lunedì 29 novembre 2010

MA CHE BOTTONI AVEVA NAPOLEONE IN RUSSIA?

di Maria Rosa Menzio

“Qualche atomo aggiunto qui, qualcuno sottratto là: ecco ciò che fa la differenza tra le caratteristiche sessuali maschili e femminili, fra una molecola innocua e una letale. In che modo questo funzioni, e come in realtà la cultura sia stata plasmata dalla chimica, è l'argomento di questo libro”.
Roald Hoffmann, premio Nobel
per la chimica nel 1981


Ma cosa c’entrano i bottoni di Napoleone con il destino d’Europa? Perché un titolo così bizzarro per un libro?

Tutto comincia con un bottone. Pare che le uniformi dell’esercito francese avessero bottoni di stagno (elemento poco resistente al gelo) per cappotti, calzoni e giubbe e questi si disintegrassero nella campagna di Russia del 1812. Seicentomila uomini a giugno che a dicembre erano ridotti a neppure diecimila soldati sconfitti, in ritirata da Mosca.

Col gelo lo stagno si trasforma in una polvere grigia non metallica, che è ancora stagno, ma che ha una struttura diversa. Come poteva un soldato sorreggersi i calzoni o chiudersi il cappotto e allo stesso tempo combattere? Non restava che la disfatta. Quindi non fu l’inverno russo a sconfiggere Napoleone, ma i bottoni delle uniformi… Però la «malattia dello stagno» era nota da secoli al nord, e pare impossibile che Napoleone non ne fosse al corrente. E anche col gelo la polverizzazione dello stagno avviene lentamente…

Chissà se questo particolare ha davvero influenzato la Storia?

Oltre a questa, vengono raccontate altre sedici avventure di “chimica e storia”.

Le poche gocce di succo di limone (contenente la vitamina C) che curarono i marinai ammalati di scorbuto (quelli di Vasco da Gama che doppiava il capo di Buona Speranza).
I fuochi artificiali dei Cinesi di mille anni fa, poi usati nella polvere da sparo (salnitro, zolfo e carbonio) negli esplosivi, nelle armi da fuoco e nella dinamite di Nobel.
Le vie della seta cinese (pare che nel sesto secolo due monaci nestoriani arrivassero a Costantinopoli dalla Cina con bastoni dalle canne svuotate, dove avevano nascosto uova di bombice e semi di gelso).

La passione degli europei per la caffeina, molecola che dà una lieve dipendenza, e che portò alla rivoluzione comunista in Cina.
La battaglia per monopolizzare il commercio di sostanze come l’oppio e altre molecole che hanno fatto fiorire civiltà o crollare imperi.
La scoperta dell’aspirina dalla corteccia del salice. L’invenzione della “pillola” che ha cambiato la vita di milioni di donne (da una gravidanza all’anno, indesiderata, ai 2-3 figli per coppia pianificati e amati). Lo strano è che se si cambia un solo gruppo funzionale al testosterone, ormone maschile, questo diventa progesterone, ormone femminile da cui si ricava appunto la pillola.

La verità è che poche strutture chimiche possono determinare con differenze minime l'intera varietà delle sostanze naturali.
Scoperte come l’acido oleico “chi cucinava su fuochi di legna poteva notare che gli oli che sgocciolavano dai cibi sulle ceneri producevano una sostanza che in acqua formava una schiuma. Non dovettero impiegare molto tempo per accorgersi che quella sostanza era un detersivo molto efficace”

E i frigoriferi! Fin dall’antichità erano in uso le ghiacciaie dei nostri bisnonni, ma è di pochi decenni fa l’avvento dell’era del “surgelato”. Passando per l’ammoniaca di metà Ottocento, si cerca la “molecola refrigeratrice ideale”, che deve passare allo stato gassoso a certe temperature, liquefarsi ad altre temperature ancora per compressione, e mentre diventa vapore deve assorbire calore. Molte molecole soddisfacevano questi requisiti, ma erano velenose, oppure puzzavano, o soprattutto erano infiammabili.

Thomas Midgley e Albert Henne realizzarono i clorofluorocarburi (CFC), sostanze che oltre ad essere innocue erano anche poco costose. In modo teatrale Midgley dimostrò tutto questo in un convegno: “versò del CFC liquido in un recipiente aperto, e mentre questo bolliva, avvicinò il viso al vapore, aprì la bocca e aspirò a lungo. Voltandosi verso una candela accesa esalò lentamente i CFC, spegnendo la fiamma”. La nuova molecola non era né esplosiva né velenosa! Era l’inizio dell’era del frigorifero.

Altri esempi?

Come Colombo non trovò le Indie, ma scoprì comunque qualcosa di importante, così il chimico inglese dell’Ottocento Perkin cercava una cosa e ne trovò un’altra. Cercava un farmaco di sintesi per curare la malaria, e trovò invece una sostanza color lilla, la mauveina, antenata dei moderni coloranti sintetici che hanno cambiato il colore del mondo

Gli alcaloidi (caffeina, teofillina e teobromina) sono presenti rispettivamente nel caffè, nel tè e nel cacao: sostanze con proprietà curative oppure tossiche a seconda della quantità.

La Rivoluzione industriale si avvia coi ricavi della fatica degli schiavi d’America, che coltivano lo zucchero. Però i mutamenti eclatanti (sociali ed economici) si attueranno in Inghilterra grazie al cotone, chimicamente cugino dello zucchero. Il primato nel traffico delle spezie va nel Quattrocento a Venezia, cosa che motiva altri stati alla ricerca di strade diverse per l’Oriente: alla fine ci troviamo a dire che la scoperta dell’America discende dall’avidità delle nazioni civilizzate, dalla loro voglia di spezie!

Ancora, Magellano cerca un passaggio fra Atlantico e Pacifico, per far arrivare la noce moscata in Europa, dove viene portata al collo in un sacchetto come difesa contro la peste. E in un certo senso la cosa funziona: non in modo magico, però. Il fatto è che le molecole di isoeugenolo contenute nella noce scacciano le pulci dei topi che portano la peste.

Si dice “se Cleopatra avesse avuto il naso più lungo, la storia sarebbe andata diversamente”.

Se i bottoni dell’esercito francese non fossero stati di stagno…




Maria Rosa Menzio, già ricercatrice di matematica (a suo nome un teorema di meccanica simplettica) ha trasferito la sua competenza scientifica alla sua seconda passione, il teatro. Autrice drammatica, regista, saggista, insegna al Master di Comunicazione della Scienza all’Università di Cagliari. Suo il sito www.teatroescienza.it

1 commento:

Pao ha detto...

"MA CHE BOTTONI AVEVA NAPOLEONE IN RUSSIA?"

Ho trovato in rete una interessante critica al testo in oggetto: http://www.warfare.it/colonnina_infame/17_molecole.html