lunedì 9 giugno 2014

GRAVITÀ ZERO ALL'ORTO BOTANICO DI TORINO

Timo - Orto botanico di Torino
Oggi (8 giugno) il sole splende a Torino: è il primo vero caldo e allora ci si prepara per andare all'orto botanico. Papà e figlio in bicicletta. Cappellino per proteggere il cervello, foulard per evitare di scottarsi il collo, crema solare, acqua, succhi di frutta e via. Destinazione: Viale Mattioli 25.

Le salite sono faticosissime, ma le discese sono una grazia ricevuta. I momenti d'aria fresca ed ombra sono così rari che si trovano sulle code della Normale. Al Valentino l'erba non si distingue più tanto è ricoperta da gente che prende il sole pensando di essere al mare. "Qui non c'è il mare !!!" cantavano gli Statuto un po' di anni fa.

Tiglio - Orto botanico di Torino
All'orto botanico ci accoglie la botanica Gaia Monti. Consegna ai bambini la merenda e il materiale didattico. Dovranno identificare delle piante tramite l'osservazione, collegandole poi a foto di piante e frutti. E la merenda è un premio: va data alla fine della visita guidata.

Cominciamo la visita dal Giardino, che è la parte (dell'orto botanico) collocata a sud. La prima sezione è costituita dall'Alpineto, il cui nome richiama l'idea di voler ricreare le Alpi in città. Venne allestito 50 anni fa con la terra delle Valli di Lanzo. La terra, appunto, qui è troppo calda, e allora le piante crescono di più rispetto alle loro gemelle montane: vogliono allontanarsi dal caldo. E' quello che vorrei fare anch'io, ma non c'è verso. 

Gaia incentiva i bambini a soffermarsi sul timo, che è una pianta aromatica, utile non solo per digerire la carne già quando la si sta masticando, ma anche come antisettico nei saponi ad esempio.

Ginkgo Biloba - Orto botanico di Torino
Abbandoniamo l'Alpineto e proseguiamo la visita. Vedo qualcuno che gironzola solitario leggendo i nomi delle piante: non credo che si stia divertendo molto, la visita guidata è tutt'altra cosa. Anche se è per bambini, spesso anche gli adulti hanno parecchio da imparare. Ed io mi sto divertendo almeno quanto mio figlio.

Ci soffermiamo sull'imponente tiglio, affettuosamente chiamato nonno perché ha 200 anni. Deve essere proprio come un nonno con i propri nipotini: non a caso ha le foglie a forma di cuore. Inoltre ha fiorellini gialli profumati e occorre attendere davvero poco per vederli: metà giugno. Quando finisce l'anno scolastico il tiglio va in fiore.

Non meno imponente è il ginkgo biloba, proveniente dalla Cina, con una caratteristica foglia a forma di ventaglio. Sul retro della foglia la nervatura è fatta di linee parallele.

Curiosamente esistono ginkgo maschi e ginkgo femmine. E le femmine sono piuttosto monelle: le loro puzzette odorano di cacca e vomito ed hanno la forma di semi caduti.

Gaia Monti illustra il Pino Radiata
Il Pino Radiata è decisamente più familiare, ma non meno interessante: vi siete mai messi a contare quanti aghi ci sono per ogni ciuffetto? Sono tre. Se fossero due sarebbe un pino mugo. Gaia illustra ai bambini proprio questo aspetto e tutti osservano, procedendo nella compilazione del loro compito di piccoli botanici.

Molto particolare è invece l'albero dei tulipani, che proviene dal Canada. Nella foglia di questo albero si può disegnare un gatto. I bambini sono d'accordo: un gatto dentro quella foglia sta benissimo.

Gaia invita i bambini a raccogliere per terra qualche foglia di loro interesse. Anche mio figlio ne raccoglie una. Ma quella dell'albero dei tulipani è infestata da piccoli insetti bianchi: non è il caso di introdurla nello zainetto. Basterà una foto.

