I migliori divulgatori scientifici italiani e perché oggi parliamo di disseminazione
In Italia la scienza ha sempre avuto un rapporto complesso con il grande pubblico. Da un lato una tradizione culturale umanistica molto forte, dall’altro una produzione scientifica di altissimo livello spesso poco visibile fuori dai confini accademici. In questo spazio di mezzo è nata, si è sviluppata e si è trasformata quella che per decenni abbiamo chiamato divulgazione scientifica. Un termine che oggi, sempre più spesso, viene affiancato o sostituito da un altro: disseminazione. Non è una semplice moda linguistica, ma il segnale di un cambiamento profondo nel modo in cui la conoscenza scientifica circola nella società.
Questo articolo ha due obiettivi: raccontare l’importanza della comunicazione della scienza in Italia attraverso alcune delle figure che l’hanno resa centrale nel dibattito pubblico, e spiegare perché il concetto stesso di “divulgazione” appare oggi parzialmente superato, lasciando spazio a una visione più ampia e partecipativa: quella della disseminazione.
Perché comunicare la scienza è essenziale
La scienza non è solo un insieme di risultati, ma un processo: fatto di ipotesi, errori, revisioni, conflitti di interpretazione. Quando questo processo resta confinato nei laboratori o nei paper specialistici, si crea una frattura tra chi produce conoscenza e chi ne subisce – o beneficia – le conseguenze.
Comunicare la scienza significa:
- Rafforzare la democrazia, permettendo ai cittadini di prendere decisioni informate su temi come salute, energia, ambiente e tecnologia.
- Contrastare la disinformazione, che prospera proprio dove manca una comprensione di base dei metodi scientifici.
- Costruire fiducia, spiegando non solo cosa sappiamo, ma anche come lo sappiamo e quali sono i limiti della conoscenza.
- Ispirare nuove generazioni, mostrando che la scienza è una pratica umana, creativa e aperta.
In questo senso, la comunicazione scientifica non è un “abbellimento” della scienza, ma una sua estensione naturale nella società.
I grandi divulgatori scientifici italiani
Quando si parla di divulgazione scientifica in Italia, alcuni nomi sono diventati veri e propri punti di riferimento culturali, capaci di entrare nelle case di milioni di persone e di cambiare il modo in cui la scienza viene percepita.
Alberto Angela
Figlio d’arte ma divulgatore con una cifra personale molto riconoscibile, Alberto Angela ha ampliato il pubblico della scienza intrecciandola con la storia, l’archeologia e la cultura materiale. Il suo successo dimostra che la comunicazione scientifica non è confinata alle discipline “dure”, ma può raccontare il sapere umano come un sistema integrato, capace di parlare a pubblici diversi e trasversali.
Maria Rosa Menzio
Maria Rosa Menzio è matematica, autrice e regista torinese, direttrice artistica e ideatrice dell’associazione/progetto Teatro e Scienza, con cui realizza spettacoli e iniziative di divulgazione scientifica attraverso le arti sceniche. Laureata in Matematica, ha lavorato nella ricerca (anche in ambito CNR) e ha poi orientato la sua attività alla scrittura e alla regia di teatro a tema scientifico, unendo rigore dei contenuti e linguaggio teatrale. È autrice del saggio “Tigri e teoremi. Scrivere teatro e scienza” (Springer, 2007).Alberto Angela
Telmo Pievani
Filosofo della scienza ed evoluzionista, Telmo Pievani rappresenta una forma di divulgazione più riflessiva e critica. Nei suoi libri, articoli e interventi pubblici, la scienza viene raccontata come un’impresa culturale, intrecciata con la filosofia, la politica e l’etica. Il suo lavoro mostra come comunicare la scienza significhi anche interrogarsi sulle sue implicazioni profonde. È direttore responsabile di Pikaia, il portale dell'evoluzione.
Roberto Mercadini
Roberto Mercadini ha portato la divulgazione scientifica (e umanistica) sul palco teatrale. Con monologhi che mescolano ironia, racconto e rigore concettuale, dimostra che la comunicazione della scienza può essere performativa, emotiva e profondamente coinvolgente, senza perdere accuratezza.
Barbascura X
Con uno stile provocatorio, ironico e volutamente sopra le righe, Barbascura X ha intercettato un pubblico giovane spesso lontano dai canali tradizionali. Il suo lavoro su YouTube e nei libri mostra come i nuovi media abbiano trasformato radicalmente il panorama della comunicazione scientifica, aprendo spazi espressivi impensabili fino a pochi anni fa.
I limiti del termine “divulgazione”
La parola divulgazione deriva dal latino divulgare, “rendere noto al volgo”. Ed è proprio qui che nasce il problema. Anche quando usata con le migliori intenzioni, questa espressione porta con sé un’idea implicita: qualcuno che sa e qualcun altro che non sa; un flusso di conoscenza unidirezionale, dall’alto verso il basso.
Questo modello ha funzionato a lungo, soprattutto in un’epoca di media centralizzati (televisione, radio, stampa). Ma oggi mostra diversi limiti:
- Presuppone un pubblico passivo, che riceve informazioni senza interagire.
- Rinforza una gerarchia tra esperti e non esperti, spesso percepita come distante o paternalistica.
- Non riflette la complessità del dibattito scientifico, fatto di incertezze, conflitti e pluralità di voci.
In un mondo in cui chiunque può produrre contenuti, commentare, criticare e condividere, l’idea di “divulgare” appare riduttiva.
Dalla divulgazione alla disseminazione
È qui che entra in gioco il concetto di disseminazione. Il termine, sempre più usato in ambito accademico e istituzionale, richiama l’idea di “spargere semi”: la conoscenza non viene semplicemente trasmessa, ma distribuita in modo diffuso, adattabile, capace di attecchire in contesti diversi.
La disseminazione implica:
- Bidirezionalità, ovvero dialogo tra scienziati e cittadini.
- Pluralità di canali, dai social media ai festival, dai podcast ai laboratori partecipativi.
- Coinvolgimento attivo, con cittadini che diventano parte del processo (citizen science, consultazioni pubbliche, co-creazione).
- Responsabilità sociale, perché comunicare la scienza significa anche ascoltare paure, dubbi e valori della società.
In questo paradigma, il pubblico non è più un destinatario, ma un interlocutore.
Nuovi ruoli per i comunicatori scientifici
Il passaggio dalla divulgazione alla disseminazione cambia anche il ruolo di chi comunica la scienza. Non basta più “spiegare bene”: servono competenze narrative, digitali, sociologiche ed etiche. Il comunicatore scientifico diventa un mediatore culturale, capace di tradurre linguaggi, ma anche di facilitare conversazioni complesse.
I divulgatori italiani più efficaci – vecchi e nuovi – sono proprio quelli che hanno intuito questo cambiamento, adattando linguaggi e formati senza rinunciare al rigore.
Conclusione
La divulgazione scientifica ha avuto, e continua ad avere, un ruolo fondamentale nella crescita culturale del Paese. Figure come Piero Angela e i suoi eredi hanno dimostrato che la scienza può essere raccontata in modo accessibile, affascinante e serio. Tuttavia, il contesto è cambiato. Oggi non basta più “divulgare”: bisogna disseminare conoscenza, costruendo reti, dialoghi e partecipazione.
Non si tratta di abbandonare il passato, ma di evolverlo. Perché una società che comprende come funziona la scienza è una società più libera, più critica e più capace di affrontare le sfide del futuro.

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