martedì 10 luglio 2012

I PIGMEI BAKA SONO ECOCOMPATIBILI

Tutto è cominciato così.
Ero alla prima riunione del mio nuovo datore di lavoro. Accanto a me c’era una mia compagna di specialità che mi dice: “un mio amico, Luis Devin (foto), ha scritto un libro. Lui è un antropologo e sapendo che ti interessano i viaggi e la scienza te lo consiglio”.

A fine giugno il libro era nelle mie mani.
Anche un libro di antropologia (non canonico) sui pigmei Baka del Camerun può offrire spunti di riflessione scientifica, in questo caso sull’ecocompatibilità.
C’è un gran parlare di ecocompatibilità ed ecosostenibilità, di impatto ambientale e km zero, ma di fatto noi esseri umani progrediti pesiamo tantissimo sull’equilibrio ambientale e riflettiamo su quanto impattiamo partendo dall’assunto di non voler fare rinunce, di voler continuare ad avere i nostri agi/possibilità pesando meno sul pianeta terra.


Leggendo La foresta ti ha di Luis Devin, edizioni Castelvecchi, ti rendi conto che chi è davvero ecocompatibile è il pigmeo Baka del Camerun (foto sotto).
Vi faccio un esempio: le foglie di ngongò.
I Baka le usano come tegole per le capanne, come vassoi, come piatti per mangiare, imbuti, bicchieri, ventagli, presine ignifughe, sacchetti e tante altre cose.
I Baka a differenza dei Villageois  non vivono in case di lamiera, ma in capanne: un bozzolo verde e compatto troppo piccolo per starci in piedi.

Nella capanna c’è una stuoia e un ripiano su cui si cucina la carne.
“Se accendi un fuoco sotto il ripiano fai seccare la carne, scaldi l’ambiente e al tempo stesso tieni lontani gli insetti col fumo. Cuoci la carne e il fumo lascia sul soffitto una pasta oleosa, che incolla le foglie (di ngogò n.d.a.). Nella capanna non entra più una goccia di pioggia. E’ più impermeabile di un preservativo. Più traspirante della pelle.


La ventilazione è ottima anche senza finestre.


E poi è robusta, non c’è tempesta che tenga. Deve caderle un albero sopra perché ceda la struttura reticolare dei rami. […] La capanna è fatta tutta di foresta.”
E se penso ai nostri tetti scoperchiati, accarezzo il pensiero di avere un tetto di foglie.
La caccia per i Baka è caccia di sussistenza. Non si usano armi da fuoco, ma trappole, lance avvelenate, balestre. Non si catturano i cuccioli di scimmia per farne giochi per bambini finché non muoiono di stenti.
Non coltivano molto (manioca, arachidi, plantani), più che altro raccolgono. Non segano indistintamente, raccolgono, tagliano.
“Ogni vita che porti via alla foresta si converte dentro di te, ogni frutto che cogli, ogni animale che uccidi, un pangolino dalla coda lunga, un elefante.
Non devi sentirti in colpa per questo, dicono i Baka. […] Alla fine restituisci sempre quello che hai preso. (E quando muori n.d.a.) sei riciclato come tutte le cose”

Questo libro mi ha ricordato una semplice riflessione fatta guardando il programma di Rai5 L’arte di arrangiarsi, dove il giornalista Sebastien Perez girava il mondo alla scoperta di come si arrangiano quelle persone che non hanno accesso alla ricchezza. Scoprendo che davvero le difficoltà aguzzano l’ingegno. Guardando il programma ti accorgi come l’arte di arrangiarsi consiste nel riciclare. Nel vedere negli scarti altrui e nelle difficoltà delle opportunità.

Se mi fermo a interrogarmi che risposte mi posso dare? Cosa so fare da sola che mi possa permettere l’autosussistenza? Che sia magari ecocompatibile come l’abilità di mio marito di acchiappare le mosche con le mani per poterle liberare fuori casa? Bah l’unica cosa che mi viene in mente è che dipendo meno dagli altri perché so fare il pane.
Mizzica, mi sa che un paio di mesi con un popolo “primitivo” non guasterebbero affatto!
Aggiungo due parole sul testo. Il libro è scritto benissimo. E’ scorrevole, ben articolato, ti risucchia dentro come la foresta. Ne esci solo quando hai finito di leggerlo.




