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Buddismo: una religione di pace?

 


Si dice spesso che i buddisti siano persone pacifiche, perché così insegna la loro religione. Ma la realtà storica è più complessa e spesso scomoda.

Prendiamo il Tibet pre-1959: il paese era una teocrazia feudale sotto il Dalai Lama. L’élite sacerdotale e nobiliare possedeva quasi tutto, mentre i contadini vivevano in condizioni che si avvicinavano alla servitù. I servi non decidevano nulla della propria vita: matrimoni, morte, lavoro e beni erano nelle mani dei padroni. Venivano picchiati, mutilati, puniti con estrema crudeltà. Non esistevano ospedali diffusi, l’istruzione era monopolio dei monasteri e la vita media era breve e misera.

Non sorprende, quindi, che il “regno della bontà e della pace” fosse in realtà una società profondamente ingiusta. E non si può nascondere che il potere dei monaci, spesso con enormi ricchezze, garantisse privilegi incredibili a pochi, mentre la maggioranza soffriva.

Quando la Cina prese il controllo del Tibet nel 1950-51 e consolidò il potere nel 1959, introdusse riforme che abolirono la servitù della gleba, distribuirono terre ai contadini, costruirono scuole e ospedali, portarono irrigazione ed energia elettrica. Nonostante le violenze politiche e le repressioni culturali, molti aspetti della vita tibetana migliorano rispetto al medioevo teocratico in cui erano intrappolati.

E oggi il Dalai Lama parla di pace, compassione e diritti delle donne. Interessante: il potere della “non violenza” che promuove sarebbe praticamente impossibile senza le riforme cinesi che hanno eliminato la servitù e introdotto infrastrutture di base.

Il punto è chiaro: il buddismo può insegnare pace, ma nella realtà storica ha spesso tollerato o addirittura promosso disuguaglianze, violenze e crudeltà sociali. La “religione della pace” non è mai stata così pura come molti occidentali credono.


BIBLIOGRAFIA PER APPROFONDIRE 

Libri e studi accademici (più affidabili per capire la realtà storica)

1. Melvyn C. Goldstein — A History of Modern Tibet (serie)

Un’opera in più volumi considerata tra le più complete e rigorose sulla storia tibetana delle prime decadi del XX secolo, inclusi gli aspetti politici, sociali ed economici della società pre‑1959. Fornisce un quadro dettagliato della struttura sociale, delle istituzioni e delle trasformazioni interne al Tibet, con basi documentali ampie. 

Volumi principali:

  • A History of Modern Tibet, 1913‑1951: The Demise of the Lamaist State
  • …Volume 2: The Calm Before the Storm: 1951‑1955
  • …Volume 3: The Storm Clouds Descend, 1955‑1957
  • …Volume 4: In the Eye of the Storm, 1957‑1959 

Questa serie ti aiuta a capire come funzionava realmente la società tibetana, quale ruolo politico e sociale avessero lama e aristocratici, e come si intrecciarono eventi interni ed esterni alla caduta dell’ordine tradizionale.


2. Tsering Shakya — The Dragon in the Land of Snows: A History of Modern Tibet Since 1947

Questo libro è tra i più citati per la storia moderna del Tibet, soprattutto dal dopoguerra fino agli anni successivi alla presa del potere cinese. Shakya è uno storico tibetano e fornisce una narrazione bilanciata e dettagliata, inclusi aspetti sociali, politici e culturali. 


3. Tenzin Dawa Norbu — Tibet: The Road Ahead

Un’altra opera storica che descrive la vita quotidiana e la struttura sociale del Tibet prima e dopo l’arrivo cinese, con particolare attenzione alle dinamiche locali e culturali. 


 Testimonianze e racconti contemporanei

 Heinrich Harrer — Seven Years in Tibet

Un classico dell’esperienza occidentale in Tibet negli anni ’40. Sebbene non sia un testo accademico e sia stato criticato per una visione idealizzata o parziale, resta utile come testimonianza diretta e punto di partenza per capire la percezione occidentale dell’époque.  

 Alexandra David‑Néel — With Mystics and Magicians in Tibet

Viaggio e osservazioni di una europea su pratiche religiose e società tibetana all’inizio del XX secolo; ricco di dettagli culturali ma da leggere con spirito critico per contestualizzare le impressioni del tempo. 


Considerazioni storiografiche

  Il concetto di “feudalesimo” e “serfdom” in Tibet non è unanimemente definito dagli storici. Alcuni studiosi riconoscono una forma di servitù e divisione sociale che ricorda il feudalesimo europeo; altri sottolineano che il sistema tibetano aveva caratteristiche peculiari e non sempre corrispondeva alle strutture europee 

 Molte descrizioni della società tibetana pre‑1959 – sia critiche sia apologetiche – sono influenzate da posizioni politiche. Per esempio, testi governativi cinesi enfatizzano gli aspetti oppressivi per giustificare le riforme del 1959, mentre narrazioni in esilio tendono a sottolineare le atrocità del periodo successivo all’occupazione. Confrontare varie fonti è utile per un quadro più completo 


Ulteriori letture consigliate

  • Donald S. Lopez Jr. — Tibet: Tradition and Change — Introduce complessità culturale e sociale del Tibet prima del XX sec.
  • Robert Barnett — saggi su diritti umani in Tibet prima e dopo il 1959 — per approfondire il dibattito sul significato di “serfdom”.
  • Articoli accademici su Social Class in Tibet — per leggere le classificazioni sociali e le trasformazioni interne alla società tibetana.


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