domenica 16 novembre 2014

INTERSTELLAR: ECCO PERCHÉ A NOI È PIACIUTO

Ultimo aggiornamento: 8 dicembre   (in verde)

Non può lasciare indifferenti l'ultimo capolavoro di Christopher Nolan"Interstellar".  O lo si ama, o lo si odia. Un film dalla fotografia sorprendente, con cambi di piani ripresa degni del regista di "The Prestige" - [SPOILER PIÙ AVANTI]


Lo spazio come ultima frontiera, gli omaggi a Kubrik di "2001 Odissea nello Spazio",  a "Solaris "di Tarkovskij,  al “Contact” di Zemeckis: tutto questo e altro  raccontato e mostrato con una sincera e appassionata maestrìa nell'opera che Nolan ha saputo offrirci conivolgendoci e facendoci pensare...



Non è certo un film per chi è abituato ad entrare al cinema con calcolatrice e formule di Lorentz in mano. Anzi, questi sono i primi che dovrebbero tenersi alla larga da Interstellar.

Perché intendiamoci bene: Nolan è uno di quei registi che se gli si presenta l'opportunità di stravolgere il ritmo e suscitare emozioni non ci pensa due volte a sacrificare la coerenza o la credibilità interna alla narrazione: il valore raggiunto è maggiore rispetto a quello a cui si rinuncia, come farebbe un chirurgo esponendoci a vantaggi superiori al rischio stesso dell'intervento.

Dunque se cercate un film documentario ineccepibile scientificamente andate piuttosto al Planetario di Torino o di Milano, non al cinema e  benché meno a vedere Nolan. 

Ma ci sono anche scienziati, e di grosso calibro, che non hanno storto il naso.

Parliamo dell'autorevole giudizio di Giovanni Bignami, che non può certo considerarsi un novellino.
«Sì, è un ottimo film. Mi sono sentito sopraffatto, come se un’onda del Pacifico mi avesse travolto su una spiaggia del Messico. Del resto è proprio l’onda gigante cosmica l’effetto speciale più sorprendente». 
L’impianto scientifico le è sembrato plausibile? 
«Certo, non a caso c’è dietro il grande fisico americano Kip Thorne, ideatore della storia e coproduttore. Il film punta anche su una parte di fantasia, ma non guasta».

Anche la moglie del Prof. Bignami, la Prof.ssa Patrizia Caraveo, direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica dell'INAF a Milano, è entusiasta e nel suo articolo "Perché vale la pena farsi un viaggio nello spazio con Interstellar" racconta la sua esperienza da spettatrice. 


E perfino il celebre astrofisico Neil deGrasse Tyson ha già discusso la questione a lungo, lodando la scienza presentata nel film. 
Nolan, tra l'altro, non solo non sembra infastidito dalle critiche sulla scientificità della trama, ma si è già  è pronunciato sull'argomento, dicendo sostanzialmente che si tratta di finzione cinematografica, e come tale andrebbe trattata, consigliando per chi volesse approfondire di leggere il libro "The science of interstellar" di Kip Thorne dove il fisico spiega tutte le teorie scientifiche utilizzate nella sceneggiatura.

Christopher Nolan - Shutterstock 

Analizziamo ora alcune critiche trovate qua e là sulla rete.

LE CRITICHE "SCIENTIFICHE" AL FILM 

Come mai un drone indiano gira senza sosta nei cieli americani? E quale utilità ha  la sua presenza nell'impianto narrativo?

La scena, lunga ma carica di pathos, peralto con un inseguimento in SUV tra le piante di granoturco americano, ha diversi scopi: il più importante è dimostrare che la tecnologia di controllo satellitare è stata abbandonata e dimenticata da tempo. Ma la scena in cui Cooper prima cattura e poi smonta il drone ci ricorda il primo Star Wars, dove la tecnologia è ormai vecchia e vissuta (i robot malconci o il "catorcio" del Millenium Falcon), ma ancora  riutilizzabile secondo le regole del "do-it-yourself" e addirittura ricorda Fahrenheit 451 (ogni conoscenza e libro che tratti l'argomento dei viaggi spaziali è bandita).

Gli  insegnanti rimproverano Cooper, perché insegna alla figlia che i viaggi spaziali hanno portato uomini sul suolo lunare, mentre i libri di testo scolastici “politicamente corretti" affermano che le missioni furono una messinscena. La scena da alcuni è stata criticata e ridicolizzata come pro-complottista. 

Non ci troviamo nulla di strano. Perfino in Italia abbiamo avuto periodi storici dove gli scienziati si sono piegati alla politica, come nel caso delle leggi razziali. E questi pericoli sono sempre dietro l'angolo. Qualcuno si ricorderà il tentativo della allora Ministra dell'Istruzione Moratti, durante il Governo Berlusconi, di abolire dai testi scolastici la teoria dell'Evoluzione. Solo dopo una rivolta popolare e la presa di posizione di alcuni scienziati la cosa fu messa a tacere. 

