martedì 28 gennaio 2014

DALL’OVERSHOOT DAY AL VIVERE A SPRECO ZERO

L’overshoot day è il giorno dell’anno in cui esauriamo le risorse di energia, materie prime, acqua e cibo che abbiamo a disposizione.

Nel 2013 l’overshoot day è stato il 20 agosto. Poiché da quella data cominciamo ad usare le risorse dell’anno successivo, l’overshoot day ogni anno arriva prima. Nel 1993 era stato a fine ottobre.
In pratica abbiamo perso 2 mesi in 10 anni: ci stiamo mangiando la “terra” dei nostri nipoti.

Ma ancora ci sta andando bene, perché esistono i popoli che hanno fame. Se un giorno i cinesi decidessero di mangiare pesce come fanno i giapponesi, ne consumerebbero 100 milioni di tonnellate l’anno, ma le tonnellate di pesce che si pesca nel mondo in un anno sono 110 milioni, e se decidessero di mangiare carne come gli americani, non basterebbe tutta quella prodotta.
Prof. Andrea Segrè
Professore Ordinario di Politica Agraria
Internazionale e Comparata

Come ci ricorda Andrea Segrè nel suo libro Vivere a spreco zero (Marsilio Editori) il più grande spreco è quello alimentare.

Vivere a spreco zero non vuol dire sotto nutrirsi, vuol dire non consumare più di quanto ci sia necessario. Ma l’uomo è consumista.
L’autore riporta una interessante rilettura psicologica del consumismo.
Per comprenderla dobbiamo ricordarci che abbiamo smesso di essere cacciatori/raccoglitori poco tempo fa nella storia dell’uomo e che questo comportamento è ancora saldamente vivo nel nostro cervello rettiliano.
Ciò cosa comporta? Ciò comporta che siamo abituati a mangiare fintanto che ce n’è, perché “non sappiamo” quando mangeremo di nuovo. Se riesco a uccidere un elefante, lo dovrò consumare prima che vada a male, senza sapere quando mangerò di nuovo.

L’uomo è naturalmente portato a consumare fintanto che ce n’è.

Per liberarci da questo automatismo dobbiamo passare all'assunzione di responsabilità e di coscienza di tutti.
Vivere a spreco zero deve diventare una scelta consapevole ed etica” (1). Non sprecare non significa fare senza, privarsi, ma equivale ad avere sempre a sufficienza.
Nei paesi sviluppati, e in Europa in particolare, la maggior parte dello spreco alimentare si «consuma» fra le mura domestiche: ciò che si spreca a casa propria conta molto di più di tutti gli altri sprechi messi assieme, per valore e per quantità. Bisogna evitare, per quanto possibile, che del cibo ancora buono venga gettato via. Ma per poter prevenire bisogna prima capire quanto cibo ancora commestibile finisce nella spazzatura e perché questo accade.
Arancia con un po' di muffa

Facciamo l’esempio di un cibo che presenta muffa. Spesso ho visto che se una pesca presenta in una piccola area della sua superficie della muffa, essa viene buttata via in toto. 

Nella notte dei ricercatori 2012 uno studio era dedicato alla muffa, così ho chiesto ai ricercatori se una pesca di questo tipo potesse essere mangiata. La risposta è stata affermativa. Se è vero che i batteri presenti nella muffa sono anche diffusi in tutta la pesca, è ancor più vero che per farmi venire il mal di pancia mangiandoli dovrei ingurgitare un chilo di pesche piene di muffa. Quindi se getto solo la parte ammuffita e mangio il resto non accadrà nulla alla mia salute.

Se ne deduce che molti cibi vengono sprecati per ignoranza.
Prima di gettare via cibo che ha superato la data “da consumarsi preferibilmente entro” dobbiamo usare il nostro naso e il palato. Se quel cibo (anche fresco come lo yogurt) non ha un cattivo odore o un gusto acido, allora è consumabile.

E’ importante fare una distinzione tra perdite e sprechi. Le perdite alimentari riguardano le fasi di produzione, raccolta e post produzione e ammontano a circa il 57% di ciò che viene prodotto. Gli sprechi di cibo invece riguardano il consumo e ammontano allo 0,23% del PIL, in pratica al 60% di quanto si spende per la ricerca e lo sviluppo.

Qual è il cibo più sprecato? E’ l’alimento base dei popoli: il pane. In Italia un terzo del pane acquistato finisce nella pattumiera.

Quali sono le cause dello spreco? Non consumiamo ciò che compriamo in tempo, compriamo e cuciniamo più di quanto necessitiamo e quindi produciamo avanzi non sempre recuperabili, non conserviamo correttamente gli alimenti, acquistiamo gli alimenti in base alla data di scadenza (vita residua) e produciamo involontariamente invenduti che andranno sprecati.

Mi ricordo una volta di aver sentito dire da Luciano De Crescenzo che quando lui era piccolo i rifiuti non esistevano. Ma come facevano i nostri genitori e i nostri nonni? Questa domanda non vuole riportarci indietro nei tempi, ma ci induce a riflettere sulle soluzioni che avevano trovato i nostri antenati. La seconda parte del testo di Segrè ci guida attraverso iniziative, non solo alimentari, che possono portare l’uomo di oggi a non sprecare energia elettrica, energia per la produzione dei prodotti di consumo, energia per la cottura dei cibi e per il trasporto delle persone, a non sprecare il cibo e ad usare correttamente gli elettrodomestici ed infine a ridurre i rifiuti da imballaggio.

NOTE

(1) Andrea Segrè - Vivere a spreco zero – edizioni Marsilio

Luigina Pugno

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