mercoledì 26 settembre 2018

UN GENOVESE RISPONDE AL MINISTRO TONINELLI SUL PONTE DI GENOVA

"Toninelli, un ponte serve, solo un c...o di ponte": lʼappello di un 28enne genovese diventa virale




Nello sfogo via social rivolto al ministro, il giovane gli ricorda la storia della sua città e il senso pratico dei suoi concittadini: "Genova è una città che muore piano piano"
Ripotiamo qui lo sfogo che in queste ore è diventato virale

Intanto sulla pagina Facebook di Danilo Toninelli  non si contano i messaggi di genovesi irritati
Larga eco ha fatto il seguente. Che riportiamo


Caro Ministro Toninelli,

Nel quindicesimo secolo, qua a Genova, prendemmo dei sacchi blu che usavamo per custodire le vele delle navi e ci facemmo il primo paio di Jeans.
Blue Jeans infatti vuol dire Blu di Genova.

Pensi, non abbiamo usato i peli di unicorno intrecciandoli con la stoffa degli ombrelloni.

Nel 1407, qua a Genova, fondammo un edificio che aveva lo scopo di custodire il denaro dei propri cittadini.
La prima banca al mondo è il Banco di San Giorgio.

Pensi, non abbiamo creato un edificio mirato alle speculazioni bancarie con cui il suo partito ha proprio un brutto rapporto, non abbiamo usato i draghi per difenderlo e la gente che ci andava non entrava per farsi tagliare i capelli.

Nel 1284, a Genova, a causa di una tempesta su una nave che sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria, si rovesciarono dei sacchi di farina di ceci, alcuni marinai raccolsero la poltiglia fatta di farina e acqua di mare e la lasciarono al sole.
Nacque così la farinata, chicca della cucina genovese.

Pensi, non abbiamo usato i semi di ginepro lasciati ad essiccare dentro ad una cantina a 14 gradi celsius amalgamati con i fiori di zafferano provenienti da Pavia.

Nel 1128, a Genova, fu costruita la Lanterna, nostro simbolo. La sua funzione era quella di segnalare le navi in avvicinamento.

Pensi, non abbiamo fatto all’interno un ristorante jamaicano, non abbiamo aperto un negozio di Zara, non abbiamo installato sull’ottica rotante dei cavallucci marini per far giocare i bambini.

So che probabilmente le sfuggirà il motivo di questa prefazione, quindi glielo spiegherò meglio.

Noi genovesi siamo pratici.
Non ce la stiamo a filare, a raccontare.
Noi genovesi facciamo le cose semplici e in poco tempo, perché il tempo è denaro.

A noi non ce ne frega assolutamente nulla di avere un ponte “multifunzionale” con una sala giochi, i ristoranti, i bar, i negozi e un parco dove i bambini possono giocare.

Ma lei è venuto qua dal Ponte? Si è guardato intorno o guardava solo le telecamere?

No perché lei vuole fare un ponte/centro commerciale/parco qui:

- nel quartiere più inquinato di Genova, (provi a percorrere il ponte di Cornigliano con i finestrini tirati giù e ci dica se manderebbe i suoi figli a giocare li)
- dentro al gretto di un fiume che, un anno si e un anno no, straripa alluvionando le zone circostanti
- a 400 metri all’unico centro commerciale di Genova degno di tale nome

Ma forse non ha ben chiaro, dopo 45 giorni, cosa era il Ponte Morandi.
Sul Ponte Morandi ci passavano 25 milioni di mezzi all’anno.
Sul Ponte Morandi ci transitava il 100% dei camion da/per il primo porto italiano.
Il Ponte Morandi collegava Genova alla Francia, alla Spagna, all’Europa.
Il Ponte Morandi non era un “ponte”, era un cazzo di VIADOTTO AUTOSTRADALE lungo 1200 metri.

Mentre lei dà dell’ignorante a chi la critica per le oscenità che sta dicendo, postando tra l’altro le foto di un ponte pedonale ad Istanbul lungo 500 metri, il più grande porto italiano, motore della città di Genova, ha fatto registrare un bel meno 30%.
L’Acquario di Genova, attrazione turistica regina della città, ha perso, in un mese, 1 milione di euro di incassi.
I cittadini della Valpolcevera passano fermi immobili in coda ore e ore.
Io stesso, oggi, per fare 3 km ci ho impiegato 3 ore e mezza.
Quando arriverà la stagione delle piogge quelle 3 ore e mezza diventeranno SETTE perché Genova è la SECONDA CITTÀ AL MONDO come rapporto cittadini/scooter (dietro a Bangkok).

Genova è una città che muore piano piano, è una città spezzata in due dove per fare 500 metri da Via Fillak a Via Cantore bisogna fare 5km su una strada con una corsia per senso di marcia, oppure 6 km più 7 km d’autostrada.

Il comune sta facendo tutto il possibile per migliorare la situazione del traffico ma abbiamo bisogno di quel ponte.
In 45 giorni non è stato ancora deciso il commissario, non si sa chi lo paga, chi lo progetta, chi lo costruisce, il suo bel
Decreto Genova è stato fermato dalla Ragionerie di Stato perché “molto incompleto”, ma lei sa che a Genova serve un ponte polifunzionale.


No, ce ne battiamo il belino della sua muraglia di ferro (a 500 metri dal mare, così arrugginisce in 1 anno) in mezzo al fiume con le altalene e Starbuck’s.Ce lo potremmo pagare anche noi genovesi il ponte, a patto che ci facciano le rate come al suo compagno di governo.

Fosse per me, non farei neanche i 43 piloni in onore delle vittime.
Credo che l’unico onore per le vittime sia una valanga di soldi per i propri famigliari, ben sapendo che il denaro di certo non allevia il dolore, e che i responsabili del crollo marciscano in galera per il resto della loro vita, ma su questo lei, per fortuna, vista la scelta dei commissari interni, non può mettere becco.

Ora le faccio una proposta. Il suo partito è per la democrazia diretta giusto? Bene, venga con il suo modellino di Ponte futuristico, a Borzoli, a Certosa, a Bolzaneto, tra le macchine in coda da 4 ore e ce lo proponga. Avanti ministro, venga tra i cittadini a prendersi la democrazia diretta.

Toninelli, un Ponte, serve solo un cazzo di PONTE.

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