Cooper non studia manuali di bordo e sembra che possa pilotare una astronave in tempi rapidi.

In cinematografia il tempo di un film non è affatto uniforme: di fronte alla proiezione di un film noi assistiamo ai fatti con una percezione assolutamente diversa da quella che abbiamo nella vita normale. Di questa realtà fittizia fa parte il tempo del cinema, che non è lo stesso della vita reale. Nella vita reale, in cinque minuti non riusciamo a farci nemmeno un caffè, in un film in cinque minuti possono accadere molteplici avvenimenti. Il cinema non basa i suoi tempi sui tempi reali, ma sul tempo scandito dal montaggio (e preparato in sceneggiatura).

Come fa la NASA a collaudare di nascosto un missile spaziale gigante e come fa a tenere segreto tutto quanto dopo ogni lancio?

Ne era all'oscuro solo la gente comune. È già successo in passato, perché non potrebbe accadere in futuro? Mai sentito parlare di Echelon? E del più recente caso Edward Snowden? E del controverso direttore dell'FBI Edgar Hoover?  

Matt Damon, un astronauta addestrato, capace di sopravvivere per anni da solo su un pianeta totalmente inospitale, apre il portello pressurizzato senza accorgersi delle conseguenze catastrofiche.

Il personaggio è in preda a delirio. Le sue azioni sono basate sull'irrazionalità. Tenta di uccidere Cooper e di impossessarsi (da solo?) di una intera stazione spaziale che oltretutto non conosce. Come può pensare di farcela? E infatti... 

Il disegnino del wormhole (con tanto di carta ripiegata) appare risibile agli occhi di un esperto o di un fisico. 

Ma quanti spettatori hanno studiato fisica?  Ovvio che la spiegazione e il disegnino è a utilizzo dello spettatore e non del personaggio della trama. 

La stella più vicina - dice Cooper - è a migliaia di anni luce.

Ora: ci si scandalizza per la semplificazione del disegnino del wormhole e poi si prova sgomento per una frase che sottintende che "la stella più vicina sia quella con il primo pianeta abitabile".
Che Proxima Centauri (la stella più vicina a noi a soli 4 anni luce) non abbia un pianeta abitabile lo spettatore o lo sa (e allora comprende la frase) o non lo sa (e accetta comunque l'affermazione come un dato di fatto). Dunque dove sta il problema?

Durante lo scontro tra Cooper e Matt Damon, per farlo ragionare, il primo gli urla che ha il 50% di probabilità di rompere il suo stesso casco. Perché fare leva sul calcolo delle probabilità? 


Non bisogna essere statistici per pronunciare una simile affermazione. Oltretutto chi la pronuncia è un ingegnere, dunque cosa c'è di strano? Tra l'altro in una situazione di pericolo si entra in ipossia, la lucidità diminuisce e si fanno e si dicono cose che non si direbbero normalmente. In una simulazione presso il  DLR alcuni di noi si sono trovati in ipossia di ossigeno. Dopo pochi minuti eravamo talmente poco lucidi da non essere in grado di fare semplici somme e sottrazioni...


Molti hanno definito sdolcinato il monologo sull'amore come una forza che supera lo spazio e il tempo. E che ci spinge a fare cose straordinarie. 


Una frase che ha più un impianto filosofico, che scientifico. Ma perché stracciarsi le vesti? Non siamo (e non vorremo mai esserlo) razionali come Sheldon Cooper (omonimia) in The Big Bang Theory: ben venga dunque un briciolo di irrazionalità.  Siamo invece irrazionali fino al midollo, soprattutto gli scienziati! E certe frasi non fanno che rendere più plausibile e umana l'intera vicenda. 

Il “piano B”, quello che non prevede di salvare l’umanità sulla Terra ma di ripopolare i pianeti con i gameti congelati – o gli embrioni. Non ci sono incubatrici e di donne a bordo ce ne è una sola, chi si occuperà della gestazione, ecc. ecc.. 
Eppure è molto semplice. Non sono i pionieri a occuparsi degli embrioni ma chi sopravviverà e sopraggiungerà. 

Non potevano mandare delle sonde meccaniche? 
Certo, ma il tempo stringe. E potremo descrivere almeno una decina di motivi per cui non si mandano  sonde meccaniche. Su Luna (e prossimamente su Marte) ci siamo andati di persona. E così facciamo nelle profondità degli oceani. L'intervento umano non può essere sostituito da una macchina, per ovvi motivi. 

