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Le fallacie di ANPI sezione Foresto, Bussoleno e Chianocco sulla Giornata del Ricordo

"Perché negare fatti realmente accaduti? ormai ampiamente ed oggettivamente dimostrati? Di cosa ha paura la sinistra?" - Alberto Bolzoni - Ho incontrato Norma

Inizia così questo nostro articolo sui vandalismi delle panchine dedicate a Norma Cossetto che vengono sempre più inaugurate su tutto il territorio italiano e sulla presa di posizione di una certa ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) che afferma in poco parole che la ragazza appena 22enne Norma Cossetto in fondo se l'è cercata. Ricordiamo all'ANPI che qui  tutti noi siamo antifascisti, ma noi siamo anche democratici. E c'è una bella differenza. Anche il partigiano e dittatore Tito era antifascista, ma non si può dire che fosse democratico.  

Nessuno toglie l'importanza della lotta partigiana, tuttavia alcune affermazioni e prese di posizione di componenti e simpatizzanti delle sezioni ANPI del territorio non fanno che danneggiare la stessa associazione, la reputazione e la memoria dei combattenti e dei i loro associati. 

Tutto inzia dalla celebrazione della giornata del ricordo con una panchina, dedicata alla figura di Norma Cossetto, fortemente voluta dal Sindaco Antonella Zoggia e da gran parte dei cittadini di Bussoleno, tra cui anche molte associazioni di esuli giuliani e dalmati. 





LA PANCHINA VANDALIZZATA: L'IGNORANZA DELLA STORIA

La panchina viene vandalizzata pochi giorni dopo e la sezione ANPI Foresto Chianocco e Bussoleno sulla Giornata del Ricordo, invece di stigamtizzare il gesto, getta benzina sul fuoco con affermazioni quanto meno discutibili e riduzioniste. 

Pochi giorni prima, proprio in occasione della inaugurazione della panchina fa partire una campagna sulla sua pagina Facebook di tesseramento. Ma guarda un po'... chi usa questo giorno per fini politici? 

Ricordiamo che la panchina è stata inaugurata da cittadini prima di tutto antifascisti (ovviamente) ma soprattutto democratici e dalla parte delle vittime. Ma arriviamoci per gradi. 





Norma Cossetto e il contesto politico 

Norma Cossetto è considerata una delle vittime delle violenze nel contesto delle foibe. La sua associazione con i GUF e il contesto familiare possono indicare un'adesione ideologica al fascismo, ma la sua morte viene vista da molti come un tragico esempio delle brutalità della guerra e delle rappresaglie politiche. La narrazione storica su figure come Norma Cossetto può variare ampiamente a seconda delle interpretazioni e delle prospettive, ma è essenziale rispettare la complessità delle loro storie personali e del contesto storico in cui vissero



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Il riduzionismo e gli errori storici nelle pagine dell'ANPI sez Foresto Chianocco e Bussoleno sulla Giornata del Ricordo 

Questi argomenti sono complessi e richiedono un'analisi attenta per evitare semplificazioni e per comprendere pienamente il contesto storico e le diverse prospettive. Inizieremo con analizzare con fonti affidabili dimostrando come le affermazioni fatte nella giornata della memoria da questa sezione Anpi siano errate e discutibili. 

Analizziamo dunque le affermazioni ANPI 

D'ora in poi per "ANPI" si fa riferimento alla sola sezione di Foresto, Bussoleno e Chianocco


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Scrive ANPI: "Norma Cossetto fu arrestata e uccisa dai partigiani, non perché italiana ma perché nota fascista, e impegnata personalmente nei Gruppi Universitari Fascisti (GUF). A lei è stato dedicato il film Rosso d'Istria, un opera revisionista che si basa su presunte testimonianze d'epoca" [ANPI]  

FALSO

Churchull diceva «Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti…».

Questa nota valutazione di Winston Churchill è certamente utile per comprendere il clima politico e sociale nell’Italia del novecento: vent’anni prima, al 1925. Erano anni, in cui la maggioranza degli italiani iniziava ad essere fascista, come ricordava Churchill.

Norma Cossetto era certamente simpatizzante fascista, ma ragazze come lei in luoghi diversi ebbero un futuro e una vita. Erano fascisti o simpatizzanti come allora milioni di cittadini inermi, famiglie con prole, allettati dai vantaggi che offriva la tessera. Tutto ciò non giustifica il suo arresto, le sevizie, torturata e stuprata e, ancora viva e agonizzante, il fatto che venisse gettata in una fossa profonda: una foiba.   

Gianni Oliva è uno storico ben noto, che analizzando i fatti ha spiegato più volte (e anche durante l'incontro a Bussoleno il giorno 7 febbraio 2024: “Tra il maggio e il giugno di 79 anni fa  migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia vennero uccisi dall’esercito del maresciallo Tito, gettati nelle foibe, in una strategia mirata a colpire chiunque si opponesse all’annessione delle terre contese alla “nuova” Jugoslavia, caddero collaborazionisti e repubblichini, membri del Cln, partigiani, comunisti, e soprattutto tanti cittadini comuni”.

Un intellettuale antifascista di Grado, Biagio Marin, rappresentante del Partito liberale nel Cln, affermò quanto segue sul comportamento dei partigiani:

«I fascisti più noti non vennero molestati e se arrestati furono rilasciati mentre invece tutti i possibili poli di aggregazione antifascista ma di sentimenti italiani o autonomisti (come a Fiume) furono decapitati in modo così rapido e capillare da escludere ogni possibile casualità».

