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La differenza tra viti autofilettanti e quelle comuni

Ormai esistono talmente tanti tipi di viti diverse che non è affatto semplice scegliere quella più adatta al proprio progetto. Tra forma della testa e dell’impronta, lunghezza, materiale e altre caratteristiche, c’è davvero da perderci la testa!

In generale, le viti possono essere divise in due grandi categorie: le viti autofilettanti e quelle tradizionali. Conoscere la differenza tra questi due modelli di elemento di fissaggio può essere utile per non incappare in spiacevoli imprevisti durante il lavoro.

Nell’articolo di oggi abbiamo pensato di spiegare la differenza tra le viti autofilettanti e quelle tradizionali. Sebbene siano usate per applicazioni simili, infatti, non sono affatto la stessa cosa. Saperle riconoscere è importante per non ritrovarsi con un sacco di viti non adatte al proprio progetto.





Cosa sono le viti autofilettanti

Come ci suggerisce il nome stesso, le viti autofilettanti sono un particolare elemento di fissaggio in grado di bucare la superficie e di creare un foro filettato all’interno del materiale dove poi andrà a incastrarsi. Disponibili in diversi materiali, modelli e lunghezze, le viti autofilettanti sono caratterizzate da una punta molto affilata e resistente e da una filettatura affilata che va dalla punta a sotto la testa della vite.

Le viti autofilettanti sono quindi in grado di creare un foro filettato all’interno del materiale in cui si serrano. Ciò rappresenta un grande vantaggio in molti settori dato che permette all’utente di risparmiare tempo e fatica. Per installare queste viti è sufficiente posizionarle e avvitare con un cacciavite, oppure con un avvitatore elettrico; saranno loro a penetrare nella superficie e a fissarsi nel materiale.

Ma come è possibile? Questa caratteristica è dovuta alla speciale filettatura che, durante la rotazione dell’elemento di fissaggio, è in grado di agire come la punta di un trapano: quando vengono ruotate e premute, le viti autofilettanti riescono a spezzare, spostare e rimuovere il materiale, creando così il proprio foro filettato. 

Viti del genere sono ideali per lavorare a progetti che prevedono l’uso di materiali morbidi come il legno, la plastica e la lamiera. Vengono usate per i mobili, per la struttura delle case in legno, per fissare dispositivi ed elettrodomestici e molto altro ancora. Per applicazioni esterne, è meglio usare viti in acciaio inossidabile o zincate, in grado di resistere alla corrosione e all’ossidazione. Nei mobili, invece, vengono solitamente scelte elementi di fissaggio in ottone o rame che sono più belli da vedere.


Le viti tradizionali

Al contrario delle viti autofilettanti, le viti tradizionali non sono in grado di produrre il proprio foro e la propria filettatura. Di conseguenza, per essere installate, hanno bisogno di essere inserite in un foro già presente e provvisto di filettatura: il cosiddetto “foro guida”. In alcuni casi, come quando si assemblano pezzi di strutture prefabbricate, i fori sono già presenti. In altri casi, questi fori devono essere creati dall’utente usando un trapano a cui è stata agganciata la punta specifica per praticare un foro filettato.

Come nel caso precedente, le viti comuni possono essere di materiali diversi e presentare varie teste e lunghezze. A differenza delle vite autofilettanti, però, quelle classiche possono avere una punta piatta.

Lavorare con le viti tradizionali richiede più tempo e può essere più rischioso. Prima di tutto, è necessario avere la capacità di praticare fori con il trapano, processo non sempre semplice e che richiede tempo. Poi, se installate senza foro guida, le viti tradizionali possono causare danni al materiale o alla superficie su cui vengono inserite. Quando si inserisce la vite tradizionale in un pezzo o in una superficie di legno, potrebbe rompersi o scheggiarsi e anche la vite stessa potrebbe subire dei danni.


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