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Chi tra sinistra o destra investe di più nella scuola? Uno studio internazionale ribalta un luogo comune

Per decenni si è dato quasi per scontato che i governi di sinistra fossero quelli più propensi a investire nell'istruzione pubblica. Dopotutto, l'istruzione è tradizionalmente considerata uno dei pilastri delle politiche progressiste. Eppure una recente ricerca scientifica pubblicata sulla rivista Business and Politics arriva a una conclusione che  sembra proprio andare nella direzione opposta.


Naturalmente, come spesso accade nelle scienze sociali, il risultato non va interpretato come una verità assoluta, ma come un'evidenza statistica ottenuta attraverso uno specifico modello di analisi.

Lo studio

La ricerca, firmata dagli economisti Yifan Lu, Kaiyue Yan e Cong Wang, ha analizzato i dati di 21 Paesi OCSE nell'arco di cinquant'anni, dal 1970 al 2020, cercando di capire se esista una relazione tra l'orientamento politico dei governi e gli investimenti pubblici nell'istruzione.

Per "investimenti nell'istruzione" gli autori considerano principalmente la spesa pubblica per l'istruzione in rapporto al PIL, ma effettuano anche verifiche utilizzando altri indicatori, come il rapporto studenti-docenti e i tassi di iscrizione scolastica.

Un risultato sorprendente

L'analisi evidenzia che, nel campione considerato:

  • una maggiore presenza elettorale della sinistra è associata a una riduzione della spesa pubblica per l'istruzione;
  • una maggiore presenza della destra è invece associata a investimenti più elevati;
  • inoltre, secondo gli autori, l'effetto positivo attribuito all'orientamento di destra risulta statisticamente più intenso rispetto all'effetto negativo osservato per la sinistra.

Si tratta di un risultato che contrasta con molti stereotipi diffusi nel dibattito politico.

Perché gli autori parlano di rapporto "causale"

Una delle maggiori difficoltà in questo tipo di studi è distinguere la semplice correlazione da un possibile rapporto di causa-effetto.

Ad esempio, un Paese potrebbe aumentare gli investimenti nell'istruzione per ragioni economiche, demografiche o tecnologiche, indipendentemente dal colore politico del governo.

Per affrontare questo problema, gli autori utilizzano diverse tecniche econometriche avanzate, tra cui:

  • modelli 2SLS (Two-Stage Least Squares);
  • System GMM;
  • Lewbel 2SLS.

Questi strumenti cercano di correggere il problema dell'endogeneità, cioè il rischio che siano proprio le politiche scolastiche a influenzare il consenso politico, anziché il contrario.

Il punto più controverso

È proprio qui che emerge l'aspetto più delicato dello studio.

Per identificare un possibile effetto causale, gli autori utilizzano come variabile strumentale quella che definiscono "influenza comunista esterna".

L'idea è che una maggiore influenza storica dei movimenti comunisti abbia modificato l'orientamento politico dei governi senza incidere direttamente sulla spesa per l'istruzione.

Dal punto di vista metodologico, questa scelta è legittima e viene motivata dagli autori. Tuttavia, molti economisti ricordano che la validità di una variabile strumentale dipende da ipotesi molto forti e spesso difficili da verificare empiricamente. Se tali ipotesi non fossero pienamente soddisfatte, le stime potrebbero risultare distorte. Più in generale, la letteratura metodologica invita a interpretare con prudenza i risultati ottenuti tramite strumenti di questo tipo, proprio perché le assunzioni richieste sono impegnative.

Lo studio è robusto?

Gli autori hanno comunque effettuato numerosi controlli di robustezza.

Hanno ripetuto l'analisi utilizzando differenti indicatori di orientamento politico, diverse misure dell'investimento educativo e vari metodi statistici, ottenendo risultati sostanzialmente coerenti tra loro. Inoltre, hanno verificato che la relazione rimane anche considerando il livello di innovazione dei diversi Paesi.

Questo non elimina tutte le possibili critiche, ma aumenta la solidità interna dell'analisi.

Cosa significa davvero questo studio?

La conclusione più importante è forse quella meno intuitiva.

Suggerisce che, nel campione dei 21 Paesi OCSE esaminati e secondo il modello statistico adottato, i governi associati a un orientamento politico di destra hanno destinato mediamente una quota maggiore di risorse pubbliche all'istruzione rispetto ai governi associati alla sinistra.

Come sempre nelle scienze sociali, un singolo studio non chiude il dibattito. Le politiche educative dipendono da molti fattori: ciclo economico, demografia, vincoli di bilancio, struttura istituzionale e priorità dei governi.

Proprio per questo il lavoro pubblicato su Business and Politics rappresenta un contributo interessante: mette in discussione un luogo comune diffuso e invita a discutere di politiche pubbliche sulla base dei dati, senza dare per scontato che le etichette ideologiche coincidano automaticamente con le scelte di spesa.

FONTI

Articolo su Cambridge University Press (Open Access)

Political orientation and education investment: an OECD perspective

PDF completo

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Citazione bibliografica

Lu, Y., Yan, K., & Wang, C. (2024). Political orientation and education investment: an OECD perspective. Business and Politics, 26(4), 489–504. Cambridge University Press. DOI: 10.1017/bap.2024.2.