domenica 12 aprile 2009

ETNOMATEMATICA, QUESTA SCONOSCIUTA

Il termine Etnomatematica fu coniato negli anni Ottanta dallo studioso brasiliano Ubiratan D'Ambrosio.

Ora docente di Matematica all’Università Statale di Campinas, a San Paolo, Brasile, e presidente della Società Brasiliana di Storia della Matematica, egli in passato ha diretto la Società Latinoamericana di Storia delle Scienze e della Tecnologia.

D'Ambrosio, nel 1998 e nel 2001 ha pubblicato in Brasile due scritti sull’etnomatematica: nel primo  vengono proposte riflessioni a carattere specifico sulla sua disciplina; nel secondo l’autore rivela il suo vero proposito di educatore, verso una civiltà di pace e di rispetto per le minoranze della Terra. 


L'etnomatematica, disciplina inseritasi nel panorama della ricerca soltanto da pochi decenni e che copre un vuoto a metà strada tra la matematica e l'antropologia culturale, riguarda lo studio delle pratiche matematiche dei gruppi socioculturali.

Benché sia caratterizzata da metodi simili a quelli dell'etnografia, i gruppi socioculturali cui rivolge le sue osservazioni non consistono esclusivamente in comunità etnicamente intese o società di piccola scala, ma anche in gruppi interni alle società avanzate, come categorie professionali, collettività locali, tradizioni religiose e strati sociali.

Per gli etnomatematici esistono diverse matematiche, ciascuna intesa come prodotto della cultura e della società che l'hanno generata. Pertanto devono essere studiate senza mai perdere di vista la contestualizzazione culturale e storica, al fine di contribuire contemporaneamente alla comprensione delle culture e della matematica.


L’etnomatematica contempla una assai vasta serie di argomenti di studio: i sistemi di numerazione, i metodi di conteggio, i sistemi di misura, i sistemi simbolici, le rappresentazioni dello spazio e del tempo, i metodi di disegno, le tecniche di raffigurazione, i metodi di costruzione, le procedure di calcolo, gli algoritmi per operazioni, le regole (esplicite o meno) di ragionamento, l’inferenza e la deduzione, ovvero tutte le attività cognitive e materiali che possono essere tradotte in rappresentazioni della matematica formale, e quindi anche l'architettura, la tessitura, i giochi di matematica ricreativa, d'abilità e d'azzardo.

Attualmente vi sono due differenti filoni di ricerca. 
L’uno limita l’attenzione a piccole società, solitamente prive di espressione scritta, rifacendosi direttamente al campo dell’antropologia classica e dell’etnografia.
L’altro persegue l’idea secondo la quale l’etnomatematica ci riguarda tutti, dal momento che studia gli aspetti matematici e logici delle strategie che, nella vita di ogni giorno, applichiamo per risolvere i problemi che ci si pongono innanzi. 

In quanto disciplina nuova e non prettamente scientifica, l’etnomatematica è soggetta a due principali critiche: in primo luogo che nei suoi scritti si tendono a sottolineare le differenze, piuttosto che le somiglianze, tra le varie culture; inoltre che i suoi sostenitori si occupano in modo eccessivo di multiculturalismo e di pseudoscienza, togliendo spazio all’insegnamento della vera matematica. 

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