La foresta ti ha

Storia di un'iniziazione

Collana:  Le Torpedini
Pagine:  192
Prezzo di copertina:  EUR 16,50
Genere:  Narrativa italiana / Reportage / Fuga dal mondo
Prima edizione:  Gennaio 2012
ISBN:  9788876156441

4 commenti:

Delia ha detto...

Davvero interessante!

Oscar ha detto...

Parte I

Premesso che la recensione è davvero accattivante e che invoglia nello scoprire il Sig. DEVIN e il mondo in cui si è trovato a gravitare, vorrei provare a dare un contributo con alcune considerazioni

la definizione di ecocompatibile data dal dizionario online HOEPLI è: Che risulta compatibile con le esigenze di tutela dell'ambiente circostante.


Parto dal quesito finale di Luigina sul fare da sola e l’autosussistenza.
L’autosussistenza fino all'inizio dell'industrializzazione credo sia stata applicata discretamente alla lettera, ricordo che mia nonna diceva "non si mangiava tutto, qualcosa si teneva per piantarlo l'anno successivo"; le case erano, se non fatte di foglie, sicuramente abbastanza ecocompatibili, la caccia non era sicuramente uno sport (passatemi l'ironica definizione) quello che si ammazzava serviva al sostentamento.
Addirittura qui nella valle piemontese in cui abito negli anni ‘50 c'erano persone che vivevano nelle borgate montane le quali si alzavano alle 5 del mattino, scendevano a valle per lavorare come operai e poi risalivano a casa e facevano la seconda giornata nei campi.
Poi l’industrializzazione si è fatta più invasiva, sono nati i supermercati, gli elettrodomestici e compagnia bella. Ora il nostro concetto di ecocompatibilità in generale è dettato dalle aziende che recitano più o meno: facciamo attenzione all’ambiente e usiamo solo l’acqua che ci serve (quintale più quintale meno), cerchiamo di pulire tutto quello che possiamo (non tutto tutto, ma quello che la legge ci impone), ricicliamo il più possibile e usiamo l’elettricità con criterio (mettiamo i neon a basso contenuto di mercurio, mica le lucerne a petrolio che inquinano). Di conseguenza ci siamo adattati anche noi cittadini: compriamo cibo in modalità “e se domani un meteorite ci colpisce” (e ne buttiamo via in abbondanza perchè fortunatamente il meteorite non ci ha colpito), ricicliamo tutto (ma se non son sicuro di dove metterlo lo butto a caso), l’acqua del rubinetto sarebbe pure buona se non sapesse maledettamente di cloro e sapone (l’ho bevuta per 30 anni senza cloro e non ho preso neppure un misero stafilococco), ecc. Scagli la prima pietra chi almeno in parte si ritrova nell’ecc... Io mi sono autocolpito in questo momento.

Un paio di mesi con un popolo “primitivo”... avrei la salmonellosi il terzo giorno, al quinto mi sarei portato via minimo 2 dita e al posto del cucciolo di scimmia o adottano me come gioco o muoio di stenti se non lo fanno.

Oscar ha detto...

