sabato 29 giugno 2013

CI LASCIA MARGHERITA HACK: L'ASTROFISICA PIÙ NOTA E AMATA D'ITALIA

aggiornato il 30 giugno 2013

Stanotte è morta, a Trieste, Margherita Hack. Aveva compiuto da pochi giorni, il 12 giugno, 91 anni. 

La foto che la ritrae a sinistra a fianco di Giampiero Leo, la scattai in occasione di un incontro a Torino il 25 marzo 2012. La sala del teatro era stracolma nonostante non si fosse data molta enfasi pubblicitaria all'incontro. Fu l'ultima volta che le strinsi la mano ringraziandola dell'impegno profuso nella divulgazione dell'astrofisica. 

Tuttavia questa sua enorme notorietà infastidiva più di un collega all'interno dell'ambito scientifico in cui la professoressa operava.

Probabilmente la maggiorparte dei lettori penserà che in un campo come quello scientifico si possa trovare un ambiente in cui il rispetto tra colleghi sia ai massimi livelli: luoghi di scienza in cui aleggia un sentimento di razionalità, avulsa dalla politica o dai sentimenti di avversione tipici di altri ambienti più triviali, che porta scienziati a cercare il dialogo piuttosto che lo scontro. Scordatevi questo ambiente idilliaco! Perlomeno in Italia.

All'interno delle Università e gli enti di ricerca,  tra colleghi le invide e gli scontri sono spesso più accesi che a Montecitorio. E così come si possono trovare persone estremamente corrette ed equilibrate, è possibile (con tutti i limiti umani) trovare anche individui che non sopportano la popolarità o il successo di un collega. 

Il più celebre astrononomo al mondo "boicottato" dai colleghi fu proprio uno degli scienziati più amato fuori e dentro l'accademia scientifica: Carl Sagan, protagonista di una serie televisiva di estremo successo e autore di decine di libri tradotti in tutto il mondo, oltre che a film di Hollywood.

Si vide rifiutare l'ingresso nella National Academy of Sciences. Non riuscì infatti a raccogliere il voto favorevole di almeno due terzi dei suoi membri. Direttore del Laboratory of Planetary Studies della Cornell University, Sagan si era distinto per il calcolo dell'effetto serra su Venere, per i suoi studi sulla superficie di Marte e sugli oceani di Titano, la grande luna di Saturno. Troppi colleghi storsero però il naso di fronte alla sua instacabile attività di divulgatore, che ne aveva fatto forse lo scienziato più famoso degli Stati Uniti e uno dei più agguerriti difensori della causa della scienza a livello mondiale.

Due anni più tardi la National Academy of Science ci ripensò, onorandolo anzi con la Public Welfare Medale. Sagan aveva brillantemente smentito due grandi pregiudizi che circondano gli scienziati che scelgono di comunicare con il grande pubblico: l'idea che chi lo fa sottragga energie al suo "vero" compito - la ricerca - e l'idea che il ricercatore non sappia mai farsi capire, come se il suo universo metale fosse così lontano da quell'uomo comune da avere almeno bisogno di un "traduttore" [1]

La Hack era così: schietta, limpida, sincera con il pubblico che la seguiva! Ma siccome, come Sagan,  non aveva nulla da dimostrare, ed era di quasi mezza generazione precedente, non si preoccupava troppo delle "voci di corridoio", che rispediva generosamente al mittente con una grassa risata.

Il commento su facebook che vedete in basso è apparso sulla pagina personale facebook di chi scrive in seguito alla pubblicazione di un nostro articolo che elogiava il lavoro divulgativo della professoressa, articolo che evidentemente infastidì questo ricercatore.




Le "critiche" nei nostri confronti  per avere elogiato la Hack pubblicate  su Facebook da parte di un ricercatore italiano. 



Episodi come questi non sono isolati: ne colleziono diversi e anche più "coloriti" nella mia esperienza di giornalista-divulgatore. Fortunatamente non tutti i ricercatori la pensano allo stesso modo.

Rimane un fatto, invidie personali a parte: che la Hack rimane e può essere considerata senza ombra di alcun dubbio una delle icone italiane dell'astrofisica più importanti e una "madre nobile" della divulgazione scientifica in Italia.

Vorrei sottolineare anche la sua caratteristica principale: quella di "manager", spesso assente anche nei ricercatori più abili.  Così come sono importanti gli scienziati che indagano nel silenzio di un laboratorio, decisiva può essere per il contributo alla scienza la presenza di persone che tengano per le redini poteri decisionali e politici forti.

Per 23 anni l Hack ha diretto l’Osservatorio di Trieste, dal 1964 al 1987, portandolo a diventare partner di grandi progetti di ricerca internazionali, come il Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), il Large Binocular Telescope (Lbt) sul Monte Graham in Arizona, il satellite Planck dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e lo European Extremely Large Telescope. Con la stessa apertura internazionale Margherita Hack ha diretto anche il Dipartimento di Astronomia dell'università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997.

La sua storia scientifica era iniziata al femminile, con una tesi sulle stelle variabili studiate nel 1912 da una donna, Henrietta Leavitt, e chiamate Cefeidi dal nome della prima stella di questo tipo ad essere identificata, Delta Cephei.
‘’Sono caratterizzate dall’estrema regolarita’ delle loro variazioni luminose’’, spiega la stessa Hack in uno dei suoi libri divulgativi, e ‘’la loro grande importanza consiste nel fatto che c’e’ una stretta relazione fra il periodo di variabilita’ e il loro splendore intrinseco’’. Grazie a quelle osservazioni oggi le stelle di questo tipo sono considerate punti di riferimento fondamentali per misurare la distanza delle galassie alle quali appartengono e le distanze trovate con questo metodo sono considerate tra le più accurate attualmente possibili.

Un altro grande contributo scientifico di Margherita Hack riguarda l’astronomia agli ultravioletti, possibile soltanto dallo spazio in quanto i raggi ultravioletti vengono assorbiti dall’atmosfera terrestre. A Margherita Hack va il merito di portato l’astronomia italiana in questo campo fin dagli anni ’70, con la partecipazione alla missione del satellite International Ultraviolet Explorer (Iue), lanciato il 26 gennaio 1978 da Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Gran Bretagna, attivo per 16 anni, fino al 30 settembre 1996.

Grazie alla partecipazione al progetto dell’Italia, coordinata da Margherita Hack, i ricercatori del nostro Paese hanno potuto studiare le migliaia di immagini relative a 10.000 oggetti celesti fra pianeti, comete, stelle, gas interstellare, supernovae, galassie e quasar.

Hack era membro dell'Accademia dei Lincei, dell'Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society. 

Ma era conosciuta anche per il grande e costante impegno sui temi sociali e politici, in particolare nella difesa e nella promozione dei diritti delle minoranze e del più deboli. 

Nel 2012 aveva ricevuto l’onorificenza dalla presidenza della Repubblica di dama di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana “per il costante e instancabile impegno profuso nella ricerca scientifica e al servizio della società, che la rende esempio di straordinaria dedizione e coerenza per le giovani generazioni”. 

Eletta più volte, aveva sempre rinunciato al seggio.  

La scienza italiana perde così un altro simbolo, dopo la scomparsa della senatrice a vita Rita Levi-Montalcini






Il futuro Risorgimento dell'Italia in questi 26 minuti di conversazione con Margherita Hack nell'estate del 2011 intervistata da Riccardo Luna

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