mercoledì 6 agosto 2014

IL GIARDINO DELL'OTTONE A PORTOFERRAIO (ISOLA D'ELBA)

Oggi siamo al camping village Rosselba Le Palme, perché proprio all'interno di questo campeggio si trova un giardino botanico – a prevalenza di piante esotiche – con una storia particolarmente interessante.

Il direttore del campeggio, Stefano Milana, pone a nostra disposizione un libro completo sul giardino ed una guida che ci condurrà alla scoperta delle piante di maggior rilievo.

Il libro, intitolato “Il Giardino dell'Ottone” è stato scritto da Patrizia Marracci ed ha la prefazione del Prof. Paolo Emilio Tomei del Dipartimento di Scienze Botaniche dell'Università di Pisa. La nostra guida è Andrea Linaldeddu, che si occupa, tutto l'anno, della manutenzione di questo giardino. E' lui quindi che cura le piante, facendo in modo che i visitatori possano ammirare molti esemplari provenienti dall'Australia, dal Messico, dall'Uruguay, dal Brasile, dalle Americhe e da altri paesi più o meno lontani dal nostro.

Si crede generalmente che le piante esotiche siano più che altro legate a mode, magari passeggere. Il fascino particolare di quelle piante ha indotto già gli Egizi a compiere lunghi viaggi per cercare alberi esotici. Tuttavia, durante l'Ottocento, c'è un cambiamento di ottica: si cerca di sperimentare in che modo e in che misura piante provenienti da paesi lontani possano adattarsi a climi diversi da quelli originari. Si studiano quindi le caratteristiche fisiologiche e l'ecologia: così nascono, ad opera di privati, i giardini di acclimatazione.

Ai primi del 900 ci sono in Italia oltre 100 giardini di acclimatazione, gran parte dei quali sono concentrati in Liguria. Fioriscono studi, condotti con rigore scientifico, che consentono di incrementare le conoscenze relative alle tecniche colturali, alla composizione del terreno, alla capacità delle piante di sopportare minime eccezionali di temperatura.

I giardini di acclimatazione, in generale, nascono grazie all'interesse e alla disponibilità di terreni di nobili e di ricchi possidenti. Purtroppo, talvolta la vita di queste concentrazioni di piante esotiche può essere alquanto breve: o a causa della morte del proprietario o a causa di eventi climatici estremi, che superano la capacità di resistenza delle specie impiantate.

Nel 1896, in una località poco distante da Portoferraio (Isola d'Elba), Giorgio Roster (1843-1927), professore di Chimica biologica e di Igiene presso il Reale Istituto Superiore di Firenze, fonda il giardino sperimentale dell'Ottonella. Grazie alla mitezza del clima elbano, nel 1911, il giardino conta già 700 specie. D'altronde anche oggi, ci ricorda Andrea Linaldeddu, il clima sull'Isola d'Elba è particolarmente idoneo per la crescita e lo sviluppo di piante esotiche: in inverno si arriva al massimo a 10/11 °C, salvo al mattino, quando possono esserci 4/5 °C. E poi le giornate invernali, in generale, sono piuttosto soleggiate.

Nel 1910 il Dott. Garbari, ricco possidente di Monaco di Baviera, già in contatto con il Prof. Roster, acquista, di fronte all'Ottonella, un vasto appezzamento di terreno sul quale inizia l'impianto di specie esotiche. Così nasce il Giardino dell'Ottone.

Nolina longifolia
I contatti fra Roster e Garbati portano a scambi di piante e di conoscenze. Il Giardino dell'Ottone diventa sempre più ricco, soprattutto di specie di palme. Ma poi il tempo passa e i vecchi proprietari muoiono. Se ancora oggi possiamo visitare questo bel giardino di acclimatazione è perché i proprietari successivi hanno continuato a curarlo. Grazie a loro stiamo varcando il cancello di ingresso di un giardino che ha un'estensione complessiva di circa 2 ettari e si trova in località Ottone, a circa 3 chilometri dall'abitato di Bagnaia, nel Comune di Portoferraio.

Subito dopo l'ingresso, Andrea ci fa notare la Cycas revoluta. “Cycas” deriva dal greco “Kykas”, usato da Teofrasto per identificare piante palmiformi. Nelle regioni intertropicali ne esistono 16 specie. Le Cycas hanno fusto cilindrico e foglie di colore verde lucido e brillante. Possono resistere anche a -10/12 °C, quindi potrebbero stare anche a Torino. Un tempo si pensava che potessero resistere all'aria aperta solo in primavera ed estate. D'altronde il Prof. Roster era particolarmente a favore delle esperienze condotte all'aria aperta, senza alcuna protezione.

