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INFORMAZIONE DI QUALITÀ BASATA SUI DATI: LA SCOMMESSA DEL DATA JOURNALISM


Anche se non è facile ammetterlo, spesso siamo disinformati dentro un'oceano di informazioni, che ha assunto la connotazione negativa di "information overload", ovvero sovraccarico da informazioni. Siamo diventati degli infobesi e il problema - pur essendo oggi molto importante - non è ancora stato risolto.

A causa degli algoritmi che filtrano le informazioni sulla base del nostro comportamento, tendiamo a vivere in una sorta di "personalization bubble", ovvero in una bolla nella quale è molto facile che le nostre idee e posizioni diventino ancora più radicali. Ogni tanto incappiamo pure nei cosiddetti "clickbait", che sono informazioni scritte per "intrattenere" e farci cliccare, invece che per informarci.

Quando non ne possiamo più di nuotare (sott'acqua) in mezzo alla "junk information", proviamo a metterci a dieta: mangiamo meno informazioni e ci sentiamo meglio. E' proprio in quel momento che ci viene da pensare a cose come: "il meno è più", "la qualità vale più della quantità" e via dicendo; tuttavia non riusciamo ad imporci un serio programma di "information diet".

Il data journalism è una possibile soluzione al problema dell'information diet ed il libro a cura di Marzia Antenore e Sergio Splendore (Data Journalism - Guida essenziale alle notizie fatte con i numeri - Mondadori Università - 1° edizione novembre 2017) ne tratteggia un quadro aggiornato e completo. Con un linguaggio divulgativo, proprio perché si tratta di una modalità di giornalismo poco conosciuta dalla maggioranza dei lettori, vari autori si soffermano su capitoli ad hoc sugli aspetti più essenziali del giornalismo dei dati. Che è giornalismo che ha tutte le carte in mano per emergere e distinguersi dalla junk information in cui siamo costretti a navigare. Infatti si tratta di pezzi mediamente più lunghi, più approfonditi, supportati e addirittura guidati dai dati, ai quali hanno lavorato più persone con un'ottica molto più quantitativa, analitica, critica e scientifica rispetto a ciò che ci capita - in generale - di leggere in giro.

I data journalist spesso devono lavorare con masse cospicue di dati (digitali), devono quindi organizzarli, elaborarli, mapparli, visualizzarli per il lettore e - non dimentichiamolo - scrivere anche una storia. Devono riuscire a farsi capire e a far comprendere un fenomeno spesso complesso. E ciò non è facile perché il dato non è la storia, il dato non è informazione e non basta il dato per prendere una decisione.

A questo punto non posso far altro che invitarvi a leggere il libro, perché sarà tempo ben speso; d'altronde abbiamo a che fare tutti i giorni con le informazioni. E' giunto il momento di leggere meno cose, ma di miglior qualità. La nostra capacità di comprendere il mondo risulterà certamente incrementata.

Walter Caputo
Science writer e formatore

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