Referendum sulla giustizia: Cassazione ok al quesito aggiornato, resta l’incognita sulla data del voto
Il referendum sulla riforma della giustizia potrebbe essere rinviato: tutto dipenderà da come verrà letta l’ordinanza appena depositata dai magistrati dell’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione. L’Ufficio centrale ha infatti accettato una nuova versione del quesito, predisposta dai 15 giuristi che hanno promosso la raccolta firme, arrivata a circa mezzo milione di sottoscrizioni.
Nel provvedimento si chiarisce che il quesito indicato nella precedente ordinanza del 18 novembre non è più considerato valido e che da ora è sostituito dal nuovo testo. L’ordinanza dispone inoltre che la cancelleria della Cassazione la trasmetta subito alle principali istituzioni: Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Presidente del Consiglio e Presidente della Corte costituzionale. È previsto anche l’invio formale ai promotori (i 546.343 elettori indicati nell’atto) e ai delegati dei parlamentari che hanno presentato le richieste referendarie ammesse con l’ordinanza del 18 novembre 2025.
Cosa cambia nel quesito
La modifica riguarda un’integrazione rispetto al testo originario: viene esplicitato quali articoli della Costituzione sono coinvolti dalla riforma.
- Prima, la domanda chiedeva se si approvasse la legge costituzionale su “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
- Ora, si aggiunge l’elenco degli articoli della Carta che la legge andrebbe a cambiare: 87 (comma 10), 102 (comma 1), 104, 105, 106 (comma 3), 107 (comma 1) e 110 (comma 1).
Perché la data rischia di slittare
Secondo alcuni, il fatto di aver riformulato il quesito potrebbe rendere necessario un nuovo decreto di convocazione del referendum, con l’effetto di far ripartire da capo il conteggio dei 50 giorni di campagna referendaria previsti prima del voto. In quel caso, la consultazione slitterebbe almeno di un paio di settimane, anche perché il fine settimana di Pasqua renderebbe difficile (o impraticabile) fissare le urne in quel periodo.
In ambito politico, c’è chi sospetta che lo scopo di questa mossa sia spostare più avanti la data, concedendo più tempo soprattutto al Comitato per il No per far conoscere le proprie argomentazioni.
Ora la questione passerà al vaglio delle istituzioni coinvolte, dal Quirinale a Palazzo Chigi, fino alla Corte costituzionale. Resta un punto: se davvero la campagna fosse già partita, una modifica del quesito “a giochi avviati” sarebbe un caso praticamente senza precedenti nella storia dei referendum. E intanto, sul possibile rinvio, i costituzionalisti non sono affatto unanimi.

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