Il professor Elio Apih, nella sua opera Trieste. La storia politica e sociale, riporta un brano proveniente dal documento FO 371/48953, r. 1085. Si tratta di un documento ufficiale inglese, che fu raccolto dal Servizio Segreto inglese nell’immediato dopoguerra e poi trasmesso al Ministero degli Esteri:

«È stato stabilito, al di là ogni dubbio, che durante l’occupazione jugoslava di Trieste e del territorio, molte migliaia di persone sono state gettate nelle foibe locali. A Trieste tutti i membri della Questura, della Pubblica Sicurezza, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, della Guardia Civica e combattenti patrioti del CLN che sono stati presi dagli jugoslavi, sono stati arrestati e gettati nelle foibe».

Sarebbe superfluo ricordare lo sterminio dei partigiani della brigata Osoppo, cattolici, azionisti e monarchici, avvenuto a Porzus nel Friuli già nel febbraio del 1945 per mano di partigiani comunisti.

I titini s’accanirono con maggior determinazione contro gli antifascisti italiani, piuttosto che contro noti esponenti fascisti, poiché gli jugoslavi intendevano spacciare l’idea del carattere fascista di tutti gli italiani, per precise finalità politiche legate alle conferenze di pace: gli antifascisti italiani della Venezia Giulia, Fiume, Dalmazia andavano quindi fisicamente distrutti.  [cit]


La tragica sorte della famiglia di Oreste Pocorni, esuli da Zara 

Scampati alla strage di italiani voluta dal dittatore comunista jugoslavo Tito e precipitati nell'orrore opposto della rappresaglia nazista. Vittime innocenti tra due fuochi! Oreste e sua moglie Giuliana Andricci si raccontano e dimostrano come gli esuli fossero osteggiati da due fronti.
Su Avvenire Pocorni: «La tragedia di mio padre, scampato alle foibe e morto nel lager»



Scrive ANPI: "Le istituzioni italiane  riconoscono circa 10 000 vittime delle foibe mentre ricerche storiche documentano che, dopo il 1945, sono scomparse circa 4000 persone (tra realmente infoibate e dispersi per altri motivi)  Di queste 4000 erano di nazionalità italiana ed erano per lo più soldati e collaborazionisti del regime fascita" [ANPI]

FALSO

Sul fatto che chi finisse nelle foibe erano anche antifascisti, combattenti patrioti del CLN, ma anche parroci, donne e bambini non ci ripeteremo (lo abbiamo ampiamente spiegato prima). Anche i numeri forniti da ANPI sono in ribasso, con un voler come distorcere la storia per minimizzare questi episodi che furono compiuti nei confronti soprattutto degli inermi, o cittadini che erano contro l'annessione delle terre alla Jugoslavia

Le fonti fanno salire il numero di infoibati a 11 000 (Guido Rumici, Infoibati (1943-1945). Mursia, 2002. Ma probabilmente anche molti di più. Perché migliaia di corpi non furono mai trovati a causa della conformazione carsica della zona: nelle foibe passavano corsi d'acqua che in pochi anni distrussero i corpi delle vittime dei comunisti titini e italiani. Di molti di loro non se ne seppe mai nulla.

 
Per approfondire

Attenzione ai falsi storici

Sul sito dell'ANPI si vede un QrCode che riporta a un articolo quanto mai discutibile e che fa riferimento a un collettivo che fa capo a un gruppo di scrittori che nascondendosi sotto l’anonimato del nome di un matematico del ‘900 (Bourbaki o a volte Nicoletta Bourbaki) in realtà fa parte di uno dei tanti gruppi schierati politicamente che utilizzano la Giornata del Ricordo manipolando la storia e usandola come propaganda, e che abbiamo dovuto bloccare sui social anni fa.

Sono autori schierati ideologicamente e politicamente che non nascondono le loro simpatie per dittatori come Tito e che si schierano contro chi vuole commemorare le vittime delle Foibe e tutti coloro, profughi Istriani e Dalmati, cittadini comuni, ma anche professori universitari e storici (che per loro sono falsi storici), voci di wikipedia ecc che non coincidono con le loro opinioni.

Si riunirono in gruppo nel 2012 su Giap, il blog di Wu Ming. Si definiscono ricercatori (sic) pur vivendo in gran parte nell'anonimato.

Per approfondire: qui riproporremo le tesi discutibili di alcuni "storici" citati dal gruppo "Nicoletta Bourbaki" (nome inventato)



"Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla". É un aforisma del politico filosofo e scrittore britannico Edmund Burke. Una frase che, incisa in trenta lingue diverse, spicca su un monumento collocato nel campo di concentramento di Dachau, un monito che non può lasciare indifferenti.

Attenzione dunque a tenere le distanze da questi "estremismi" che tendono a semplificare troppo (usiamo un eufemismo) questo triste passato: le foibe e l'esodo Giuliano e Dalmata. E a non credere che imbrattando un ricordo (purtroppo non è la prima volta), si possa cambiare la storia e non prendersi le giuste responsabilità

Perché come ha detto la senatrice Liliana Segre incarcerata in quanto ebrea a 14 anni, e deportata ad Auschwitz-Birkenau : «La democrazia finisce piano piano» «Ho visto le parole d’odio trasformarsi in dittatura. E poi in sterminio. Vorrei non vederle mai più»

O la pensi come ANPI o sei un fascista

Il  ricordo di una bambina di 13 anni di nome Giuseppina Ghersi, stuprata e uccisa da partigiani a 13 anni, urla giustizia. 

Qui una scheda biografica Giuseppina Ghersi, violentata e uccisa a 13 anni per un tema premiato da Mussolini di Mina Capussi, docente a contratto per l’UNIVERSITÀ ROMA TRE


 



PER APPROFONDIRE  


Atti vandalici 

LIBRI PER APPROFONDIRE 

VIDEO 

TESTIMONIANZE



Per contattare la redazione:  redazionegravitazero@gmail.com

Il seguente filmato è stato pubblicato su RAI TG 2 DOSSIER 





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