Oggi è il D-Day: 10 domande scomode
Il D-Day che la sinistra dimentica: senza gli Alleati il 25 aprile sarebbe rimasto un sogno
1. Perché in Italia il D-Day si ricorda così poco?
Perché obbliga a dire una cosa semplice ma indigesta: la liberazione dell’Europa dal nazismo non fu un’opera in solitaria dei movimenti resistenziali nazionali. Fu anche, e soprattutto, una gigantesca operazione militare alleata. Il 6 giugno 1944 sbarcarono in Normandia americani, britannici, canadesi e altri reparti alleati su cinque spiagge: Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword.
2. La sinistra italiana ha un problema con il D-Day?
Una parte sì. Non tutta, ovviamente. Ma una certa narrazione preferisce il mito autosufficiente della Resistenza: il popolo che si libera da solo, il partigiano come unico protagonista, l’Alleato come comparsa con l’elmetto. Peccato che senza lo sbarco in Sicilia, la campagna d’Italia, il fronte orientale, i bombardamenti, la logistica e infine la Normandia, i partigiani avrebbero combattuto con coraggio, ma dentro un quadro militare disperato.
3. Quindi i partigiani non contarono nulla?
No. Questa è la solita trappola retorica. I partigiani contarono eccome: combatterono, sabotavano, informarono, liberarono città, pagarono con la vita. Ma dire che contarono non significa fingere che abbiano sconfitto da soli la Wehrmacht. La storia non è una curva da stadio: si può riconoscere il valore della Resistenza e insieme quello decisivo degli Alleati.
4. Perché il 25 aprile viene ricordato più del 6 giugno?
Perché il 25 aprile è la festa nazionale italiana della Liberazione. È giusto che lo sia. Il problema nasce quando da festa della Liberazione diventa festa di una sola proprietà politica. Il 25 aprile dovrebbe ricordare la fine del nazifascismo in Italia, non autorizzare l’amnesia su chi rese militarmente possibile quella fine.
5. Il D-Day fu davvero così decisivo?
Sì. L’Imperial War Museums definisce l’invasione della Francia settentrionale del 1944 una delle vittorie più importanti degli Alleati occidentali nella Seconda guerra mondiale. Aprì il fronte occidentale in modo irreversibile e mise la Germania nazista sotto pressione da più direzioni.
6. Quanti uomini parteciparono allo sbarco?
Secondo Reuters, il 6 giugno 1944 sbarcarono circa 156.115 soldati alleati, sostenuti da quasi 7.000 navi e mezzi da sbarco. Le perdite alleate del D-Day furono circa 10.250, con circa 4.440 morti. Numeri che rendono abbastanza ridicola l’idea di liquidare il D-Day come “una faccenda americana” o, peggio, come una nota a piè di pagina.
7. Perché in Francia il D-Day è memoria viva e da noi sembra una ricorrenza estera?
Perché in Normandia la guerra è passata fisicamente sui paesi, sulle spiagge, sulle case, sui cimiteri. A Colleville-sur-Mer, il Normandy American Cemetery conserva le tombe di 9.389 militari statunitensi caduti soprattutto durante lo sbarco e la battaglia di Normandia. Lì è difficile fare i filosofi da salotto: le croci bianche spiegano la geopolitica meglio di molti editoriali.
8. Perché ricordare il D-Day dà fastidio a certi antiamericani da dopolavoro?
Perché rompe il giocattolo. Se l’America è sempre e solo “l’impero cattivo”, diventa scomodo ricordare che migliaia di ragazzi americani morirono in Europa per abbattere il nazismo. Si può criticare qualunque politica americana, ieri o oggi. Ma cancellare Omaha Beach per coerenza ideologica è come voler correggere la storia con il bianchetto.
9. Il D-Day cancella il ruolo dell’Unione Sovietica?
No. Anche questa è una falsa alternativa. L’URSS ebbe un ruolo enorme e sanguinosissimo nella sconfitta della Germania nazista. Ma riconoscere Stalingrado non significa dimenticare Omaha. E ricordare l’Armata Rossa non autorizza a minimizzare lo sbarco alleato. La Seconda guerra mondiale fu vinta da una coalizione, non da un santino politico.
10. Che cosa dovremmo dire, allora, il 6 giugno?
Che senza il D-Day la storia d’Europa sarebbe stata più lunga, più sanguinosa e forse diversa. Che senza gli Alleati la Resistenza italiana avrebbe avuto molto meno spazio militare e politico. Che la libertà non arrivò per generazione spontanea, né scese dai manifesti. Arrivò anche su mezzi da sbarco, sotto il fuoco tedesco, su spiagge dove ragazzi di vent’anni morirono senza sapere pronunciare “antifascismo” in italiano, ma praticandolo nel modo più definitivo possibile.

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