Rossano tiene in mano la foglia
dell'albero dei tulipani
Molto interessante è anche la quercia da sughero, albero da cui si ricava il sughero per fare tappi e altro. Occorre innanzitutto togliere la prima corteccia e poi attendere che si formi la seconda: quest'ultima - per le sue caratteristiche di compattezza ed omogeneità - viene usata per il sughero. Ma occorre molto tempo. L'industria del vino non può aspettare, così i tappi di plastica sostituiscono gradualmente quelli di sughero. La quercia da sughero preferisce il mare e il caldo (e come darle torto!): ad esempio è diffusa in Sardegna (chissà quanti souvenir di sughero provenienti dalla Sardegna avrete già visto!).

Nella seconda parte della visita si fanno incontri ravvicinati con il profumo di limone del timo serpillo, con il rosmarino e la menta, ma anche con una pianta che ha tutta l'aria di essere un rosmarino, mentre invece è una menta cervina. Infine la liquirizia (quella che mangiate per sollevarvi dalla pressione bassa estiva è la radice della pianta, ovvero il tipico bastoncino grezzo, non quello nero lavorato). Dopo che un airone cinerino ci ha omaggiati della sua presenza, la visita termina davanti ad una pianta di papiro.

Ma oggi c'è un bonus: è possibile visitare le arnie all'interno del Boschetto, ovvero la parte più selvatica dell'orto botanico. Questa volta la nostra guida è Marco Cucco: ci conduce all'interno del Boschetto fino alle arnie, ovvero le casette delle api. Questo è il periodo di massima attività delle api, basta osservare la zona intorno alle arnie (prudentemente recintata) come pullula di api che volano apparentemente a caso, o meglio, disegnando distribuzioni probabilistiche sconosciute.
Arnie (il miele dell'orto botanico di Torino)

In ogni arnia ci sono 50000-70000 api, un numero che sembra gigantesco. Di fronte al mio stupore Marco afferma: "si può arrivare anche a 100000 api". In ogni arnia c'è un'ape regina che non fa altro che deporre uova tutto il giorno. E sono uova già fecondate, perché è bastato un solo volo nuziale per produrre incessantemente figli per circa 4-5 anni (ovvero la vita media dell'ape regina).

Se non sei un'ape regina, quando nasci svolgi molte faccende domestiche, come pulire, fare la cera ecc., ma quando hai circa 20 giorni diventi un'ape bottinatrice, nel senso che te ne vai in giro a cercar fiori (di tiglio in questo momento). La tua vita - in questo periodo di massima attività - potrebbe durare anche solo 45 giorni e allora non pensi alla carriera, ai soldi, alle macchine: il tuo pensiero è soltanto la famiglia. Senza la famiglia non puoi sopravvivere. Vivi soltanto perché la specie si riproduca.

Trappola per vespe e calabroni
La tua casa è un'arnia (in natura avresti cercato un tronco cavo abbastanza grande e buio). La parte inferiore è destinata alla fecondazione, mentre la parte superiore è separata da una rete, che non è abbastanza grande da far passare l'ape regina. Quest'ultima rimarrà sotto a produrre uova. le altre api (più piccole perché non sono piene di uova) passeranno la rete per andare a produrre miele al piano superiore.

La tua casa è protetta da bottiglie di birra, che servono per attirare (in trappola) vespe e calabroni, i quali - essendo onnivori - minacciano la tua esistenza. Grazie a te esiste il miele di ippocastano, quello di acacia, il miele di tiglio e quello di castagno e infine il miele di melata.

Stai bene in città, perché - rispetto alla campagna - è più calda (due o tre gradi di differenza), inoltre in città non ci sono i pesticidi che potrebbero avvelenarti.

Cara ape di città, si è fatto tardi, ci si vede in giro.

@walter_caputo

N.B.: Tutte le foto sono state scattate dall'autore di questo articolo.

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