Ci soffermiamo poi di fronte alla Chamaerops humilis (“humilis” perché non supera i 3-4 metri), che ha il germoglio centrale commestibile ed è anche un'ottima pianta da giardino. E' una delle due palme indigene dell'Europa (l'altra è Phoenix theophrastii grenter); in Italia si trova essenzialmente da Piombino (Toscana) in giù.
Tronco e cocchino di Jubaea chilensis

Andrea ci spiega poi che, nella manutenzione delle palme, occorre fare molta attenzione: bisogna tagliare (in genere un anno sì e uno no) solo i rami secchi, in quanto i rami freschi attirano il punteruolo rosso. Il Rhynchophorus ferrugineus, o punteruolo rosso della palma è un coleottero di colore rosso scuro, dotato di un rostro ricurvo. E' stato segnalato in Italia la prima volta nel 2004 e si sta diffondendo in maniera preoccupante, tanto da essere definito “organismo nocivo” a livello di normativa comunitaria e nazionale.
Erythrina crista-galli

Proprio in corrispondenza delle superfici di taglio delle foglie (o in piccole cavità del tronco), le femmine di punteruolo rosso depongono in media 200 uova. Dopo 2-5 giorni esse diventano larve, che cominciano a nutrirsi dei tessuti della pianta e scavano – al suo interno – numerose gallerie. Trascorrono poi da uno a tre mesi, prima che la larva diventi adulto e vada ad infestare altre piante. Il problema di questo insetto è che si riproduce velocemente: 80 femmine in 3-6 mesi sono in grado di deporre fino a 16000 uova.

Washingtonia
La pianta muore a causa della sovrapposizione di diverse generazioni di insetti e i danni sono visibili solo quando l'infestazione è avanzata. Occorre quindi tenere le palme (soprattutto le specie Phoenix) sotto stretto controllo. Infatti Andrea, in caso di dubbi, avverte l'ispettore fitosanitario. Ad esempio una palma secca potrebbe essere morta non a causa di un parassita e quindi potrebbe non costituire pericolo per le altre piante. Ma conviene sempre verificare.

L'Erythrina crista-galli sembra ammalata, nel senso che viene sostenuta con dei pali, in realtà gode di ottima salute: è una sua caratteristica quella di crescere in orizzontale. I suoi fiori rosso vivo sembrano lance quando sono chiusi e sono invece incredibilmente vellutati quando sono aperti.
Esistono 184 specie del genere Erythrina e – in alcuni Paesi – i fiori vengono seccati e bolliti per ottenere colorante rosso (India) oppure vengono mangiati cotti o in insalata (Messico) e i semi vengono usati per avvelenare i topi.

Palma azzurra
Molto caratteristica è la Nolina longifolia, che ha le foglie molto sottili, lunghe e ricurve sul fusto. E' originaria del Messico, dove è molto più che una pianta ornamentale: la parte interna del tronco viene mangiata, dopo averla arrostita.

Svettano sopra tutte le palme le Washingtonie, che possono raggiungere i 20/25 metri di altezza in pochi anni.

Senz'altro bizzarra è la Jubaea chilensis, diffusa in natura solo in una piccola area lungo le coste del Cile Centrale. Ha un tronco grigio grosso come una zampa d'elefante e produce dei “cocchini”, ovvero delle piccole noci di cocco.

Andrea ci dice che non si vedono moltissimi italiani in visita al Giardino dell'Ottone; sono molto più frequenti gli stranieri. E' anche per questo che parte della Redazione di Gravità Zero si trova qui: proprio per divulgare aspetti scientifici meno noti. Anche quelli riguardanti le piante.

Rossano tocca il tronco spugnoso della
Melaleuca leucadendron
D'altronde come si può non apprezzare la Palma azzurra, il cui nomignolo è dovuto ai riflessi azzurri che le foglie generano con il sole di mezzogiorno? E non si tratta solo di una questione estetica: con l'amido all'interno del fusto si può fare il pane! Oltretutto è una pianta che si riproduce dalle radici. I “piccoli” vengono tolti, messi in vaso per un anno e poi ripiantati lontano dalla “madre” (per non toglierle spazio vitale).

Si potrebbe pensare che questo giardino implichi un rilevante consumo d'acqua per irrigazione. E invece no. Alle palme spesso basta l'acqua piovana, ci dice Andrea.


Concludiamo con una pianta davvero strana, proveniente dall'Australia. Si chiama Melaleuca leucadendron e se si tocca il suo tronco se ne ricava una strana impressione: è spugnoso! Non sembra affatto un tronco d'albero! Peraltro il tronco si sfibra in sottili lamine: per questo motivo viene anche chiamata “albero della carta”.

Walter Caputo e Luigina Pugno

Nessun commento: