lunedì 1 aprile 2013

GLI EFFETTI POSITIVI DELLA "SINDROME DELLA MUCCA PAZZA"

L'encefalopatia spongiforme bovina (BSE o "sindrome della mucca pazza") ha cominciato a comparire e diffondersi nel lontano 1985, anche se noi ce la ricordiamo come una peste degli anni 90. Le placide mucche da latte cambiano carattere, diventano aggressive, ululano e dopo qualche settimana si accasciano a terra senza potersi più rialzare finchè non sopraggiunge la morte.
L'autopsia rivela un cervello devastato dall'encefalopatia (non encefalite perchè non c'è infiammazione) spongiforme (perchè il cervello assume la sembianza bucherellata di una spugna) bovina (per distinguerla da quella degli ovini).
La BSE non si può diagnosticare prima della morte perchè non provoca reazione infiammatoria o immunitaria.

Come si sviluppa la malattia?

La risposta valse il premio Nobel nel 1997 a S. B. Prusiner.
Per spiegarne il funzionamento egli non si avvalse della teoria biologica secondo la quale un agente infettivo (batterio o virus) deve essere portatore di un acido nucleico, RNA o DNA, per poter trasmetterele sue informazioni. Secondo lui il responsabile della sindrome della mucca pazza era una semplice proteina chiamata prione, capace di innescare un processo per cui tutte le proteine simili si trasformano in proteine "killer".
Il prione è diabolico: resiste alla disinfezione, al riscaldamento, al congelamento (tecniche comunemente usate per distruggere batteri e virus).

Ma quale ne era la causa?

Subito si pensò all'alimentazione dei bovini. Le mucche da latte, le più colpite, necessitavano per il loro fabbisogno di un implemento delle proteine nell'alimentazione, tale di più era dato da farine animali che venivano aggiunte al pasto. Gli scarti di carne e ossa, anche di animali malati, venivano lavorate ad alta temperatura e pressione e andavano a formare il mangime. La crisi energetica degli anni settanta portò ad abbassare le temperature di lavorazione e ciò lasciò attivo il prione "cattivo".
Cosa comporta il passaggio all'uomo? 

Anche nell'uomo esiste una patologia simile, il morbo Creutzfeldt-Jacob. Questa patologia è rarissima, comincia con sintomi psichiatrici di tipo depressivo, dopo alcuni mesi compaiono tremori, rigidità, perdita di coordinamento, demenza.

Questa patologia ha un tempo di incubazione molto lungo, 5 anni per la mucca e 10 per l'uomo.
Quale parte della carne era infetta?
Mai il muscolo. L'infezione si trovava nel tessuto osseo, nei nervi, nel cervello, nel midollo osseo.

Come si poteva fare per diagnosticarla?

Fino a quel momento la diagnosi avveniva ad animale morto, perchè l'animale vivo non presentava infezione o infiammazione. Poi venne introdotto il test rapido. Tutti gli animali vennero sottoposti al test in tutta Europa e questo determino un crollo verticale dei casi di passaggio della malattia all'uomo, insieme al rispetto del divieto di vendere carne con l'osso (la famosa fiorentina). Inoltre la malattia crollò anche tra i bovini perché vennero vietate le farine animali.

Può un avvenimento come questo avere degli effetti positivi?

La BSE è stata la più grande crisi alimentare del ventesimo secolo. Questa crisi ha portato l'Unione Europea tutta ad unirsi e coordinarsi in un lavoro immane e costosissimo sostenuto con i fondi dell'Unione Europea (un buon motivo per continuare a farne parte). La sorveglianza della malattia è stata affidata al Centro di Referenza dell'Istituto Zooprofilattico di Torino diretto da Maria Caramelli, che ha coordinato 21 laboratori sul territorio nazionale e sottoposto 800.000 bovini all'anno ad analisi.
Da allora la capillarità dei controlli alimentari in genere in Italia non ha eguali in tutta Europa.
Siamo diventati i primi per la sicurezza alimentare.

E' stato creato un sistema di allarme europeo.


E' stata introdotta la tracciabilità degli alimenti. L'etichetta non fornisce solo informazioni, ma è la colonna portate della sicurezza alimentare perchè ci indica come è stato prodotto l'alimento (es. carne separata meccanicamente), cosa contiene (ingredienti), cosa potrebbe contenere (es. la dicitura potrebbe contenere soia, gusci di noci ecc) o cosa non contiene (senza uova, senza glutine). La tracciabilità e l'etichetta garantiscono di poter ritirare dal commercio gli alimenti infetti.


Tutto ciò determina minor contagio e una diminuzione della Spesa pubblica sanitaria.



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