venerdì 9 agosto 2013

L'IMPATTO DELLA FISICA SULL'ECONOMIA EUROPEA


L’istituto britannico indipendente Centre for Economics and Business Research, Cebr ha ricevuto dall’European Physical Society, un incarico one of a kind: per la prima volta, infatti, si è trattato di quantificare l’impatto che un settore di ricerca ha sull’economia europea.

Il settore è quello della Fisica, e non poteva essere altrimenti. Big Science per eccellenza, questa disciplina, più d’ogni altra, è pesantemente implicata in progetti che affrontano di pari passo sfide scientifiche, sfide tecnologiche e sfide industriali: esempio principe, ma non unico, il programma LHC (Large Hadron Collider) del grande laboratorio CERN, che da un lato ha spostato in Europa il baricentro della ricerca internazionale nel campo delle cd Alte Energie, e dall’altro alimenta intorno a sé un vivace business climate e un terreno ideale per cross-fertilization e nascita di start-up (basate su nuovi materiali, nuovi sistemi, nuovi dispositivi per impieghi diagnostici o terapeutici, per l’Ict, per il supercalcolo, per la produzione di energia, l’ alto vuoto, l’ ultra freddo e così via).

I dati che emergono dal rapporto del CEBR (per lo più tratti da fonte Eurostat) sono non solo di estremo interesse, ma anche di enorme importanza perché, a chi ha occhi e orecchi per intendere, offrono preziosi elementi di riflessione.
L’economia physics-based dell’Europa a 29 (che comprende anche Norvegia e Svizzera) nel quadriennio 2007-2010 ha dato lavoro a ben 15 milioni di persone/anno, che corrisponde al 13% del complessivo manpower eu; ed ha prodotto un fatturato di 3.800 miliardi/anno, pari al 15% di turnover europeo.

Parimenti impressionante e persino più indicativo, il dato riferito al Valore Aggiunto (lordo, ovvero GVA) che è 12.500 mld/anno. Se in termini di GVA l’economia physics-based vale l’11% del totale europeo e pesa più del settore commercio, costruzioni, finanza, è perchè spende ‘efficacemente’ 47 miliardi/anno per attività di R&D: il ritorno economico di quanto è investito in questo campo ad altissima intensità di conoscenza, risulta quindi molto elevato.
L’economia physics-based è presente nei paesi europei in misura molto diversa. La Germania contribuisce col 25.3 %; la Francia col 12.4, la Gran Bretagna col 12 e l’Italia col 10: va detto che la discreta performance nazionale è il minimo che ci si possa attendere da un paese che ha una tradizione di eccellenza scientifica e tecnologica che parte da Galileo, prosegue per via Panisperna e arriva ai grandi laboratori internazionali dei nostri tempi, in cui la comunità italiana primeggia da sempre per qualità e quantità.

Anche al business, peraltro, contribuiscono molti fisici italiani, nonostante le rare e deboli opportunità di scambio col mondo della finanza e dell’industria nazionale. Proprio per cercare di superare tale handycap e meglio valorizzare i risultati della loro grande officina, l’Istituto nazionale di Fisica nucleare (INFN) sta programmando una serie di incontri: il prossimo èinvito è rivolto all’industria meridionale e si terrà il 23 settembre a Lecce.

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