Un padre attraversa letteralmente lo spazio-tempo per ritrovare la figlia invecchiata e non ha reazioni emotive. 
Osserviamo che chi fa simili affermazioni è spesso in genere lo stesso spettatore che bolla le affermazioni precedenti del protagonista come "frasette da bacio perugina". Si decida. O il film è sdolcinato o non lo è. 
Intanto dalle scene del film non si può evincere il dramma che il protagonista vive interiormente. Cooper, poi, non è un uomo qualsiasi, è un militare addestrato che sa dominare le emozioni, almeno esteriormente. E le reazioni di una persona non sono riconducibili a un cliché. 


Le scene intime più riuscite del film? Sono quelle delle visualizzazioni dei videomessaggi inviati a Cooper e ai suoi compagni di viaggio. Il tempo scorre inesorabile fino a che la figlia ha l'età stessa del padre (dilatazione spaziotemporale) e poi invecchia più del padre fino a diventare una anziana donna che lo attende al suo capezzale. Lo struggente rapporto padre-figlia del film è il leitmotiv dell’intera vicenda. Una figlia cerca di capire perché il padre l’abbia abbandonata, per poi scoprire che l'abbandono stesso potrebbe non essere mai avvenuto (era il padre e non un fantasma che comunicava con lei dalla quinta dimensione per tutto l'arco della sua giovane vita).
Il tempo utilizzato da Nolan come per Inception, ma molto più raffinato. 

La narrazione è rapida (il regista ha a disposizione poco più di un paio d'ore per raccontare la storia),   ma proprio per questo non può farla durare quanto pare a noi. 

time interstellar
Questo non significa affatto che debba essere frettolosa e superficiale. E il montaggio, che procede secondo due linee della trama in modo parallelo, ci aiuta a esaminare quello che accade sulla Terra e quello che accade a Cooper e i suoi compagni, intrecciando e facendo sembrare sincroni e fluidi eventi distanti non solo nello spazio ma anche nel tempo. 

Un ritmo che non è omogeneo: in certi momenti particolarmente lento, in altri con forti accelerazioni in concomitanza delle scene più drammatiche.

Che altro ancora? Un cast che è finito perfino sulla copertina del Time, e che fa invidia a  qualsiasi regista. Anne Hathaway, Michael Caine, Matt Damon, Jessica Chastain,  Casey Affleck, Wes Bentley e una piccola quanto brava Mackenzie Foy. E poi la colonna sonora di Hans Zimmer, sincronizzata perfettamente con la struttura della trama. 


QUANDO GLI SCIENZIATI SBAGLIANO A COMUNICARE 

Per far si che il processo di comunicazione sia corretto, il messaggio deve passare attraverso un canale idoneo e deve essere comprensibile al destinatario.

Riportiamo un esempio chiarificatore a riguardo.

Il 30 settembre del 2005 nelle pagine del The Guardian lo scienziato e divulgatore Simon Singh (autore de "l'Ultimo teorema di Fermat") criticò il poetico testo di Katie Melua "Nine million Bycicle" interpretando le parole come "un attacco all'accuratezza dei calcoli dei cosmologi" e il Guardian ricevette molte lettere dei lettori pro e contro...

Così il 15 ottobre Melua e Singh parteciparono a un faccia a faccia nel Today Programme della BBC e Melua presentò un nuovo testo che includeva gli emendamenti di Singh.

Melua si scusò, dicendo che avrebbe dovuto saperlo, avendo fatto parte del club di astronomia a scuola.

Infine entrambi (eccovi il risultato DA VEDERE E ASCOLTARE) convennero che il nuovo testo avrebbe avuto meno probabilità di ottenere successo commerciale.
Tra i due è Melua ad avere dimostrato, con humor raffinato, l'inconsistenza delle argomentazioni di Singh, e a scusarsi di fronte ai telespettatori della BBC avrebbe dovuto essere lo scienziato e non la cantautrice.

Non si capisce. dunque. perché anche il film di Nolan non possa essere accettato per le licenze poetiche dichiarate dalla regia: una narrazione cercata per dispensare piacere allo spettatore, con una fotografia da far restare senza fiato e una scenografia che fa poco uso di tecniche digitali: quello che si vede è ciò che ha sempre visto il regista e non frutto della grafica digitale di postproduzione, inseguendo così una prassi  di altri recenti film di fantascienza. Quella di  creare effetti speciali non fini a se stessi ma efficaci grazie a una contestualizzazione scenica. 


Insomma: ben fatto Nolan!


VEDI ANCHE: INTERSTELLAR, LA TIMELINE DEL FILM


1 commento:

Malibu ha detto...

Ottima la (lunga) recensione, eppoi bisogna sempre ricordare che un film deve raccontare una storia e si prende sempre licenze, che siano storiche, scientifiche o biografiche.