vero: il suo sguardo è buono. Il lupo cattivo è un'invenzione degli esseri umani.
Il lupo si avvicina verso il confine del recinto e poi torna indietro. Poi torna ad avvicinarsi e la mia sensazione è che lui non abbia paura. Perché noi dovremmo averne?


VIAGGI E SCIENZA: UNA NUOVA RUBRICA DI GRAVITA' ZERO

Questo articolo inaugura una nuova rubrica di Gravità Zero dal titolo Viaggi e scienza. Il suo scopo è quello di raccogliere i contributi a carattere scientifico che vi sono stati stimolati dai luoghi c he avete visitato durante viaggi, gite o scampagnate.

2 commenti:

Alberto ha detto...

il mio blog si chiama proprio http://scienzaviaggi.blogspot.com/ semplice coincidenza o... miracolo??

Walter Caputo ha detto...

Carissimo Alberto,
è una semplice coincidenza. Ho dato un'occhiata al tuo blog e non è male. Questo articolo e gli altri della stessa serie non sarebbero perfetti anche sul tuo blog?
Walter