Parte 2

Risulta ovvio che l'ambiente circostante dei BAKA è leggermente diverso dal nostro. Il caro vecchio Isaac ASIMOV tracciava in alcuni suoi libri il profilo di un pianeta “democratico”, GAIA. (da wikipedia) “.... Gaia è il nome con il quale viene indicato il pianeta immaginato dallo scrittore di fantascienza Isaac Asimov nei suoi due libri L'orlo della Fondazione e Fondazione e Terra appartenenti al Ciclo della Fondazione. Gaia si presenta come un pianeta molto accogliente dotato di un ecosistema in perfetto equilibrio che deriva dal particolare processo evolutivo, una vera e propria utopia che ha portato alla nascita su Gaia di quella che può essere definita come una democrazia totale. Sul pianeta ogni pianta, animale, oggetto sia artificiale che naturale come le montagne, l'aria, gli oceani, la crosta planetaria e il nucleo ogni piccolo componente del pianeta ha una propria consapevolezza che lo collega continuamente agli altri tramite contatto telepatico. Questa consapevolezza deriva da due fattori, l'intelligenza o complessità del singolo componente e la quantità con in cui il componente è fisicamente presente sul pianeta. Se prendiamo come esempio un singolo uomo e una pietra l'uomo ha sicuramente una intelligenza o complessità superiore rispetto a quella di una roccia e per questo la sua consapevolezza e il suo contributo alla collettività saranno ben maggiori rispetto alla pietra. Se però teniamo conto della quantità di roccia presente sul pianeta sotto forma di montagne, fondali oceanici ecc. scopriamo che le rocce unendosi nella consapevolezza collettiva forniscono un notevole contributo a Gaia. Ogni singolo elemento di Gaia è anche un singolo individuo: possono quindi sì nascere contrasti, come ad esempio uomini che hanno pareri differenti o prede e predatori che lottano per la sopravvivenza, ma grazie al collegamento che li unisce tutti questi contrasti finiscono sempre per favorire l'intera collettività....”

Ovvio che in un ecosistema circoscritto come quello dei BAKA ci si può trovare in una specie di GAIA, probabilmente anche gli Aleutini abitanti dell’Alaska molti anni fa erano molto ecocompatibili, si spostavano con le slitte sul ghiaccio, vivevano negli igloo e cacciavano le balene per sostentarsi, poi sono arrivate le motoslitte, il gasolio, le lattine di bevande gasate, la legna per far le case e sono meno ecocompatibili di prima.

Possiamo quindi affermare che il progresso genera meno ecocompatibilità o la trasforma (in peggio)?

Vero è che un BAKA in breve tempo non sarà in grado di isolare il Bosone di Higgs, ma è felice lo stesso, ma se facessimo vedere ai BAKA una meravigliosa pentola a pressione per cuocere il pangolino dalla coda lunga che non seccherebbe ma resterebbe morbido sicuramente la userebbero. Se gli dicessimo che esiste il forno per cucinare l’elefante ma va a gas... chiederebbero le condutture? Se alla fine, miracolo, c’è il forno a microonde e tutto cuoce in 3 minuti cosi puoi dedicarti di piu a raccogliere le le foglie di ngongò si farebbero tirare su pali e fili elettrici?

Ignorare ed essere felici o correr dietro al progresso ed essere poco ecocompatibilmente felici?

Ricordo, giorni fa che con Luigina in giro per lavoro vedemmo una pala eolica: bella, utile..... un po sola dicemmo, poi ci interrogammo se esistesse una distanza minima dai centri abitati, la risposta è accipicchia si!!! In Campania ad esempio son fissati a 800 mt. dai centri abitati, se questa dovesse essere la distanza nella val di Susa dove abito (larghezza media 1,5 KM) non ce ne starebbe una di pala eolica...

Qual’è il miglior equilibrio che potremmo ritenere “accettabile” riguardo all’ecocompatibilità?

Accipicchia la “Gerusalemme Liberata” ha meno pagine di queste “poche righe”

Mi auto scaglio un’altra pietra (non si sa mai)


Saluti

Oscar - Kild@re

Walter Caputo ha detto...

Grazie Oscar per il tuo articolato commento. Come leggerai nel libro i Baka bramano le nostre comodità come i recipienti in plastica. Però non hanno soldi per acquistarli e se li avessero non potrebbero farlo, perchè da tutti gli altri vengono visti o come animali da lavoro o vengono ignorati come se non esistessero.
Invece di autoscagliarmi la pietra, dopo un paio di giorni di riflessione, ho deciso di automettermi una coccarda, perchè io non solo cerco di non sprecare l'acqua di casa, ma la recupero pure.
Effettivamente i temi sul come rimanere sani e integri noi uomini bianchi nella foresta pluviale mi interessa non poco e spero che Devin si lasci intervistare prima di ripartire