venerdì 23 aprile 2010

AGORA: A CHI FA PAURA LA STORIA DI IPAZIA?

da sinistra: Ipazia nell'arte (la Scuola di Atene), Maria Rosa Menzio (Ipazia a Teatro), Rachel Weisz (Ipazia al cinema in Agora).

Una pellicola contro i fondamentalismi! Finalmente dopo un anno di attesa, e gruppi spontanei di migliaia di persone che su internet chiedevano la proiezione del film, contro il timore di una censura, vedremo Agora nei cinema italiani!

Ci troviamo ad Alessandria d'Egitto, nel 391 dopo Cristo.

Ipazia è una giovane donna che ha deciso di dedicare la sua vita allo studio. Brillante matematica, grande conoscitrice del cielo e anche appassionata divulgatrice del suo sapere. Anziché prendere marito come era d'obbligo, cosa praticamente impensabile all'epoca, grazie all'appoggio del padre, dedicò la vita alla ricerca. Donna e intellettuale, libera pensatrice, di religione pagana, intelligente, colta, si oppose alla distruzione della Biblioteca di Alessandria.

Fu soprattutto per essere donna in un mondo dominato da uomini e fanatici che morì lapidata da fondamentalisti di una setta cristiana guidati, raccontano le cronache, dal Vescovo Cirillo.

Ipazia è stata una donna straordinaria, innamorata dei misteri della Terra e dell'uomo, che ha lottato contro le rigide convenzioni dell'epoca e che è persino morta per difendere le sue idee. Per questo la sua figura fa ancora paura a chi pensa che le donne debbano invece piegarsi, vittime di chi ancora vuole decidere per loro.

Interpretata da una bravissima Rachel Weisz il film, diretto da Alejandro Amenabar, è da non perdere!

A Torino abbiamo incontrato una "Ipazia" dei giorni nostri: si chiama Maria Rosa Menzio, matematica anche lei, tanto da scoprire il teorema di Menzio-Tulczjew. Si perfeziona in filosofia della scienza, diventa quindi a tempo pieno autrice, regista e organizzatrice teatrale e fonda Teatro e Scienza.

Smentendo il luogo comune secondo cui le idee scientifiche non sarebbero sceneggiabili, Maria Rosa Menzio ne scopre addirittura l'intensa presenza scenica, la teatralità attraverso monologhi brillanti che si sono lasciati andare alle passioni tra il mistico e l'amoroso dell'egiziana Ipazia.

Abbiamo chiesto a Maria Rosa Menzio di raccontarci la "sua" Ipazia, per capire di più di questa figura simbolo di tutte le donne del mondo.


Tu che hai visto Agora al cinema prima dell'uscita del film in Italia, che impressione ti ha fatto? E perché dovremmo assolutamente vedere questo film?
Un film di grande importanza, intelligente, che mostra (fra l'altro) come sia possibile che nel passato ci siano state idee poi sepolte dalla cultura ufficiale (passami il termine) teocratica.
Il potere di cristiani e romani (e delle folle impazzite, pronte a tutto - pensiamo oggi agli stadi) contro la libertà, contro la cultura (brucia la Biblioteca che non ebbe uguali in passato) contro la vita di una donna che pensava, inventava, insegnava.
Se avesse messo queste doti al servizio del cristianesimo, l'avrebbero fatta santa, e magari oggi pure Dottore della Chiesa, al posto del suo nemico Cirillo.
I critici hanno detto che si parla poco di Ipazia nella seconda parte del film, il che è forse vero, ma ritengo sia anche giusto, per dare spazio al contendere religioso e politico...


Ipazia prima grande matematica, filosofa, astronoma: perché ci si dimentica spesso delle donne intellettuali del passato, anche nei libri di testo scolastici?
Perchè la storia è stata scritta da uomini che solo pochi secoli fa hanno concesso a noi donne l'anima e pochi anni fa il diritto di voto. Pensiamo ad Assiotea, Pandrosia, pure ad Aspasia: ce ne han parlato come di una donna di facili costumi e basta. O ad Ada Byron, che molti conoscono solo come figlia di Lord Byron e non come prima programmatrice della storia.


Qual è il messaggio che può dare Ipazia all'umanità del XXI secolo?
E' un messaggio contro il dogmatismo, soprattutto religioso, ma per spingermi agli estremi, vorrei dire anche contro il dogmatismo scientifico... oggi mi sto interessando di tante questioni, e problemi di salute mi hanno messa a contatto con chi studia la memoria dell'acqua. So che la comunità scientifica ufficiale la considera una fanfaronata, ma pensiamo a cosa diceva la comunità scientifica ufficiale del telescopio, appellandosi ad Aristotele...
Oggi la fisica dei quanti ci pone a contatto con testi antichi come i Veda, sento parlare di uno scienziato fenicio (Moco) vissuto mille anni prima di Ipazia che aveva una teoria tipo atomismo...
Claude Bernard dice “Ciò che sappiamo è il principale ostacolo a ciò che non sappiamo”


Ipazia nel teatro di Maria Rosa Menzio.

L'anno scorso ti abbiamo visto sulle scene teatrali con "SENZA FINE", una biografia di invenzione che vede Ipazia intenta a risolvere il problema della quadratura del cerchio. Ma anche simbolo di tutte le donne del mondo, giusto?
Certo, Ipazia è il simbolo della volontà di sapere, e della volontà di vivere per sempre: due desideri simboleggiati dal libro e dall'anello.


Maria Rosa Menzio durante il monologo "Senza Fine" sulla vita di Ipazia di Alessandria.

E la prossima tua "fatica" a cui stai lavorando e che speriamo vedremo presto?
Uno spettacolo intitolato "Vita a giudizio".
Si narra la storia di una donna, Vita, che vuole un’esistenza normale. In realtà si tratta di un clone, ma lo spettatore viene a saperlo solo a due terzi circa della pièce, e si domanda perché mai la protagonista non sappia nulla dei meccanismi della mutua e della pensione, perché dica di non avere tempo, di essere a scadenza, di aver avuto un amore eccezionale con un suo simile, un amore prezioso forse perché condannato a non durare.
Allevati per essere donatori di organi, lei e il suo uomo fuggono e scoprono la bellezza della quotidianità randagia, prima che lui sia catturato dagli umani e condannato al suo destino. Vita a quel punto decide di uccidere la donna che è stata il suo modello, l’umana dal cui Dna è stata clonata. Ma diverse avventure fanno sì che la donna si allei con lei.
La continua scoperta di quel che costituisce l’esistenza umana, di quel che lei non è (né madre né figlia) la ricerca di un’effimera felicità, attraverso episodi dal risvolto sociale, l’uccisione di un umano crudele che la ricattava con la minaccia di rivelare la sua identità, tutto sfocia in un giudizio del suo operato, giudizio che dovranno dare gli spettatori: “la storia è finita, la città è caduta, Vita è pronta per il sacrificio”

La recensione del film su CINEBLOG

La vita di Ipazia su Wikipedia





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